Todor Živkov
| Todor Živkov | |
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| Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro | |
| Durata mandato | 4 marzo 1954 – 10 novembre 1989 |
| Predecessore | Vălko Červenkov |
| Successore | Carica abolita |
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| Presidente del Consiglio di Stato | |
| Durata mandato | 7 luglio 1971 – 17 novembre 1989 |
| Predecessore | Carica creata |
| Successore | Petăr Mladenov |
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| Primo Ministro della Bulgaria | |
| Durata mandato | 19 novembre 1962 – 7 luglio 1971 |
| Predecessore | Anton Jugov |
| Successore | Stanko Todorov |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Comunista Bulgaro |
Todor Hristov Živkov (in bulgaro: Toдор Xpиcтoв Живков; in IPA [ˈtɔdɔr ˈxristɔf ˈʒifkɔf]; 7 settembre 1911 – 5 agosto 1998) è stato un politico bulgaro, leader comunista della Bulgaria dal 4 marzo 1954 al 10 novembre 1989.
Indice |
[modifica] Biografia
Živkov nacque nel piccolo villaggio di Pravec, in Bulgaria, figlio di poveri contadini. Da giovane, si trasferì a Sofia per cercare un impiego: lì divenne un marxista e nel 1932 si unì al Komsomol, l'ala giovanile del Partito Comunista Bulgaro illegale.
Nella seconda guerra mondiale, Žikvov partecipò al movimento di resistenza contro la Germania nazista. Dopo la guerra, fu inviato in Unione Sovietica come comandante della Milizia del Popolo. Come comandante, fece arrestare migliaia di persone come prigionieri politici.
Nel 1951 divenne un membro del Politburo e nel 1954 fu primo segretario del Comitato Centrale. Žikvov fu anche Capo di Stato (Presidente del Consiglio di Stato) della Bulgaria dal 7 luglio 1971 al 17 novembre 1989. Nonostante un tentativo di colpo di stato attuato da dissidenti militari e membri del partito nel 1965, fu il leader che rimase il più a lungo al potere in uno stato del blocco sovietico.
Durante il suo governo, tutte le voci dissidenti in Bulgaria furono aspramente soppresse, con migliaia di arresti in tutta la nazione. Con l'aiuto dell'URSS, Živkov rafforzò la collettivizzazione delle fattorie e tentò di modernizzare l'industria.
Živkov era un protetto di Nikita Chruščёv, e un amico stretto di Leonid Brežnev, e pertanto era conosciuto per essere un servitore degli interessi dell'Unione Sovietica. Propose due volte l'unione della Bulgaria all'Unione Sovietica, portando come giustificazione il comune alfabeto cirillico e la comune eredità slava. Inviò le forze militari della Bulgaria a partecipare all'invasione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte dei Paesi del Patto di Varsavia. Il dissidente Georgi Markov, che fu assassinato a Londra nel 1978 con un ombrello bulgaro, disse: "Živkov ha servito l'Unione Sovietica più ardentemente di quanto abbiano fatto i leaders sovietici stessi". Il leader stalinista Enver Hoxha etichettò Živkov come una piccola cellula che avrebbe fatto qualunque cosa Chruščëv, o il KGB avessero detto.
Živkov (anche conosciuto in Bulgaria come "Tato") provò a promuovere i suoi figli, la figlia Ljudmila Živkova e il figlio Vladimir Živkov, fino ai vertici del Partito Comunista Bulgaro. Ljudmila fu nominata membro del Politburo e Ministro della Cultura: durante questi incarichi, introdusse strane idee legate alla filosofia dell'Estremo Oriente, che non erano benviste dalla vecchia guardia. Il marito, Ivan Slavkov, divenne boss della televisione bulgara controllata dallo stato, e in seguito Presidente del Comitato Olimpico Bulgaro. Vladimir, invece, conduceva uno stile di vita da playboy e le sue frequenti bevute impedirono la sua promozione agli alti livello del Partito. Nonostante Živkov non divenne mai un despota come Stalin, dal 1981, passato ai 70 anni, il suo regime divenne sempre più corrotto e autocratico. Verso la fine del suo governo, cercò di effettuare timidi cambiamenti per modernizzare la Bulgaria, introducendo versioni più attenuate della glasnost' e della perestrojka di Michail Gorbačëv. Questi tentativi non riuscirono a impedire la caduta del comunismo e la sua personale sconfitta. La campagna per "bulgarizzare" i nomi dei turchi abitanti nel Paese (che portò tra l'altro a un esodo dalla Bulgaria alla Turchia nel 1985), contribuì alla sua caduta.
Alla fine del 1989, Živkov fu espulso dalla presidenza e dal Partito Comunista Bulgaro. Il partito rinunciò subito dopo al suo monopolio sul potere e nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni libere in Bulgaria dal 1931.
Živkov fu arrestato nel gennaio 1990. Due anni dopo, fu condannato per malversazione e condannato a sette anni di carcere. Fu comunque autorizzato, a causa della sua salute, a scontare la pena con gli arresti domiciliari. Fu poi assolto dalla Corte Suprema Bulgara nel 1996.
Todor Živkov morì di polmonite nel 1998, e gli fu negato un funerale di stato.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Onorificenze bulgare
| Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio | |
[modifica] Onorificenze straniere
| Eroe dell'Unione Sovietica | |
| Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique | |
| — 21 agosto 1979 |
| Ordine di José Martí | |
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[modifica] Voci correlate
| Predecessore: | Presidente del Consiglio di Stato | Successore: |
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| carica creata | 7 luglio 1971 - 17 novembre 1989 | Petăr Mladenov |
| Predecessore: | Primo Ministro della Bulgaria | Successore: |
|---|---|---|
| Anton Jugov | 1962 - 1971 | Stanko Todorov |