Stormwatch (album)

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Stormwatch

Artista Jethro Tull
Tipo album Studio
Pubblicazione 14 settembre 1979
Durata 45 min : 37 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Folk rock
Progressive folk
Etichetta Chrysalis
Produttore Ian Anderson, Robin Black
Registrazione 1978-1979, Maison Rouge, Londra, Inghilterra
Note Ristampato nel 2004 con 4 bonus track
Jethro Tull - cronologia
Album precedente
(1978)
Album successivo
(1980)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Allmusic 2/5 stelle
George Starostin 11/15 stelle[1]
« We'll wait in stone circles 'til the force comes through lines joint in faint discord and the stormwatch brews a concert of kings as the white sea snaps at the heels of a soft prayer whispered. »
(da "Dun Ringill")

Stormwatch è un concept album, dodicesimo disco registrato in studio dalla band progressive rock inglese Jethro Tull, pubblicato nel 1979.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Stormwatch è considerato il terzo e ultimo album di una trilogia di folk rock, completata dai precedenti Songs from the Wood e Heavy Horses. In quest'album il rapporto fra uomo e natura è il tema predominante ed esso viene visto con un certo pessimismo. In particolare Ian Anderson condanna il comportamento dell'uomo interessato solamente alla crescita economica anche a discapito dell'ambiente, senza pensare alle terribili conseguenze che questo avrebbe sulla stessa umanità. E il titolo dell'album deriva proprio da quest'idea: sulla copertina è visibile Anderson con un binocolo mentre "guarda" (watch) una "tempesta" (storm) in arrivo. Questa tempesta rappresenta ovviamente il risultato del disinteresse dell'uomo nei confronti della natura.

La registrazione del disco è segnata da un'atmosfera cupa, dovuta ai problemi di cuore del bassista John Glascock. La sua presenza è riscontrabile in 3 tracce mentre nelle rimanenti sarà lo stesso Anderson il suo sostituto. Glascock morirà il 17 novembre (giorno del compleanno di Martin Barre) dello stesso anno mentre il gruppo si trovava a San Diego per un concerto. Dal vivo il ruolo di bassista sarà affidato a Tony Williams, prima e in seguito a Dave Pegg, futuro bassista del gruppo.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Tutte le canzoni sono state scritte da Ian Anderson se non indicato diversamente.

  1. North Sea Oil – 3:12
  2. Orion – 3:58
  3. Home – 2:46
  4. Dark Ages – 9:13
  5. Warm Sporran – 3:33
  6. Something's on the Move – 4:27
  7. Old Ghosts – 4:23
  8. Dun Ringill – 2:41
  9. Flying Dutchman – 7:46
  10. Elegy (David Palmer) – 3:38
    • Bonus track presenti nella versione del 2004:
  11. A Stitch in Time – 3:40
  12. Crossword – 3:38
  13. Kelpie – 3:47
  14. King Henry's Madrigal – 3:01

North Sea Oil[modifica | modifica sorgente]

La canzone con cui si apre l'album descrive la brama di ricchezza che contraddistingue l'industria del petrolio ma anche i pericoli d'inquinamento per l'ambiente. La Scozia, terra natìa di Anderson, si affaccia sul Mare del Nord.

Orion[modifica | modifica sorgente]

Anderson sembra qui implorare aiuto al cielo, nella fattispecie alla costellazione di Orione a cui chiede di "proteggere gli spazi aperti dal nero orizzonte".

Home[modifica | modifica sorgente]

Il pezzo è affine alle precedenti "Fire at Midnight" (Songs from the Wood) e "Journeyman" (Heavy Horses), in cui Anderson celebra le virtù della vita casalinga. La musica tranquilla e soave accompagna il testo.

Dark Ages[modifica | modifica sorgente]

Si tratta del pezzo centrale dell'album, di notevole durata. La canzone non solo lamenta l'arrivo di un inverno metaforico per l'intera umanità ma anche il fatto che la gente sembra essere completamente apatica e disinteressata al suo destino. La dicitura Dark Ages si riferisce al periodo medievale inglese, i cosiddetti Secoli Bui dell'Alto Medioevo.

Warm Sporran[modifica | modifica sorgente]

Si tratta della prima traccia strumentale dell'album con cui si chiude il lato A. Lo "sporran" è una borsetta di cuoio utilizzata per trasportare denaro, legata ad una cintura indossata insieme al kilt.

Something's on the Move[modifica | modifica sorgente]

Il lato B si apre con una canzone dal ritmo decisamente frenetico. Qui gli avvertimenti sono ormai stati tutti ignorati e l'inverno metaforico discende sul mondo.

Old Ghosts[modifica | modifica sorgente]

Mentre la tempesta si dispiega, Anderson continua a lottare contro di essa: "Tornerò ancora come un vecchio cane indolenzito, lanciato attraverso l'occhio dell'uragano".

Dun Ringill[modifica | modifica sorgente]

Pezzo acustico in cui Anderson riprende il concetto della tradizione, espresso nei precedenti due album, come fonte di ispirazione e conforto per l'uomo moderno. Dun Ringill è un posto sulle coste di Loch Slapin, nell'isola di Skye.

Flying Dutchman[modifica | modifica sorgente]

Il titolo ("L'Olandese Volante") si riferisce alla leggendaria nave olandese il cui capitano è condannato ad attraversare i mari fino al Giorno del Giudizio. La stessa fine che attende l'uomo se questi non cambierà il proprio modo di agire. Nello scrivere questa canzone Anderson è stato ispirato con ogni probabilità dal fatto che nel 1975 (fine della Guerra del Vietnam) molti vietnamiti hanno tentato invano di trovare una nuova casa dove abitare in altre parti del mondo, abbandonando il proprio paese via mare senza però che nessuna nazione li accettasse come rifugiati ("Wee girl in a straw hat: from far east warring"), condannati a navigare senza meta. L'ultima parte della canzone però avverte i popoli benestanti dell'Occidente che potrebbero diventare loro stessi degli "olandesi volanti".

Elegy[modifica | modifica sorgente]

Secondo pezzo strumentale dell'album, composto da David Palmer. Elegy ha anche un testo, che lo stesso Palmer ha cantato in un album da lui registrato nei primi anni novanta. Sebbene molti fans associno Elegy alla sofferenza e alla morte di John Glascock, è probabile che fosse stata composta da Palmer in memoria del padre recentemente deceduto.

A Stitch in Time[modifica | modifica sorgente]

La prima delle bonus tracks inserite nella versione rimasterizzata del 2004 fu edita per la prima volta nel 1978 per promuovere l'album live Bursting Out. Nella canzone sono citati alcuni proverbi come "A stitch in time saves nine" (un piccolo lavoro oggi ti può salvare da una grande mole di lavoro domani). Il testo è pieno di immagini di questo genere ma è priva, in realtà, di profondi significati.

Crossword[modifica | modifica sorgente]

Registrata nel 1979 ma tagliata fuori dall'album, fu edita nella raccolta 20 Years of Jethro Tull (1988). Come A Stitch in Time anche questo pezzo è privo di grosse pretese.

Kelpie[modifica | modifica sorgente]

La canzone è dedicata al Kelpie, un demone in grado di assumere la forma di un cavallo nero, figura mitologica del folklore celtico.

King Henry's Madrigal[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un pezzo strumentale non composto da Anderson, bensì da Enrico VIII d'Inghilterra. Il testo è stato soppresso per l'occasione e la melodia rivisitata in chiave rock, mentre il titolo originale è "Pastime With Good Company". Nell'album The Best of Acoustic Jethro Tull (2007) ne è stata rilasciata un'altra versione live più classica, con massiccio uso di violino.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Recensione di George Starostin
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