Paolo Signorini

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Paolo Signorini (Casale Monferrato, 14 maggio 1896Šebekino, 1 febbraio 1943) è stato un militare italiano, Colonnello degli alpini comandante del 6º Reggimento alpini della Divisione Tridentina. Medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nominato sottotenente nel maggio del 1915, partecipa alla prima guerra mondiale, nel 4º Reggimento alpini, viene ferito nei pressi di Malga Caprara nel 1916, il 23 settembre 1917 viene nominato comandante del Battaglione Monte Granero e con il battaglione si trova a difendere il monte Tomba.

Alla fine della guerra è capitano e dal 1926 è inquadrato nel 9º Reggimento alpini, nel quale con la promozione a maggiore diventa comandante del Battaglione l'Aquila. Nel 1934 diventa aiutante maggiore nella Scuola centrale militare di alpinismo d'Aosta.

Nel 1940 con il grado di tenente colonnello parte per l'Albania, dove al comando di un gruppo dei battaglioni Bolzano, Cervino e il Val Cismon, denominati "Gruppo alpini Signorini", si segnala a Ponte Perati.

Rientra in Italia e viene posto al comando del 6º Reggimento alpini della divisione Tridentina, il 25 luglio 1942 parte per il fronte russo, durante il ripiegamento dal Don il 1º febbraio 1943, all'uscita da una sacca constata la quasi totale distruzione dei suoi reparti, viene colto da infarto e muore.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di reggimento alpini da lui forgiato in validissimo strumento di guerra, aveva trasfuso nei suoi uomini il proprio indomito spirito guerriero. Durante sette mesi di cruente e vittoriose azioni sul fronte del Don, senza concedere mai sosta al proprio appassionato lavoro, superando difficoltà eccezionali di ambiente e clima, sempre presente fra i suoi alpini ove più grave era il rischio, stroncava i ripetuti ostinati ed irruenti attacchi del nemico infliggendogli gravissime perdite, in 15 giorni di durissimi estenuanti combattimenti, che portavano alla rottura dell’accerchiamento nemico, sempre in testa ai suoi ferrei battaglioni là dove la sua presenza era necessaria, contro un avversario reso baldanzoso da successi iniziali e di gran lunga più forte per uomini e mezzi corazzati, in undici successivi attacchi, incurante del pericolo, della fatica, delle privazioni, portava, trascinando/i con l’esempio animatore, i suoi alpini di vittoria in vittoria. Figura leggendaria di comandante cadeva riassumendo in sé l’eroismo, la generosità dei suoi alpini, quando già l’ala della vittoria aveva lambito la bandiera gloriosa del suo reggimento.[1].»
— Fronte russo - Medio Don, agosto 1942 - febbraio 1943

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=45652

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]