Canapa (tessile)

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Fibra di canapa

La fibra tessile di canapa viene ottenuta dal floema (o libro) dei fusti di piante di Cannabis sativa.

Le fibre (tuttora utilizzate dagli idraulici come guarnizione) per migliaia di anni della civiltà umana sono state importanti grezzi per la produzione di tessili e corde. Per centinaia di anni (e fino a 50 anni fa) sono state la materia prima per la produzione di carta. Oggigiorno sono disponibili varietà selezionate di cannabis libere da principi psicoattivi, liberamente coltivabili in alcuni stati per usi tessili.

Dalle Istituzioni di Berti Pichat la maciulla impiegata in Boemia per accelerare il lavoro tradizionalmente realizzato con mazze o col grametto, la più primitiva delle macchine per separare la fibra dal midollo, l'operazione che conclude il ciclo della coltura. – Biblioteca Fondazione Nuova terra antica.
Collo di camicia in canapa con iniziali

Indice

[modifica] Storia della coltura della canapa in Italia

La coltura della canapa per usi tessili ha una antica tradizione in Italia, veniva usata fin dall'antichità per tessuti resistenti e cordame. Molto legata all'espandersi delle Repubbliche marinare, che l'utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. La tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa in Romagna decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere prodotti ancora oggi.

Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel Ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari. Altro importante centro di produzione della canapa nel corso dei secoli è stato Carmagnola, in Piemonte. Fino all'affermarsi delle tecnofibre la canapa era indispensabile per la marina, per le vele e soprattutto le gomene. Carmagnola diventò il centro non solo di coltivazione, ma anche delle fasi di lavorazione e commercio per l'esportazione verso la Liguria e il sud della Francia, in particolare Marsiglia.

Anche l'industria di trasformazione del tiglio di canapa in filato e poi in tessuto ha una antica origine. Già nel 1876 il Linificio e Canipificio Nazionale era una società quotata in borsa, una delle più antiche e longeve.

La coltivazione andò in crisi per la concorrenza, negli usi meno nobili soprattutto produzione di sacchi, della juta e successivamente del cotone e delle fibre sintetiche.

Nel 1975 quando fu inasprito il divieto della coltivazione della canapa indiana Cannabis indica e nello stesso tempo messe in atto severe normative per la canapa tessile, il settore fu del tutto abbandonato.

Una difficoltà obiettiva, con il restringimento della normativa contro gli stupefacenti, è data dalla somiglianza morfologica delle due specie di cannabis, nonostante la profonda diversità di contenuto di THC (tetraidrocannabinolo) il principio con effetti stupefacenti.

C'è ora la possibilità che il quadro cambi, per l'accresciuta sensibilità per le produzioni agricole non alimentari, i migliorati processi produttivi ma soprattutto per l'adozione di norme dell'Unione europea. Con una evidente contraddizione, quest'ultima con regolamento CEE n 1164 del 1989 prevedeva l'erogazione di un contributo comunitario pari a lire 1.300.000 per ettaro. Proprio negli stessi anni veniva emanato in Italia il DPR 9 ottobre 1990 n. 309 recante il "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti" che menzionava il divieto di coltivazione della cannabis indica e nulla diceva a proposito della cannabis sativa. L'interpretazione corrente era stata, appunto quella dell'estensione del divieto.

I successivi regolamenti CE n. 1672/2000 e 1673/2000 ribadivano le sovvenzioni comunitarie e le autorità italiane si dovettero adeguare alle regole europee. Da qui i primi modesti tentativi di reintroduzione della coltura: 290 ettari nel 2002, 857 ettari nel 2003, 1.000 ettari nel 2004 con presenza in Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana.

[modifica] Caratteristiche agronomiche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cannabis sativa.

La canapa preferisce climi temperati, anche se sopporta climi più diversi. Viene seminata fitta per la canapa da "tiglio" che macerata e sfibrata dà la fibra tessile, con una produzione di fusti molto alti, anche 4 metri più rada per le piante da seme, con piante più basse e più tozze, che oltre l'utilizzo per la seminagione, può essere utilizzata per la produzione di un olio, particolarmente apprezzato per usi cosmetici e raggiunge quotazioni commerciali paragonabili all'olio extravergine di oliva

[modifica] Normativa sull'etichettatura tessile

In Italia la materia è regolata dal Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 194, "Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni del settore tessile":

  • canapa fibra proveniente dal libro della canapa (Cannabis sativa) Sigla CA

[modifica] Bibliografia

  • David Celetti, Filati di canapa: attuali sviluppi di una tradizione antica. Il caso Stylfil Spa, in Annali di storia dell'impresa ASSI, vol. 19, Marsilio Editore, Venezia 2007, pp. 229–292.
  • David Celetti, Produzione, trasformazione e commercio della canapa nelle province venete in età contemporanea, «Archivio Veneto», 170 (2008), pp. 91–124.

[modifica] Voci correlate

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