Solaris (film 2002)

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Solaris
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Titolo originale: Solaris
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: USA
Anno: 2002
Durata: 99'
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: drammatico, fantascienza, romantico
Regia: Steven Soderbergh
Soggetto: Stanisław Lem
Sceneggiatura: Steven Soderbergh
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Steven Soderbergh
Montaggio: Steven Soderbergh
Effetti speciali: Garnet Baril
Musiche: Cliff Martinez
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Philip Messina
Costumi: {{{nomecostumista}}}
Trucco: {{{nometruccatore}}}
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
  • Golden Satellite Award 2003
Sequel: {{{nomesequel}}}
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Solaris è un film drammatico a tema fantascientifico del 2002 diretto da Steven Soderbergh. Secondo adattamento cinematografico del celebre romanzo omonimo dello scrittore polacco Stanisław Lem, l'opera di Soderbergh è un remake in chiave romantica e intimista del più aderente Solaris di Andrej Tarkovskij del 1972, di cui riprende ed enfatizza alcune suggestioni visive.

Alcuni dei temi più cari all'autore polacco (quelli del ricordo e dell'emozione) sono analizzati attraverso la storia d'amore dei due protagonisti: il dottor Chris Kelvin, inviato in missione di soccorso presso una stazione spaziale orbitante attorno al lontano pianeta Solaris e sua moglie Rheya (ricreata dall'oceano pensante che ricopre il pianeta) che si era suicidata sulla Terra un anno prima.

La pellicola di Soderbergh lascia, tuttavia, quasi completamente sullo sfondo la figura dell'oceano vivente: un complesso organismo così totalmente alieno da rendere vano ogni tentativo di comunicazione da parte umana, ma che è in grado di esprimersi attraverso la materializzazione dei pensieri degli esploratori mettendoli a confronto con i loro ricordi più dolorosi e repressi. Sono quindi assenti nel film, i temi - centrali nel romanzo di Lem - dei limiti della ragione umana, e della difficoltà di comunicazione e comprensione dell'uomo verso esseri completamente differenti ma, prima ancora, verso se stesso; una scelta - quella di Soderbergh - che venne criticata dallo stesso Lem[1].

Indice

[modifica] Curiosità

Probabilmente il nome Rheya è l'anagramma di Harey, così chiamata nel romanzo di Lem.

[modifica] Note

  1. ^ Vedi le riflessioni sul film nel sito web ufficiale di Stanislaw Lem.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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