Storia e gloria della dinastia dei paperi

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Storia e gloria della dinastia dei paperi
fumetto
Lingua orig. italiano
Paese Italia
Testi Guido Martina
Disegni
Editore Arnoldo Mondadori Editore
Albi 8 (completa) + 1 albo
Generi biografia, avventura

Edita su Topolino dal numero 749 del 5 aprile 1970 al numero 756 del 24 maggio dello stesso anno, la Storia e gloria della dinastia dei paperi è quindi una delle tante produzioni italiane per la Disney. Scritta da Guido Martina e disegnata, alternativamente, da Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, narra le vicende della famiglia dei paperi, partendo dall'Antico Egitto per concludere con l'epoca della corsa all'oro nel Klondike.

La storia e la gloria dei paperi Disney[modifica | modifica wikitesto]

L'opera va in maniera abbastanza evidente in contrasto con la mitologia e la storia paperoniana che Barks aveva concepito per il suo personaggio attraverso il suo albero genealogico privato. Questa opera, comunque, ha anche avuto una grande influenza su molti dei Disney italiani che hanno lavorato sopra i personaggi paperopolesi, primo fra tutti quel Rodolfo Cimino che, al pari di Nino Russo, ha descritto molte delle avventure accadute nella gioventù di Paperone.

La trama[modifica | modifica wikitesto]

Strutturata in 8 episodi, la saga, come detto, cerca, con una rapida carrellata, di narrare nel tempo la storia della famiglia dei paperi, senza però fare una distinzione tra le tre famiglie dei de Paperoni, Coot, Duck.

Zio Paperone e il rimbombo lunare[modifica | modifica wikitesto]

Disegnato da Romano Scarpa, questo primo episodio narra di un viaggio spaziale che Paperone e nipoti (Paperino e Qui, Quo, Qua) intraprendono a bordo di un razzo progettato dall'incontenibile Archimede. La destinazione è la Luna, sovente meta dei paperi già prima delle spedizioni spaziali ufficiali della NASA. In questa serie si ricordano, infatti, non poche avventure. Iniziando da Barks che con Paperon de Paperoni e la Luna a 24 carati porta i paperi di Paperopoli sulla Luna e oltre con un anno di anticipo rispetto alla spedizione ufficiale. Il Maestro dell'Oregon riporta poi i paperi nello spazio con Zio Paperone astronauta, descrivendo una vera e propria città del domani (molto più di Metropolis, la città di Superman), in cui i razzi interstellari e le stazioni orbitanti sono roba da tutti i giorni.

Lo stesso Martina, questa volta con un Carpi in grandissima forma, spedisce i paperi sulla Luna in Zio Paperone e le criminose imprese dei Gufo-Robot. Ancor più spettacolare è però Zio Paperone e le guerre interplanetarie, dove i paperi finiscono sul pianeta Splendor nel mezzo di una sfida che ricorda le Guerre stellari di George Lucas.

Torniamo, però, alla storia: Paperone ha sepolto, in una caverna sotterranea nel satellite della Terra, un prezioso scrigno ripieno di antiche monete d'oro di gran valore, soprattutto affettivo ed è intenzionato a riprenderselo per evitare che gli studi scientifici che si stanno effettuando sulla Luna portino alla scoperta di questo prezioso cofano, anche perché quelle contenute nel suddetto cofano sono monete dotate di un potere magico per il quale, una volta sfregate fra i polpastrelli della mano, mostrano la storia del personaggio che vi è raffigurato, o in che modo esso ha avuto a che fare con gli antenati dei paperi.

Mentre, però, Paperone è sulla Luna, i suoi movimenti non restano inosservati. Gli scienziati terrestri, infatti, che sono giunti alla scoperta della cavità lunare, stanno monitorando il suolo del nostro satellite e pensano che lassù vi viva una rana lunare. Quando poi Archimede e Paperone tornano sulla Terra, la polizia li cattura per metterli in quarantena. A quel punto de Paperoni decide di portarsi il cofano con le monete d'oro, ma Paperino, pensando che ad avvicinarsi fossero stati i Bassotti, lo ha già gettato in mare, decretando, in pratica, la sua condanna.

Paperina e i papiri del Pah-Peh-Rheo[modifica | modifica wikitesto]

Dal terribile (per le monete) gesto di Paperino, però, si salvano sette monete antiche, tutte differenti una dall'altra e raffiguranti ognuna un antenato della famiglia.

Disegnato da Giovan Battista Carpi, questo secondo episodio narra della prima moneta che porta i paperi sulle tracce dell'Antico Egitto verso una loro antica antenata che è stata faraone di quell'antico regno, tal Cleopat-Perina, o semplicemente Paperina, bisnonna della famosa Cleopatra, e le cui tracce si limitano ad alcuni enigmatici papiri lasciati da tal Pah-Peh-Rheo, zio della faraona e gran tesoriere del regno. Sapute queste informazioni, e nulla di più, dal direttore del museo di Paperopoli, i quattro paperi tornano a casa e, memori dell'insegnamento di Zio Paperone sul potere magico delle monete, effettuano il dovuto rituale, che fa scaturire una nebbia dalla moneta. Questa nebbia riporta i paperi indietro nel tempo, fino, appunto, all'epoca del Pah-Peh-Rheo.

Si inizia, quindi, con una complessa vicenda egiziana, in cui il povero (si fa per dire) Pah-Peh-Rheo cerca di mettere in salvo le sue ricchezze e la sua persona dalle avide mani dei Beduini del basso Nilo, gli antenati dei Bassotti. I Beduini, però, dopo essere stati ingannati una prima volta, cercano con una nuova azione disperata di mettere le mani sul tesoro reale, ma ancora una volta il tesoriere egizio riesce ad imbrogliarli, ma al caro prezzo di dover fuggire in un paese straniero.

Petronius Paperonius e i sesterzi di Pippus Augustus[modifica | modifica wikitesto]

Nel terzo episodio, disegnato anch'esso da Carpi, siamo a Roma. Nel frattempo i Beduini del Basso Nilo sono giunti anch'essi a Roma per incontrare Gamba il gladiatore (un antenato di Pietro Gambadilegno) e chiedergli aiuto nella ricerca di Pah-Peh-Rheo e del suo tesoro. Una volta avuta la descrizione, Gamba porta i Beduini alla locanda di Petronius, che così riconoscono nel padrone i tratti somatici della loro preda. Nella notte, allora, Gamba si rivolge a Rockius Duckius (antenato di Rockerduck), centurione della legione romana, col quale si mette in combutta per soffiare il malloppo a Petronius e ai Beduini.

L'intervento di Rockius, comunque, non solo consente la scoperta del tesoro d'Egitto, ma anche all'arresto di Petronius e del nipote Paperinius. Solo la fuga dei tre nipotini dà loro la possibilità di ritornare in libertà: i tre discoli, infatti, scoprono i loschi traffici di Rockius e li rivelano all'imperatore Pippus Augustus, che così fa imprigionare il centurione e libera i due paperi egizi. In cambio, però, l'imperatore confisca il tesoro di Petronius e lo utilizza per pagare i soldati che partiranno per la Caledonia (l'odierna Scozia): Petronius, allora, decide di partire anch'egli, con la famiglia, per quella lontana terra del nord con un carretto di vettovaglie e riguadagnare, così, le sue monete.

Paperon McPaperon e le sterline di Trisnonna Papera[modifica | modifica wikitesto]

Le atmosfere scozzesi ben si adattano al tratto di Romano Scarpa, disegnatore di questo quarto episodio che si svolge ad Edimburgo e dintorni il 30 aprile del 1392. Martina, comunque, non perde l'occasione per scherzare sui difetti che tipicamente vengono affibbiati agli scozzesi e anzi li fa risalire addirittura a Petronius Papeonius: secondo Paul McPaperin, avo di Paperino, è stato infatti l'esule egizio ad introdurre il kilt per poter risparmiare sulla stoffa!

Tra l'altro veniamo a sapere anche come è morto Petronius: un giorno, per risparmiare fiato, decise di non respirare più, e così è spirato!

Degno erede di Petronius è Paperon McPaperon, che si trova a Loch Ness nel tentativo di ritrovare il tesoro di Petronius. Lo stesso obiettivo che hanno il Ducka McRocker e i suoi Bravacci della Brughiera, rinverdendo, così, i fasti della rivalità di Paperone con Rockerduck e con i Bassotti (rivalità che, in realtà, secondo quanto ideato da Barks e perfezionato da Don Rosa, è molto più recente e meno simile ad una faida familiare).

Nal frattempo Paperon sembra aver trovato un sistema per determinare il luogo in cui è nascosto il tesoro:

Ogni cent'anni, in una notte del mese di aprile, Paperonius Petronius torna nel suo castello per fare il bagno...

e poiché nessun Paperone ha mai fatto il bagno in niente di diverso dall'oro, si deve giustamente concludere che il fantasma di Petronius comparirà nella stanza del tesoro. Tra l'altro la leggenda di Nessie si scopre avere avuto origine a causa di un mostro marino a vapore realizzato da McArchimed del Clan Pitagorikon per tenere lontani i curiosi dal maniero di Petronius.

Comunque giunge la mezzanotte, l'ora dei fantasmi, e puntuale compare il fantasma di Petronius, che consente ai paperi di trovare il suo tesoro nascosto. Caricatolo sul drago meccanico, i paperi prima respingono l'assalto del Ducka McRocker, quindi partono alla volta di un nuovo paese:

Ce ne andiamo in un paese ove il Sole splende come l'oro! Ove d'oro splendon le messi! D'oro i frutti! D''oro il cielo all'alba e al tramonto!

In una parola: la Spagna.

Paperin de la Scalogna e il re dell'arena[modifica | modifica wikitesto]

Altro paese. Altra epoca. Altri avi. In Spagna incontriamo Paperin de la Scalogna che si contende con il cugino Fortunio Gastonete (evidentemente avo di Gastone Paperone) la mano della bella Paperincita in quel di Siviglia. Alla fine la più bella dama della città getta un pegno d'amore: una peseta d'oro. Mentre il dono non è gradito da Fortunio, che viene ricambiato con una secchiata d'acqua in testa, il povero Paperin accetta di buon grado (una peseta d'oro fa sempre comodo), ottenendo anche un bacio in dono dalla bella dama.

Nel frattempo lo zio del povero papero, Don Paperon y Paperonios, è in disperazione, come tutti i Paperoni: i toreri alle sue dipendenze sono in sciopero e chiedono l'aumento, che ovviamente Paperonios non vuole concedere loro. All'arrivo del nipote, però, scatta fulminea l'idea: mandare Paperin come torero ad affrontare El Diablo, il toro più feroce di tutto lo stato. In realtà Paperonios sostituisce i cartelli del nome per mandare, al posto del diabolico toro, il ben più mansueto El Pelandro, toro con grandi doti drammatiche. Il giorno stabilito, puntuale come la muerte alle cinque della sera, inizia la corrida, alla quale assiste anche la bella Paperincita, proprio sul palco della regina Minnie Bella di Castiglia, antenata di Minnie, che ha intenzione di abolire le corride. Mentre Paperincita è già disperata per l'assenza di Paperin dal posto accanto al suo, ecco che l'impavido nipote di Paperonios fa il suo trionfale ingresso nello stadio e saluta le dame al palco reale. Il povero non sa che mentre il popolo lo acclama, il cugino Fortunio, intuendo lo stratagemma di Paperonios, va a rimettere a posto i cartelli, e così Paperin è costretto ad affrontare il vero El Diablo. Segue un incredibile inseguimento che si conclude con l'atterraggio del torero nel palco reale: tale prova convince definitivamente la regina ad abolire le corride e riadattare gli stadi come piste per la corsa ad ostacoli.

Ed è proprio dalla bocca della regina che Paperonios viene a conoscenza del viaggio di Cristoforo Colombo: così il 3 agosto del 1492, sulle caravelle in partenza dal porto di Palos e destinate ad approdare in un nuovo continente ci sono anche i paperi: Paperonios come clandestino e i nipoti come ciurma.

Questo episodio, disegnato da Giovan Battista Carpi, accredita quindi la tesi, tutta italiana, di uno spostamento della famiglia de Paperoni negli Stati Uniti d'America sin dal XV secolo. Come si vedrà più avanti, infatti, Martina farà nascere Paperone proprio nel continente americano, e precisamente nel Klondike.

Paperino e il fuorilegge di Pensacola[modifica | modifica wikitesto]

In questo episodio, disegnato, come i due successivi, da Romano Scarpa, compare quello che, in tutta la saga, è, per grinta e valore, il miglior avo di Paperino: Paperino il Filibustiere Mascherato, un ribelle che cerca di far sollevare le colonie spagnole contro la casa madre e che anticipa, di 3 secoli l'alter ego del suo discendente, Paperinik.

Sfuggito alla ricerca dell'ammiraglio barone Roquer de' Conquibus, avo di Rockerduck (anch'egli, quindi, secondo Martina, di natali statunitensi), il fuggiasco arriva a Pensacola, il suo paese natale, dove scopre di avere una taglia sulla testa. Si rivolge, allora, allo zio commerciante, tal Paperonies, che però non sembra molto intenzionato a dargli una mano, scacciandolo addirittura di malo modo saputo della taglia sulla testa:

Nipote! Vattene per non indurmi in tentazione! (...) Per mille pesetas sarei capace di denunziare perfino me stesso!

Paperino, però, non viene lasciato solo, ma lo accompagnano i suoi nipotini: i quattro si dirigono verso le everglades, dove hanno la sventura di incontrare i Bellicosi Bucanieri, avi della premiata Banda Bassotti, e al soldo del barone Roquer. Così catturati, i quattro vengono condotti di fronte al barone, che dopo accurata perquisizione, scopre le monete coniate dal Filibustiere Mascherato e confrontando l'effigie sulla moneta scopre che il ricercato e Paperino sono la stessa persona. Roquer, quindi, manda, a mezzo colomba, un messaggio al viceré comunicandogli il suo ritorno con tanto di prigionieri, che imprudentemente rinchiude nella sua stiva. Infatti, di fronte al viceré, i paperini sbugiardano Roquer dimostrando che il contrabbandiere che sta mettendo in difficoltà il commercio delle colonie altri non è se non il barone de'Conquibus. Il viceré condanna de'Conquibus e i B.B. ai lavori forzati nelle piantagioni di Cuba e all'impiccagione la famiglia dei paperi, dando loro otto giorni di libertà prima di presentarsi all'alba nella piazza principale di Pensacola. Paperino, nipotini e zio taccagno sfruttano così l'occasione per fuggire e ricominciare in un altro stato.

Zio Paperone e i cannoni del Mississippi[modifica | modifica wikitesto]

Anno 1861. La guerra tra nordisti e sudisti infuria sul Mississippi. Nel mezzo troviamo gli avi dei paperi che, su uno dei classici battelli a vapore che solcava il torbido fiume americano, cercano di portare avanti il commercio del cotone. Dapprima, Paperhone (nonno di Paperon de' Paperoni) pensa bene di imbonirsi sia i sudisti sia i nordisti, ottenendo però una momentanea tregua tra le parti, che decidono di esercitarsi un po' nel tiro a segno: bersaglio il battello dei paperi. Intervengono allora i paperini, che con uno stratagemma, riescono a sfuggire alla rovente situazione: gettano una balla di cotone nella caldaia, producendo così una fitta nebbia artificiale che dà il vantaggio di sfuggire e lo svantaggio di ritrovarsi arenati su un isolotto.

Paperhone, vista l'impasse, decide di abbandonare il battello, opportunamente mimetizzato, per dirigersi verso l'ovest, mentre più giù lungo il fiume i Bravacci della Baia, avi dei Bassotti, e tal Pokerdyck, nonno di Rockerduck e feroce avversario di Paperhone, stanno aspettando proprio il vecchio papero e il suo battello. Il gruppo, visto l'inusuale ritardo del battello, decide di scendere il fiume per andare incontro a Paperhone, mentre due Bravacci, travestiti da pattuglia sudista, controllano le rive del Mississippi.

I paperi, nel frattempo, oggetto della loro ricerca, si imbattono in una vecchia miniera abbandonata, proprio da Pokerdyck, ricca di platino. Estratto un quintale di platino, i paperi si preparano ad una sosta prima della partenza. Uno dei nipotini ritorna da un vicino campo sudista con una pentola di zuppa avuta in cambio di una mano nello spaccare la legna. L'occasione viene quindi colta: i cinque paperi cercano di impossessarsi di un asino, ma a causa della sua cocciutaggine vengono scoperti e catturati. La loro fortuna è che a catturarli è un avo di Pippo, nonché discendente di Pippus Augustus, e un avo di Topolino, generale dell'esercito sudista e discendente di Minnie Bella di Castiglia: questa sorta di riunione di famiglia, fa decidere Topolino di lasciare liberi i paperi, che il prima possibile si dirigono al battello con il loro carico di platino.

Qui respingono un ultimo attacco di Pokerdyck e dei suoi Bravacci, per poi dirigersi verso il nord.

La storia assomiglia molto comunque ad altre opere barksiane ambientate proprio sul Mississippi, le quali: Zio Paperone e la Regina del Cotone e Zio Paperone e la gara sul fiume. Queste storie si riferiscono ad avvenimenti di pochi decenni più tardi: la prima si riferisce, infatti, ad avvenimenti avvenuti nel 1870, la seconda è ambientata approssimativamente intorno al 1880 e vede, quest'ultima, Paperone in prima persona che sfida i padri degli attuali Bassotti. Dal punto di vista strettamente filologico la storia non è certo in linea non quanto narrato da Barks e risulta l'ennesimo punto di allontanamento tra la continuity barksiana (che poi è quella accettata dalla maggioranza dei cartoonist americani) e quella italiana, per molti anni (e a volte anche in tempi recenti) fortemente influenzata dall'opera di Martina.

Zio Paperone e l'oro del Klondike[modifica | modifica wikitesto]

Si conclude la saga con la corsa all'oro del Klondike. Siamo nel 1897 e non è Paperon de Paperoni a parteciparvi, come invece ci racconta spesso nelle storie di Barks, ma il padre di Paperone, detto Paperon-papà nella storia martiniana, figlio di Paperhone e sposato con tal Oretta Paporetta, anch'essa fanatica dell'oro. Paperon-papà conduceva i suoi affari al limite del legale in una non meglio identificata cittadina del Nord, gestendo un florido e fornito emporio, quando incontra tal Pykerdock, figlio del Pokerdyck nemico del padre. I due riprendono la faida familiare, iniziata con la fuga del padre di Paperon-papà con una tonnellata d'oro di Pokerdyck.

I due rivali finiscono in una scarpata e, in ospedale, nella stessa camera. Qui Pykerdock si innamora di una infermiera e dalla loro unione nascerà Rockerduck, che secondo la cronologia di Barks-Rosa è figlio del commerciante Howard Rockerduck, mentre da Paperon-Papà e Oretta nascerà, finalmente, il ben noto Paperon de Paperoni. Inizia così un paio di pagine dai toni mitici: si narra infatti che la prima parola proferita dal giovane Paperone sia stata dollaro o che la sua prima tonnellata d'oro, scoperta con il fiuto, sia stata scavata con l'ausilio del solo becco, più duro della roccia più dura, il tutto sempre condito dalla rivalità con Rockerduck.

Finisce qui la storia narrata magicamente dalle monete, ma iniziano i guai per Paperino. Lo zio Paperone, infatti, sta per concludere la sua quarantena, che per gli astronauti dura 21 giorni, e deve quindi fronteggiare l'ira dello zione che gli addebita un cofano pieno di monete d'oro, gettato in una fossa profondissima e dalla quale è impossibile recuperare alcunché. Dopo il solito inseguimento, Paperino e nipotini vengono ripresi e portati al deposito, dove Paperone chiede conto delle monete d'oro che i suoi nipoti hanno ritrovato. Dopo le spiegazioni (erano, infatti, cadute a bordo dell'astronave) Paperone, stimolato dai suoi nipotini, fa un paio di conti, per scoprire che l'immenso tesoro di Pah-Peh-Rheo era in realtà rimasto sempre in Egitto, alla cui volta si dirige per recuperarlo.

Opere correlate[modifica | modifica wikitesto]

Da questa serie, tra il 1994 ed il 2003, nasce una sorta di spin-off, I paralipomeni della dinastia dei paperi di Figus ed Held (2 storie tra il 1994 e il 1995, dove si rievocano 2 avi di Paperino).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paralipomeni della dinastia dei paperi.

A questi si affiancano i diari delle antenate di Paperina e le lezioni storiche di Pico, che però non hanno alcuna pretesa di continuità diretta con la saga martiniana. Sceneggiate principalmente da Claudia Sartoretti e Nino Russo, queste storie sono caratterizzate soprattutto dall'intento di presentare i personaggi di Paperopoli in particolari ambientazioni storiche.

Nel 2005 (Topolino n.2569 del 16 febbraio) la saga avrà un capitolo aggiuntivo (un 2bis), scritto da Alberto Savini e disegnato da Andrea Freccero, che resta, per ora, l'unico tentativo di proseguire in maniera continuativa la saga martiniana, se si escludono i paralipomeni.

Petronius Paperonius e la calata dei barbari[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si sposta nell'Antica Roma, al tempo dell'imperatore Pippus Augustus (un antenato di Pippo). È qui che Pah-Peh-Rheo e nipoti si è rifugiato: con il nome di Petronius Paperonius ha aperto una locanda dove continua ad arricchirsi. Alberto Savini ha realizzato questo splendido episodio II bis da poter leggere da solo e tra gli episodi 2 e 3. Anche Andrea Freccero (il disegnatore) si è dato da fare: ha recuperato ambienti e atmosfere dell'epoca.

Notte da barbari, parecchio a sud dell'Urbe, dei barbari della Beozia (e non Galli d'Oltralpe) chiedono aiuto ad Amelya per derubare Petronius Paperonius. Lei li rivela il suo nome, Pah-Peh-Rheo. Inoltre Petronius falsifica monete (non ne crea di false, da moneta Egizia a Sesterzio Romano che vale il doppio e per questo sarà costretto a darle all'imperatore Pippus Augustus) con l'aiuto di un inventore di Siracusa. Comunque tutto finisce bene e la N° 1 di Paperonius è salva.

Rapporti con la Saga di Paperon de' Paperoni[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario di quanto avviene nella successiva Saga di Paperon de' Paperoni di Don Rosa, Storia e gloria della dinastia dei paperi non è stata concepita da Martina come una rigorosa ricostruzione del passato della famiglia dei paperi, e per questo motivo sono presenti numerose incongruenze sia all'interno dell'opera stessa che nei riguardi di numerose altre storie Disney.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo si basa sulla raccolta cartonata della Storia e gloria, il supplemento a Paperino Mese n. 85 del luglio 1987, con copertina di Marco Rota.

Altre edizioni, dopo quella originale su Topolino sono:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

In rete, per ognuna delle storie della Storia e gloria, è possibile vedere una pagina riassuntiva con tutte le edizioni delle storie sull'INDUCKS:

  1. Zio Paperone e il rimbombo lunare
  2. Paperina e i papiri del Pah-Peh-Rheo
  3. Petronius Paperonius e i sesterzi di Pippus Augustus
  4. Paperon McPaperon e le sterline di Trisnonna Papera
  5. Paperin De La Scalogna e il re dell'arena
  6. Paperino e il fuorilegge di Pensacola
  7. Zio Paperone e i cannoni del Mississippi
  8. Zio Paperone e l'oro del Klondike

Quindi:

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