Province della Prussia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le Province della Prussia costituivano la principale divisione amministrativa della Prussia. A seguito della dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806 e dopo il Congresso di Vienna del 1815, i vari principati della Germania ottennero la sovranità nominale, ma il processo di riunificazione che culminò con la creazione dell'Impero tedesco nel 1871 produsse una nazione che era costituita da vari territori e stati, dominati da uno di questi: il Regno di Prussia. Le Province prussiane coprivano circa il 60% del territorio dell'Impero tedesco; la persona nominata a capo di ogni provincia era l'Oberpräsident. Ogni provincia aveva anche una dieta provinciale (Provinziallandtag in tedesco) e le province erano ulteriormente suddivise in Regierungsbezirke.

La Prussia nella Confederazione germanica[modifica | modifica wikitesto]

Le Province della Prussia nella Confederazione germanica 1815-1871

La Confederazione germanica fu creata con il Congresso di Vienna nel 1815 e il Regno di Prussia ne fu membro fino alla sua dissoluzione nel 1866, a seguito della guerra austro-prussiana. Le province erano:

La Prussia nell'Impero tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Province della Prussia nell'Impero tedesco 1871-1918

La fine della guerra austro-prussiana pose fine anche alle aspirazioni del grande stato unificato consistente sia della Germania che dell'Impero austriaco. Fu invece creata la Confederazione Tedesca del Nord sotto la leadership prussiana, e dopo la guerra franco-prussiana fu proclamato l'Impero tedesco nel 1871, che si sciolse poi nel 1918 dopo la prima guerra mondiale. Dal 1875 in avanti le province furono autorità che esercitavano il governo degli affari interni regionali attraverso rappresentanti delegati da ogni contea rurale o urbana (Landkreis e Stadtkreis), costituendo la dieta provinciale (Provinziallandtag) con un mandato di 6 anni. I delegati eleggevano un capo dell'auto-amministrazione, il Landesdirektor con un mandato da 6 a 12 anni), e un governo provinciale (Provinzialausschuss), oltre a parte dell'amministrazione reale prussiana, che supervisionava, a livello provinciale, le municipalità che si autogovernavano, ma anche le contee e i governorati (Regierungsbezirk). Per questo scopo, il ministro degli affari interni prussiani nominava un presidente superiore (Oberpräsident) per ogni provincia, che assolveva il suo compito insieme a un consiglio provinciale (Provinzialrat) nominato dal governo prussiano.

La Prussia nella Repubblica di Weimar[modifica | modifica wikitesto]

Le province della Prussia nella Repubblica di Weimar, situazione territoriale del 1922-1928
Cartina degli attuali stati federati della Germania che si trovano all'interno dei vecchi confini del Regno di Prussia dell'Impero tedesco

Dopo la caduta dell'Impero tedesco il Regno di Prussia fu ricostituito con governo repubblicano come Libero Stato di Prussia. Dovette cedere virtualmente tutto il territorio appartenente alle province di Posen e della Prussia Occidentale al neonato stato della Polonia, e al Mandato della Società delle Nazioni della Città Libera di Danzica. Aree minori erano state cedute al Belgio (i Cantoni orientali), alla Cecoslovacchia (Regione di Hlučín, l'ex Slesia), alla Danimarca (Jutland meridionale, l'ex Schleswig-Holstein), al Mandato della Società delle Nazioni del Territorio di Memel, l'ex Prussia Orientale, alla Polonia (l'Alta Slesia orientale, l'ex Provincia della Slesia), e alla Saar (protettorato anglo-francese), l'ex Provincia del Reno. La Prussia e le sue province continuarono formalmente ad esistere nonostante il controllo politico fu poi preso dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, a seguito della sua presa del potere del 1933. Sia la Prussia che la Germania nazista furono poi disciolte dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1945.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf. Meyers großes Konversations-Lexikon: 20 vols. – completely new ed. and ext. ed., Leipzig and Vienna: Bibliographisches Institut, 1903-08, here vol. 2, article 'Berlin', p 700. No ISBN