Raimondo Caldora

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Raimondo Caldora
Conte di Loreto Aprutino
Stemma
Trattamento Conte
Altri titoli Gran Camerlengo del Regno di Napoli
Morte 1449
Dinastia Caldora
Padre Giovanni Antonio Caldora
Madre Rita Cantelmo
Consorte Giulia Acquaviva[1][2][3]
Religione Cattolicesimo
Raimondo Caldora
? – 1449
Cause della mortePeste
Dati militari
Paese servitoBandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
Royal Banner of Aragón.svg Regno d'Aragona
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
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Raimondo Caldora (... – 1449) è stato un condottiero, luogotenente, consigliere reale e gran camerlengo italiano.

Fu conte di Loreto Aprutino e barone di Casolla, Castel del Giudice, Castiglione Messer Raimondo[4], Civitaluparella, Colledimezzo, Fallo, Montelapiano, Pescopennataro, Pietrabbondante, Pizzoferrato, Quadri, Rocchetta a Volturno, Rosello, Sant'Antimo, Taranta Peligna e Villa Santa Maria.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Raimondo VI Caldora fu il figlio terzogenito di Giovanni Antonio Caldora e Rita Cantelmo; la sua data di nascita è da collocarsi dopo il 1369, in quanto fratello minore del celebre condottiero Jacopo Caldora.

Nel 1436 si recò a Firenze per incontrare Papa Eugenio IV; successivamente venne contattato dalla Repubblica di Genova per stipulare un'alleanza antiaragonese. Prima di tale anno aveva preso parte a varie battaglie insieme a suo fratello Jacopo, in quanto luogotenente della compagnia di ventura di quest'ultimo.

Il 15 novembre 1439 si ritrovò a Sulmona, nella chiesa di Santo Spirito al Morrone, per celebrare il funerale di suo fratello Jacopo Caldora, morto improvvisamente durante l'assedio di Colle Sannita. Verso la fine dell'anno crebbe il suo potere nel Regno di Napoli poiché venne nominato dal Re Renato d'Angiò-Valois consigliere e gran camerlengo. In tal modo il sovrano napoletano sperava di avvalersene per far conservare la fedeltà verso gli Angioini dell'irrequieto nipote Antonio Caldora, figlio primogenito di suo fratello Jacopo.

Nel marzo 1440 Antonio Caldora rifiutò di giungere in soccorso al connestabile Santo Maddaloni che si trovava assediato ad Aversa da Alfonso V d'Aragona, capo degli Aragonesi e pretendente al trono del Regno di Napoli, a causa della mancanza di denaro per pagare la condotta ai propri soldati. Re Renato provò a farlo convincere da suo zio Raimondo, invano.[6] Il 6 luglio Renato organizzò un banchetto nel suo accampamento in cui invitò Antonio; al termine lo accusò di tradimento e lo fece imprigionare. La reazione delle truppe caldoresche, che minacciarono di schierarsi col nemico costrinse il Re a risolvere il litigio in modo pacifico. Raimondo Caldora fece da intermediario tra le due parti ed ottenne la liberazione del nipote, che promise di lasciare Napoli per riunirsi col suo esercito in Abruzzo. Questi però non mantenne la promessa: riunito il proprio esercito, lo condusse sul ponte della Maddalena e si rifiutò di rientrare in Abruzzo.[7][8][9] Passato insieme al nipote nelle file degli Aragonesi, ricevette l'incarico di assediare Ortona. Tuttavia l'assedio fallì a causa dell'intervento di Alessandro Sforza, fratello di Francesco, schierato con gli Angioini, che lo fece prigioniero. Trasferito a Fermo, venne liberato il 18 marzo 1442 e fece ritorno insieme al nipote nelle file degli Angioini.[10] Dopo tali avvenimenti non si hanno più notizie di lui degne di nota.

Morì di peste nel 1449.[11]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Raimondo Caldora Padre:
Giovanni Antonio Caldora
Nonno paterno:
"Raimondaccio" Caldora
Nonna paterna:
Luisa d'Aversa
Madre:
Rita Cantelmo
Nonno materno:
Giacomo Cantelmo
Nonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680, p. 285.
  2. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691, p. 242.
  3. ^ Giuseppe Recco, Notizie di famiglie nobili, ed illustri della città, e Regno di Napoli, Napoli, 1717, p. 112.
  4. ^ Il comune di Castiglione Messer Raimondo trae il proprio nome da Raimondo Caldora, che l'ottenne in feudo nel 1414.
  5. ^ Camillo Tutini, Discorsi de' Sette Officii overo de' Sette Grandi del Regno di Napoli, De' Maestri Giustizieri, volume 1, Roma, 1666, p. 91.
  6. ^ Angelo di Costanzo, Historia del Regno di Napoli, Napoli, 1710, p. 414-415.
  7. ^ Angelo di Costanzo, Historia del Regno di Napoli, Napoli, 1710, da p. 419 a p. 426.
  8. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie istoriche del Sannio chiamato oggi principato Ultra, contado di Molise, e parte di Terra di Lavoro, provincie del Regno di Napoli, volume 5, Tipografia Onofrio Muzzi, Campobasso, 1823, p. 53.
  9. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie istoriche del Sannio chiamato oggi principato Ultra, contado di Molise, e parte di Terra di Lavoro, provincie del Regno di Napoli, volume 5, Tipografia Onofrio Muzzi, Campobasso, 1823, da p. 25 a p. 33.
  10. ^ Angelo di Costanzo, Historia del Regno di Napoli, Napoli, 1710, p. 428.
  11. ^ Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830, p. 575.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo di Costanzo, Historia del Regno di Napoli, Napoli, 1710.
  • Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie istoriche del Sannio chiamato oggi principato Ultra, contado di Molise, e parte di Terra di Lavoro, provincie del Regno di Napoli, volume 5, Tipografia Onofrio Muzzi, Campobasso, 1823.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]