Juan Antonio Samaranch

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Samaranch alle Olimpiadi del 2000

Don Juan Antonio Samaranch Torelló, I marchese Samaranch, Grande di Spagna (Barcellona, 17 luglio 1920Barcellona, 21 aprile 2010), è stato un dirigente sportivo e politico spagnolo. Ha ricoperto la carica di Presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1980 al 2001. Nel 1991 è stato insignito del titolo di Marchese di Samaranch.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Samaranch è cresciuto in una famiglia benestante; ha studiato alla IESE Business School di Barcellona. Si è sposato con Maria Teresa Salisachs Rowe (venuta a mancare nel 2000); era padre di due figli.

Dopo aver praticato numerosi sport da giovane (calcio, boxe, pattinaggio a rotelle, vela, sci, golf, equitazione), ha intrapreso la carriera di giornalista: è stato anche inviato speciale alle Olimpiadi di Helsinky nel 1952. Viene successivamente nominato presidente della Federazione Spagnola di Pattinaggio e nel 1956 è scelto come capodelegazione ai Giochi olimpici di Cortina (carica che ricoprirà anche a Roma nel 1960 e a Tokyo nel 1964).

Samaranch con Vladimir Putin

Tra il 1955 e 1962 ricopre l'incarico di consigliere allo sport per il Comune di Barcellona, e proprio nel 1955 svolge un ruolo fondamentale nell'organizzazione della seconda edizione dei Giochi del Mediterraneo, disputatisi proprio nella città catalana.

Nel 1966 viene eletto membro del CIO e nel 1967 riceve l'incarico di Delegato Nazionale per l'Educazione Fisica e lo Sport (cioè Ministro) da Francisco Franco, con il quale stringe un forte legame professionale e di amicizia[1]. Resta in carica fino al 1971, poi tra il 1973 e il 1977 è Presidente del Consiglio Provinciale di Barcellona e nel 1977 viene inviato come ambasciatore in Unione Sovietica e Mongolia. Nel frattempo è stato già nominato Vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale, del quale diviene Presidente nel 1980.

Grazie al suo impegno a sostegno del movimento Olimpico il Re di Spagna Juan Carlos gli ha conferito il titolo di "Marchese di Samaranch" nel 1991.

Oltre allo spagnolo e al catalano, parlava anche il francese, l'inglese, il russo, il tedesco e l'italiano.

È scomparso il 21 aprile 2010 all'età di 89 anni a seguito di una insufficienza cardiaca[2].

Presidente del CIO[modifica | modifica sorgente]

Samaranch ha ricoperto la carica di Presidente del CIO dal 1980 al 2001, anno nel quale gli è succeduto il belga Jacques Rogge, per essere eletto Presidente Onorario a vita.

Viene eletto Presidente del CIO nel corso della 83.ma sessione del Comitato Olimpico Internazionale tenutasi a Mosca tra il 15 luglio e 18 luglio del 1980, poco prima delle Olimpiadi. I candidati all'elezione erano cinque: Lance Cross, Marc Hodler, James Worrall, Willi Daume e Samaranch. Cross rinunciò poco prima del voto. Samaranch vinse alla prima votazione: ebbe 44 voti contro 21 (sui 77 totali) dello svizzero Marc Hodler, presidente della Federazione Internazionale Sci dal 1951.

Uno dei suoi più grandi meriti è stato quello di risanare il CIO dal punto di vista finanziario, salvandolo dalla crisi in cui versava dalla fine degli anni settanta. Così i Giochi olimpici sono cresciuti fino a diventare il più grande evento planetario grazie alla progressiva apertura agli sponsor e ai media. A questo proposito fu anche fondamentale la strategia di Samaranch di aprire le Olimpiadi agli sportivi professionisti[3].

Anche se i Giochi olimpici del 1976, del 1980 e del 1984 sono stati segnati da pesanti boicottaggi, il numero di atleti partecipanti e di nazioni aderenti al CIO è progressivamente aumentato durante la presidenza Samaranch.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Sono state molte le critiche mosse a Samaranch nel corso del suo mandato, a partire dall'eccessiva commercializzazione dei Giochi olimpici e all'apertura allo sport professionistico, fino ad arrivare alle polemiche sugli innumerevoli e immotivati privilegi di cui, da presidente del CIO, avrebbe goduto (Samaranch visse per 20 anni nella suite di uno dei migliori alberghi di Losanna[4]).

Aspre polemiche sono sorte a causa del suo passato da gerarca della Falange spagnola della sua stretta amicizia con Francisco Franco[1].

Ma il più grande scandalo da affrontare è stato quello riguardante l'assegnazione dei XIX Giochi olimpici invernali alla città di Salt Lake City. Tra il 1998 e il 1999 si scoprì infatti che alcuni membri del CIO avevano ricevuto in regalo tangenti e prestazioni sessuali da parte del comitato organizzatore di Salt Lake City. In seguito a ciò, il CIO espulse i propri membri corrotti. Samaranch reagì scusandosi di fronte al mondo[5] ma anche riformando il sistema di scelta delle città: non più il CIO a decidere, ma una commissione elettiva, composta da otto membri CIO eletti dal congresso, tre atleti nominati dalla commissione atleti, un rappresentante delle federazioni invernali, un delegato dei comitati olimpici, il decano CIO e il presidente della commissione di valutazione.

Successione[modifica | modifica sorgente]

Samaranch ha rinunciato ad un'ulteriore candidatura alla presidenza del CIO nel 2001; al suo posto è stato eletto Jacques Rogge. Samaranch è stato comunque eletto Presidente Onorario a vita del CIO.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran croce dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine di Carlo III
— 20 ottobre 1980[6]
Cavaliere di gran croce del Grand'ordine del re Tomislavo (Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce del Grand'ordine del re Tomislavo (Croazia)
«A Juan Antonio Samaranch, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, che ha incluso lo sport olimpico croato nella grande comunità del movimento olimpico mondiale, contribuendo al riconoscimento internazionale della sovrana ed indipendente Repubblica di Croazia.
Il suo merito è aver permesso agli atleti croati per la prima volta nella storia di usare i propri simboli nazionali alle Olimpiadi di Albertville e Barcellona, venendo così definitivamente accolti nella famiglia mondiale olimpica. Un altro atto eccezionale è l'aver incluso la Repubblica di Croazia nel Comitato olimpico internazionale prima che venisse invitato come membro alle Nazioni Unite.»
— Zagabria, 26 agosto 1993[7]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana (Italia)
«Su proposta della presidenza del consiglio dei ministri»
— 2 giugno 1971[8]
Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica italiana (Italia)
— 27 gennaio 1981[9]
Croce di Commendatore con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Commendatore con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 1994[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Con la camicia azzurra della Falange capeggia cortei di fascisti per le vie di Barcellona che celebrano la "liberazione" della città nel 1939, reprime senza mezze misure chiunque osi parlare in catalano, conferisce una medaglia d'oro alla memoria a Carrero Blanco, fatto saltare in aria dai terroristi dell'Eta, e quando il Generalissimo alla fine muore egli termina il suo discorso ufficiale di commemorazione con queste parole: «L'esempio di Franco sarà sempre con noi nella lotta per una Spagna migliore»". Fonte: Samaranch, il caudillo degli anelli - Corriere della Sera
  2. ^ (ES) Fallece Samaranch a los 89 años in Marca, 21 aprile 2010. URL consultato il 21-4-2010.
  3. ^ Il 29 settembre 1981 a Baden-Baden dichiarò: "Non capisco come ci possa essere un'eleggibilità olimpica differente da quella federale: il CIO non può correre il rischio che i migliori atleti partecipino ai campionati del mondo organizzati dalle federazioni internazionali e trovino chiusa la porta dei Giochi."
  4. ^ Claudio Colombo, Samaranch, una vita da signore degli anelli in Corriere della Sera, 31 gennaio 2003, p. 47. URL consultato il 21-4-2010.
  5. ^ In una conferenza stampa nel gennaio 1999 dichiarò: «Chiedo scusa agli atleti, alle gente di Salt Lake City e dell'Utah, alla famiglia olimpica, a tutti quelli che sognano le Olimpiadi. Mi scuso per il comportamento di alcuni membri del Cio, che hanno violato e tradito i principi della nostra organizzazione. Vogliamo estirpare ogni irregolarità e fare in modo che non avvengano più, ci tengo a fare notare che siamo stati i primi a fare un'inchiesta e i primi a chiuderla. E questo è solo l'inizio. Vogliamo ripulire la nostra casa».
  6. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  7. ^ (HR) Odluka o dodjeli Ordena kralja Tomislava gospodinu Juanu Antoniju Samaranchu, predsjedniku Međunarodnoga olimpijskog odbora, Narodne novine, 26 agosto 1993. URL consultato il 06-11-2010.
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  9. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  10. ^ Internetowy System Aktów Prawnych

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