Ahmad al-Mansur

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Aḥmad al-Manṣūr al-Dhahabi
Ahmed al Mansur.jpg
Sultano del Marocco
Flag of Morocco 1258 1659.svg
In carica 1578 –
1603
Predecessore Abū Marwān ʿAbd al-Malik
Successore Zaydan al-Nasir a Marrakesh
Abū Fāris ʿAbd Allāh a Fes
Nascita Fes, 1549
Morte Fes, 1603
Sepoltura Marrakesh
Luogo di sepoltura Tombe Sa'diane
Dinastia Sadiana
Padre Muhammad al-Shaykh
Madre Lalla Masuda
Religione Islam

Aḥmad al-Manṣūr al-Dhahabi (in arabo: أحمد المنصور السعدي; Fes, 1549Fes, 1603) fu un sultano del Marocco, appartenente alla dinastia Sadiana, regnò dal 1578 fino al 1603, data della sua morte.

Fu il sesto e il più famoso sultano della dinastia Saʿdiana. Ahmad al-Mansur fu una figura importante dell'Europa e dell'Africa del XVI secolo, il suo potente esercito e la posizione strategica del suo regno fece di lui una potente figura nel tardo periodo rinascimentale.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Era il quinto figlio di Muḥammad al-Shaykh, che fu il primo sultano della dinastia Sadiana del Marocco. Sua madre era nota come Lallā Masʿūda. L'assassinio di Muḥammad al-Shaykh nel 1557 scaturì una lotta per il trono, Ahmad al-Mansur assieme al fratello Abu Marwan ʿAbd al-Malik I dovettero fuggire per non essere uccisi dal loro fratello maggiore ʿAbd Allah al-Ghālib (1557-1574), lasciarono quindi il Marocco e soggiornarono all'estero fino al 1576. I due fratelli trascorsero 17 anni in mezzo agli ottomani, tra la Reggenza di Algeri e Costantinopoli, beneficiando in questo modo di una formazione ottomana.[1]

Battaglia di Alcazarquivir[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Alcazarquivir.

Nel 1578, il fratello di Ahmad, il sultano Abu Marwan ʿAbd al-Malik I, morì subito dopo aver sconfitto i portoghesi nella battaglia di Alcazarquivir a Ksar El Kebir. Ahmad venne nominato successore di suo fratello e iniziò il suo regno in mezzo al prestigio che la vittoria sui portoghesi dette alla dinastia, nonché grazie alla ricchezza che ottenne dal riscatto dei prigionieri portoghesi.

Regno (1578–1603)[modifica | modifica wikitesto]

Marrakesh e il Palazzo El Badi (Adriaen Matham, 1640).

Il riscatto dei prigionieri portoghesi riempì le casse reali del sultano. Poco dopo iniziò la costruzione di un grande palazzo che sarebbe dovuto diventare il simbolo architettonico di questa nuova nascita del potere marocchino: il palazzo El Badi a Marrakesh.
Con il passare del tempo le casse reali iniziarono a svuotarsi a causa delle grandi spese militari, gli ampi servizi di spionaggio, il palazzo e altri progetti di urbanistici, uno stile di vita lussuoso e una campagna di propaganda volta a sostenere la sua pretesa di proclamarsi califfo.[1]

Relazioni con l'Europa[modifica | modifica wikitesto]

Rovine del palazzo El Badi.

Al-Mansur capì che l'unico modo per permettere al suo sultanato di prosperare sarebbe stato quello di beneficiare di alleanze con le economie europee. Per fare questo il Marocco avrebbe dovuto controllare le risorse considerevoli di oro dell'Africa subsahariana. Di conseguenza, al-Mansur fu irresistibilmente attratto dal commercio di oro trans-sahariano dell'impero Songhai.
Ahmad al-Mansur sviluppò relazioni amichevoli con l'Inghilterra, al che i due regni siglarono un'alleanza in funzione anti-spagnola. Nel 1600 mandò il suo ambasciatore Abd al-Wahid b. Masʿūd (Messaoud) alla Corte della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Ahmad al-Mansur scrisse che voleva di riconquistare la Spagna e ricreare al-Andalus (la Spagna islamica).[2]
Ahmad al-Mansur aveva medici francesi alla sua corte. Arnoult de Lisle fu suo medico dal 1588 al 1598. Venne poi sostituito da Étienne Hubert d'Orléans dal 1598 al 1600. Una volta tornato in Francia, Hubert d'Orléans, divenne professore di lingua araba presso il Collège de France.[3]

Campagna contro l'impero Songhai[modifica | modifica wikitesto]

L'impero Songhai era uno Stato africano nella parte orientale dell'attuale Mali. Dai primi anni del XV secolo fino al tardo XVI secolo fu uno dei più grandi imperi africani della storia. Il 16 ottobre 1590, Ahmad, approfittando della guerra civile che vi scoppiò, inviò un esercito di 4.000 uomini sotto il comando del convertito spagnolo Judar Pasha.[4] Anche se l'imperatore del Songhai Askia Ishaq II poteva contare su 40.000 uomini, Judar Pasha lo sconfisse nella battaglia di Tondibi grazie alle armi a polvere da sparo di cui l'esercito dell'imperatore non disponeva. Ahmad avanzò, saccheggiando le città Songhai di Timbuctù e Djenné, così come la capitale Gao. Nonostante questi successi iniziali, la logistica di controllo di un territorio separato dal Sahara presto si rivelò troppo difficile, e i Sadiani persero il controllo delle città non molto tempo dopo il 1620.
Il saccheggio delle città e il controllo delle miniere d'oro e di sale del Songhai dettero un periodo di grande prosperità economica al suo regno, dopo la conquista del Songhai tonnellate di oro vennero mandate a Marrakesh.[4]

Morte e successione[modifica | modifica wikitesto]

Tombe Sadiane a Marrakesh.

Ahmad al-Mansur morì di peste nel 1603, la sua morte scaturì una lotta per il trono, Zaydan Abu Ma'ali gli succedette a Marrakesh, e Abū Fāris ʿAbd Allāh gli succedette a Fes. Fu sepolto nel mausoleo detto tombe Sa'diane a Marrakesh.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b http://books.google.it/books?id=cPlP5Y4of7AC&pg=PA103&redir_esc=y
  2. ^ MacLean, Gerald; Nabil Matar (2011). Britain and the Islamic World: 1558-1713.
  3. ^ http://books.google.it/books?id=Sl8fniRER4kC&pg=PA28&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false
  4. ^ a b Kaba, Lansiné (1981), "Archers, musketeers, and mosquitoes: The Moroccan invasion of the Sudan and the Songhay resistance (1591–1612)", Journal of African History 22: 457–475

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]