Area unica dei pagamenti in euro

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I 34 paesi appartenenti alla SEPA (Single euro payments area)

L'Area unica dei pagamenti in euro (Single euro payments area o SEPA) è un'area in cui cittadini europei, imprese e pubbliche amministrazioni effettuano operazioni di pagamento in euro verso un altro conto, potendo contare su sistemi armonizzati per le caratteristiche degli strumenti, gli standard, le infrastrutture e i costi.

L'opportunità riguarda strumenti di pagamento elettronici quali: bonifici, addebiti diretti e carte di pagamento.

Caratteristiche e scopi[modifica | modifica wikitesto]

Con la SEPA non c'è differenza tra un bonifico tra Roma e Milano e uno tra Roma e Lisbona. Domiciliare una bolletta presso un conto aperto in una banca a Francoforte equivale a domiciliarlo sul proprio conto in Italia. Ad esempio un cittadino europeo che risiede in un Paese può gestire i suoi pagamenti da un conto acceso presso una banca fuori dal suo Paese; una multinazionale può pagare lo stipendio dei dipendenti in Europa accentrando la tesoreria in un Paese; un ente previdenziale può pagare le pensioni nei Paesi SEPA a partire da un solo conto.

L'aspettativa è che tale approccio, grazie all'adozione di uno standard e alla semplificazione delle procedure, funga da stimolo agli scambi commerciali europei, aumenti la concorrenza tra i prestatori di servizi di pagamento e, per questa via, contribuisca alla diminuzione delle tariffe, rendendo più efficiente, sicuro e conveniente il mercato dei servizi di pagamento.

Paesi aderenti[modifica | modifica wikitesto]

L'area unica dei pagamenti in euro comprende 34 Paesi[1]:

L'entrata in vigore della SEPA comporta dunque, per ciascuno dei paesi aderenti, il passaggio dagli schemi di pagamento correntemente in uso mel proprio mercato nazionale (BON e RID nel caso Italia) agli schemi di pagamento standardizzati a livello Europeo: il SCT (SEPA Credit Transfer) e il SDD (SEPA Direct Debit).

La governance del progetto SEPA[modifica | modifica wikitesto]

La SEPA è nata come iniziativa di autoregolamentazione del mercato, ispirata, promossa e supportata dalla Commissione Europea, sotto la sorveglianza e l'indirizzo dell'Eurosistema (espressione che pone in uno la Banca Centrale Europea e le Banche Centrali Nazionali degli Stati che adottano la moneta unica), guidata dall'industria bancaria europea, che la realizza mediante un organo ad hoc - lo European Payments Council (EPC) - e con il coinvolgimento delle parti interessate (associazioni delle imprese, dei consumatori, della pubblica amministrazione). La SEPA si pone come un progetto ambizioso che avrebbe dovuto concludersi entro febbraio 2010. Molti sono i motivi che non hanno consentito la realizzazione del progetto nei termini:

  • una governance troppo banco-centrica, in cui erano poco o per nulla rappresentati gli altri attori coinvolti nel progetto. A ciò si è posto rimedio nel giugno 2010 con l'istituzione del SEPA Council, con compiti di promozione e coordinamento del progetto. Nel SEPA Council, oltre ai PSP (Prestatori di Servizi di Pagamento, cioè le banche, gli Istituti di pagamento e gli Istituti di moneta elettronica), trovano espressione rappresentanti delle imprese, delle Pubbliche Amministrazioni e dei consumatori;
  • l'onerosità del progetto, che richiede ingenti investimenti tecnologici per vantaggi che non sono stati subito percepiti dalle banche;
  • una campagna informativa insoddisfacente;
  • lo scarso coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni che, per l'ingente quantità di pagamenti effettuati annualmente, nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare il volano per raggiungere in tempi brevi una massa critica di pagamenti SEPA-compliant.

Per dare l'impulso alla realizzazione della SEPA, la Commissione Europea ha emanato il Regolamento n. 260/2012 fissando il termine (cosiddetta "End-date") entro il quale gli schemi di pagamento domestici relativi ai bonifici e agli addebiti diretti devono migrare verso gli schemi SEPA. Tale termine è stato fissato per il 1° febbraio 2014; con la successiva pubblicazione del Regolamento n. 248/2014 gli organi legislatori Europei hanno inoltre conferito alle banche ed alle imprese un ulteriore "grace period" di 6 mesi per consentire lo svolgimento di una migrazione graduale e garantire la continuità dei servizi di pagamento offerti ai consumatori durante questo importante momento di transazione. In conseguenza di ciò il termine ultimo per completare le attività di migrazione risulta fissato al 1°agosto 2014.

L'applicazione del Regolamento 260/2012 nei fatti cambia i connotati del progetto SEPA da iniziativa di mercato ad adesione facoltativa a progetto obbligatorio.

Il SEPA Credit Transfer[modifica | modifica wikitesto]

I servizi a valere sullo schema di bonifico SEPA sono offerti ai clienti dalle banche europee dal 28 gennaio 2008. Il bonifico SEPA è uno strumento di base per eseguire pagamenti da conto a conto. Non rientrerebbero quindi nello Schema i bonifici per cassa. Lo strumento paneuropeo sostituirà gradualmente nei paesi SEPA gli strumenti domestici sino al 1º febbraio 2014, dopodiché si adotterà lo schema SEPA per i bonifici.

Tempi massimi di esecuzione del SEPA Credit Transfer[modifica | modifica wikitesto]

Il tempo massimo di esecuzione inizialmente previsto dallo Schema SEPA era di 3 giorni lavorativi successivi alla data di accettazione dell'ordine da parte della banca ordinante: entro due giorni lavorativi da tale data la banca del soggetto ordinante deve regolare i fondi nei confronti della banca del beneficiario; la banca del beneficiario doveva accreditare le somme, nonché dare valuta, entro il giorno lavorativo successivo a quello di ricezione dei fondi. In coerenza con la Direttiva europea n. 2007/64/CE - PSD sui servizi di pagamento, il tempo massimo di esecuzione dello schema di bonifico SEPA è sceso dal 1º novembre 2009 a 2 giorni lavorativi successivi alla data di ricezione dell'ordine del cliente, non alla data di accettazione della banca. In particolare, la banca del beneficiario dovrà ridurre i tempi di esecuzione e riconoscere al proprio cliente i fondi subito dopo averli ricevuti dalla banca dell'ordinante (cosiddetta valuta compensata). Dal 2012 i tempi di esecuzione sono stati ulteriormente ridotti ad 1 giorno lavorativo successivo alla data di ricezione dell'ordine grazie alla contrazione del tempo di esecuzione della banca dell'ordinante. La legge consente ai prestatori dei servizi di pagamento di definire un termine in prossimità della fine della giornata operativa, decorso il quale l'ordine di bonifico del cliente si considera ricevuto nella giornata lavorativa successiva.

Per gli ordini di bonifico conferiti dal cliente in anticipo rispetto alla data di esecuzione richiesta dallo stesso cliente (indicata in un campo specifico delle maschere di home banking), le banche offrono ai clienti un servizio scadenziere: è la banca ordinante ad attivarsi per far sì che l'esecuzione dell'ordine sia avviato nel giorno richiesto dal cliente ordinante.

Codici IBAN e BIC[modifica | modifica wikitesto]

Per eseguire un bonifico SEPA sarà necessario fornire alla propria banca il codice IBAN del conto su cui il pagamento dovrà essere accreditato e il codice BIC (codice SWIFT) della banca del beneficiario. Le banche potranno offrire alla clientela il servizio di derivazione del BIC dall'IBAN (desumendolo da tabelle di conversione dei codici nazionali di banca e sportello presenti nell'IBAN). Il Regolamento europeo n. 260/2012 ha previsto per le banche europee il principio di derivare il codice BIC, che individua banca e sportello alla quale va il bonifico, dai codici nazionali di banca e sportello presenti nell'IBAN di ogni paese europeo (per l'Italia sono ABI e CAB). Il principio è obbligatorio per i bonifici nazionali dal 1º febbraio 2014, per i cross border europei dal 1º febbraio 2016.

La valuta di accredito del bonifico SEPA sul conto del beneficiario[modifica | modifica wikitesto]

Ad oggi, il bonifico SEPA non consente all'ordinante di indicare la "valuta" dell'accredito dei fondi sul conto del beneficiario, come nel caso di bonifico nazionale italiano. Quindi con il bonifico SEPA non sarà possibile chiedere l'accredito dei fondi sul conto del beneficiario con valuta precedente alla data di regolamento fra banche dei fondi (c.d. prassi della valuta antergata[3]).

La fase di accredito del bonifico SEPA[modifica | modifica wikitesto]

In coerenza con l'ordinamento giuridico nazionale, l'accredito del bonifico SEPA viene eseguito dalle banche italiane controllando che il nome o la denominazione del beneficiario del pagamento, presente nel messaggio di bonifico, corrispondano all'intestatario del conto individuato dall'IBAN. Quando le procedure informatiche delle banche non riscontrano questa corrispondenza, il bonifico ricevuto viene "sospeso" e in un secondo momento, con l'intervento di personale addetto, piazzato "manualmente" sul conto del beneficiario se l'errore è "sanabile", restituito all'ordinante (storno) quando la banca non è in grado di individuare il beneficiario. La prassi bancaria potrà essere modificata nel recepimento della Direttiva europea sui servizi di pagamento, che limita la responsabilità delle banche, per il corretto accredito delle somme, solo con riferimento all'identificativo indicato dal cliente ordinante. Posto che lo Schema di bonifico SEPA individua nel codice IBAN l'identificativo del beneficiario, le banche potrebbero modificare e semplificare le proprie procedure di piazzatura prevedendo l'accredito immediato sul conto se l'IBAN presente nel messaggio di bonifico SEPA corrisponde a quello di uno dei propri conti, viceversa restituire il bonifico alla banca ordinante. Tale circostanza determinerebbe da un lato lo snellimento delle attività "manuali" di piazzatura delle banche, un risparmio di tempi e costi, dall'altro il rischio di un errore di pagamento per l'ordinante ed il beneficiario e anche rischi di truffe ai danni delle banche quando quest'ultime sono ordinanti di bonifici (ad esempio a fronte di erogazione di prestiti con accredito su altra banca). L'impostazione della Direttiva europea è volta a automatizzare la lavorazione lato banca del beneficiario, così da contrarre costi e tempi di esecuzione (la direttiva infatti ha chiesto alla banca del beneficiario di accreditare le operazioni ricevute "immediatamente dopo", superando la prassi bancaria di accredito nel giorno successivo a quello di ricezione). L'impostazione europea ritiene infatti che l'eliminazione del rischio di un IBAN truffaldino da una controparte commerciale non debba appesantire il processamento dei pagamenti.

Il SEPA Direct Debit[modifica | modifica wikitesto]

Il SEPA Direct Debit (conosciuto anche mediante l'acronimo SDD) è il nuovo strumento SEPA per l'incasso pre-autorizzato su mandato all'addebito richiesto dal debitore a favore di un suo creditore. I servizi a valere sugli Schemi di addebito diretto SEPA sono offerti ai clienti delle banche europee dal 1º novembre 2009. Gli addebiti diretti SEPA sono strumenti di base che consentono ad un creditore di disporre tramite la propria banca l'addebito del conto di un debitore (presso la stessa banca o presso una banca diversa), sulla base di un mandato sottoscritto dal cliente debitore in via preliminare rispetto all'avvio delle operazioni e rilasciato al creditore stesso. Può riguardare una serie di operazioni o una singola. Lo European Payments Council ha previsto due distinti Schemi di addebito diretto, uno "core" pensato per i rapporti fra impresa creditrice e consumatore pagatore (B2C), sebbene utilizzabile anche da pagatori imprese, ed uno tagliato sulle esigenze esclusive dei rapporti fra impresa e impresa (B2B). Gli strumenti paneuropei che inizialmente dovevano andare gradualmente a sostituire nei paesi SEPA i corrispondenti strumenti nazionali (in Italia sostituirà il cosiddetto RID), sono diventati obbligatori ed esclusivi dal 1º febbraio 2014 per effetto del Regolamento europeo n. 260/2012.

Per i cosiddetti "prodotti di nicchia" (per l'Italia si tratta del RID a importo fisso e RID finanziario) l'obbligo di migrazione decorre invece dal 1° febbraio 2016.

Alcuni servizi di pagamento sono tuttavia esclusi dall'applicazione del Regolamento: per il mercato italiano sono prevalentemente MAV, RAV e RIBA.

Il mandato negli Schemi di SEPA Direct Debit[modifica | modifica wikitesto]

È il contratto con il quale il debitore fornisce due distinte autorizzazioni. Autorizza il creditore a disporre uno o una serie di addebiti a valere sul proprio conto. Autorizza altresì la propria banca ad addebitare il conto in base alle suddette istruzioni fatte pervenire tramite il creditore. Può assumere la forma cartacea ovvero essere sottoscritto e rilasciato elettronicamente (e-mandate). Nel SDD non figura mai l'importo dell'operazione, sia nel caso l'autorizzazione sia riferita a una singola operazione sia nel caso di una serie. Le informazioni di base in esso contenute sono il codice IBAN del conto corrente da addebitare e il codice BIC della banca presso cui il conto è detenuto, il nome del Debitore sottoscrittore, il codice identificativo del Creditore, il nome del creditore e altre informazioni di contorno. Con riferimento al BIC vale quanto detto sopra per il bonifico, cioè il Regolamento n. 260/2012 ha previsto l'obbligo per la Banca di ricavare il BIC della banca del pagatore a cui è indirizzato l'addebito, traducendolo dai codici nazionali di banca e sportello contenuti nell'IBAN del conto che il creditore sta chiedendo di addebitare. Negli schemi del SDD, il mandato, sottoscritto dal Debitore, deve essere sempre rilasciato al Creditore, che ha il compito di conservarlo quale prova del consenso fornito dal Debitore alle operazioni in caso di eventuali contestazioni. Gli schemi prevedono inoltre che la cancellazione del mandato ovvero qualsiasi modifica ai suoi elementi (es. variazione del conto di addebito) debba essere concordata tra Creditore e Debitore, nel secondo caso con evidenze da conservare per il Creditore sempre in caso di eventuali contestazioni.

I Diritti del Debitore nello Schema core[modifica | modifica wikitesto]

La maggior tutela a garanzia del Debitore nello Schema di addebito diretto SEPA core è rappresentata dal diritto di rimborso per operazioni autorizzate, esercitabile entro 8 settimane dalla data dell'addebito. Il diritto di rimborso è basato sulla logica anglossassone del "no asked question based": le banche non sono tenute a chiedere il perché della richiesta di rimborso avanzata dal debitore, bensì solo ad eseguirla. In altre parole, anche se il debitore ha firmato il mandato autorizzativo, che è un po' come mettere ogni volta che non trova corretto l'importo addebitato, può esercitare il diritto di rimborso, assumendosene tuttavia le responsabilità. Questo significa che se poi l'importo era giusto o altro le banche sono impegnate dallo Schema a riaccreditare senza indugio le somme prelevate dal conto del Debitore. A livello interbancario il diritto di rimborso del Debitore sino a 8 settimane successive alla data di addebito si traduce in una garanzia fornita dalla banca del Creditore alla banca del Debitore: quest'ultima infatti ha la possibilità di chiedere indietro alla banca del Creditore i fondi trasferiti a fronte di richiesta del suo cliente per tutta la durata del diritto.

Le infrastrutture nella SEPA[modifica | modifica wikitesto]

Lo European payments council, organo delle banche europee incaricato di realizzare la SEPA, dopo alcuni iniziali tentativi di individuare un soggetto a cui affidare lo svolgimento dei servizi di infrastruttura (trasporto dati, elaborazione, regolamento in base monetaria), ha lasciato al mercato e alle sue logiche la ricerca del migliore assetto, limitandosi a definire alcuni principi di alto livello che i gestori di infrastruttura devono rispettare.

Si sono dunque fronteggiati sul mercato, e continuano, due modelli distinti: il primo è quello che vede un unico soggetto offrire a tutte le banche europee l'infrastruttura necessaria; il secondo è invece basato su "n" gestori di infrastruttura, che offrono i servizi ciascuno alle proprie banche, collegati fra loro da accordi di interoperabilità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I PAESI DELL' AREA SEPA
  2. ^ Ingresso di San Marino nella SEPA
  3. ^ La possibilità di effettuare bonifici con valuta antergata è decaduta (anche per i bonifici "Italia") con il decreto legislativo 11/2010. Si veda: Bonifici e Incassi, guida alla PSD, dal sito abi.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]