Edvard Beneš
| Edvard Beneš | |
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| Presidente della Cecoslovacchia | |
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| Durata mandato | 28 ottobre 1945 – 7 giugno 1948 |
| Predecessore | Emil Hácha |
| Successore | Klement Gottwald |
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| Presidente della Cecoslovacchia in esilio |
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| Durata mandato | 1940 – 2 aprile 1945 |
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| Presidente dell'Assemblea generale della Società delle Nazioni | |
| Durata mandato | 1935 – 1936 |
| Predecessore | Francisco Castillo Najera |
| Successore | Carlos Saavedra Lamas |
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| Primo Ministro della Cecoslovacchia | |
| Durata mandato | 26 settembre 1921 – 7 ottobre 1922 |
| Presidente | Tomáš Garrigue Masaryk |
| Predecessore | Jan Černý |
| Successore | Antonín Švehla |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Nazional Sociale Ceco |
Edvard Beneš (Kožlany, 28 maggio 1884 – Sezimovo Ústí, 3 settembre 1948) è stato un politico cecoslovacco, particolarmente importante durante il periodo di transizione del suo paese fra l'Impero Asburgico ed il Blocco sovietico, in bilico fra Oriente ed Occidente.
Nato in un villaggio vicino a Rakovník (60 km a ovest di Praga), fu tra i principali collaboratori di Tomáš Masaryk nella direzione del movimento per l'indipendenza cecoslovacca, e allo scoppio della prima guerra mondiale svolse opera di agitazione fra i giovani perché disertassero dall'esercito asburgico.
Rifugiatosi a Parigi, organizzò corpi di volontari per combattere contro l'Austria, e nel 1918 divenne ministro degli Esteri del nuovo Stato cecoslovacco. Conservò questa carica per 17 anni, e nel 1921-22 fu anche Presidente del Consiglio. La sua politica fu di accentuata amicizia con la Francia e l'Inghilterra, e nello stesso tempo di costituire un blocco antiaustriaco ed antitedesco, la Piccola Intesa, formato da Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania.
Per quanto riguarda le minoranze etniche presenti nel nuovo stato cecoslovacco, Beneš non rispettò le clausole dei Trattati di Pace di Parigi e portò avanti una politica di assimilazione forzata di ungheresi e tedeschi[1]. Questa politica crollò con il patto di Monaco, in cui Francia ed Inghilterra accettarono l'annessione della regione dei Sudeti alla Germania nazista. Beneš, che dal 1935 era diventato Presidente della Repubblica, si dimise. Questo comportò la fine della Prima Repubblica cecoslovacca.
Durante la Seconda guerra mondiale ricostruì a Londra il governo cecoslovacco in esilio, e rientrò in patria nel 1945, in una situazione molto mutata: il suo paese faceva ormai parte della sfera di influenza sovietica, e Beneš tentò una politica di amicizia con l'URSS e di collaborazione con i comunisti all'interno. Voleva fare del suo Paese un ponte tra oriente ed occidente: il colpo di Stato comunista del 1948 fece fallire il suo difficile progetto. Messo di fronte alla nuova Costituzione comunista, Beneš non volle firmarla, ed il 7 giugno 1948 si dimise. Morì poco dopo di emorragia cerebrale mentre si trovava nella sua villa di Sezimovo Ústí (Boemia del Sud).
Onorificenze [modifica]
| Gran Maestro dell'Ordine del Leone Bianco | |
Note [modifica]
- ^ Claudio Cerreti e Nadia Fusco, Geografia e minoranze, Carocci, Roma, 2007, 136-141
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