Kean - Genio e sregolatezza

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Kean - Genio e sregolatezza
Gassman Proclemer 55.jpg
una scena del film
Titolo originale Kean - Genio e sregolatezza
Paese di produzione Italia
Anno 1956
Durata 80 min
Colore colore
Audio sonoro (monofonico)
Genere biografico
Regia Vittorio Gassman, Francesco Rosi
Soggetto Jean-Paul Sartre, Alexandre Dumas (padre)
Sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, Vittorio Gassman, Luciano Lucignani (non accreditato), Francesco Rosi
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione Lux Film, Vides Cinematografica
Fotografia Gianni Di Venanzo
Montaggio Enzo Alfonzi
Musiche Roman Vlad
Scenografia Gianni Polidori
Interpreti e personaggi

Kean - Genio e sregolatezza è un film del 1956, il 1° lungometraggio di Francesco Rosi, codiretto da Vittorio Gassman.

Tratto dall'opera di Alexandre Dumas (padre) e dal suo adattamento teatrale di Jean-Paul Sartre.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Edmund Kean è un popolarissimo e istrionico attore inglese dell'Ottocento dedito però ai vizi e pieno di debiti. Contende al principe del Galles, suo compagno di sregolatezze, la moglie dell'ambasciatore danese, ma alla fine si innamora di Anna, una giovane ma promettente attrice debuttante.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Girato in tre settimane[1] nel Teatro Valle di Roma (eccettuata la scena ambientata nella taverna), il film è il risultato di una co-produzione al 50 per cento tra la Lux Film e la Vides di Franco Cristaldi, una delle poche case ad espandersi nel periodo di crisi che attanaglia il settore nella seconda metà degli anni Cinquanta[2].

"Produttore giovane che amava far debuttare i giovani"[1], Cristaldi volle includere nel progetto Francesco Rosi, come condizione per affidargli la regia di un successivo film (che sarebbe stato La sfida). Come "regista-ombra"[3] - "direttore tecnico" nei titoli" -, Rosi affiancò così Vittorio Gassman, anch'egli all'esordio nella regia cinematografica, cui fu affidata, in particolare, la direzione teatrale di un testo per il quale, oltre ad essere stato mattatore sulla scena. aveva già curato l'allestimento per il teatro.

Per il fotografo Gianni Di Venanzo si trattò della prima esperienza con il colore.

Cenni critici[modifica | modifica sorgente]

Nell'affrontare la figura di Kean, "...uno dei personaggi più rappresentativi di una concezione romantica, luciferina dell'attore,...di una professione giocosa ma pericolosa"[4] "il film appare costruito su misura sulle abilità istrioniche di Vittorio Gassman"[5][6].

D'altro canto, è stato indicato il rilevante contributo di Rosi: in particolare nella panoramica iniziale, dai palchi sino agli attori, alle prese con l'ultimo atto dell'Amleto, e nel piano sequenza dell'episodio centrale nella taverna, in cui gli astanti ascoltano rapiti il triste canto della prostituta Fanny - una Valentina Cortese neppure citata nei credits. In queste scene è stato individuato un debito nei confronti della lezione di Luchino Visconti, ed in particolare di Senso, cui il giovane co-direttore aveva partecipato come assistente alla regia.[6]

I precedenti[modifica | modifica sorgente]

L'inquieta esistenza del celebre attore britannico era già stata portata ripetutamente sullo schermo nell'età del muto. In particolare, "...per il sapiente gioco di luci ed ombre e la perfetta organizzazione dello spazio"[7], nonché per l'interpretazione del divo Ivan Mozžuchin, si distinse Kean ou Désordre et génie di Aleksandr Volkov. In Italia, l'operazione era stata precedentemente tentata nel 1940 da Guido Brignone, con Kean - Gli amori di un artista, interpretato da Rossano Brazzi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Francesco Rosi in "Parlando di Vittorio", contributi extra DVD "Kean. Genio e sregolatezza", Gruppo Editoriale L'Espresso SpA, 2010
  2. ^ Alberto Farassino, "Produttori e autori della produzione", in "Storia del cinema italiano. 1954/1959.", Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2004
  3. ^ Sergio Toffetti, " Gli autori esordienti ", in "Storia del cinema italiano. 1954/1959", Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2004
  4. ^ Vittorio Gassman, "Parlando di Vittorio" cit.;
  5. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film. 2008", Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007
  6. ^ a b Sandro Bernardi, "I buoni auspici di Francesco Rosi", in "Storia del cinema italiano. 1954/1959", Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2004
  7. ^ Natal'ja Nusinova, "Aleksandr Volkov", in "Dizionario dei registi del cinema mondiale", vol. III, Giulio Einaudi editore, Torino, 2006

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore Gesù (a cura di), Francesco Rosi, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1993

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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