Passo San Jorio
| Passo San Jorio | |
|---|---|
| Zona del passo vista dal Camoghè | |
| Paesi | |
| Regione | |
| Provincia | Distretto di Bellinzona |
| Località collegate | Garzeno Giubiasco |
| Altitudine | 2.010 m s.l.m |
| Coordinate | 46°10′00″N 9°10′00″E / 46.16667°N 9.16667°E |
| Infrastruttura | Strada (versante italiano) Sentiero (versante svizzero) |
| Mappa di localizzazione | |
Il Passo San Jorio è un valico situato ad una altitudine di 2.010 m s.l.m. che divide le Prealpi Luganesi dalle Alpi Lepontine.
Collega la Valle Albano e la Valle San Jorio in Provincia di Como con la Val Morobbia nel Canton Ticino (Svizzera). Sul versante italiano esiste una strada carrozzabile che porta in prossimità del passo, mentre il versante svizzero è servito da sentieri percorribili solamente a piedi e ciclabili.
Nei pressi del valico sorge una chiesetta di costruzione medievale dedicata a San Jorio e tre rifugi: il Rifugio il Giovo al Motto di Paraone a 1.714 m. slm (attualmente chiuso e parzialmente trasformato in bivacco), il Rifugio San Jorio sotto il passo a 1.980 m. slm ed il Rifugio Sommafiume nell'alta Valle Albano a 1.784 m. slm.
Oggi il passo ha una valenza essenzialmente turistica, sia da parte italiana che svizzera. Una volta all'anno, la prima domenica di agosto, vi si svolge una manifestazione religiosa nella chiesetta ed una festa popolare che richiama un notevole afflusso da entrambe le parti, chiamata appunto "Incontro Italo-Svizzero". È divenuto meta anche di escursioni sia di trekking che di Mountain bike.
In passato però ha avuto una apprezzabile importanza anche economica e commerciale.
Indice |
[modifica] Note storiche
San Jorio (Sant'Iori in dialetto locale) non è un personaggio storico, ma la tradizione locale lo indica come un eremita che qui costruì la chiesetta e qui visse in preghiere ed in opere buone.
Nelle carte geografiche più antiche è indicato come Jori o Giori, il che fa pensare ad una derivazione dal Jovi latino (Giove)[1]. In epoca romana era consuetudine di porre lungo le percorrenze dei cippi propiziatori dedicati ad una divinità per un buon viaggio. La popolazione locale chiama la mulattiera che sale da Dongo e raggiunge il passo attraversando Germasino, Garzeno e le località montane col nome di Strada Regina, così come la strada rivierasca che grosso modo costeggia la riva occidentale del lago di Como, e attribuisce la sua costruzione alla longobarda regina Teodolinda. La cosa è alquanto improbabile (alla regina sono attribuite molte opere nella zona: strade, ponti, basiliche), ma senza dubbio la tradizione attesta una antica origine.
Dal versante italiano, si può raggiungere comodamente il passo sia dalla Valle Albano che dalla Valle San Jorio. Le due valli si ricongiungono in una sella chiamata Giuv (il Giovo). In questa voce si riconosce l'jugum delle strade romane [2]. In epoca protostorica le vallate erano abitate, ma le fonti archeologiche escludono influssi reciproci.
Le prime documentazioni datano l'epoca carolingia: i monaci dell'Abbazia di Reichenau raggiungevano i loro possedimenti a Gravedona attraversando il passo per ritirare l'olio ed il vino.
A partire dall'inizio del XIII secolo, il passo assunse una notevole importanza e gli scambi tra i due versanti divennero intensi: nel 1220 Federico II concede ad Enrico II Sax, feudatario della Val Mesolcina, oltre alla contea del Blenio anche il Monte di Dongo. Monte che divenne di dominio del vescovo di Milano Ottone Visconti[3] e successivamente di Gian Galeazzo Visconti.
Per tutto il XV secolo sarà un alternarsi per il controllo di questo punto di traffico, soprattutto del ferro che veniva estratto nelle valli e dei prodotti del lago, per la riscossione dei pedaggi dei commerci a lunga distanza e per il passaggio di truppe. Gian Giacomo Trivulzio nuovo signore della Mesolcina fino al 1518 si impossesserà anche del Castello di Musso, allo sbocco della Valle Albano sul lago di Como, dove trasferirà la sua zecca e costruirà un apposito forno per la lavorazione del ferro.
Nel XVI secolo la strada del San Jorio venne anche descritta. Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico ne fa un accenno: "... le montagne di Lecco e di Gravidonia, inverso Bellinzona ...", lasciando il sospetto che possa averla percorsa.
Alberto Vignati [4]all'inizio del 1500 conferma la distanza di 16 miglia tra Dunc e Berinzona, al passo vi si può accedere anche da Gravadona, il numero di cavalli che possono alloggiare in ciascuna stazione intermedia e le distanze intercorrenti.
Anche il vescovo di Como Feliciano Ninguarda[5] visitò la chiesetta nel 1593 negli anni della Controriforma cattolica. Per salire al passo si può accedere dalla via "men mala" di Brenzio o dalla più difficoltosa di Garzeno. Pochi giorni prima della sua visita, due mercanti del Monferrato vennero assassinati e spogliati dei beni.
Il passo via via cadde in disgrazia. Venne utilizzato anche recentemente, solo per traffici locali. I mandriani vi accedono per raggiungere i mercati di Dongo, di Gravedona o di Bellinzona.
Negli anni del nostro Risorgimento vide il passaggio di clandestini ricercati. Il 29 ottobre 1848 si dispersero i superstiti della colonna del generale Giacomo Medici che stava raggiungendo Como da Bellinzona.
Nel conflitto della prima guerra mondiale il passo era inglobato nelle strutture logistiche della Occupazione Avanzata Frontiera Nord. Dopo l'8 settembre 1943 molti sbandati lo attraversarono per cercare rifugio in Svizzera e successivamente anche i numerosi Contrabbandieri. Per questo vennero costruite le caserme della Guardia di finanza che ora sono state trasformate in Rifugi alpini.
[modifica] Note
- ^ Zecchinelli, 1995.
- ^ Zecchinelli, 1956.
- ^ Arcidiocesi di Milano#Cronotassi dei vescovi
- ^ Tagliabue, 1901.
- ^ Diocesi di Como#Cronotassi dei vescovi
[modifica] Bibliografia
- Emilio Motta (a cura di), Passo del San Jorio, in «Bollettino Storico della Svizzera Italiana», Colombi, Bellinzona 1889, 281-283; 1933, 31 sg., 61-64; 1948, 1-21.
- Emilio Tagliabue, Strade militari della Rezia e del Ticino, in «Bollettino storico della Svizzera italiana», (studio di Alberto Vignati su un manoscritto della Biblioteca Trivulziana, Milano), Colombi, Bellinzona 1901.
- Mariuccia Zecchinelli, Il passo alpino di S. Jorio nella storia e nella leggenda, in «Rivista Archeologica Comense» 138-139, 1956.
- Adolfo Calderari, Stradario del borgo di Giubiasco, 1978, 25-28, 158-160.
- Mariuccia Zecchinelli, Il passo di san Jorio nei secoli, in L'antica via regina, Como, 1995.