Abdul Alhazred

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Abdul Alhazred è l'immaginario autore del Necronomicon, nato anch'egli dalla penna di Howard Phillips Lovecraft, e soprannominato dallo scrittore l'arabo pazzo. Viene nominato per la prima volta nel racconto La città senza nome, del 1921, dove tuttavia non viene ancora indicato come l'autore del Necronomicon. Il legame fra l'Arabo Pazzo e il grimorio verrà rivelato da Lovecraft solo nel racconto Il cane del 1922.

Lovecraft attribuisce ad Abdul Alhazred il famigerato "Distico Inesplicabile":

« Non è morto ciò che in eterno può attendere,

e con il passare di strani eoni anche la morte può morire »

Pseudo biografia, secondo Lovecraft[modifica | modifica sorgente]

Secondo le informazioni fornite da Lovecraft stesso nella sua Storia del Necronomicon (scritta nel 1927, pubblicata postuma nel 1938), Abdul Alhazred, demonologo e poeta pazzo, nasce a Sanaa, in Yemen al tempo dei califfi omayyadi, all'incirca nell'VIII secolo della nostra era.

Alhazred non segue la religione islamica, ma adora strani dèi dai nomi inquietanti, come Yog e Cthulhu.

Esplora le rovine di Babilonia e i cunicoli nascosti di Menfi. Vive per dieci anni isolato nel deserto di Rub' al-Khali (detto "Il Quarto Vuoto" dagli antichi arabi), circondato da spiriti malvagi (jinn). Durante queste peregrinazioni Alhazred afferma d'aver visitato Irem (Iram dhāt al-ʿImād, la città "dalle Mille Colonne") e di aver scoperto fra le rovine di un villaggio innominabile le prove dell'esistenza di una razza pre-umana, di cui apprende i segreti e le cronache.

In vecchiaia si stabilisce a Damasco, dove compone l'al-Azif (che in arabo indica i suoni notturni causati dagli insetti ma attribuiti alle voci dei demoni, o secondo Sprague de Camp, "L'Ululato dei Demoni"), più tardi noto come Necronomicon. Coloro che maneggiano questo volume sembrano destinati a una tragica sorte, cui non sfuggì neanche l'autore, che è divorato da una creatura invisibile alla piena luce del giorno nel 738, secondo il noto biografo del XII secolo, Ibn Khallikan, "venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato orribilmente davanti ad un gran numero di persone pietrificate dal terrore"[1].

Pseudo biografia, secondo August Derleth[modifica | modifica sorgente]

August Derleth modificò la biografia dell'arabo pazzo fissandone la morte al 731 e fornendolo anche di un sepolcro (visitabile). Secondo Derleth, Alhazred non sarebbe stato divorato, ma rapito e condotto alla Città Senza Nome. In seguito, avendo rivelato alcuni dei segreti lì appresi, sarebbe stato accecato, la lingua gli sarebbe stata strappata e infine lo avrebbero ucciso e bruciato, come esempio per gli altri.

Note sul nome[modifica | modifica sorgente]

Abdul Alhazred era uno pseudonimo usato da Lovecraft all'età di cinque anni, quando da bambino era affascinato dalla lettura de Le mille e una notte[2]. All'epoca Lovecraft giocava a fare il collezionista di vasi arabi e si proclamava "fedele maomettano"[3]. In un'altra lettera Lovecraft ricorda che potrebbe essere stato un suo zio - Albert A. Baker - a suggerirgli il nome o a consigliarlo sulla scelta[4].

Secondo alcuni esegeti di Lovecraft, Alhazred potrebbe alludere alla parola Hazard, cognome di una famiglia di Providence imparentata coi Lovecraft, oppure essere un gioco di parole derivato dall'inglese all-has-read, ossia "ha letto tutto", riferimento autobiografico ad una gioventù di accanite letture[5].

È stato notato che Abdul Alhazred somiglia soltanto ad un nome arabo, poiché, tra l'altro, contiene due volte l'articolo determinativo (Abdul Alhazred), il che è senza senso nella grammatica araba. La forma corretta sarebbe invece "ʿAbd al-Hazred", poiché "Abdul" non è un nome arabo, ma una storpiatura occidentale. In ogni caso, Alhazred in arabo non ha significato[6].

Il soprannome di "Arabo Pazzo" viene usato a tutti gli effetti sia da Lovecraft che dai suoi eredi letterari come pseudonimo di Alhazred.

Parodie e altre apparizioni[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo di Terry Pratchett Stelle cadenti è presente, sotto forma di citazione, una parodia di Alhazred: si tratta di Achmed il Pazzo, detto Achmed Ho Un Gran Mal Di Testa, autore del Necrotelicomnicon, "l'elenco telefonico dei morti", a sua volta parodia del Necronomicon.

Una biografia (coerente con quella creata da Lovecraft) e l'orrenda fine di Abdul Alhazred sono state rappresentate su Martin Mystere n.103, ottobre 1990, intitolato Necronomicon, testi di Alfredo Castelli, disegni di Franco Devescovi.

La canzone della band heavy metal Mercyful Fate intitolata The Mad Arab (dall'album Time, del 1993) è incentrata sulla figura di Abdul Alhazred. Nel 1983 il gruppo elettropop messicano Syntoma ha dedicato ad Abdul Alhazred il brano omonimo, inciso sull'EP No me puedo controlar.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • H. P. Lovecraft, Lettere dall'altrove - Epistolario 1915-1937, Mondadori, 1993
  • Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, La Leggenda del "Libro Maledetto", prefazione a Lovecraft. Le storie del Ciclo di Cthulhu. Il Mito, Tomo I, Grandi Tascabili Economici Newton, 1993
  • I cent'anni di orrore di H. P. Lovecraft, di Stefano Marzorati e Maurizio Colombo, con la collaborazione di Gianfranco De Turris, in Dylan Dog - Almanacco della Paura 1990, Sergio Bonelli, 1990

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I cent'anni di orrore di H. P. Lovecraft, di Stefano Marzorati e Maurizio Colombo, con la collaborazione di Gianfranco De Turris, in Dylan Dog - Almanacco della Paura 1990, pagina 120
  2. ^ Lettere a Frank Belknap Long del 26 gennaio 1921 e a Robert E. Howard del 14 agosto 1930, in H. P. Lovecraft, Lettere dall'Altrove, Mondadori
  3. ^ Lettera a Erwin Baird del 3 febbraio 1924, in H. P. Lovecraft, Lettere dall'Altrove, Mondadori
  4. ^ A dreamer and a visionary: H.P. Lovecraft in his time di S. T. Joshi, su Google Libri. Pag. 18
  5. ^ The Necronomicon files: the truth behind Lovecraft's legend di Daniel Harms, John Wisdom Gonce, John Wisdom Gonce, pag. 88, su Google Libri
  6. ^ The Necronomicon files: the truth behind Lovecraft's legend di Daniel Harms, John Wisdom Gonce, John Wisdom Gonce, pag. 5, su Google Libri