Ahmad al-Tayyib

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Aḥmad Muḥammad Aḥmad al-Ṭayyib (in arabo: أحمد محمد أحمد الطيب; Luxor, 6 gennaio 1946) è un religioso, filosofo e teologo egiziano è il 44° Shaykh di al-Azhar dal 2010.

Formazione intellettuale e contributi teologici[modifica | modifica sorgente]

Al-Tayyib ha studiato "Pensiero islamico" nell'Università di Paris IV: Paris-Sorbonne, conseguendovi un dottorato di ricerca e poi insegnandovi come professeur invité. Ha svolto nel 1989 opera di docenza anche nell'Università di Friburgo (Svizzera). Ha tradotto diverse opere di teologia dal francese in arabo, tra cui Le Sceau des Saints dans la doctrine d'Ibn Arabi di Michel Chodkiewicz nel 1998 e l'Histoire et classification de l’œuvre d’Ibn Arabi di Osman Yahia (1992)

Ha pubblicato diverse opere di pensiero ed esegesi ica, specialmente sul pensatore musulmano del XIV secolo al-Taftazani (1997).

Nelle università islamiche[modifica | modifica sorgente]

Professore di filosofia e teologia nell'Università-moschea di al-Azhar dal 6 gennaio 1988, ricopre diverse funzioni in altre università teologiche: preside nella Facoltà di Studi Islamici di Qena (Egitto) nel 1990-1991, preside della Facoltà di Studi islamici di Aswan (Egitto) dal 1995 al 1999, preside della Facoltà di Teologia dell'Università islamica internazionale d'Islamabad (Pakistan) dal 1999 al 2000.

Al-Tayyib diventa dal marzo al settembre del 2003 Gran Mufti d'Egitto,[1] poi dal 2003 al 2010 diventa Shaykh di al-Azhar.

È membro di numerosi osservatòri sull'Islam, particolarmente è presidente del Comitato religioso della radio e della televisione egiziana.

Imam della Moschea-Università di al-Azhar[modifica | modifica sorgente]

Succede a Muḥammad Sayyid Ṭanṭāwī nel 2010 nell'incarico altamente onorifico e prestigioso di Imam della moschea-università di al-Azhar (Il Cairo). Nominato dal Presidente Hosni Mubarak, applicando un regolamento avviato da Gamal Abd al-Nasser, egli avvia diverse riforme nell'Università, con uno spazio maggiore lasciato alle differenti tradizioni teologiche islamiche. Ma dal 2011 l'insurrezione del gennaio-febbraio di quell'anno lo induce a ridefinire la missione del suo alto incarico e della sua prestigiosa istituzione, la principale del mondo sunnita.
Non sostenendo l'opposizione a Mubarak nei giorni che precedono la sua rimozione, deve fronteggiare le accuse riguardanti la legittimità del suo posto (giudicato troppo prono al potere dittatoriale egiziano), specialmente a quelle dei Fratelli Musulmani che erano stati scartati dall'accesso alla sua carica e che rappresentavano tuttavia la principale forza politica nel Paese. Una delle prime misure fu quella di abolire la nomina dell'Imam di al-Azhar da parte del Presidente della Repubblica, sostituita dal potere militare del Consiglio Supremo delle forze armate qualche giorno prima dell'entrata in funzione della nuova Assemblea del Popolo costituente. La misura mirava a restituire l'indipendenza di cui fruiva l'Università fino al 1961 più che a contrastare il potere politico futuro, dominato dai Fratelli Musulmani e dai salafiti.

L'Università emise sotto la sua personale responsabilità due dichiarazioni durante tale periodo di transizione: la prima prometteva uno Stato-nazione "moderno" e "democratico", sottolineando la necessità di una Costituzione (basata comunque sulla Shari'a), di una separazione dei poteri e dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Nel gennaio del 2011, una seconda dichiarazione insisteva sulla libertà d'espressione, di fede religiosa e della libertà della ricerca scientifica. Tali dichiarazioni miravano a costituire un contrappeso alle dichiarazioni di carattere teocratico che venivano diffuse in quei tempi, dopo decenni di proibizione di costituzione dei partiti politici religiosi.[2]

Nel luglio del 2013, in seguito al golpe militare, minaccia di abbandonare la carica qualora le gravi violenze tra egiziani non fossero cessate.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Traduzione in arabo di Le Sceau des Saints dans La Doctrine d'Ibn Arabi di Michel Chodkiewicz sotto il titolo al- wilāya wa al-nubuwwa ʿinda al-Shaykh Muḥyi al-Dīn ibn ʿArabī, Dār al-Qubba al-Zarkāʾ, Marrakesh, Marocco, 1998.
  • Traduzione in arabo della Histoire et classification de l’œuvre d’Ibn Arabi d'Osman Yahia sotto il titolo Muʾallafāt Ibn ʿArabī: taʾrīkhuhā wa taṣnīfuhā, 1992, Il Cairo, ed. della Hayʾat al-miṣriyya al-ʿāmma li-l-kitāb, 2001.
  • Introduction à la traduction de Concordance et indices de la tradition musulmane di Arent Jan Wensinck sotto il titolo al-Muʿjam al-Mufahras li-alfāẓ al-ḥadīth al-Nabawwī, Università del Qatar, Doha, 1998.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Incarico inferiore al solo Shaykh di al-Azhar.
  2. ^ Articolo di al-Miṣr al-Yawm, 31 gennaio 2011
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