Pride (film 2014)

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Pride
Pridе (film 2014).png
Una scena del film
Titolo originale Pride
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito
Anno 2014
Durata 120 min
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, commedia
Regia Matthew Warchus
Sceneggiatura Stephen Beresford
Produttore David Livingstone
Casa di produzione Calamity Films
Distribuzione (Italia) Teodora Film
Fotografia Tat Radcliffe
Montaggio Melanie Oliver
Musiche Christopher Nightingale
Costumi Charlotte Walter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Pride è un film del 2014 diretto da Matthew Warchus.

Prodotto dalla casa di produzione cinematografica Calamity Films, è stato presentato al Festival di Cannes 2014, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, ed è stato premiato con la Queer Palm.[1][2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film tratta sostanzialmente di una storia vera.

In occasione del Pride di Londra del 1984 Mark Ashton, giovane attivista gay e membro della Young Communist League, ha l'idea di raccogliere fondi per sostenere la lotta e il lungo sciopero dei minatori vessati dalle scelte politiche della premier Margaret Thatcher. Mark nota infatti come i gay e le lesbiche siano vittime dello stesso sistema e punta a costruire un legame di solidarietà con i lavoratori in lotta. Preso dall'entusiasmo propone la sua idea nel corso di una riunione e, nonostante i molti scetticismi, ottiene il supporto di sei compagni (cinque uomini e una donna) per la creazione del gruppo "Lesbians and Gays Support the Miners" (LGSM) il cui scopo è quello di raccogliere donazioni nella comunità gay e lesbica londinese in sostegno dei minatori.

Il gruppo si confronta subito con la difficoltà di trovare credito tra i sindacati dei minatori, che non sembrano gradire il loro aiuto e respingono ogni tentativo di contatto. Decidono quindi di contattare direttamente i lavoratori di un paesino minerario del sud del Galles, Onllwyn, che accettano il loro aiuto. Un rappresentante gallese si reca così a Londra, per accettare la donazione e fare un ringraziamento pubblico in un locale gay; in seguito, nonostante le resistenze e lo scetticismo di alcuni paesani, il LGSM viene invitato in paese per essere ringraziato pubblicamente, come avvenuto già per altri gruppi di sostenitori. La conoscenza diretta, l'entusiasmo dei giovani attivisti gay e lesbiche e la consistenza delle donazioni che riescono a raccogliere sciolgono pian piano i pregiudizi di una piccola comunità chiusa e tradizionalista, e spianano la strada a una stabile solidarietà. Le cose però si complicano quando una delle componenti del comitato dei minatori di Ollwyn, che non ha mai accettato la presenza delle lesbiche e dei gay, informa di nascosto la stampa, che si scatena in articoli spregiativi sui "pervertiti" che mantengono i minatori, gettando dubbi in tutta la comunità fino alla decisione di rimettere ai voti l'accettazione degli aiuti di LGSM.

A seguito di un attacco omofobo alla loro sede londinese, LGSM decide di rilanciare organizzando un grande concerto di beneficenza (a cui parteciperanno i Bronski Beat) con il supporto dei componenti del comitato dei minatori che credono nel loro aiuto. È uno straordinario successo che consente a loro di rientrare a Onllwyn e provare a sostenere con successo la loro causa. Nonostante ciò, con uno stratagemma di procedura, gli organizzatori della votazione circa l'accettazione o meno del supporto del LGSM anticipano di tre ore la riunione decisiva e respingono il loro aiuto prima che il gruppo dei favorevoli possa rientrare da Londra. Per la delusione e per problemi personali Mark lascia il gruppo, pur continuando a seguire la sorte dei minatori fino alla conclusione dello sciopero, quando si riunisce a LGSM, in tempo per partecipare al Pride di Londra del 1985, nel quale gli organizzatori vorrebbero costringerli a rinunciare al loro striscione o a piazzarsi in coda al corteo. I minatori gallesi però non si sono dimenticati dei loro sostenitori gay e lesbiche e raggiungono il Pride in massa con numerosi pullman, meritandosi tra lo stupore generale la testa della manifestazione.

In seguito le Unions inglesi, su impulso dei sindacati dei minatori, avrebbero incluso i diritti delle persone gay e lesbiche nei loro statuti. Molte altre vicende si intrecciano nella trama di questa commedia come il coming out, i rapporti familiari, la violenza omofobica, l'esplosione dell'AIDS, che proprio in quegli anni comincia a colpire pesantemente la comunità gay mietendo numerose vittime.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato proiettato in anteprima nazionale nel corso del Gender Bender festival di Bologna il 29 ottobre 2014. È uscito nelle sale italiane l'11 dicembre 2014, distribuito da Teodora Film.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) 'Pride' Wins Cannes' 5th Queer Palm Award, Indiewire, 23 maggio 2014. URL consultato il 23 maggio 2014.
  2. ^ Cannes, la Palma Gay va a "Pride", film sui minatori britannici, in la Repubblica.it, 24 maggio 2014. URL consultato il 24 maggio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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