Duomo di Prato

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Coordinate: 43°52′55″N 11°05′52″E / 43.881944°N 11.097778°E43.881944; 11.097778

Cattedrale di Santo Stefano
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Prato-Stemma.png Prato
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Stefano protomartire
Diocesi Diocesi di Prato
Stile architettonico romanico, gotico, barocco
Inizio costruzione XII secolo
Completamento XIV secolo

La cattedrale di Santo Stefano è il principale luogo di culto cattolico della città di Prato, situato in Piazza del Duomo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Cattedrale è una delle più antiche chiese di Prato. Testimoniata già a partire dal X secolo come pieve di Santo Stefano, ma esistente almeno dal VI secolo era la chiesa principale di Borgo al Cornio, il primitivo insediamento pratese. Ristrutturata dal X al XV secolo, appare unitaria per l'equilibrata purezza dei volumi e la vibrante bicromia dei paramenti esterni, in alberese e marmo verde di Prato (serpentino).

La struttura attuale risale al XII secolo (di essa rimangono le fiancate ed il campanile, tranne l'ultima cella conclusa nel 1356). Nel corso del Trecento, per la crescente popolarità della reliquia della Sacra Cintola (in città dal 1141 secondo la tradizione), l'edificio venne allargato: dapprima fu costruito il transetto (forse su progetto di Giovanni Pisano), poi venne eretta la Cappella della Cintola. Gli edifici che si trovavano davanti alla facciata, inoltre, vennero demoliti per poter creare una nuova, larghissima piazza, per ospitare la folla in occasione delle ostensioni della sacra reliquia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Esterno della cattedrale

Nonostante le aggiunte e modifiche avvenuto nel corso di numerosi secoli l'aspetto del Duomo risulta piuttosto unitario e armonico.

La facciata tardo gotica (1386-1457) fu edificata a ridosso, ma non adiacente alla vecchia: nello spazio rimasto è stato realizzato un corridoio che porta al pulpito esterno, costruito da Michelozzo e decorato da Donatello, fra il 1428 e il 1438. Il pulpito fu creato per l'ostensione pubblica dell'importante reliquia della Sacra Cintola della Madonna, che ancora oggi si mostra per Natale, Pasqua, il 1º maggio, il 15 agosto e, nelle forme più solenni, l'8 settembre, festa della Natività di Maria. Sul capitello in bronzo dorato del pulpito una serie di cornici concentriche in marmo bianco accentuano l'effetto centrifugo del pulpito, il cui parapetto (l'originale è nel vicino Museo) simula un tempietto dentro il quale gruppi di angeli intrecciano vivaci girotondi e balli come la farandòla; l'elegante baldacchino a ombrello corona il pulpito.

Sulla lunetta sopra la porta principale venne posta una terracotta invetriata di Andrea della Robbia, raffigurante la Madonna fra i Santi Stefano e Giovanni (protettori rispettivamente di Prato e di Firenze).

Sul fianco destro, ristrutturato intorno al 1160, sono due portali arricchiti da intarsi (con simboli non ancora decodificati) e lo slanciato campanile a torre dei primi del Duecento (progettato dal maestro Guidetto), che in origine fungeva da cavalcavia. Alleggerito da bifore che divengono molto ampie nel penultimo ordine, è concluso da una aerea cella gotica a grandi trifore, aggiunta nel Trecento, come il compatto blocco in pietra alberese del transetto, che si appoggia al campanile. La cella campanaria, piana, fu da ispirazione per quello fiorentino che, secondo il progetto giottesco, era previsto con guglie.

Sempre sul lato destro della chiesa è presente una piccola ed essenziale meridiana che indica il mezzogiorno solare apparente ai solstizi, costituita unicamente dallo gnomone (falsostilo) e dalla linea meridiana.

La porta esterna accanto al campanile ha una macchia rossa nella lunetta sopra il portale. La leggenda vuole che si tratti del sangue uscito dalla mano mozzata a un tal Musciattino pistoiese che nel medioevo cercò di rubare la reliquia del Sacro Cingolo, ma che venne catturato e punito con il taglio delle mani. Una mano allora volò miracolosamente verso la cattedrale, macchiando per sempre i marmi nel punto dove aveva battuto.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Interno

Navate[modifica | modifica sorgente]

L'interno della cattedrale di santo Stefano è a pianta a croce latina e, malgrado i numerosi interventi, presenta un aspetto complessivamente unitario; le tre navate romaniche, del primo Duecento, sono divise da ampie arcate su preziose colonne in serpentino verde con raffinati capitelli, attribuite a Guidetto. Sopra le arcate le pareti riprendono l'alternanza del colore nelle fasce di alberese e "marmo verde". La volta della navata centrale è a botte lunettata ed è stata realizzata nel XVII secolo su progetto di Ferdinando Tacca; coeve sono le barocche cornici interne delle finestre.

Sotto la penultima arcata tra la navata centrale e la navata laterale di sinistra, si innalza l'elegante pulpito rinascimentale in marmo bianco (1469-1473), dall'esile forma a calice, con base arricchita da sfingi, realizzate da Maso di Bartolomeo e da Pasquino da Montepulciano. Il parapetto ha pregevolissimi rilievi di un pittoricismo vibrante, opera di Antonio Rossellino, con l'Assunta e Storie di Santo Stefano e altri con Storie del Battista, di Mino da Fiesole. Lo fronteggia, nella navata opposta, un bellissimo candelabro in bronzo di Maso di Bartolomeo, del 1440, in forma di vaso allungato dal quale escono sette carnosi steli vegetali. Maso realizzò anche il vicino terrazzo interno, in controfacciata, che ha sul fondo una pregevole Assunta di David e Ridolfo del Ghirlandaio.

Di fronte alla Cappella del Sacro Cingolo è un piccolo Crocifisso ligneo di forte espressività, è molto probabilmente l'opera nota di Giovanni Pisano.

Transetto[modifica | modifica sorgente]

Il braccio destro del transetto e il presbiterio

Saliti pochi scalini la chiesa antica si dilata nel vasto transetto trecentesco, tradizionalmente attribuito a Giovanni Pisano, che è in ogni caso opera geniale del suo ambito (forse di un allievo di Nicola Pisano). Nel transetto le cinque altissime volte a crociera hanno naturale conclusione nelle altrettante cappelle absidali, divise da alti semipilastri a fasce, con notevoli peducci figurati.

Il presbiterio, nella sua attuale conformazione (2012), è stato realizzato nei primi anni del XXI secolo dall'americano Robert Morris. Sono sue opere i tre arredi principali: la cattedra vescovile, con seduta in marmo di Carrara e schienale in bronzo, situata sopra la scalinata; l'altare maggiore, situato ad una quota più bassa, sotto l'arco trionfale e costituito da un unico blocco di marmo di Carrara avente la forma di parallelepipedo; l'ambone, interamente in bronzo, caratterizzato da una forma a mantello e da alcune pietre alla base, che vogliono così richiamare il martirio di santo Stefano. Alle spalle del nuovo presbiterio, si trova l'altare maggiore barocco in marmi policromi, sormontato dall'imponente Crocifisso bronzeo di Ferdinando Tacca (1653)

Sulla destra del transetto è il tabernacolo rinascimentale della Madonna dell'Olivo, dei fratelli Da Maiano: la Madonna col Bambino (1480) in terracotta, preziosa nelle forme piene, è opera del celebre Benedetto.

La ricca balaustrata presbiteriale in marmi policromi, secentesca, riutilizza alcune lastre rinascimentali con stemmi e cherubini dell'antico coro, e dà accesso alle cappelle.

Cappelle del transetto[modifica | modifica sorgente]

A destra, la cappella Vinaccesi conserva un notevole Cristo deposto duecentesco, ed è ornata da pregevoli affreschi ottocenteschi del pratese Alessandro Franchi, studiatissimi nel disegno e dalla vivissima resa coloristica, di gusto "nazareno".

Contigua è la cappella dell'Assunta, affrescata nel 1435-1436 da Andrea di Giusto Manzini e dal giovane Paolo Uccello con Storie della Vergine e di santo Stefano, completate da Andrea di Giusto nella parte inferiore, che mostrano una stravagante fantasia nelle scene incantate, con colori definiti e vivaci, eleganti grafismi, e architetture di gusto brunelleschiano.

Le pareti della cappella maggiore sono affrescate con Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, concluse nel 1465, il più celebre ciclo di fra Filippo Lippi. Di concezione monumentale, le figure – con molti vivaci ritratti - sono avvolte in vaporosi panneggi e rese leggere dalla luminosità della pennellata e dall'assenza di contorni netti, e si inseriscono in scenografiche prospettive. In basso, sulla sinistra, sono le Esequie di santo Stefano, ambientate in una basilica paleocristiana, nelle quali il Lippi dipinse papa Pio II, imponente figura in vesti rosse, e all'estremità destra il proprio autoritratto. Di fronte, sulla parete opposta, uno scenografico salone ospita il Convito di Erode, con la composta, elegante Danza di Salomè, e la consegna della testa del Battista alla bella, fredda Erodiade (bellissimi i due giovani all'estremità destra). Anche la vetrata fu disegnata dal Lippi, sebbene ne sopravvivano solo alcune parti[1]. Al ciclo partecipò anche Fra Diamante.

La contigua Cappella Manassei fu dipinta ai primi del Quattrocento con Storie di Santa Margherita e San Giacomo da un piacevole seguace di Agnolo Gaddi, mentre l'ultima cappella a sinistra, degli Inghirami, conserva un bel monumento funebre attribuito a Benedetto da Maiano e una vetrata del primo Cinquecento.

Al capo sinistro del transetto si trova la cinquecentesca Cappella del Santissimo Sacramento, con una pala di Zanobi Poggini (1549) e la volta decorata nell'Ottocento.

Cappella del Sacro Cingolo[modifica | modifica sorgente]

La cappella del Sacro Cingolo

La Cappella del Sacro Cingolo, la zona più sacra di tutta la città, è costituita dal prolungamento verso l'esterno della prima campata della navata laterale di sinistra. È costituita da un unico ambiente di due campate coperto con volta a crociera ed illuminato da un rosone circolare situato sulla parete fondale.

Vi si conserva la Sacra Cintola, cioè la cintura che, secondo antiche tradizioni, fu donata a San Tommaso dalla Vergine durante l'Assunzione, e giunse a Prato nel XII secolo.

La cappella è affrescata con Storie della Vergine e della Cintola, ciclo di sorprendente unità figurativa, dipinto nel 1392-1395 da Agnolo Gaddi con tecnica perfetta e colori luminosi. Notevole è la sintetica veduta di Prato nel Ritorno di Michele, colui che portò la reliquia nella città.

L'elegante altare settecentesco, con rilievo di Emilio Greco, racchiude la Cintola, ed è coronato dalla marmorea Madonna col Bambino (1301 circa), capolavoro di Giovanni Pisano: la piccola, vibrante figura è alleggerita dalle dense pieghe del manto che l'avvolge, e genera un moto ascendente che si conclude nel colloquio di sguardi tra la Madre e il Figlio, che la incorona.

La cappella è chiusa da una preziosa cancellata in bronzo, uno dei migliori esempi del genere conservatisi del Rinascimento, di Maso di Bartolomeo, Pasquino da Montepulciano e collaboratori, con quadrilobi e fregi di un fresco naturalismo.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

L'organo a canne della cattedrale di santo Stefano è stato costruito negli anni sessanta del XX secolo dalla ditta organaria padovana dei Fratelli Ruffatti e dalla stessa restaurato nel 2000.

Lo strumento è a trasmissione elettronica installata nel 2000 al posto della precedente elettrica, possiede una consolle mobile indipendente con tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. Le canne sono situate in tre corpi distinti: due corpi gemelli, con mostra composta da canne di Principale disposte in cuspide unica con ali laterali, situati su apposite cantorie nelle due campate estreme del transetto, ed uno a pavimento nel transetto destro privo di mostra.

Prima tastiera - Corale aperto[2]
Principale 8'
Ottava 4'
XV 2'
XIX 1.1/3'
Ripieno 3 file
Flauto 8'
Flauto in ottava 4'
Tromba dolce 8'
Tremolo


Pedale corale
Bordone 16'
Bordone 8'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
XII 2.2/3'
XV 2'
Ripieno grave 4 file
Ripieno acuto 3 file
Flauto a cilindrico 8'
Flauto in ottava 4'
Cornetto 5 file
Sesquialtera 2 file
Voce umana 8'
Trombone 16'
Tromba 8'
Tuba 8'
Clarion 4'
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Ripieno 5 file
Bordone 8'
Flauto fusato 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Piccolo 1'
Viola 8'
Voce celeste 8'
Oboe 8'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Basso 8'
Ottava 4'
Ripieno 5 file
Subbasso 16'
Bordone 8'
Corno 4'
Flautino 2'
Bombarda 16'
Trombone 16'
Tromba 8'
Tuba 8'
Clarion 4'

Opere già nel Duomo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ scheda sulla vetrata
  2. ^ a pavimento nel transetto

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ferdinando Baldanzi, Della chiesa cattedrale di Prato: descrizione corredata di notizie storiche e di documenti inediti, Prato, Giachetti, 1846. (ISBN non esistente).
  • Angiolo Badiani, Paolo Uccello, Domenico Veneziano, Piero della Francesca e gli affreschi del duomo di Prato, Prato, G. Bechi, 1934. (ISBN non esistente).
  • Angiolo Badiani, Le antiche vetrate del duomo di Prato, Prato, G. Bechi, 1935. (ISBN non esistente).
  • Mario Salmi, Filippo Lippi: gli affreschi nel duomo di Prato, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1944. BNI 1945 1492 (ISBN non esistente).
  • Giuseppe Marchini, Il Duomo di Prato, Milano, Electa, 1957. BNI 1957 9923 (ISBN non esistente).
  • Giuseppe Marchini (a cura di), Il pulpito donatelliano del Duomo di Prato, Prato, Azienda autonoma di turismo, 1966. BNI 66-6366 (ISBN non esistente).
  • Francesco Guerrieri, Donatello e Michelozzo nel pulpito di Prato, Firenze, Edam, 1970. (ISBN non esistente).
  • Giuseppe Marchini, La Cappella del Sacro Cingolo nel Duomo di Prato, Prato, Edizioni del Palazzo, 1975. BNI 78588 (ISBN non esistente).
  • Anna Padoa Rizzo, La Cappella dell'Assunta nel Duomo di Prato, Prato, C. Martini, 1997. BNI 98-6583 (ISBN non esistente).
  • Virginia Barni, Il Duomo di Prato, Prato, Libreria Cattolica, 2009. ISBN 978-88-6430-011-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]