Per la critica della filosofia del diritto di Hegel

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Per la critica della filosofia del diritto di Hegel
Titolo originale Critique of Hegel's philosophy of right
Autore Karl Marx
1ª ed. originale 1843
Genere manoscritto
Lingua originale tedesco

Per la critica della filosofia del diritto di Hegel è un manoscritto redatto da Karl Marx nel 1843 e pubblicato postumo: fu infatti ritrovato da ricercatori sovietici nel 1927.

È una raccolta di commenti ai Lineamenti di filosofia del diritto di Georg Wilhelm Friedrich Hegel del 1820, paragrafo per paragrafo. Il testo di Marx è in realtà incompiuto; infatti mancano paragrafi sia all'inizio, sia alla fine del manoscritto: per questo motivo è un'opera particolarmente ostica. Si caratterizza da un lato per la sua forma di parafrasi del testo hegeliano, dall'altro per la critica marxiana molto influenzata da Jean Jacques Rousseau. Una delle maggiori critiche è il fatto che molti degli argomenti dialettici si basano su astrazioni: Hegel avrebbe scambiato il soggetto con il predicato. Ciò provoca una universalizzazione di contenuti, considerati come necessari, che per loro natura sono invece empirici, cioè particolari e contingenti. L'opera hegeliana tratta dello Spirito oggettivo e di come questo si realizzi dialetticamente, cioè in forme triadiche come Diritto astratto, Moralità ed Eticità. Quest'ultima è per Hegel un'etica sociale, concreta, che si realizza in istituzioni come: la famiglia, la società civile e lo Stato. In particolare Hegel propone una teoria dello Stato come Stato etico, in cui ogni cittadino si realizza compiutamente; infatti solo nello Stato, che è "sostanza etica", il cittadino ha "realtà, verità e oggettività". La critica marxiana verte sul rapporto tra società civile e Stato: il merito di Hegel, secondo Marx, è quello di avere concesso spazio alla società civile, che si fonda sulle classi, differenziandola dalla società politica, lo Stato. Hegel, pur analizzando la società civile, aveva però compreso solo parzialmente l'importanza della borghesia, rimanendo legato ad una certa visione feudale, che in Prussia all'epoca era ancora presente attraverso i grandi proprietari terrieri e con la legge del maggiorascato. La Rivoluzione francese (1789) aveva cercato di cancellare i privilegi in Francia (ma anche nei paesi conquistati in seguito da Napoleone Bonaparte) del clero e dell'aristocrazia, che costituivano "il primo stato" e "il secondo stato", a favore della borghesia. Questa costituiva "il terzo stato" e sin dall'avvento della Rivoluzione industriale (avvenuta in Gran Bretagna alla fine del '700) aveva assunto, dapprima in quella nazione, poi nelle altre, una posizione egemonica. Con l'avvento della borghesia si formò anche "il quarto stato", il proletariato, composto da salariati, che la borghesia stessa sfrutta per i propri interessi economici. Hegel, pur avendo avuto in gioventù simpatie napoleoniche, ha ora una visione conservatrice, che legittima il regime prussiano: Marx gli rimbrovera che lo Stato, essendo dal punto di vista politico hegeliano il culmine dell'eticità, debba in realtà dipendere dalla proprietà privata fondiaria e dal maggiorascato. Marx, molto influenzato dal concetto di "volontà generale" di Rousseau (presente nel "Contratto sociale" del 1762), contrappone alla concezione conservatrice di Hegel, una visione democratica, in cui tutti gli individui, indipendentemente dal censo, abbiano diritto di voto. In quest'opera Marx non ha però ancora "scoperto" il proletariato, come classe, e ha una concezione politica liberal-democratica ugualitaria. Negli anni seguenti, dopo il soggiorno a Parigi, in cui venne in contatto con il socialismo francese, con la "scoperta" del proletariato come classe rivoluzionaria, la sua concezione politica diventò socialista rivoluzionaria, cioè comunista. Questa nuova visione rivoluzionaria sarà rappresentata eminentemente dal "Manifesto del Partito comunista", che Karl Marx pubblicò con Friedrich Engels a Londra nel 1848. In Italia "Per la critica della filosofia del diritto di Hegel" fu molto valorizzata da Galvano Della Volpe, che prese spunto da quest'opera per proporre nel suo classico "Rousseau e Marx" (1957) un Marx anti-hegeliano e legato invece al pensiero politico di Rousseau. Sulle sue orme si colloca la speculazione di Lucio Colletti e Umberto Cerroni.

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