L'uomo lupo (film 1941)

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L'uomo lupo
The wolf man gip.jpg
Una scena del film
Titolo originale The Wolf Man
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1941
Durata 70 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, fantastico, orrore
Regia George Waggner
Fotografia Joseph A. Valentine
Montaggio Ted J. Kent
Musiche Charles Previn
Hans J. Salter
Frank Skinner
Trucco Jack Pierce
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

(Ridoppiaggio)

L'uomo lupo (The Wolf Man) è un film del 1941 diretto dal regista George Waggner. Il film ha avuto un remake, Wolfman (2010).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Larry Talbot, figlio di un gentiluomo gallese, torna a casa a Llanelli dall'America dopo la scomparsa del fratello maggiore. Qui, fatta la pace col padre, conosce una bella ragazza del villaggio vicino alla sua tenuta. Una notte la ragazza e l'uomo si avventurano nel bosco per farsi leggere le carte da un gruppo di zingari. Uno di questi è un misterioso e pericoloso lupo mannaro che aggredisce un'amica della ragazza. Larry Talbot, per salvarla, uccide il lupo mannaro con un bastone dal pomo argentato, ma viene accidentalmente morso sul petto. Ben presto si accorgerà di essere divenuto a sua volta un lupo mannaro che seminerà terrore per le campagne vicine fino a che suo padre, ignaro della vera identità della bestia, non lo ucciderà con lo stesso bastone dal pomo argentato.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Concezione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di un film sui licantropi venne già ai dirigenti della Universal nel 1935, quando venne prodotto il film Il segreto del Tibet (Werewolf of London). Questa prima versione, nonostante il formidabile trucco ideato da Jack Pierce che rendeva altresì l'uomo lupo più felino della versione del 1941, non ebbe molto successo fra il pubblico, e rimane quindi un film per nostalgici appassionati.

La svolta avvenne nel 1941, quando lo sceneggiatore ebreo Curt Siodmak, fuggito dalla Germania nazista a Hollywood, ideò la nuova sceneggiatura per l'uomo lupo, disseminandola con riferimenti alla religione ebraica (la stella a cinque punte che compare sulla mano delle vittime del licantropo), e scrivendo la famosissima poesia Even a man who is pure of heart and says his prayers by night may become a wolf when the wolfbane blooms and the autumn moon is bright (Anche l'uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera). Diventato una delle pietre miliari del cinema horror, grazie allo splendido trucco ideato da Jack Pierce e dalle musiche tritonali (nel medioevo il tritono era legato alla figura di Satana), è stato più volte ripreso e citato, per esempio da John Landis nel suo Un lupo mannaro americano a Londra, da Joe Dante ne L'ululato e da Fred Dekker in Scuola di mostri.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti
  • Riccardo F. Esposito, Il cinema dei licantropi, Roma, Fanucci, 1987. ISBN 88-347-0053-8.
  • Andrea Ferrari, Il cinema dei mostri, Milano, Mondadori Electa, 2003. ISBN 88-435-9915-1.
  • Morando Morandini, Laura Morandini, Luisa Morandini, il Morandini: dizionario dei film, Bologna, Zanichelli, 2005. ISBN 88-08-11907-6.

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