Robert Newton

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Robert Newton (a sinistra) con Robert Stack in Prigionieri del cielo (1954)

Robert Newton (Shaftesbury, 1 giugno 1905Beverly Hills, 25 marzo 1956) è stato un attore cinematografico, teatrale e televisivo inglese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio del pittore Algernon Newton, nacque a Shaftesbury (Dorset) e fu educato presso la Newbury Grammar School, poi a Penzance (Cornovaglia) e infine in Svizzera[1]. Fece la sua prima apparizione sul palcoscenico nel 1920, all'età di 15 anni[2], in Enrico VI[1], presso il Birmingham Repertory Theatre, mentre debuttò a Londra nel West End, al Theatre Royal Drury Lane, nel giugno 1924 con la pièce London Life[1], cui seguirono Bitter Sweet di Noel Coward e l'Amleto portato in scena all'Old Vic da Laurence Olivier, in cui Newton interpretò il ruolo di Horatio. Dopo queste prime esperienze si trasferì in Canada, lavorando per un certo periodo in un ranch[2]. Insoddisfatto, ritornò al teatro[2] e, nel 1931, esordì a New York con la commedia Private Lives di Noel Coward, ereditando il ruolo da Laurence Olivier[1]. Ritornò nuovamente in Inghilterra, dove dal 1932 al 1934 diresse lo Schilling Theater di Fulham, debuttando sul grande schermo[2] con il film Reunion (1932).

Nei vent'anni successivi, Newton fu uno dei migliori e più acclamati attori di carattere inglesi[2][3]. Le sue peculiarità fisiche (carnagione scura, occhi torvi e fisico imponente) furono per anni bersaglio ideale dei caricaturisti[2] ma gli permisero di interpretare la più grande varietà di personaggi dalle caratteristiche contraddittorie, come l'astuzia volpina e la più incredibile stupidità, risultando in entrambi i casi straordinariamente credibile[2]. Dopo un primo ruolo di rilievo nel dramma storico Elisabetta d'Inghilterra (1937), Newton inaugurò una serie di caratterizzazioni sia in parti di villain che in ruoli più sottili e sofferti, come il virtuoso e professionale agente Jem Trahearne ne La taverna della Giamaica (1939) di Alfred Hitchcock, il mite e sensibile capofamiglia nel dramma La famiglia Gibbon (1944) di David Lean, e l'onesto segnalatore Bert Mallison ne Il porto delle tentazioni (1947), in cui viene irretito da Simone Simon e si trova alle prese con una cospicua somma di provenienza furtiva[2].

Ma fu nei personaggi ruffiani e tendenzialmente negativi che Newton dimostrò la sua maggiore versatilità. Nel 1948 interpretò il crudele Bill Sykes ne Le avventure di Oliver Twist (1948) di David Lean, mentre due anni più tardi affrontò il suo ruolo più memorabile ne L'isola del tesoro (1950) di Byron Haskin, versione prodotta dalla Walt Disney Productions in cui vestì i panni di Long John Silver e ne fece un indimenticabile ritratto, divenuto presto lo standard ispiratore di successivi analoghi personaggi di pirata apparsi sul grande schermo. Con la sua voce roboante e il suo marcato accento del West Country, Newton riprese il personaggio di Long John Silver nel sequel Ritorno all'isola del tesoro (1954) e in Il ciclone dei Caraibi (1954), e successivamente in una serie televisiva per la TV australiana, The Adventures of Long John Silver (1955), di cui furono girati 26 episodi. In contrapposizione a queste caratterizzazioni fortemente istrioniche, Newton fu comunque in grado di mostrare controllo e grande sottigliezza di interprete[2], come nei ruoli di James Hatter, protagonista de Il castello del cappellaio (1941), tratto dall'omonimo romanzo di A.J. Cronin, del Dottor Arnold, l'insegnante del film Tom Brown's Schooldays (1951), e del coscienzioso Ispettore Javert ne I miserabili (1952).

Nel 1956 Newton ebbe l'occasione di interpretare un altro ruolo indimenticabile ne Il giro del mondo in ottanta giorni (1956) di Michael Anderson, in cui gli venne affidata la parte del pomposo Ispettore Fix, l'ottuso investigatore che dà la caccia a Phileas Fogg (David Niven). Il film, che ottenne un enorme successo mondiale, fu l'ultima apparizione sullo schermo di Newton. Afflitto da una dipendenza dall'alcool divenuta cronica e ormai autodistruttiva[4], che ne esasperava sempre più il comportamento eccentrico e le stravaganze sul set[4], e incurante dei ripetuti ammonimenti medici[4], l'attore fu colpito da un fatale attacco di cuore poco dopo la fine delle riprese e morì il 25 marzo 1956, all'età di soli cinquant'anni.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Sposato quattro volte, Robert Newton ebbe tre figli: Sally (nata nel 1930 dalla prima unione con Petronella Walton), Nicholas (nato nel 1950 dal terzo matrimonio con Natalie Newhouse) e Kim (nata nel 1953 dall'unione con la quarta moglie, Vera Budnik).

Newton venne inizialmente sepolto al Westwood Village Memorial Park Cemetery di Los Angeles. Alcuni anni più tardi il figlio Nicholas riportò le ceneri del padre in Inghilterra, disperdendole nelle acque della Mounts Bay (Cornovaglia), presso la località di Lamorna, dove l'attore trascorse un periodo della sua infanzia.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Robert Newton è stato doppiato da:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Arthur F. McClure, Alfred E. Twomey e Ken Jones, More Character People, Citadel Press, 1984, pag. 134-135
  2. ^ a b c d e f g h i Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. II°, pag. 379
  3. ^ Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2002, pag. 833
  4. ^ a b c David Niven, Bring on the Empty Horses, Coronets Book, pag. 320-328

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 14972258 LCCN: no90012087