Quel che resta del giorno (film)

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Quel che resta del giorno
Quel che resta del giorno 1993.png
Anthony Hopkins e Emma Thompson in una scena del film
Titolo originale The Remains of the Day
Paese di produzione Regno Unito
Anno 1993
Durata 134 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, romantico
Regia James Ivory
Soggetto Kazuo Ishiguro (romanzo)
Sceneggiatura Ruth Prawer Jhabvala, Harold Pinter (non accreditato)
Fotografia Tony Pierce-Roberts
Montaggio Andrew Marcus
Effetti speciali Garth Inns
Musiche Richard Robbins
Scenografia Luciana Arrighi, Ian Whittaker
Interpreti e personaggi

Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) è un film del 1993 diretto da James Ivory, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Estremamente compìto e altamente compreso del proprio ruolo, il maggiordomo Stevens conduce la servitù della casa dello scapolo lord Darlington con impeccabile maestria. Apparentemente privo di sentimenti personali, votato solo al servizio del proprio padrone, sacrifica al suo lavoro qualunque aspirazione personale. Sotto la sua direzione il ménage di casa Darlington procede con la precisione di un orologio svizzero, con piena soddisfazione del lord, che stima e rispetta il suo collaboratore, tenendolo tuttavia alla debita distanza, cosa che non amareggia Stevens. Anche l'arrivo della nuova governante, miss Kenton, donna esperta e intelligente, non muta la situazione, salvo qualche piccola scintilla fra i due, data la somiglianza efficientista dei rispettivi caratteri.

Anche il decesso del padre di Stevens, ex maggiordomo in altra casa e ora aiutante del figlio in casa Darlington, non ne scuote l'aplomb: il fatto avviene durante un importantissimo ricevimento politico, cui lord Darlington tiene molto, mentre Stevens dirige impeccabilmente tutta l'organizzazione dell'ospitalità (molti degli ospiti, eminenti personaggi inglesi e stranieri, risiedono per l'occasione nella splendida casa patrizia) mentre il padre sta morendo nella sua camera del sottotetto, nella zona riservata alla servitù. Un notevole aiuto nel frangente gli viene però dalla nuova governante. La quale, piano piano, si innamora di Stevens e cerca di farglielo capire. Ma questi, tutt'altro che insensibile, non lascia però trasparire alcun interesse: nella sua concezione della vita di maggiordomo non c'è spazio per i sentimentalismi personali. Stufatasi di tanta apparente freddezza, la governante se ne va, accettando la corte di un altro domestico che presta servizio presso un'altra casa, con il quale spera di mettere su un piccolo albergo in una cittadina di villeggiatura.

Intanto grosse nubi si addensano sull'Europa: siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale e l'ingenuo lord Darlington, politicamente schierato all'estrema destra e permeato di sentimenti politici filogermanici, cerca in tutti i modi di ricomporre la frattura fra la Gran Bretagna di Neville Chamberlain e la Germania di Adolf Hitler. Le frequentazioni di ultraconservatori a casa del lord si moltiplicano e questi organizza in extremis persino un incontro fra il primo ministro inglese e l'ambasciatore tedesco a Londra, che si tiene nel massimo segreto in casa Darlington. Tutto, però, si rivelerà inutile. Dopo la guerra, lord Darlington viene bollato dalla stampa inglese come nazista e collaborazionista; una sua citazione per diffamazione contro l'ennesima accusa giornalistica viene respinta dal giudice, dando così ragione a quanto su di lui pubblicato dai giornali. Amareggiato dall'ostracismo che gli viene riservato e dalle accuse infamanti rivoltegli, lord Darlington muore, privo di eredi. Nel frattempo Stevens si era mantenuto in contatto epistolare con la Kenton, che incontrerà per un'ultima volta. Ma tutto ormai è passato, la Kenton ha avuto una figlia dal marito, dal quale si è poi separata, e presto sarà nonna.

I due pranzano insieme e trascorrono qualche ora ricordando i bei tempi andati, il tutto con un comportamento cordialmente formale che non indulge ad alcun sentimentalismo, dopo di che si lasciano con un sincero e caloroso saluto (nei limiti consentiti al carattere impersonale di Stevens) senza che l'incontro sortisca alcun effetto per il futuro. Solo, Stevens torna a casa apprestandosi a servire fedelmente e con gran professionalità il nuovo padrone: il ricco americano Lewis, che era già stato ospite del precedente proprietario, lord Darlington, prima della guerra, in qualità di delegato degli Stati Uniti, e che ora ne ha acquistato la casa. Tutto il film è in realtà un lungo flash-back, raccontato da Stevens che rievoca così, malinconicamente, la sua vita, ciò che è stato e ciò che, forse, avrebbe potuto essere.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]


Nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al 64º posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) The BFI 100. URL consultato il 18 giugno 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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