Aikidō

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Aikidō (合気道 ? anche (合氣道? usando un più antico kanji) letteralmente significa "via [] dell'armonizzazione [ai] dell'energia [ki]"), è una moderna arte marziale giapponese praticata a mano nuda e con armi tradizionali (bastone, spada, pugnale) chiamati ken (spada), jo (bastone) e tomaucci(il pugnale). I praticanti vengono chiamati aikidōka (合気道家?). Fu sviluppata da Morihei Ueshiba (植芝盛平?) (anche chiamato dagli aikidōka Ōsensei (翁先生? "Grande maestro")) a cominciare dagli anni trenta del '900. Il fondatore continuò ad insegnare la sua arte sino a poche settimane dalla morte, praticando nonostante un tumore allo stomaco in fase terminale.

Indice

[modifica] Le radici

Tecnicamente le radici dell'aikidō sono molteplici e affondano negli innumerevoli stili di combattimento che il Fondatore apprese durante la prima metà della sua lunga vita. Alcuni principi fondamentali (quelli dell'aiki, ossia dell'armonizzazione dell'energia interiore) in parte in una antica arte marziale nota come Daitōryū Aikijūjutsu (大東流合気柔術?), di cui Ueshiba divenne maestro sotto l'insegnamento dell'ultimo discendente di un clan guerriero del Giappone feudale. Per la parte armata l'aikido è una sintesi di vari stili di combattimento con spada, bastone, lancia e affini. Ad ogni modo il Fondatore fu esperto praticante di moltissimi stili ed arti di combattimento, tanto da divenire famoso per la sua imbattibilità contro qualsiasi sfidante. L'aikido è una geniale sintesi tecnica di questo universo marziale del Giappone del primo novecento, a cui il Fondatore diede una profonda impronta spirituale, soprattutto durante l'ultima fase della sua vita. Infatti, va sottolineata la differenza tra aiki-jutsu (tecniche di combattimento basate su principi aiki – armonizzazione dell'energia interiore), dalla denominazione di aiki-do (ossia "via" dei principi aiki), che il fondatore attribuì alla sua arte, per enfatizzarne il contenuto trascendente. La spiritualità di Ueshiba si esprimeva in forme molto personali nei rituali e nelle pratiche Shintoiste che avevano radici antiche e che spesso erano di difficile comprensione anche per i suoi più stretti allievi ed amici. In questa "svolta" spirituale fondamentale fu l'incontro di Ueshiba con una importante personalità nipponica dei primi del novecento, Onisaburo Deguchi, sacerdote di una setta nota come Omoto-kyo, di cui il fondatore divenne amico e discepolo.

Onisaburo Deguchi, patriarca della religione Omoto, fu anche il principale responsabile della parentesi politica della vita del fondatore dell'Aikido, il quale all'età di 36 anni si lasciò indurre da Deguchi a seguirlo nei suoi progetti esagerati, se non folli, miranti ad espandere al di fuori dei confini del Giappone l'influenza del partito politico Omoto da lui fondato e della corrispondente religione Omoto, spingendosi in Asia fino alla Mongolia dove trovarono pane per i loro denti e tale avventura politica su base religiosa fallì miseramente.
Avventura collegata alla militanza del fondatore dell'Aikidō nel partito politico collegato alle ideologie sociali della religione Omoto, che gli costò quasi la vita, essendosi salvato da sicura morte unicamente per il miracoloso intervento "in extremis" del consolato giapponese, intervenuto all'ultimo momento quando nonostante si tramandino gesta epiche e fatti di combattimenti strabilianti ad opera del fondatore dell'Aikido sul territorio continentale asiatico, ormai catturati e arrestati dalle autorità cinesi, la loro fine sembrava già segnata ed imminente.
Dopo queste manifestazioni di incontinenza politica, gli aderenti al partito Omoto pare fossero stati tenuti di mira per un po' di tempo in Giappone e fossero anche socialmente osteggiati, ma il fondatore dell'Aikidō pare non abbia sofferto troppo di ciò, poiché dopo tale parentesi si disgiunse stabilmente dalla politica per immergersi completamente nella sua ricerca spirituale, da cui trasse infine i presupposti per questa nuova ed in un certo senso rivoluzionaria disciplina consistente in quell'innovativa arte marziale spirituale denominata Aikidō.

[modifica] La storia

AI-KI-DO
AI-KI-DO

Il nome aikido è formato da tre caratteri sinogiapponesi, 合気道 che usando la traslitterazione più comune vengono scritti come: Ai, Ki e . Spesso vengono tradotti rispettivamente come: armonia, energia e via, quindi aikido può essere tradotto come "la via dell'armonia attraverso l'energia". Un'altra interpretazione comune degli ideogrammi è armonia, spirito e via quindi aikido diventa: "la via per l'armonia dello spirito". Entrambe le interpretazioni evidenziano il fatto che le tecniche dell'aikido si basano sul controllo dell'attaccante controllando e deviando la sua energia e non bloccandola.

La storia e l'evoluzione dell'aikido non può prescindere, almeno nella sua fase iniziale, dalla vita del suo fondatore Morihei Ueshiba ( o sensei , Tanabe 1883 - Tokyo 1969). Come gli fu riconosciuto anche in vita, egli è stato tra i più grandi guerrieri della storia del Giappone. Durante tutta la sua vita si dedicò allo studio e alla pratica di innumerevoli stili di arti marziali, sia armati che a mano nuda, che erano diffusamente insegnati e praticati in tutto il Giappone alla fine del diciannovesimo secolo. Da bambino, essendo di corporatura gracile, fu spinto da suo padre, mercante benestante, a praticare il sumo (la antica lotta tradizionale giapponese). Durante la sua giovinezza, Morihei praticò innumerevoli stili di combattimento. Ben documentata e riconosciuta anche da Moriehei stesso, è l'influenza fondamentale dello studio del Daito-Ryu: durante uno dei suoi viaggi nel nord del paese agli inizi degli anni '20, Morihei ebbe modo di incontrare e di divenire l'allievo principale di Sosaku Takeda, ultimo discendente del clan Aizu (scampato da bambino al suicidio di massa della sua famiglia), e autoproclamatosi ultimo maestro di un'antica arte marziale nota col nome di "Dayto-Ryu".

Il Dayto-Ryu, le cui incerte origini risalirebbero intorno all'anno 1000, fonda i suoi principi su un'arte chiamata Oshikiuchi, tale arte era appannaggio di una famiglia, gli Aizu, che vivevano in Hokkaido (regione estrema situata nel nord del Giappone). Era questa un'arte di combattimento particolarmente letale che aveva le sue radici nella classe dell'aristocrazia guerriera del Giappone feudale, e nasceva dall'evoluzione di tecniche di spada che erano poi adattate anche all'azione a mano nuda, il cui intento principale era neutralizzare l'avversario, causando a questi danni gravi, spesso addirittura mortali.

Di questa arte, che era tra le più importanti forme di aiki-jutsu, Morihei assimilò i princìpi fondamentali. una volta affrancatosi dall'opprimente presenza del suo maestro (uomo fortissimo dal carattere violento e schivo, analfabeta, spadaccino temutissimo dedito agli antichi costumi e alle tradizioni feudali), egli si trasferì a Tokyo dove iniziò ad insegnare in un suo dojo personale, affinando e sviluppando le tecniche che oggi sono alla base della pratica dell'aikido. Morihei operò una sistematica semplificazione del Daito-Ryu, scartando le tecniche più pericolose e di più astrusa esecuzione (pare ne fossero codificate migliaia), e le rese più fluide e veloci nell'esecuzione, in modo da ridurre al minimo l'uso della forza ed accentuando i movimenti circolari che sono propri dell'aikido così come lo conosciamo oggi. Sebbene l'impronta del Dayto-Ryu sia perfettamente rintracciabile nell'esecuzione delle tecniche del Morihei più giovane (di cui esiste un archivio fotografico che servì per il libro "Budo" del 1938, l'unica pubblicazione firmata dal Fondatore), l'aikido è una sua elaborazione personale, frutto del suo genio e della sua abilità come praticante di diversi stili marziali. La principale differenza tra l'aikido e le antiche arti da cui esso trae origine, è che l'aikido è un'arte marziale che ha come primo intento quello di salvaguardare l'integrita dei combattenti. Infatti, nell'aikido importante è la collaborazione richiesta sia all'ukè (colui che attacca e subisce la tecnica), nel permettere l'applicazione della tecnica completa da parte del torì, che si estrinseca nell'esecuzione di cadute e proiezioni altamente spettacolari. Questo permette un coinvolgimento completo dell'attenzione e del lavoro muscolare di entrambi i praticanti, ed evita il ricorso a tecniche troppo violente, che sarebbero necessarie nel caso in cui ukè non collaborasse all'azione, il che renderebbe i movimenti meno armonici e "puliti". Nonostante ciò, è bene sottolineare che le tecniche dell'aikido essendo applicate alle principali articolazioni del corpo umano, sono comunque efficaci anche come difesa personale contro un aggressore non collaborativo.

Tori nell'interpretazione classica del Bujutsu è colui che determina la tecnica e uke è colui che la subisce, nell'Aikido questa "regola" viene confermata dal fatto che l'azione operata attraverso il movimento dichiaratamente anticipato da parte dell'uke , permette a questo di "esaurire" l'azione marziale del tori in due modi: o prima che questa si esplichi (irimi); o dopo che questa si è esaurita (Ura); in un esperto l'azione può benissimo essere combinata ma occorrono anni di duro allenamento, soprattutto con le armi.

Per quel che riguarda le armi dell'aikido, anche queste furono ridotte essenzialmente a due: la spada e il bastone corto; mentre la pratica del Dayto-Ryu comprendeva movimenti di yari (lancia), jo (bastone corto: 127 o 123 cm) e probabilmente anche il juken (baionetta), il jitte (daga) e addirittura tecniche eseguite con un tipo di ventaglio tradizionale o con ombrello. Nelle tecniche di jo sono confluite, con un'opportuna semplificazione, tutte quelle che si potevano effettuare con armi di "allungo": lancia, bastone lungo, e simili. L'influenza della spada è molto forte; si può dire che un praticante di aikido muove il proprio braccio come se fosse una spada. Gli attacchi shomenuchi e yokomenuchi derivano entrambi da attacchi con le armi. Il coltello (tanto) viene utilizzato solo per attacchi da neutralizzare a mano nuda, in quanto, contro bastone o spada opportunamente maneggiati, l'attacco di coltello è perdente in principio. Alcune scuole di aikido non usano armi nell'allenamento, altre dedicano metà del loro tempo nello studio del bokken (spada di legno), del jo (bastone) e del tanto (coltello di legno). La maggior parte delle tecniche di aikido possono essere eseguite sia armati di spada o di bastone che a mani nude.

In realtà le vere tecniche di Meguri, ossia delle rotazioni derivano espressamente dal brandeggio della Yari, la lancia di cui O-Sensei era un abilissimo esecutore, nel ChinKon Kishin Misogi no Yari che viene celebrato nelle ricorrenze ufficiali si possono vedere (per chi lo conosce) chiari e netti i movimenti che legano i principi del kokyu a quelli del brandeggio dell'arma.

Un'altra discendenza diretta dal Daito-Ryu è quella delle tecniche da eseguire in ginocchio (suwari waza), che derivano dalla necessità di potersi difendere anche all'interno del proprio palazzo da agguati imprevisti partendo da una posizione di inferiorità quale quella della postura tradizionale, quella appunto in ginocchio. Moriehei dava grande importanza all'esecuzione di queste tecniche in ginocchio, divenute inutili da un punto di vista pratico immediato, perché riteneva che solo così era possibile sviluppare gambe robuste ed anche estremamente mobili, fondamentali nei movimenti rapidi e circolari in piedi dell'aikido.

proiezione dopo "kokyu-nage"
proiezione dopo "kokyu-nage"

[modifica] Le Tecniche

L'Aikidō incorpora un'ampia serie di tecniche che usano i principi di energia e movimento per deflettere e neutralizzare l'attacco, o più attacchi, da parte di una o più persone. Ai livelli più alti l'Aikidō può essere usato per difendersi senza causare gravi danni né al difensore né all'attaccante. Se praticato correttamente dimensioni e forza non sono importanti per l'efficacia della tecnica. L'Aikidō è considerato una delle arti marziali più difficili in cui diventare esperti.

Esistono cinque tecniche fondamentali di immobilizzazione (ikyo, nikyo, sankyo, yonkyo, gokyo) che terminano applicando una leva articolare dolorosa alle braccia o alle gambe, che "inchioda" l'avversario al tappeto.

Il Gokyo è il principio che racchiude in se la complessità dei precedenti, esso infatti rappresenta il pollice, che di fatto antagonizza nella mano l'effetto prensile delle altre quattro dita, le quali hanno di per se una natura unica e specifica, un dito ciascuno: il Pollice rappresenta la forza fisica, è l'allievo Mochizuki; l'indice rappresenta la direzione e la perfezione tecnica, è l'allievo Tomiki; il medio rappresenta l'ecletticità e la capacità organizzativa e che avrebbe dovuto guidare la Scuola di O-Sensei, ossia Thoei; l'anulare è la linea della famiglia è la linea del cuore e rappresenta il figlio Kisshomaru, il mignolo è la linea del Ki, è la linea del Te Gatana ed è il più giovane degli allievi ed il suo ultimo delfino: Kobayashi Hirokazu.

Esistono poi svariate tecniche di proiezione (tenchi-nagè, irimi-nagè, udekime-nagè ecc.), che terminano proiettando l'avversario al suolo lontano da se stessi. L'Aikido è composto da moltissime tecniche fondamentali, e su questo punto sarebbe opportuno tenere in considerazione che molte sono andate perse e trasformate per motivazioni che nulla hanno a che fare con lo studio puro della Via.

In origine esse si dividevano in dodici principi detti Kyo e più di 24 movimenti di controllo dell'avversario. I suddetti principi e movimenti si combinavano poi tra loro dando vita ad invfinite variazioni.

Oggi, come accennato, i principi (Kyo) che comunemente si insegnano sono stati ridotti a sei, e i movimenti a quindici. In più è cambiato il metodo di allenamento e di applicazione, facendo sembrare l'Aikido comunemente praticato apparentemente poco adatto ad una difesa intesa come reazione, secondo i principi AIKI, ad attacchi reali. Questo non deve trarre in inganno. L'Aikido originale è stato creato e fondato proprio in difesa da attacchi micidiali, armati e multipli, ma questa è una linea che pochi perseguono e pochissime scuole promuovono, preferendo una pratica meno pericolosa.

I sei principi sono i seguenti:

  • Ik-kyo (primo principio o prima chiave)
  • Ni-kkyo (secondo principio)
  • San-kyo (terzo principio)
  • Yon-kyo (quarto principio)
  • Go-kyo (quinto principio)
  • Ro-kkyo (sesto principio)

I quindici movimenti sono i seguenti:

  • Irimi-Nage
  • Kote-Gaeshi
  • Tenchi-Nage
  • Kokyu-Nage
  • Shiho-Nage
  • Udekime-Nage
  • Ude-Garami
  • Juji-Garami
  • Hijikime-Osae
  • Sotokaiten-Nage
  • Uchikaiten-Nage
  • Koshi-Nage
  • Ushiro-Kiriotoshi
  • Aiki-Nage
  • Aiki-Otoshi

Queste sono le tecniche fondamentali dalle quali si articolano e derivano ogni altra variazione tecnica. Possono essere usate contro qualsiasi tipo d'attacco sferrato dalle posizioni più diverse.

Sia le techiche di immobilizzazione che di proiezione possono essere praticate in forma positiva (omotè), che in forma negativa (urà). Nel primo caso ci si riconduce ad una azione di irimi e si entra nel centro, dentro la guardia dell'avversario attaccante; nel secondo (azione di tenkan) si tende a porsi nel centro dell'avversario, affiancandolo, solitamente uscendo lateralmente al suo attacco: l'azione è poi tesa a sbilanciare l'avversario costringendolo a ruotare attorno al proprio centro.

Nei principi più volte esposti da O-Sensei e praticamente dimostrati, si può ben notare come viene praticata visibilmente l'arte dell'anticipo, sen no sen; che raggiungono poi connotazioni precise di assoluto anticipo su ogni azione di Uke nel Sochikubai no Kempo il "kata" di spada, che racchiude i principi generali su cui si fondano i movimenti dell’aiki ken jutsu: Matstu no tachi la spada come fosse abete; Take no tachi, la spada come fosse bambù; Ume no Tachi, la spada come fosse pruno e quelli del tai jutsu da essi derivati, quali: itto ishin , sokumen irimi, chokuse irimi. Tutto ciò assume un significato ed ha una connotazione nel Budo che invero è assai differente dalla stereotipata tipologia con cui viene classificata quella dell'Aikido in generale. Innanzi tutto è assai generico parlare di difesa e di offesa per quanto riguarda una disciplina che in ogni caso utilizza l'uso delle armi, nell'allenamento tradizionale, anche se ad onor del vero la stragrande maggioranza dei praticanti non conosce tale pratica, ma questo non vuol dire che nell'Aikido originale essa non era compendiata, infatti la ragione della differente diffusione dell'Aikido dalla sua matrice originale, dipende esclusivamente d a semplici fattori: nella seconda metà degli anni cinquanta, allorché si iniziò l'opera di espansione e di rafforzamento della Fondazione Aikikai, necessariamente le regole ed i programmi tecnici dovevano essere dettati dal Doshu che già sin da allora non era più O-Sensei che poco o niente aveva a che fare con la stessa organizzazione teso come era a dedicarsi alle sue ricerche personali ed all’evoluzione di quello che Lui stesso definisce Ame no uki ashi, ponte divino teso fra terra e cielo. In ogni caso, vuoi per lasciare al figlio libertà d’azione o per qualunque altro motivo, sta di fatto che la generazione di istruttori quel periodo vede nei soli principi indicati dallo stesso O-Sensei come i pilastri portanti del tai jutsu, le tecniche esclusive cui dedicare attenzione alla pratica e non altro, e cioè:

  1. Shiho-nage
  2. Irimi-nage
  3. Kaiten
  4. Kokyu-ho
  5. Osae-Waza
  6. Ushiro-Waza

Tutto il resto diventa, secondo le pratiche necessità organizzative, un inutile sforzo di studio, cui solo pochissimi potrebbero attendere, data la vastissima materia da considerare e su cui allenarsi, che spazia da antichi kata derivati dal Muso shinto ryu jodo, ad estenuanti allenamenti con il bokken, da kumi tachi, molto difficili e pericolosi, a faticosissimi allenamenti con Jo e Yari, costanti e quotidiani, per poter avere quella prontezza e quell'efficacia necessaria, poi, alla pronta risposta del corpo a mani nude. Così l'Aikido diviene una Scuola di Ju jutsu, più armonica delle altre, ma non tanto dissimile dalle altre, con precisi programmi d'esame, assai canonizzati, necessariamente unificati ed allenamenti molto ma molto discostanti da quelli originali, lasciando solo alla ampia saggistica di O-Sensei, invero mirabile e profonda, il compito di coprire con moltissime parole, l'ampia filosofia d'amore e d'armonia, cui si è ammantato l’Aikido in tutti questi anni, colmando così di fatto il vuoto “marziale”, ma meglio si può dire del Budo cui immancabilmente le Federazioni dovevano creare, per poter diffondere tale disciplina, soprattutto affrettandosi a formare istruttori a più non posso. Per questo, tristemente, oggi molti giapponesi non conoscono di fatto lo Shin Kokkyu e a cosa si riferisca o a cosa serva.

[modifica] Allenamento

Il metodo di allenamento e la sua intensità, varia da organizzazione a organizzazione - a seconda del dojo d'appartenenza. Le lezioni si svolgono con un maestro che mostra/esegue alcune tecniche e gli allievi che cercano di applicare tecnica e principio mostrato. L'allenamento delle tecniche si effettua a coppie, scambiandosi i ruoli di uke,chi porta l'attacco, e nage o tori, chi esegue la tecnica. Nell'Aikido imparare a cadere è fondamentale, sia per difendersi da un attacco, sia per subire una tecnica senza riportare danni o riducendo questi al minimo. Lo sviluppo dell'agilità, della percezione degli spazi e dei movimenti dell'avversario, uniti alla precisione del gesto e del movimento del corpo, educano col tempo l'allievo a eseguire le tecniche, prima definite rigidamente e in modo statico sotto forma di esercizi, poi in modo più dinamico e realistico. Per questo motivo, spesso i maestri ritengono utile che gli studenti fin da subito - anche se in modo proporzionato all'esperienza - prendano parte a jiyu-waza o randori, ossia allenamenti in cui tori è sottoposto a più attacchi da più uke, in modo da rendere gli stessi attacchi meno prevedibili e il contesto di allenamento più dinamico.

L'allenamento consiste principalmente nell'imitazione del maestro durante l'esecuzione della pratica, non solo nel suo aspetto formale, ma anche e soprattutto nell'espressione dell'energia interiore, il ki, impiegata durante l'esecuzione delle tecniche. Questo tipo di allenamento è particolarmente evidente nelle tecniche con l'uso delle armi. Il suo scopo è quello di preservare le tecniche tradizionali e la trasmissione dell'espressione di quella componente delle energie interiori chiamata ki.
Pertanto è necessario comprendere bene la profonda natura del Ki ed imparare a riconoscerne le manifestazioni e gli effetti, i quali vanno sotto il nome di "Kokyu".
Kokyu significa "manifestazione del Ki" all'esterno del nostro corpo fisico od "estensione del Ki" all'esterno od anche "esercitare il Ki" fuori di noi.
Esiste una serie di tecniche specifiche che vanno sotto il nome di "Kokyu-Ho" e "Kokyu-Nage" e si riferiscono ad una parte fondamentale ed imprescindibile dell'Aikidō e specialmente le tecniche di Kokyu-Nage ricorrono molto sovente.

In generale gradi nell'aikido sono 6 inferiori (i così detti kyu), e poi i gradi dan (cintura nera) che in teoria sarebbero 10, solo i primi 4 dei quali vengono attribuiti per esame; i successivi si vengono riconosciuti dalla propria federazione per anzianità o meriti particolari.

[modifica] Attacco

Gli attacchi dell'aikido, così come le tecniche, derivano dall'uso del Jo (bastone), Katana (spada giapponese, durante l'allenamento però si utilizza il Bokken che è una spada di legno simile alla katana giapponese) e Tanto (coltello).

Inizialmente si utilizzano maggiormente prese al polso avversario (katate dori), che storicamente hanno ragion d'essere nel tentativo di bloccare l'estrazione della spada dell'avversario: non va dimenticato che il guerriero (bushi) del giappone feudale nn si separava mai dalle proprie spade. Didatticamente, queste permettono di avere un punto di partenza semplice per applicare le prime tecniche. Dopo aver raggiunto un livello adatto vengono introdotti attacchi con pugni (tsuki) e calci (geri), che rendono più dinamica e realistica l'azione. Più gli attacchi si fanno dinamici e veloci, più diventa difficile applicare le tecniche Aikido, la cui efficacia dipende dalla precisione dell'esecuzione.

A livelli più avanzati molta attenzione è rivolta anche alle tecniche di neutralizzazione degli attacchi portati da dietro le spalle (ushiro waza), come prese ai polsi (katate dori), ai gomiti (sode dori),e soffocamenti. Questo studio accurato per contrastare un ampio spettro di attacchi, sia a mano nuda che armata, rende l'aikido un' arte marziale completa da un punto di vista della difesa personale.

Altra caratteristica tipica di questa arte marziale è lo studio della gestione di attacchi provenienti da due o più avversari contemporaneamente (randori, attacco "caotico"). Questa capacità di difesa da attacchi multipli era particolarmente utile nella società del Giappone feudale, in cui frequenti erano le situazioni nelle quali il guerriero si trovava da solo a fronteggiare attacchi di più guerrieri (o sicari) o gruppi di banditi (per questi aspetti vedi oltre la sezione storia).

Tale pratica si sta diffondendo molto in fretta nonostante sia per molti versi assai distante dal Budo originale di O-Sensei. Occorre dire però che essa è assai più immediata e semplice da imparare. Degli insegnamenti originali è rimasto ben poco a partire dallo stesso cerimoniale dello shin Kokkyu, praticato solamente da poche scuole tradizionaliste tra cui la Buikukai, per molti versi applicato con imitazione senza nessuna consapevolezza da parte della maggioranza degli shidoin, che la ritengono solo un inutile cappelletto alla lezione, quando invece contiene in se parecchi dei "segreti" dell'Arte del Koto Tama di O-Sensei specialmente se riferiti al primo mandala del Fondatore stesso, che è Ame No Takemusu Aiki Waza, a cui si riferisce proprio una pratica specifica e non solo una speculazione intellettuale, come molti hanno tentato sovente di risolvere in montagne di inutili libri, per incantare sciocchi creduloni. Inoltre le federazioni hanno l'enorme difficoltà di dover decidere programmi comprensivi di una generalità accettabile di tecniche, che possano ammettere un numero sufficientemente ampio di yudansha, di modo che le stesse possano anche giustamente "nutrirsi", cosa assai contraria ai principi stessi della condizione del sapere, che è proprio solo di chi ha pienamente compreso. Basti pensare al fatto che i principi dell'Aikido sono legati al misogi no ken o Sochikubai No Kempo che pochissimi conoscono, per capire che lo stesso Ikkyo, Kikkyo ecc. vengono eseguiti solo per imitazione. Ciò pone non pochi problemi didattici sia nella trasmissione dell'Aikido che nella formazione di nuovi insegnanti.

[modifica] Difesa

Le tecniche dell'aikido si basano principalmente sullo sbilanciamento dell'avversario, sia per proiettarlo a terra sia per l'applicazione di leve alle articolazioni, a seconda delle circostanze e delle opportunità. Lo sbilanciamento dinamico avviene o entrando nel centro dell'avversario o portando questi a ruotare attorno al proprio centro, creando una rotazione nella quale si è saldi ed equilibrati, mentre l'avversario è in rotazione sbilanciata. Si può dire che l'elemento fondamentale di questa disciplina sia l'equilibrio, e per questo è necessario un notevole controllo del baricentro. L'energia del corpo deve essere concentrata in un solo punto (il baricentro) per rendere la difesa più rapida e concisa. Fondamentale è la postura ben eretta e salda sulle ginocchia leggermente flesse, e la posizione delle braccia, con i gomiti ben aderenti al corpo per non disperdere energia e poter applicare la propria forza con una leva "vantaggiosa". Gli spostamenti sono rapidi e brevi, governati dalle rotazioni delle anche. A questo proposito, il fondatore dell'aikido, Morihei Ueshiba, soleva dire: "la testa comanda il movimento delle braccia, le anche quello delle gambe".

Le tecniche di difesa variano a seconda dell'attacco, dell'arma e della struttura fisica dell'avversario; tuttavia i due principi fondamentali del movimento nell'aikido sono: "se sei tirato, entra" e "se sei spinto, ruota", in accordo col principio aiki di fusione e armonizzazione con l'energia dell'avversario. In altre parole, l'azione dell'attaccante non va propriamente bloccata od ostacolata, ma accompagnata ed assecondata, così da sfruttarne l'energia intrinseca, ribaltandone l'azione offensiva, col minor dispendio di forze possibile. Questa "economia" del gesto e della forza è connaturata alle origini dell'aikido, che applica movimenti di spada al combattimento a mano nuda. Ci si trova quindi di fronte ad una semplicità ed efficienza assoluta tipica della cultura e dell'arte nipponica.

Su tali principi fondamentali poggiano le due tecniche basilari di movimento del corpo. Esse sono: sono l'irimi ("entrare") e il tenkan ("girarsi").

L'avversario che ha subito l'irimi è costretto (a causa dello sbilanciamento) a cadere di schiena o a girarsi in una posizione dinamicamente inefficiente e squilibrata con il volto e il petto quasi paralleli al terreno.Infatti chi compie questa entrata "ruba" il centro dell'equilibrio avversario, acquistando con un movimento di azione dinamica l'equilibrio statico dell'oppositore. Il principio del tenkan è quello di porsi di fianco all'avversario, con lo sguardo rivolto nella sua stessa direzione, in una posizione in cui ci si viene a fondere con il movimento d'attacco ricevuto. Il centro dell'azione avversaria viene a coincidere col proprio, rendendo in tal modo relativamente semplice squilibrare, con un movimento di rotazione anche un avversario fisicamente più pesante.

[modifica] Efficacia nella difesa personale

Bisogna innanzi tutto distinguere cosa s'intenda per "efficacia" e per "difesa personale". Cioè se si intende l'efficacia sotto il profilo prioritario ed esclusivo della difesa in quanto tale, allora l'Aikidō può considerarsi idoneo ed efficace nel raggiungere lo scopo della difesa personale; se invece si intende l'efficacia seguendo il principio assai diffuso secondo cui il concetto di difesa è visto sotto il profilo prioritario di riuscire ad arrecare all'avversario, sul piano fisico, una offesa risolutiva del conflitto prima che sia l'avversario a riuscire ad arrecarla, allora la risposta non è più certa, poiché non è questa la finalità dichiarata dell'Aikidō.

In quest'ultimo caso, secondo i principi dell'Aikidō, si deve parlare di tecniche di offesa e non di difesa. Non si deve più quindi parlare di difesa personale ma di offesa personale raggiunta colpendo l'avversario prima che sia lui a colpire.
In questo caso, secondo i principi dell'Aikidō, le tecniche di difesa personale sono talmente specifiche nel prevedere il compito della difesa, che difficilmente manterranno la loro piena efficacia nel momento in cui esse vengono stravolte nella loro naturale e nativa impostazione, nel fine e nello scopo specifico per cui esse sono state concepite.
Usandole per la offesa personale anziché per la difesa personale esse vengono quindi private del fulcro su cui si basa e si appoggia la loro efficacia.

Sicuramente l'Aikidō non è una disciplina fondata sull'attacco e sull'offesa personale ma si fonda invece sulla difesa: quindi occorre tener ben conto di questa sua caratteristica quando si voglia parlare di efficacia dell'Aikidō come strumento di difesa personale.

Perciò quando si affronta la questione dell'efficacia dell'Aikidō occorre sempre tener ben presente che l'arte strategica e la specialità distintiva della disciplina dell'Aikidō è quella di seguire un'azione tattica difensiva mirata al fine di evitare in tutti i modi il combattimento fin dal suo primo insorgere, attraverso un comportamento specificamente difensivo e non quindi finalizzato all'attacco né tanto meno all'offesa.

La priorità strategica dell'aikidōka nella scelta della sua azione tattica, dovrà quindi sempre ed esclusivamente essere quella di cercare di arrivare in tutti i modi alla risoluzione del conflitto senza subire offesa, impiegando le tecniche dell'Aikidō al solo fine di disimpegnarsi dal combattimento e dall'avversario.
Il successo in questa azione di disimpegno è indicata nell'Aikidō come il traguardo della vera vittoria, per raggiungere la quale occorre allenare non solo il corpo ma soprattutto lo spirito, al fine di conseguire la capacità interiore di rinuncia al confronto, privilegiando sempre ed in ogni caso la strada del disimpegno dal conflitto.

È questo l'ambizioso traguardo spirituale, morale e sociale dell'Aikidō, che chiede all'aikidōka di essere sempre prioritariamente disposto, come si suol dire, a rinunciare a darle, al contrario di altre discipline di combattimento che invece si prefiggono lo scopo prioritario di darle a tutti i costi anche al costo di prenderle di santa ragione pur di essere riusciti a darle anche loro un po' all'avversario.

[modifica] Hara

L'aikido può essere definito, in maniera un pò riduttiva e semplicistica, la via dell'unificazione delle energie. È cioè un mezzo per unificare le nostre energie interne: ad esempio, emozioni, istinti, pensieri sotto il dominio del nostro centro psico-fisico, simbolicamente identificato nell'hara, uno spazio energetico posto, fisicamente, attorno all'ombelico. L'Aikido è un modo per ritrovare il senso delle relazioni umane, per sentirci uniti ai nostri simili, ai nostri fratelli, nella stessa ricerca di amore e di realizzazione delle nostre potenzialità. L'aikido è anche uno strumento per riunificare le nostre energie individuali con l'universo e con ciò che lo pervade; per essere un tutt’uno con la Natura, con la sua Coscienza.

[modifica] Stili e Scuole

Esistono una moltitudine di stili, scuole e federazioni di aikido.

  • L'organizzazione più grande legata all'aikido è Aikikai a cui fa capo la famiglia del fondatore. Sono numerose le affiliazioni che ne fanno parte in molti paesi del mondo e che si differenziano per il metodo di allenamento e alcune differenze tecniche. In Italia,'Aikikai d'Italia è una'associazione culturale senza scopi di lucro e con qualifica di Ente Morale, a riconoscimento dei valori educativi e morali di cui l'associazione è portatrice, ed è guidata nella sua direzione didattica dal Maestro Hiroshi Tada 9º dan, aiutato dal Maestro Yoji Fujimoto 7º dan e dal Maestro Hideki Hosokawa 7º dan. L'associazione Aikikai d'Italia ha come scopo statutario la diffusione in Italia dell'Aikido e della cultura tradizionale giapponese.
  • Le associazioni "Associazione Aiko", fondata da alcuni dei primi allievi del Maestro Hiroshi Tada, e “Shumeikai Italia” hanno come principale riferimento tecnico il Maestro Tamura Nobuyoshi, 8º dan, allievo diretto del fondatore e delegato responsabile per l'Europa dell'Aikikai.
  • L'Area Discipline Orientali del UISP (Ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI) organizza il settore Aikido caratterizzato dall'attenzione verso la formazione degli insegnanti e forte della collaborazione di Christian Tissier Shihan dell'Aikikai di Tokyo.
  • L'Iwama Ryu , o Takemusu Aikido, è il metodo tradizionale di O'Sensei, che lui insegnava quotidianamente nel dojo di Iwama e che è stato tramandato puro e incontaminato fino a noi da Morihiro Saito Sensei. Portato in Italia nel 1984 dal Maestro Paolo Nicola Corallini, dopo essersi fatto accettare come uchi deshi (allievo interno) da Saito Sensei, l'Iwama Ryu è uno stile che enfatizza la relazione tra tecniche a mani nude e tecniche con le armi. Dopo la morte di Saito Sensei, nel 2001, l'Iwama Ryu si scinde in due organizzazioni: la Takemusu Aikido Association Italy, dipendente dall'Aikikai Fuondation che vanta come presidente e direttore tecnico Paolo Nicola Corallini Shihan, 7º Dan Iwama Ryu (conferito personalmente da Morihiro Saito Shihan) e 6º Dan Aikikai; l'Iwama Shin Shin Aiki Shurenkai, a cui fa capo Hitohiro Saito, figlio di Morihiro Saito, il cui presidente e direttore tecnico è Allessandro Tittarelli, 7º Dan Dentoo Iwama Ryu.
  • L'Associazione Takemusu Aikido Giorgio Oscari, nata dalla scissione del maestro 7º Dan Giorgio Oscari dalla FESIKeDA. Il maestro è stato uchideshi di Morihiro Saito sensei per diversi anni ed insegna nel suo dojo di Modena. Questa associazione raccoglie tutti i maestri che lo hanno seguito lasciando la Fesik.
  • La Ki Society che pone l'enfasi sulla fluidità delle tecniche e su uno speciale programma per lo sviluppo del ki.
  • Aikido Osaka Buikukai - Zaidan Aikikai, il cui Kaycho è Kimura Jiro Shihan, è la scuola ufficiale di Sensei Hirokazu Kobayashi Shihan, che in Europa è rappresentata dalla Buikakai d'Europa (F.A.E.) [1] o [2], è Scuola d'Aikido riconosciuta dalla Zaidan Hojin no Aikikai di Tokyo, di cui è diretta emanazione ed è anzi l'unica scuola ufficiale del Maestro Kobayashi Hirokazu in Europa, con Polimeno Giovanni Shihan quale Kaycho, il responsabile tecnico per l'Aikikai di Tokyo della Scuola Europea è Yabuuchi Hirotoshi Shihan, il primo capo Istruttore è Suriano Pietro Shihan ed il secondo Capo Istruttore è Giampietro Savegnago Shihan. Si tiene a precisare che la fondazione della prima scuola del Maestro Kobayashi in Europa risale al Febbraio del 1981 in Catania ove risiedono gli atti ufficiali firmati di persona dal Maestro ed in proprietà del Maestro Suriano, ma questo non attesta la esclusiva iniziativa privata della stessa, come del resto di quelle successivamente sorte, questo a ragione del fatto che il Maestro Kobayashi Hirokazu fu esclusivamente destinatario della missione affidatagli da O-Sensei in seno alla Aikikai e non in altre organizzazioni.

L'Aikido che si pratica nelle varie scuole non può che essere l'Aikido: non esistono differenze nell'Aikido, esistono differenze nell'uomo, ma non nell'Ame No Takemusu Aiki Waza.

  • Kokusai Aikido Kenshukai Kobayashi Hirokazu Ha, è una scuola che fa capo agli insegnamenti di Kobayashi Hirokazu Soshu, fondata dal maestro H. Kobayashi dal suo diretto allievo André Cognard e da Salvadego Paolo, Maccario André, Oeschläger Walter, Huet Frédéric, Giraud Jean Pierre, è presente in Francia, in Italia, in Germania, in Spagna, in Polonia, in India - la sede è presso il Dojo H.Kobayashi a Bourgue Argental - Francia. La KAKKHH promuove lo sviluppo della pratica dell'Aikido, dell'Aikiken - tecniche di spada da non confendersi con il ken-jutsu -, dell'Aikijo - tecniche con il bastone corto da non confondersi con il jo-do -, dell'Aikitaiso - disciplina interna dell'Aikido composta da tecniche energetico/posturali, opera sull'asse somato/viscero/psichico del praticante - così come dagli insegnamenti del maestro H. Kobayashi, così come sviluppato dal suo allievo André Cognard.

L'obbiettivo della KAKKHH è lo sviluppo dell'Aikido del maestro H. Kobayashi nel mondo, di definire i criteri che permettono di identificare questo Aikido, di valorizzare il messaggio di Kobayashi Hirokazu Soshu. Agisce senza alcuna discriminazione, nel rispetto dei diritti, rifiuta qualsiasi espressione settaria o razzista, così come rifiuta il proselitismo religioso. Non pretende alcuna superiorità sulle altre scuole d'Aikido ma afferma la sua identità riconoscibile in primo luogo nell'originalità e nell'autenticità della tecnica e del messaggio che propone. Esprime il rispetto per tutti gli stili di Aikido insegnati nel mondo dagli allievi del Fondatore O'Sensei Morihei Ueshiba di cui onora la memoria. [3]

  • La "Takemusu Aiki Tomita Academy" Accademia per lo sviluppo del Takemusu Aiki Takeji Tomita Sensei 8º Dan.
  • Il "Nippon Kan", scuola indipendente di Aikido con sede a Denver (Colorado - USA) fondata e condotta dal Maestro Gaku Homma Shihan, ultimo uchideshi (allievo interno e attendente personale del maestro) del Fondatore dell'Aikido Morihei Ueshiba. Benché intrattenga ottimi rapporti con l'Aikikai e con le altre organizzazioni aikidoistiche, alla morte di M. Ueshiba, il Maestro Homma ha scelto di non appartenere ad alcuna di esse e di sviluppare una singolare sinergia che unisce la diffusione dell'Aikido nel mondo con la promozione di progetti di solidarietà verso le realtà locali bisognose di sostegni. Gaku Homma Shihan è infatti fondatore dell'A.H.A.N. (Aikido Humanitarian Active Network), attraverso la quale ha avviato numerosi progetti di sostegno in tutto il mondo.
  • L'Associazione Internazionale Aikido Kobayashi Ryu nasce il 26 febbraio 2007 per volontà dei Maestri e dei soci dell'Associazione Italiana Aikido (dal 1990) (Associazione Italiana Aikido è un marchio di proprietà dell'A.I.A. Kobayashi Ryu ASD) con lo scopo di diffondere, anche oltre i confini nazionali, l'aikido del Maestro Hirokazu Kobayashi. L'Associazione può contare su personalità di prestigio internazionale come il Maestro Giampietro Savegnago Shihan (Capo Scuola, VIII dan e allievo diretto del Maestro Hirokazu Kobayashi), un Direttore Tecnico del calibro del Maestro Adrien Halm (VII dan e allievo diretto del Maestro Hirokazu Kobayashi) oltre a molti altri Maestri che hanno potuto frequentare per diverso tempo il Maestro Kobayashi. Oggi Associazione Internazionale Aikido Kobayashi Ryu può vantare soci da diversi Paesi d'Europa (importanti le comunità Germaniche e Polacche) e collaborazioni con diverse altre associazioni che si riconoscono nell'aikido del Maestro Kabayashi come Buikukai d'Europa.

[modifica] La tenuta

La tenuta di base è il keikogi (secondo alcuni aikidogi), chiamato in maniera non del tutto adeguata «kimono». È composto da giacca e pantaloni di cotone bianco. La giacca è tenuta chiusa da una cintura (obi). Un altro elemento che fa parte della tenuta dell'aikidoka è l'hakama, un ampio pantalone a sette pieghe, retaggio dell'abbigliamento tradizionale del samurai, di colore nero, blu o bianco. Il passaggio a cintura nera conferisce all'aikidoka il diritto di indossare l'hakama. Quando il 'maestro' lo ritiene opportuno autorizza l'allievo ad indossare l'hakama. A seconda dei dojo, questo avviene tra il kyū ed il kyū.

I titolari di un grado dan portano l'hakama.

Tali regole sono del tutto arbitrarie e applicabili liberamente da ogni appartenente a qualsiasi organizzazione che può decidere un suo proprio cerimoniale, in realtà nell'AIKIKAI possono indossare l'HAKAMA scura solamente gli yudansha ossia coloro che acquisiscono i gradi Dan che sono previsti essere dal 1º all'8º con eccezioni esclusivamente di pertinenza del Doshu. In ogni caso il riferimento dell'8º dan è quello massimo con cui acquisire il diritto al sigillo della scuola di riferimento e la possibilità di sottoscrivere la concessione dei gradi dan. Le classi inferiori dei praticanti Kyu vanno dall'8ª classe alla 1ª classe per gli adulti e dalla 12ª classe alla 1ª classe per i ragazzi. O-SENSEI concedeva la possibilità di indossare l'Hakama bianca agli iniziati kyu che accedessero alle sue lezioni, mal sopportando che si praticasse in "mutande" durante la lezione e di fronte ai Kami. Nelle scuole tradizionali in alcune cerimonie particolari, il 14 dicembre anniversario della nascita di O-SENSEI, 26 aprile commemorazione della morte di O-Sensei, 14 febbraio anniversario della nascita del Soshu Kobayashi Hirokazu, 28 agosto commemorazione della morte del Soshu, o in solenni cerimonie commemorative gli Shihan possono indossare abiti da cerimonia, ivi compresa l'Hakama bianca in onore dei Kami. In queste occasioni le lezioni vengono precedute dalla esecuzione degli antichi Chinkon Kishin di O-SENSEI. Nella Buikukai (in Europa e nella provincia di Harima) inoltre alcuni allievi anziani, possono portare al posto delle obi comunemente usate nelle arti giapponesi, quelle espresamente usate per i Kimono a fascia larga che servono per reggere la katana o nel caso per allenamento, la Iaito. Inoltre vi sono distinzioni per qualifiche oltre che per grado, questi sono solo gradi d'onore, ma sono altrettanto importanti, perché distinguono la capacità d'essere o meno un bravo insegnante.

Le qualifiche sono, andando dalla più bassa alla più alta:

  • joshu,
  • fukushidoin,
  • renshi,
  • kyoshi,
  • hanshi o shihan.

[modifica] I gradi

In generale nell'aikido vi sono 6 gradi inferiori (i così detti kyu), e poi i gradi dan (cintura nera) che in teoria sarebbero 10, in alcune scuole solo i primi 4 dei quali vengono attribuiti per esame; in altre i primi 5 gradi vengono attribuiti per esame, i successivi vengono riconosciuti dalla propria federazione per anzianità o meriti particolari. I maestri (sensei) più seri di solito non seguono la gradazione e non fanno cambiare la cintura ai loro allievi.

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[modifica] Collegamenti esterni

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