Mehmet Ali Ağca

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Mehmet Ali Ağca (pronuncia IPA: mehmet ali aɣʤa; Yesiltepe, 9 gennaio 1958) è un terrorista turco, condannato per l'assassinio di Abdi Ipekci, un giornalista liberale, e per il tentato omicidio di papa Giovanni Paolo II.

Indice

[modifica] Prime attività terroristiche

Mehmet Ali Ağca è stato un militante nell’organizzazione terroristica di estrema destra denominata "Lupi grigi". Il 1º febbraio 1979, assassinò il giornalista turco Abdi Ipekci, direttore del quotidiano liberale Milliyet e attivista per i diritti umani. Dopo essere stato condannato alla carcerazione, il 25 novembre 1979 riuscì ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe, in cui era detenuto. In seguito all’evasione partirono le sue prime minacce di attentato al Papa Giovanni Paolo II, probabilmente finalizzate ad eliminare i sospetti di un complotto nella successiva azione terroristica, per far pensare invece ad un'iniziativa individuale di Ali Ağca.

[modifica] L'attentato a Giovanni Paolo II

Il 13 maggio 1981, pochi minuti dopo l'ingresso di Wojtyla in Piazza San Pietro per l'udienza generale, Ali Ağca sparò tre colpi di pistola al papa. Pur riuscendo a raggiungere il colonnato di piazza San Pietro con l'intento di fuggire dal luogo dell'attentato, venne costretto a fermarsi da alcuni astanti. Facendo cadere inavvertitamente la pistola a terra urtando con il braccio una suora lì presente e rimanendo quindi disarmato poté essere arrestato facilmente dalle forze dell'ordine. Riprese la corsa ma ormai disarmato venne bloccato ed arrestato nel colonnato. Wojtyła fu presto soccorso e sopravvisse e dopo l'attentato fu sottoposto ad un intervento di 5 ore e 30 minuti.

[modifica] Il processo e le indagini

Il 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo per direttissima, i giudici della corte di Assise, condannarono Mehmet Ali Ağca all’ergastolo per Tentato omicidio di Capo di Stato Estero. Ali Ağca rinunciò a presentare appello contro la sentenza di condanna che motivava la pena, esplicitando che l’attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra". La difesa sostenne, invece, che Ali Ağca aveva agito da solo, in preda ad una schizofrenia paranoica, mossa dal desiderio di diventare un eroe del mondo musulmano. Il 12 marzo 1982 il Consiglio nazionale di sicurezza turco confermò la condanna a morte di Ali Ağca per l’uccisione del giornalista. Una successiva amnistia commuta la pena in dieci anni di detenzione. Nel 1982, tuttavia, Ali Ağca cambiò versione ed iniziò a parlare di una pista bulgara che avrebbe collegato l’attentato al Papa ai servizi segreti della Bulgaria. Venne anche individuato un presunto complice, Oral Celik, che sarebbe intervenuto in caso di fallimento di Ali Ağca. Nel 1983 Giovanni Paolo II, due giorni dopo Natale fece visita all'attentatore nel carcere di Rebibbia. I due parlarono da soli per lungo tempo e la loro conversazione è rimasta ancora oggi privata. La sentenza del 29 marzo 1986 non riusci a dimostrare la tesi del complotto bulgaro. Il 20 febbraio 1987 il Papa ricevette in udienza la madre ed il fratello di Ali Ağca i quali gli chiesero di intercedere per la grazia. La buona condotta in carcere diminuì ulteriormente la pena: infatti il 25 maggio 1989 il Tribunale di sorveglianza di Ancona gli concesse una riduzione di 720 giorni di reclusione; il 9 gennaio 1994 la riduzione fu di altri 405 giorni; il 18 dicembre 1995 di 180 giorni. Tali provvedimenti consentirono di abbreviare il termine di 26 anni di reclusione, scontati i quali un ergastolano in base al diritto italiano può chiedere la libertà condizionata.

[modifica] L'estradizione in Turchia

Ali Ağca, nel settembre del 1996, presentò nuovamente la domanda di grazia o in subordine l’espiazione della pena in Turchia. Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse la grazia dopo che la Santa Sede si era dichiarata "non contraria" al provvedimento. In questo modo, il giorno successivo Ali Ağca viene estradato dall’Italia e giunge ad Istanbul. In Turchia, nel carcere di massima sicurezza di Kartal, Ali Ağca da questo momento in poi dovrà scontare 3.492 giorni, cioè i dieci anni per l'assassinio del giornalista Abdi Ipekci, durante i quali era evaso in precedenza. Il 18 luglio 2001 un provvedimento del Tribunale costituzionale turco predispose un allargamento dei reati beneficiari di amnistia. L’avvocato di Ali Ağca, Şevket Can Ozbay, ritenne che in base al provvedimento fosse possibile scontare completamente la pena dei dieci anni di detenzione per l’omicidio del giornalista. Se tale interpretazione fosse risultata valida ad Ali Ağca non sarebbero rimasti che altri cinque anni di prigione, avendo già scontato due anni e due mesi.

[modifica] Sviluppi recenti

Il 12 gennaio 2006 uscì dal carcere di Kartal a Istanbul. Per un breve periodo se ne persero le tracce dal momento che non si presentò in questura come avrebbe dovuto, asserendo in seguito di aver voluto evitare la calca dei giornalisti. Dopo soli nove giorni di libertà la Corte suprema turca ordinò che Ali Ağca fosse nuovamente imprigionato per un errato computo nella diminuzione della pena. L'ordinanza di scarcerazione fu eseguita il 20 gennaio 2006. Ali Ağca è stato scarcerato il 18 gennaio 2010 dall'istituto di pena di Sincan, alla periferia di Ankara. All'atto della scarcerazione ha dichiarato di essere in realtà il Cristo, di voler riscrivere la Bibbia ed ha preannunciato l'apocalisse. Nel febbraio del medesimo anno ha incontrato Pietro Orlandi (fratello di Emanuela) rivelandogli che la sorella, rapita nel lontano 1983, è ancora viva e sta bene. Lo stesso Ali Ağca si è impegnato a contattare i suoi carcerieri per provvedere alla sua liberazione.[1]

[modifica] Note

  1. ^ Alì Agca, la nuova rivelazione: "Emanuela Orlandi è ancora viva". corriere.it, 02-02-2010

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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