Le luci della centrale elettrica

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Le luci della centrale elettrica
Concerto dell'11 febbraio 2009
Concerto dell'11 febbraio 2009
Nazionalità Bandiera dell'Italia Italia
Genere Musica d'autore[1]
Indie rock
Alternative rock
Periodo di attività 2007 – in attività
Etichetta La Tempesta Dischi
Album pubblicati 2
Studio 2 + 1 Ep
Sito web

Le luci della centrale elettrica è il progetto musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi.

Indice

[modifica] Biografia

Brondi esordisce nel 2007 con un demo autoprodotto dal titolo omonimo, che riceve buoni riscontri di critica[2].

Nel maggio 2008 ha poi pubblicato il suo album d'esordio Canzoni da spiaggia deturpata, prodotto da Giorgio Canali (CCCP, CSI, PG3R, Rossofuoco), che riprende alcune canzoni dal precedente lavoro.

La collaborazione con Giorgio Canali nasce da un incontro avvenuto durante un concerto degli Zen Circus, di cui Le luci della centrale elettrica faceva da supporter.[3]

Il disco ha ricevuto un ottimo riscontro di pubblico e critica[4][5][6][7][8][9],vincendo anche la Targa Tenco 2008 come Miglior Opera Prima cantautorale dell'anno.

Il tour d'esordio ha contato quasi 200 date in tutta Italia e si è concluso al teatro Ariosto di Reggio Emilia, con la seguente formazione sul palco: Vasco Brondi (chitarra e voce), Giorgio Canali (chitarra elettrica e voce), Daniela Savoldi (violoncello), Rodrigo D'Erasmo (violino), Davide Toffolo (disegni dal vivo).

Il 13 ottobre 2009 è uscito per la casa editrice Baldini Castoldi Dalai il libro di Vasco Brondi "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero", che raccoglie i post del suo blog e altro materiale.

Il 9 novembre del 2010 Vasco Brondi ha pubblicato il suo secondo album Per ora noi la chiameremo felicità[10] anticipato il 19 ottobre dal video del primo singolo estratto, Cara catastrofe.

Nel 2011 scrive il brano Un campo lungo cinematografico per la colonna sonora del film Ruggine di Daniele Gaglianone. La voce di Rachele Bastreghi dei Baustelle è udibile nei cori.[11]

Il 2 dicembre 2011 esce l'EP C'eravamo abbastanza amati in allegato al numero di dicembre della rivista XL Repubblica.[12]

[modifica] Nome

Il nome si riferisce alle illuminazioni dell'ex polo industriale Montedison della città natale del cantautore, Ferrara. In proposito afferma: "non mi interessava dare il mio nome di battesimo, ma trovarne uno che in qualche modo caratterizzasse già i pezzi dando loro uno sfondo"[13] e ancora "Più che la centrale elettrica in sé sono queste luci. Forse mi piaceva come immagine, quello che era. Mi piace questo fatto della Montedison che se chiedi anche alla maggior parte dei nostri concittadini nessuno sa bene cosa facciano lì dentro, a meno che proprio non ci lavorino. Quindi è questa entità Montedison che mi piaceva evocare, e soprattutto le luci della Montedison in quel fumo che esce, questa attrazione serale che spesso è l’unica che c’è in città." quest'ultima riflessione è evidente nel testo di Piromani: "Andiamo vedere le luci della centrale elettrica/andiamo a vedere le luci della centrale a turbogas".[14]

[modifica] Stile

« Canzoni d'amore e di merda dalla provincia. »
(Vasco Brondi, quando gli viene chiesto di dare una definizione alle sue canzoni[15])

I brani nascono tutti da semplici accordi di chitarra acustica, gli arrangiamenti spogli lasciano intenzionalmente intatta la forza di questi due elementi.[16] Tuttavia questo aspetto è stato criticato per l'eccessiva ripetitività che lascia poco spazio alle linee melodiche.[1] Giorgio Canali risponde: "Sono tre accordi fissi che girano in tondo in maniera strana. Perciò importa come sono piazzate le parole e come sono “incasinati” i discorsi, che muovono dei meccanismi emotivi nella gente che ascolta. Vasco riesce ad evocare delle emozioni nelle persone con delle frasi che girano bene."[17] Solo con il secondo album Per ora noi la chiameremo felicità (2010) ad arricchire gli arrangiamenti si è aggiunta un'orchestra di archi e fiati composta dal violinista Rodrigo D'Erasmo (con gli Afterhours dal 2008), Stefano Pilia (chitarrista dei Massimo Volume dal 2008) ed Enrico Gabrielli.[14][18]

Il suo stile vocale è stato paragonato al recitato di Emidio Clementi dei Massimo Volume e a quello di cantautori come Francesco De Gregori[19], Giorgio Gaber[1] o Rino Gaetano[20][21][22][16]. Più che una scelta stilistica in questo caso è un'esigenza nata dal fatto di non saper cantare e non aver studiato per imparare a farlo, Brondi commenta: "non sapendo fare praticamente niente, quello che eufemisticamente possiamo chiamare il mio stile vocale è l'unico che mi viene fuori."[23] Per quanto riguarda Rino Gaetano il cantautore ribatte: "non mi lega niente a Rino Gaetano, se non il timbro della voce. Mi piacciono due canzoni delle ottocento che ha fatto e ho deciso di inserirle. Mi sento più vicino a De André e a De Gregori."[13] Infatti in Nei garage a Milano nord viene citata Ma il cielo è sempre più blu.

[modifica] Testi

Brondi considera i propri testi un'autobiografia inscindibile dalla musica, un riassunto di ciò che vede e sente immediatamente attorno a se, e dentro di se: "arrivano ad avere una certa forza proprio perché sono cantanti o similcantati con musica sotto. Se fossero letti non avrebbero quel valore." "Alla base c’è l’insofferenza per ciò che ci circonda, intesa come un moto propulsivo per cambiare le cose".[13]

L'immaginario che creano è quello della squallida periferia industriale inquinata. Si riferiscono all'attualità politica e sociale senza certezze del precariato lavorativo e della crisi finanziaria.[19][24] [16][25]

Alle critiche risponde: "è ovvio che tutto quello che è un “di più” dal cantare “Oh my baby” in inglese si presta anche ad essere criticato molto di più, per la solita regola che chi fa qualcosa ha qualcosa che può essere criticato, chi non fa niente o scimmiotta robe che fanno tutti da quarant’anni si presta di meno".[14]

[modifica] Impatto culturale

La crescente notorietà nell'ambiente underground lo ha reso visibile alla critica specializzata tanto da essere definito un'icona degli anni zero, un "punto di riferimento per una generazione indie cresciuta a Facebook"[26]. Vasco Brondi però contraddice: "è equivoca l’etichetta di “cantautore generazionale” perché, quando mi trovo a scrivere, canto realtà che sono un “noi tre” o “noi due” e non un “noi generazione”. Non ho questa pretesa, non credo che il concetto di generazione appartenga più di tanto a chi ha la mia età."[27]

[modifica] Discografia

[modifica] Album

[modifica] Videoclip (parziale)

[modifica] Compilation

[modifica] EP

[modifica] Bibliografia

  • Vasco Brondi, Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero , Baldini & Castoldi, 2009.

[modifica] Note

  1. ^ a b c Mattia Braida. Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni Da Spiaggia Deturpata :: Le recensioni di Onda Rock. Onda Rock, 16 maggio 2008. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  2. ^ “Le luci della centrale elettrica” illuminano la Riviera - Riviera Oggi
  3. ^ Patrizio Longo. Intervista a Vasco Brondi: "Canzoni da spiaggia deturpata". PatrizioLongo.com
  4. ^ Primascelta su Rockit. URL consultato il 31-10-2009.
  5. ^ Disco del mese Rumore, maggio 2008
  6. ^ Recensione album su storiadellamusica.it
  7. ^ Copertina di Blow Up di maggio dedicata al disco d'esordio di Brondi
  8. ^ Articolo di Andrea Scanzi su La Stampa agosto 2008
  9. ^ Articolo di Guido Mariani su Il Giornale Luglio 2010
  10. ^ http://www.impattosonoro.it/2010/11/09/recensioni/le-luci-della-centrale-elettrica-per-ora-la-chiameremo-felicita/
  11. ^ Vasco Brondi – Le Luci della Centrale Elettrica. XL Repubblica, 30 agosto 2011. URL consultato il 3 dicembre 2011.
  12. ^ Album XL. C’eravamo abbastanza amati. XL Repubblica, 1 dicembre 2011. URL consultato il 3 dicembre 2011.
  13. ^ a b c Giulia Zaccariello. Ti porto a vedere Le Luci della Centrale Elettrica. GiroDiVite.it, 3 maggio 2009. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  14. ^ a b c Fabio Frabetti. Intervista a vasco Brondi. TascaPane.it, 1 giugno 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  15. ^ Fabio De Santi. Premio Tenco: la nostra intervista a Vasco Brondi aka Le Luci Della Centrale Elettrica miglior disco d’esordio italiano del 2008. indiemusic.blogosfere.it/, 6 novembre 2008. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  16. ^ a b c Silvia Ianniciello. La disperata speranza di Vasco Brondi. IperCritica.com, 10 febbraio 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  17. ^ Angelo Damiano Delliponti. Intervista a Le Luci della Centrale Elettrica (Vasco Brondi e Giorgio Canali). RockShock.it, 5 febbraio 2009. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  18. ^ Cristiana Salvagni. Le luci della centrale elettrica: "Non chiamatemi poeta". Sound-Check.it, 9 novembre 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  19. ^ a b Marco Lodoli (luglio 2011). De Gregori & Brondi. Nell'oscurità abbiamo scoperto che ci somigliamo. Il Venerdì di Repubblica: 130-133.
  20. ^ Alessandro Pascale. Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da Spiaggia Deturpata. StoriaDellaMusica.it, 2008. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  21. ^ Fabrizio Zampighi e Andrea Provinciali. 'C' come Cantautore. SentireAscoltare, 17 maggio 2008. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  22. ^ Oltre le luci della centrale elettrica. Sound&Vision.it, 31 gennaio 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  23. ^ Ambrosia J.S. Imbornone. Spietate istantanee degli anni zero: Vasco Brondi e Le luci della centrale elettrica. musicalnews.com, 5 agosto 2008. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  24. ^ Luca Valtorta e Lorenza Biasi (dicembre 2011). Un sovversivo amore. la Repubblica XL (72): 55-63.
  25. ^ XL al Festival di Perugia. Le luci della centrale elettrica: l’intervista. XL Repubblica, 12 aprile 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  26. ^ Marco Boscolo. Le luci della centrale elettrica. Gli anni zero sono finiti? L'atteso ritorno di Vasco Brondi. SentireAscoltare, 9 novembre 2010. URL consultato il 4 novembre 2011.
  27. ^ Cesare Sinigaglia, Alessandro Tavola. La musica ai tempi delle Luci della Centrale Elettrica: intervista a Vasco Brondi. toylet.it, 10 giugno 2011

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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