Saif al-Islam Gheddafi

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Saif al-Islam Mu'ammar Gheddafi (arabo: سيف الإسلام معمر القذافي, Sayf al-Islām al-Qadhdhāfī; Tripoli, 25 giugno 1972) è un politico libico, secondogenito del leader libico Mu'ammar Gheddafi e attualmente detenuto nel carcere di Zintan.

Dal giorno della morte del padre, è considerato il leader della resistenza nazionale della Jamāhīriyya libica al Consiglio Nazionale di Transizione. Il suo nome significa "la Spada dell'Islam".[1] Laureato in architettura, fino al 2011 è stato considerato come il più probabile successore alla leadership libica, che contendeva al fratello Mutassim Gheddafi[2].

Allo scoppio della Guerra civile libica del 2011 si è schierato con il padre, diventando insieme a Musa Ibrahim, portavoce ufficiale del governo, l'interlocutore privilegiato tra l'ex-governo e la stampa internazionale. Con il radicalizzarsi della guerra civile Saif al-Islam Gheddafi ha acquisito sempre più importanza come riferimento della resistenza ad oltranza contro le milizie del CNT e contro la NATO.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ha studiato presso le università al-Fātaḥ e IMADEC, perfezionandosi all'estero presso la prestigiosa London School of Economics and Political Science, dove ha conseguito un dottorato nel 2008[3]. Si è dichiarato più incline al riformismo rispetto al padre[4][5]. Parla correntemente inglese e tedesco[6]. Il 2 dicembre 2003, durante una visita a Milano, una sua intervista a Francesco Battistini del Corriere della Sera scatena numerose polemiche: parlando con l'intervistatore, il figlio di Gheddafi giustifica la strage di Nassiriya, definendola un "atto di resistenza" e non di terrorismo. Le sue parole giudicate "inaccettabili" spingono il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ad annullare tutti gli incontri in agenda con Saif Al Islam Gheddafi[7].

È stato fondatore e presidente della Gaddafi International Foundation for Charity Associations[8], e ha diretto la rete televisiva al-Lībiya e, più in generale, ha controllato il settore delle telecomunicazioni, ma nel 2009 la sua televisione fu oscurata proprio dal padre, perché il figlio, a suo giudizio, si era dimostrato troppo favorevole alla promulgazione di riforme e alla democrazia[9]. Il suo impegno politico al fianco del padre, ha indotto all'emanazione un mandato d'arresto da parte di Luis Moreno Ocampo il 16 maggio 2011, procuratore della Corte Penale Internazionale[10], con l'accusa di "crimini contro l'umanità", provvedimento confermato il 27 giugno dello stesso anno[11].

Il 21 agosto 2011 il Consiglio nazionale di transizione ha annunciato la sua cattura durante l'occupazione di Tripoli da parte dei ribelli,[12] notizia poi smentita da lui stesso[13]. Alcune fonti riferiscono che il 21 ottobre 2011, giorno dopo la caduta di Sirte, si trovasse nei dintorni di Beni Ulid (Beni Walid), in fuga presumibilmente verso sud, attraverso il deserto libico, per riorganizzare la resistenza contro i ribelli.[14]. Saif al-Islam, alla morte del padre, gli è succeduto alla guida della resistenza libica e della così detta "Jamāhīriyya". Secondo l'Agenzia di stampa russa RIA, Saif al-Islam ha cercato di organizzare i clan tribali, tradizionalmente forti in Libia, per continuare la lotta contro il governo filo-occidentale.

Il 23 ottobre 2011, a mezzo della Tv siriana al-Raʾī (L'opinione), Saif al-Islam ha rivolto al CNT, nello stesso giorno in cui questo dichiarava ufficialmente il controllo del paese e preannunciava che la nuova Costituzione sarà fondata sulla Shari'a, il seguente messaggio: «Io vi dico, andate all'inferno, voi e la NATO dietro di voi. Questo è il nostro Paese, noi ci viviamo, ci moriamo e stiamo continuando a combattere».[15]. Il 28 ottobre 2011 ha ufficialmente smentito le voci secondo cui avesse intenzione di arrendersi alla NATO, dichiarando che avrebbe continuato la lotta contro il CNT.[16] Il 19 novembre 2011 viene annunciato il suo arresto presso il confine tra la Libia e il Niger ed il suo trasferimento in aereo presso il carcere di Zintan,[17] dove è detenuto tuttora in stato di isolamento.

In un messaggio videotrasmesso il 22 novembre 2011, Gheddafi metteva in guardia contro Abd al-Hakim Balhaj, il Presidente del Consiglio Militare di Tripoli. [18] Il suo avvocato nel luglio 2012 ha dichiarato la mancata tutela dei diritti del figlio dell'ex leader libico: «I diritti del mio cliente Saif Al-Islam Gheddafi sono stati irrimediabilmente compromessi nel corso della mia visita a Zintan – ha detto Taylor – Fra l’altro le autorità libiche hanno deliberatamente indotto in errore la difesa riguardo alla sorveglianza dei colloqui. Hanno anche confiscato documenti coperti dal segreto professionale e tutelati dalla Corte penale internazionale».[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Risulta illogico, pertanto, amputare il suo nome nel solo "Saif" ("spada"). Questa approssimazione onomastica deriva da una diffusa ignoranza linguistica di buona parte dei media, che, per fare un altro esempio, persistono a chiamare il defunto Primo ministro pakistano, Zulfiqar Ali Bhutto, con la prima parte solo del suo nome ("Dhulfiqar"), che letteralmente significa "quella delle due lame", riferita alla spada di 'Ali ibn Abi Talib.
  2. ^ Saif, l'erede di Gheddafi made in Italy, Il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2009
  3. ^ Holdings: The role of civil society in the democratisation of
  4. ^ Qaddafi son Saif al-Islam may prefer surrender to death, after all
  5. ^ CORRIERE DELLA SERA.it - Blog - Saif al-Islam Gheddafi: elezioni subito in Libia. Mai più contatti con Berlusconi. Dal blog Note dal fronte di Lorenzo Cremonesi
  6. ^ Profile: Saif al-Islam, second son of Muammar Gaddafi
  7. ^ Francesco Battistini, "Nella resistenza tutto è lecito, anche Nassiriya", Corriere della Sera del 2 dicembre 2003
  8. ^ Il deserto non è silente, mostra promossa dalla Gaddafi International Foundation for Charity Associations
  9. ^ Gheddafi chiude la tv del figlio e (ex) delfino Saif, Corriere della Sera
  10. ^ RSI - Radiotelevisione svizzera
  11. ^ PeaceReporter - Libia, Cpi spicca mandato di arresto per Gheddafi
  12. ^ Si sgretola il regime di Gheddafi Ma è mistero sulla sorte del rais I ribelli in festa: "Tripoli è nostra"
  13. ^ Libia: Saif Al-Islam è libero
  14. ^ Saif Al-Islam Gaddafi believed still in desert, 21 ottobre 2011, Reuters
  15. ^ Saif al-Islam is alive and free – Saif al-Islam è vivo e libero (Eng-Ita) +Video | Libyan Free Press
  16. ^ Seif El Islam Gaddafi: I shall turn your lives into nightmares (Eng-Ita) Le voci che Seif al-Islam vorrebbe arrendersi sono false | Libyan Free Press
  17. ^ Annuncio dell'arresto sul sito di Aljazeera
  18. ^ (EN) Katerina Nikolas: Saif Gaddafi sends warning about Abdel Hakim Belhadj in DigitalJournal.com of 22 november 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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