Storia d'Italia (Montanelli)

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Storia d'Italia
Autore Indro Montanelli
1ª ed. originale 1965-2000
Genere saggio
Sottogenere divulgazione
Lingua originale italiano

Storia d'Italia è un'opera monumentale del giornalista e divulgatore storico Indro Montanelli, coadiuvato prima da Roberto Gervaso e poi da Mario Cervi.

Essa è suddivisa in più volumi, ognuno dedicato a un'epoca della storia italiana dalla tarda età romana fino alla fine del XX secolo. L'opera ha riscosso molto successo, vendendo oltre un milione di copie[1] e diventando uno dei libri di divulgazione storica più diffusi nel Paese.

Riguardo alla stesura dei volumi, in un'intervista Mario Cervi ha dichiarato:

« L'Italia littoria. Da qui prese il via la nostra collaborazione. In verità la gran parte dei volumi successivi, come Indro ha sempre riconosciuto, li ho scritti io, con la sua piena approvazione. Poi lui faceva le prefazioni e le postfazioni, che erano molto importanti. Naturalmente, se dovevo inserire il ritratto di un personaggio di cui Montanelli aveva già scritto, attingevo dai suoi articoli[2]. »

La collana ebbe inizio su idea e suggerimento di Dino Buzzati[3].

Il prologo dell'opera: Storia di Roma[modifica | modifica wikitesto]

« Tutto quello che qui racconto è già stato raccontato. Io spero solo di averlo fatto in maniera più semplice e cordiale, in uno stile più piano e facilmente accettabile dalla grande massa dei lettori, attraverso una serie di ritratti che illuminano i protagonisti di una luce più vera, spogliandoli dei paramenti che ce li nascondevano. »
(Indro Montanelli[4][5].)

Storia di Roma non fa parte dell'opera Storia d'Italia, ma ne è il prologo ed è importante perché il suo successo spinse Montanelli a pubblicare i libri sulla Storia d'Italia dal 476 a oggi. Venne pubblicata negli anni cinquanta, inizialmente a puntate sulla Domenica del Corriere dietro suggerimento e incoraggiamento di Dino Buzzati. Proposta dapprima ad Arnoldo Mondadori per la pubblicazione in volume, fu rifiutata, incontrando anche il parere contrario di tre lettori interni alla casa editrice[6], e fu pubblicata dalla casa editrice Longanesi. Egli adottò come punti di riferimento fondamentali le opere di Theodor Mommsen e Jerome Carcopino. Montanelli nel corso della pubblicazione a puntate del libro ricevette molte lamentele:

« Mi si accusava di leggerezza, di faciloneria, di disfattismo e qualcuno addirittura di empietà, per il mio modo di trattare un argomento considerato sacro. »
(Indro Montanelli.)

Montanelli aveva infatti attualizzato la storia romana paragonando Sant'Ambrogio a Henry Ford o a John Davison Rockefeller e affermando che la monarchia di Servio Tullio:

« era un regime capitalista o plutocratico in piena regola, che dava il monopolio del potere legislativo alla Confindustria, togliendolo alla Federterra, cioè al Senato che di denaro ne aveva molto meno »
(Indro Montanelli.)

L'opera uscì in volume nel 1957 e Montanelli alla sua uscita si augurò:

« Se riuscirò ad affezionare alla storia di Roma qualche migliaio di italiani, sin qui respinti dalla sussiegosità di chi gliel'ha raccontata prima di me, mi riterrò un autore utile, fortunato e pienamente riuscito »
(Indro Montanelli.)

Il libro riscosse subito ampio successo e Montanelli fu incoraggiato a scrivere altri libri sulla storia d'Italia.

L'opera[modifica | modifica wikitesto]

Indro Montanelli intese la sua Storia d'Italia come la naturale prosecuzione della Storia dei Greci e della Storia di Roma; data l'ampiezza del lavoro iniziò nel 1965 una collaborazione col giovane Roberto Gervaso, fresco di studi, col quale pubblicò L'Italia dei secoli bui, L'Italia dei Comuni, L'Italia dei secoli d'oro, L'Italia della Controriforma, L'Italia del Seicento e L'Italia del Settecento.

I cinque volumi successivi – L'Italia giacobina e carbonara, L'Italia del Risorgimento, L'Italia dei Notabili, L'Italia di Giolitti e L'Italia in camicia nera – sono opera del solo Montanelli, che inaugura una nuova collaborazione con il giornalista Mario Cervi a partire dal volume L'Italia littoria, proseguendo con L'Italia dell'Asse, L'Italia della disfatta, L'Italia della guerra civile, L'Italia della Repubblica, L'Italia del miracolo, L'Italia dei due Giovanni, L'Italia degli anni di piombo, L'Italia degli anni di fango, L'Italia di Berlusconi e L'Italia dell'Ulivo, ultimo capitolo dell'opera. Gli ultimi tre volumi confinano con l'attualità.

Ha avuto varie edizioni – dai primi volumi in tela ai successivi in cofanetto, fino alle ristampe più economiche e le pubblicazioni per le edicole, in volumi allegati al Giornale (durante la direzione di Montanelli) e al Corriere della Sera, a fascicoli o volumetti – tutti editi da Rizzoli.

Dagli ultimi volumi sono stati tratti i libri L'Italia del Novecento e L'Italia del Millennio, contenenti sostanzialmente riassunti dell'opera.

L'Italia dei secoli bui. Il Medio Evo sino al Mille[modifica | modifica wikitesto]

Parla della Storia d'Italia nel periodo dell'Alto MedioEvo. Montanelli utilizzò come fonti l'opera dello storico bavarese Ferdinand Gregorovius, che ammirava profondamente, mentre per la storia dei Papi si ispirò a quella scritta da Ludwig von Pastor. Ad inizio opera parla del declino e della caduta dell'Impero romano d'Occidente (già trattato nella precedente opera) per poi iniziare a narrare la storia medioevale italiana.

L'opera non è esente da imprecisioni, per esempio nella descrizione dell'Imperatore romano Maggioriano:

« Ricimero non tardò ad accorgersi che Maggioriano voleva fare l'imperatore sul serio e nel maggio del 460 lo depose. Maggioriano si ritirò a vita privata in una villa vicino Roma dove, pochi anni dopo - riferisce Procopio - morì di dissenteria. »
(Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli bui, p. 149.)

In realtà il passo di Procopio sulla morte di Maggioriano conferma che morì di dissenteria, ma mentre era in guerra contro i Vandali:

« E i Romani, basando la loro confidenza sul valore di Maggioriano, già avevano cominciato ad avere giuste speranze di recuperare la Libia per l'Impero. Ma nel frattempo Maggioriano fu attaccato dalla malattia della dissenteria e perì, un uomo che si era mostrato moderato nei confronti dei suoi sudditi, e oggetto di timore per i suoi nemici. »
(Procopio, Bellum vandalicum, 7.13.)

La notizia che Maggioriano morì a Roma è riportata da Vittore di Tuenna, il quale la colloca nel 463 e non dice nulla di malattie ("Maiorianus Romae occiditur": Chron. s.a.463). La notizia della deposizione è riportata dai Fasti vindobonenses priores, che però precisano subito che fu poi ucciso da Ricimero.

Altre imprecisioni:

  • Smaragdo non è il primo esarca ma il secondo[senza fonte]. Il primo esarca è Decio.
  • Non fu il Papa a chiedere ai Franchi di invadere il regno longobardo nel 584 ma l'Imperatore Maurizio (v. Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Libro III).
  • Montanelli sostiene che Costante II sarebbe venuto in Italia perché avrebbe avuto paura degli Arabi. La realtà era diversa[senza fonte]: a Costantinopoli era odiato perché aveva assassinato il fratello Teodosio e forse aveva veramente intenzione di restaurare l'Impero. Comunque Costante II nel 659 aveva costretto gli Arabi a pagare un tributo a Bisanzio, e ciò smentirebbe che Costante II avesse paura degli Arabi. Tale tesi viene ulteriormente smentita dall'ipotesi della bizantinistica recente che sostiene che Costante II avrebbe posto la residenza a Siracusa proprio per contrastare le incursioni degli Arabi nel mediterraneo occidentale. Anche quando parla del Tipo stranamente non fa nemmeno un accenno al monotelismo, cosa essenziale dato che il Papa si oppose al decreto imperiale proprio in quanto favoriva quell'eresia.[senza fonte]

L'Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250[modifica | modifica wikitesto]

L'età comunale, fondamentale passaggio storico con l'affermazione dell'autonomia locale nell'ambito dell'Impero. L'autore si ispirò all'opera dello storico britannico Anderson.

L'Italia dei secoli d'oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492[modifica | modifica wikitesto]

Ha come argomento l'evoluzione dal tardo Medioevo al Rinascimento in Italia.

L'Italia della Controriforma (1492-1600)[modifica | modifica wikitesto]

Il volume – a detta di molti il migliore della serie[7] – si fonda sul rammarico che dopo quasi tre secoli «da protagonista, l'Italia viene degradata a oggetto delle vicende europee». Montanelli individua nella mancata Riforma l'origine di tutti quei vizi e tratti autoritari che spiegano secoli di arretratezza civile ed economica. Così spiegava la sua tesi storiografica: «Ho accettato la tesi di due grandi maestri, Max Weber e Werner Sombart. Per loro la storia moderna comincia con la Riforma. Io percorro questa intuizione in senso inverso: non avendo noi italiani avuto la Riforma, abbiamo perso il treno della civiltà moderna»[8]. Un giudizio evidente nella seguente descrizione:

« Il calvinista (o "puritano", come lo chiamano in Inghilterra) è l'uomo del dovere, cioè del sacrificio: in famiglia, nel lavoro, nella società. Invece di andare a pregare in convento come faceva il suo antenato medievale, perché nella sua morale ciò equivarrebbe a diserzione e la preghiera non serve a nulla, trasforma in convento la sua casa, la sua bottega, la sua corporazione. Ogni sera ha il suo bravo conto da rendere al terribile Dio che lo sorveglia. Deve dimostrargli coi fatti che ha prodotto più di quanto ha consumato, che ha risparmiato più di quanto ha speso, che ha penato più di quanto ha goduto. È questa religione del lavoro e del risparmio che dà avvio, fornendogli un fondamento morale, al capitalismo nel senso moderno della parola. Il borghese fiorentino del Tre e del Quattrocento accumulava denaro per acquistare rango sociale e potere politico, con ciò accettando implicitamente le strutture della società aristocratica in cui viveva e solo badando a inserirvisi meglio che poteva col titolo nobiliare comprato dal Papa o dall'Imperatore, col palazzo, col mecenatismo. Il calvinista, cresciuto nell'atmosfera democratica della "congregazione" e sotto il segno di un Dio egalitario, rifiuta le gerarchie della società rinascimentale, non cerca di guadagnarvi un posto, e vede nel denaro non uno strumento di potenza politica o di "promozione" sociale, ma un segno della Grazia. Il ricco, nel credo calvinista, è "l'eletto". »

Gli autori videro nel trionfo autoritario della Controriforma lo spartiacque che segnò la perdita dell'autonomia nazionale, avvenuta all'acme dell'Umanesimo e del Rinascimento artistico e letterario italiano, e il rapido declino economico degli Stati della Penisola. Così Filippo II di Spagna, Re della Controriforma, soprattutto nella sua guerra agli olandesi riformati delle Fiandre «non capiva, non poteva capire che la sua lotta contro l'eresia era stata la lotta contro il mondo moderno, che proprio da quell'eresia prendeva l'avvio. Tutti i suoi sforzi e quelli della Chiesa erano riusciti soltanto a sottrarre a questa rivoluzione il loro feudo: la Spagna, l'Italia e il continente latino-americano. Con quali conseguenze per questi Paesi lo vediamo ancor oggi».

Da Girolamo Savonarola all'ascesa dei Borgia, il dramma della coscienza cristiana per lo scisma protestante, teologi ed eretici, dalle ricadute storiche della Riforma luterana alla reazione cattolica del Concilio di Trento, il boom artistico del Rinascimento e dei suoi protagonisti: Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Pietro Aretino, Benvenuto Cellini. Montanelli chiude simbolicamente l'opera evocando l'immagine del rogo di Giordano Bruno perché esso «illumina di una luce più pertinente lo squallido paesaggio italiano dell'Italia della Controriforma: un prete e un gendarme intenti ad arrostire un ribelle privo anche del conforto di una causa a cui intestare il proprio sacrificio».

L'Italia del Seicento (1600-1700)[modifica | modifica wikitesto]

Storia di un secolo segnato dai progressi scientifici, l'ascesa e il declino delle potenze locali. In questo volume viene dato molto spazio a fatti e scenari esteri: le conquiste spagnole nel Sud America che portano maree di oro in Europa e che possono essere viste come premesse della crisi economica, la guerra dei trent'anni, figlia della crisi stessa, le vicende dinastiche del casato degli Asburgo e l'ascesa della Francia. L'Italia viene rappresentata come colonia delle grande potenze protagoniste di questo secolo: è ben lontana dal capitalismo calvinista nascente nelle regioni dell'Europa settentrionale, immobilizzata nel latifondo e nelle cariche nobiliari.

L'Italia del Settecento (1700-1789)[modifica | modifica wikitesto]

Sullo sfondo delle guerre di successione europee, un excursus dal barocco ai lumi, alla rivoluzione francese.

L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831)[modifica | modifica wikitesto]

Dalla rivoluzione francese ai moti carbonari.

L'Italia del Risorgimento (1831-1861)[modifica | modifica wikitesto]

Dalla conclusione dei moti carbonari all'Unità d'Italia.

L'Italia dei Notabili (1861-1900)[modifica | modifica wikitesto]

Storia del Paese dall'Unità all'assassinio di Re Umberto, il 29 luglio 1900.

L'Italia di Giolitti (1900-1920)[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruisce il periodo dall'inizio del nuovo secolo sino alla fine della Prima guerra mondiale, dominato in campo politico dalla figura di Giovanni Giolitti.

L'Italia in camicia nera (1919-3 gennaio 1925)[modifica | modifica wikitesto]

Dai disordini del 1920 sino all'instaurazione della dittatura fascista con il discorso del bivacco di Mussolini.

L'Italia littoria (1925-1936)[modifica | modifica wikitesto]

Storia del Paese durante il consolidamento della dittatura e l'avventura coloniale.

L'Italia dell'Asse (1936-10 giugno 1940)[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni segnati dall'Asse Roma-Berlino sino alla dichiarazione di guerra.

L'Italia della disfatta (10 giugno 1940-8 settembre 1943)[modifica | modifica wikitesto]

La guerra a fianco della Germania viene ripercorsa sino all'armistizio e alla rotta dell'esercito italiano.

L'Italia della guerra civile (8 settembre 1943-9 maggio 1946)[modifica | modifica wikitesto]

Il libro, che volutamente definisce il periodo «guerra civile» e non soltanto «Resistenza» per sottolineare la confusione regnante nel Paese, si chiude con l'abdicazione di Vittorio Emanuele III.

Nella prima edizione del testo gli autori indicarono gli attentatori di via Rasella come i veri responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, e in seguito a una querela furono costretti a riscrivere il capitolo eludendo la questione della responsabilità[9].

L'Italia della Repubblica (2 giugno 1946-18 aprile 1948)[modifica | modifica wikitesto]

Dal referendum costituzionale alla vittoria della Democrazia Cristiana che vincolò il Paese al blocco occidentale, fino all'elezione di Luigi Einaudi a Presidente della Repubblica.

Gli autori avrebbero anche potuto intitolare il volume L'Italia delle scelte, sostenendo che nel biennio 1946-1948 l'Italia fece quelle fondamentali, instaurando la Repubblica al posto della Monarchia e schierandosi nel campo dei Paesi occidentali.

L'Italia del miracolo (14 luglio 1948-19 agosto 1954)[modifica | modifica wikitesto]

Tra l'attentato a Palmiro Togliatti che scatenò tumulti nel Paese e la morte di Alcide De Gasperi che aveva guidato l'Italia nella ricostruzione, vengono gettate le premesse per il «miracolo economico».

Gli autori avrebbero voluto chiamare il volume L'Italia di De Gasperi – sostenendo che il miracolo fu successivo agli eventi narrati – affermando che il titolo fu imposto per ragioni commerciali.

L'Italia dei due Giovanni (1955-1965)[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni XXIII e Giovanni Gronchi sono i personaggi che a diverso titolo connotano gli anni descritti nel libro.

Gli autori avevano inizialmente pensato di interrompere il racconto della Storia d'Italia con la morte di De Gasperi, ma poi decisero di continuare narrando anche i fatti del decennio successivo, e annunciarono la futura pubblicazione del volume riguardante il periodo sessantottino e postsessantottino.

L'Italia degli anni di piombo (1965-1978)[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni che precedono la contestazione (chiamati «anni di gomma»), la lunga notte del terrorismo, attraverso l'assassinio di Aldo Moro sino all'elezione a Presidente della Repubblica di Sandro Pertini.

Nell'Avvertenza che precede il libro Montanelli scrisse:

« Per tutti gli anni Settanta, e per i primi Ottanta, noi fummo indicati alla pubblica esecrazione come i fascisti, i golpisti, in una parola i lebbrosi. E forse saremmo ancora nel ghetto in cui ci avevano relegato, se a trarcene fuori dandoci completa ragione non fossero sopravvenuti i fatti. Spogliarci di questo passato e parlarne come se non ci avessimo partecipato è stato, per Cervi e per me, lo sforzo più grosso. Speriamo di esservi riusciti: nei limiti, si capisce, di quell'angolatura da cui nemmeno lo storico più obbiettivo e imparziale può prescindere. Per noi gli anni che vanno dalla strage di piazza Fontana all'assassinio di Moro non sono affatto "formidabili" come li dipingono certi commentatori e memorialisti di sinistra per giustificare i propri trascorsi di fiancheggiatori del terrorismo. Per noi quei "formidabili" anni furono quelli del sopruso di una minoranza ubriaca di mode e di modelli d'importazione (Marcuse, Mao, Che Guevara) su una maggioranza succuba anche perché priva di una voce che la rappresentasse. Noi fummo questa voce. E non possiamo prescinderne anche se abbiamo fatto di tutto per dimenticarcene. Secondo noi, il bilancio di quei "formidabili" anni è tutto in passivo. Essi non si sono lasciati dietro che lutti, galere, e quella cosiddetta "cultura del sospetto" che seguita ad inquinare la nostra vita pubblica, continuamente scossa da scandali più o meno pretestuosi che proprio in quei "formidabili" anni hanno la loro origine e radice. »

L'Italia degli anni di fango (1978-1993)[modifica | modifica wikitesto]

Dall'elezione di Papa Giovanni Paolo II attraverso la P2, i colpi di coda dell'eversione, il primo governo socialista, la nascita della Lega Nord fino a Tangentopoli e al crollo del sistema politico nato nel dopoguerra.

L'Italia di Berlusconi (1993-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Gli strascichi della corruzione e la nuova legge elettorale favoriscono l'ascesa politica di Silvio Berlusconi, che vince le elezioni del 1994 e forma un governo la cui breve esistenza sarà particolarmente travagliata.

L'Italia dell'Ulivo (1995-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Dall'autunno 1995 alla prima crisi del governo Prodi nell'ottobre 1997. Storia e cronaca si saldano, chiosate da questa amara considerazione di Montanelli nel Poscritto:

« Ho smesso di credere all'utilità di una Storia scritta al di fuori di tutti i circuiti della politica e della cultura tradizionali. Anzi, ad essere sincero sino in fondo, ho smesso di credere all'Italia. Questo volume, che include la sceneggiata di piazza San Marco, include anche la convinzione di uno dei suoi due autori che in un'Italia come questa anche una sceneggiata può bastare a provocarne la decomposizione. Sangue non ce ne sarà: l'Italia è allergica al dramma, e per essa nessuno è più disposto ad uccidere e tanto meno a morire. Dolcemente, in stato di anestesia, torneremo ad essere quella "terra di morti, abitata da un pulviscolo umano", che Montaigne aveva descritto tre secoli orsono. O forse no, rimarremo quello che siamo: un conglomerato impegnato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giuochi di potere e d'interesse. L'Italia è finita. O forse, nata su dei plebisciti-burletta come quelli del 1860-'61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me, non è più la Patria. È solo il rimpianto di una Patria. »

Sommari dell'opera: L'Italia del Novecento e L'Italia del Millennio. Sommario di dieci secoli di storia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'opera della Storia d'Italia si fermi al 1997, Montanelli e Cervi pubblicarono altri due libri che oltre a riassumere i fatti principali descritti nei loro libri precedenti aggiornarono di un paio d'anni l'opera. Il primo libro L'Italia del Novecento (1998) tratta tutta la situazione politica italiana dal 1900 al 1998 inserendo alla fine un breve trafiletto in cui viene descritta la caduta del governo Prodi e la nascita del governo D'Alema (fatti che non sono raccontati in L'Italia dell'Ulivo poiché quest'ultimo libro si ferma all'ottobre del 1997). Nel 2000 infine uscì L'Italia del Millennio che riassumeva i fatti principali della Storia italiana dall'anno 1000 sino alla fine del 2000. Sempre in esso la situazione politica italiana fu aggiornata con la caduta dell'esecutivo di D'Alema, il secondo governo Amato e le previsioni per le imminenti elezioni politiche del 2001.

Piano dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

  • Indro Montanelli, Storia di Roma, Milano, Longanesi, 1957; Milano, Rizzoli, 1959.
  • Indro Montanelli, Storia dei Greci, Milano, Rizzoli, 1959.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli bui. Il Medio Evo sino al Mille, Milano, Rizzoli, 1965.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250, Milano, Rizzoli, 1966.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli d'oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492, Milano, Rizzoli, 1967.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia della Controriforma (1492-1600), Milano, Rizzoli, 1968.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia del Seicento (1600-1700), Milano, Rizzoli, 1969.
  • Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia del Settecento (1700-1789), Milano, Rizzoli, 1970.
  • Indro Montanelli, L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831), Milano, Rizzoli, 1971.
  • Indro Montanelli, L'Italia del Risorgimento (1831-1861), Milano, Rizzoli, 1972.
  • Indro Montanelli, L'Italia dei Notabili (1861-1900), Milano, Rizzoli, 1973.
  • Indro Montanelli, L'Italia di Giolitti (1900-1920), Milano, Rizzoli, 1974.
  • Indro Montanelli, L'Italia in camicia nera (1919-3 gennaio 1925), Milano, Rizzoli, 1976.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia littoria (1925-1936), Milano, Rizzoli, 1979.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Asse (1936-10 giugno 1940), Milano, Rizzoli, 1980.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia della disfatta (10 giugno 1940-8 settembre 1943), Milano, Rizzoli, 1982.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia della guerra civile (8 settembre 1943-9 maggio 1946), Milano, Rizzoli, 1983, ISBN 88-17-42723-3.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia della Repubblica (2 giugno 1946-18 aprile 1948), Milano, Rizzoli, 1985, ISBN 88-17-42022-0.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del miracolo (14 luglio 1948-19 agosto 1954), Milano, Rizzoli, 1987, ISBN 88-17-42725-X.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni (1955-1965), Milano, Rizzoli, 1989, ISBN 88-17-42726-8.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo (1965-1978), Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-42805-1.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango (1978-1993), Milano, Rizzoli, 1993, ISBN 88-17-42729-2.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi (1993-1995), Milano, Rizzoli, 1995, ISBN 88-17-42810-8.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo (1995-1997), Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-42810-8.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998.
  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia del Millennio. Sommario di dieci secoli di storia, Milano, Rizzoli, 2000.

La Storia d'Italia di Indro Montanelli[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta fu realizzata un'edizione video dell'opera, intitolata La Storia d'Italia di Indro Montanelli, prodotta dalla Cecchi Gori Editoria Elettronica Home Video e curata da Mario Cervi. La serie era composta da 20 puntate[10] e raccontava i principali fatti italiani dal periodo fascista fino alla crisi del governo Prodi nel 1997. Le varie puntate erano così strutturate: Mario Cervi introduceva gli argomenti da trattare, mentre Montanelli rispondeva alle domande di Alain Elkann, aggiungendo considerazioni e ricordi personali[11]. È uscita in VHS come inserto del Corriere della Sera a partire dal 5 settembre 1999 (due puntate per ogni videocassetta)[12], ed è stata trasmessa in tv su Telemontecarlo dal 5 aprile all'8 giugno 2000[13][14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esaurita la «Storia d'Italia» di Indro Montanelli, in Corriere.it, 13 novembre 2003. URL consultato il 28 ottobre 2008.
  2. ^ Alessandro Melazini, Intervista a Mario Cervi. Quando con Indro guardavamo Derrik, in Il Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, dicembre 2004. URL consultato il 27 aprile 2007.
  3. ^ Filmato audio Roberto Arnaldi, Indro Montanelli a Radiomontecarlo, su YouTube, 3 giugno 2012. URL consultato il 13 agosto 2014.
  4. ^ Luigi Mascheroni, La Storia infinita di Montanelli, in il Giornale, 12 novembre 2010. URL consultato il 19 agosto 2012.
  5. ^ Indro Montanelli, Storia di Roma, omnialibri.info. URL consultato il 19 agosto 2012.
  6. ^ Sandro Gerbi, Montanelli, l'Italia diventa bestseller, Corriere della Sera, 15 marzo 2011.
  7. ^ Bruno Quaranta, Per Montanelli narrare era un giorno di festa, in La Stampa, 25 agosto 2001. URL consultato il 23 giugno 2016.
  8. ^ Così riscrisse la storia d'italia, in la Repubblica, 23 luglio 2001. URL consultato il 2 dicembre 2016.
  9. ^ Strage di via Rasella: ritorno al passato, in Corriere della Sera, 22 marzo 1998. URL consultato il 17 gennaio 2010.
  10. ^ Montanelli racconta in tv la storia recente d'Italia, in La Stampa, 5 aprile 2000. URL consultato il 23 giugno 2016.
  11. ^ Alessandra Comazzi, A lezione di storia da Montanelli tra analisi e fulminei giudizi, in La Stampa, 13 maggio 2000. URL consultato il 23 giugno 2016.
  12. ^ Montanelli, la storia d'Italia in video, in Corriere della Sera, 4 settembre 1999. URL consultato il 18 ottobre 2016.
  13. ^ Claudia Provvedini, Indro Montanelli porta sul video la storia d'Italia, in Corriere della Sera, 5 aprile 2000. URL consultato il 18 ottobre 2016.
  14. ^ Giorgio Dell'Arti, Antenna, in La Stampa, 8 giugno 2000. URL consultato il 23 giugno 2016.

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