Manoscritti economico-filosofici del 1844

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Manoscritti economico-filosofici del 1844
Marx4.jpg
Foto di Marx
Autore Karl Marx
1ª ed. originale 1932
Genere saggio
Lingua originale tedesco

I Manoscritti economico-filosofici del 1844 (detti anche Manoscritti di Parigi) sono una serie di note scritte tra l'aprile e l'agosto 1844 da Karl Marx, mai stampati in vita di questi e pubblicati per la prima volta nel 1932 da ricercatori sovietici.

Queste annotazioni sono una prima l'espressione dell'analisi marxiana dell'economia e costituiscono la seconda critica di Marx alla filosofia di Hegel. Esse coprono un ampio spettro di argomenti: il salario, il profitto del capitale, la rendita fondiaria, il lavoro estraniato, il rapporto della proprietà privata e il lavoro, la proprietà privata e il comunismo, produzione e divisione del lavoro, il denaro, la critica della dialettica in generale e della filosofia di Hegel.

Importanza dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Sono principalmente conosciuti per il concetto di alienazione (Entfremdung), che si basa sulle analisi compiute da Ludwig Andreas Feuerbach nell'"Essenza del Cristianesimo"(1841). In questo senso è molto importante l'iniziale affermazione di Marx che le condizioni delle moderne società industriali risultano nell'alienazione dei salariati dalla propria vita.

Marxismo e idealismo tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Poiché i manoscritti del 1844 mostrano il pensiero di Marx all'epoca della sua genesi iniziale, la loro pubblicazione ha avuto un profondo impatto sui più recenti studi sul marxismo, in particolare riguardo alla relazione tra marxismo e idealismo tedesco. In quest'opera è presente infatti un'analitica trattazione della dialettica di Hegel. Dopo avere criticato, piuttosto aspramente, nel 1943 la filosofia del diritto nell'opera "Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico" (ritrovata negli archivi sovietici nel 1927), in questa seconda critica del pensiero hegeliano, Marx tratta la dialettica partendo dalla "Fenomenologia dello Spirito" (1807), nella "figura storica" del "servo-padrone, mettendo in luce il concetto di "alienazione"(Entfremdung). Hegel aveva parlato di "alienazione"( prima di Feuerbach), intendendola come "oggettivizzazione", che sta alla base del processo dialettico culminante nel "Sapere Assoluto". Marx poi tratta analiticamente le tematiche presenti nellEnciclopedia delle scienze filosofiche"(1817): la critica marxiana è però più benevola rispetto a quella relativa alla filosofia hegeliana del diritto; infatti Marx trova positivo il riconoscimento hegeliano della natura. Nonostante ciò, la natura serve a Hegel per pervenire allo spirito ed in particolare allo Spirito Assoluto, cioè Dio. Il risultato è agli occhi di Marx una filosofia mistica e astratta. La dialettica di Hegel è però importante, non tanto per i contenuti trattati (anche se alcuni possono essere riutilizzati), ma come metodo: il metodo dialettico triadico è infatti altamente scientifico se lo si usa per risolvere le contraddizioni economiche (che sono pertanto economico-filosofiche). Questa concezione del "giovane Marx", relativa alla dialettica hegeliana (intesa come metodo) rimarrà sostanzialmente immutata anche nella sua speculazione matura e la si può ritrovare nella prefazione alla seconda edizione del suo capolavoro, "Il Capitale" (1867), in cui paga il suo tributo al "maestro" Hegel dichiarandosi suo allievo.

La teoria dell'alienazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo manoscritto, Marx espone la sua teoria dell'alienazione (Entfremdung), che adatta dal testo di Feuerbach Essenza del cristianesimo (1841). Marx spiega come, nel capitalismo, l'uomo debba al lavoro per prima cosa la possibilità di esistere come lavoratore e, per seconda, di esistere come soggetto fisico. Quindi è solo la sua qualità di lavoratore che gli permette di conservarsi come soggetto fisico, ma è solo come soggetto fisico che può essere lavoratore. In altre parole il lavoratore dipende dal lavoro per avere il denaro necessario a vivere, ma egli non vive, in effetti solo sopravvive, come lavoratore. Il lavoro è usato solo per creare più ricchezza anziché ottenere l'appagamento e la soddisfazione dei propri desideri. Marx dimostra come l'alienazione non sia un concetto astratto come in Hegel, a cui in ogni modo spetta il merito di averlo introdotto nella "Fenomenologia dello Spirito" (1807), ma un concetto derivato dai bisogni economici dell'uomo. In Hegel peraltro l"'alienazione" ha, pur essendo un travaglio anche del negativo, assume sostanzialmente un significato positivo, in quanto significa "oggettivizzazione"; spetta invece a Feuerbach, con il suo concetto di "proiezione" (presente nell'''Essenza del Cristianesimo") , l'avere conferito all'alienazione un significato negativo, anche se ristretto all'ambito religioso. In Marx l'alienazione ha un'origine economica: sono i modi di produzione capitalistici propri della borghesia, che sfrutta il proletariato, che generano l'alienazione, di cui quella religiosa è solo un aspetto.

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