Vittorio Sanipoli

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Vittorio Sanipoli (a destra) e Jean Gabin in una scena di Maigret e i gangsters (1964)

Vittorio Sanipoli, nome d'arte di Luciano Sanipoli (Quinto al Mare, 27 ottobre 1915Roma, 25 luglio 1992), è stato un attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Sanipoli frequentò l'Accademia d'Arte Drammatica a Milano su suggerimento della zia, l'attrice Elvira Betrone, ed esordì nel 1939 nella Compagnia dei Gialli, diretta da Romano Calò; recitò poi con la Compagnia Odeon di Milano (1941), e nel dopoguerra con Ruggero Ruggeri e Renzo Ricci (1948). Negli stessi anni intraprese l'attività radiofonica, lavorando in trasmissioni di prosa come La strada del sole di Mario Carletti (1939, regia di Enzo Ferrieri) e Così è (se vi pare) di Pirandello (1940, regia di Alberto Casella). Attore duttile, poliedrico, dall'interpretazione scabra e incisiva, dotato di ottima tecnica e presenza scenica, negli anni cinquanta fu nella Compagnia nazionale al Teatro Valle di Roma (1950-51), in quella diretta da Guido Salvini (1951-52), e in quelle di Gianfranco De Bosio (Nuovo Teatro ETI 1954-55, Stabile di Torino, 1957-58) e Squarzina (1959), passando con disinvoltura dai ruoli drammatici a quelli brillanti e ottenendo successi personali in Detective Story e in Anna per mille giorni, entrambi del 1951. La sua carriera proseguì densa di soddisfazioni e culminò nella stagione 1956-57 con la prima rappresentazione italiana di Un cappello pieno di pioggia per la regia di Luigi Squarzina con la formazione Proclemer-Albertazzi e, nel 1960, quando vinse come attore non protagonista, il premio San Genesio per la sua performance ne Il Revisore diretto da Virginio Puecher per il Teatro di Genova. La sua attività continuò positivamente negli anni successivi: nel 1963 ritrovò Squarzina che lo scritturò per Corte Savella, in seguito apparve in altri lavori e approdò nel 1970 al Piccolo Teatro di Milano scritturato da Strehler, per un personaggio di grande spessore in Santa Giovanna dei macelli di Brecht.

L'esordio nel cinema avvenne in pieno conflitto bellico, con lo pseudonimo di Vittorio Sanni, da protagonista in due gradevoli film d'avventura salgariani, per proseguire una carriera di tutto rispetto in una serie innumerevole di pellicole come Napoletani a Milano di Eduardo De Filippo (1953) e La domenica della buona gente di Anton Giulio Majano (1953). Il primo successo di una certa importanza arrivò con il ruolo del romano Marcus Virilius Rufus nell'epico Spartaco di Riccardo Freda (1953). Specializzatosi in parti secondarie, che delineò con efficacia, fu l'ambiguo Ramón nella gangster story Grisbì di Jacques Becker (1954), il severo maggiore Venturi di La grande guerra di Mario Monicelli (1959) e il questore del pungente e disincantato Roma bene di Carlo Lizzani (1971). Dotato di una voce roca ma dal timbro maschio e molto caldo, si dedicò anche al doppiaggio ma non con continuità, preferendo di gran lunga i ruoli, pur se secondari, nel cinema e soprattutto calcare le scene. Uno degli attori da lui doppiati in modo egregio fu il Wallace Beery di Pranzo alle otto nell'edizione ripresentata nel dopoguerra.

Gli anni cinquanta furono anche un periodo di intensa attività radiofonica; fra le innumerevoli interpretazioni, La casa sul fiume di Giovanni Bonacci (1950, regia di Umberto Benedetto), Giovanna e i suoi giudici di Thierry Maulnier (1951, regia di Salvini), Knock o il trionfo della medicina di Jules Romains (1953, regia di Tofano), Figlio di nessuno di Montherlant (1958, regia di Puecher), Un marito di Svevo (1959, regia di Sandro Bolchi). Negli anni sessanta e settanta proseguì la partecipazione al teatro radiofonico, con La signora Morli, una e due di Pirandello (1961, regia di Morandi), La grande orecchia di Bréal (1964, regia di Flaminio Bollini), I tre colpi di mezzanotte di Obey (1965, regia di Benedetto), Le notti dell'ira di Salacrou (1966, regia di Benedetto), Ifigenia in Aulide di Euripide (1966, regia di Visconti), Il giorno della civetta di Sciascia e Sbragia (1967, regia di Benedetto), Otello di Shakespeare (1970, regia di Gino Landi), Il revisore di Gogol' (1971, regia di Giorgio Bandini), Volpone di Ben Jonson (1972, regia di Pietro Masserano Taricco).

Ma Sanipoli ebbe anche un'intensa attività televisiva a cominciare dalla sua presenza in numerosi sceneggiati, fra i quali Piccole donne di Majano (1955), Umiliati e offesi di Cottafavi (1958) e Il mulino del Po di Bolchi (1963).

Ma fu anche ottimo interprete di opere teatrali ridotte per la televisione come Proibito al pubblico di Corrado Pavolini (1955), Svegliati e canta di Blasi (1956), Piccole volpi di Claudio Fino (1960), Il candeliere di Edmo Fenoglio (1961), Corte marziale per l'ammutinamento del Caine di Giacomo Vaccari e L'aiuola bruciata di Claudio Fino, entrambe del 1965, quindi Ross di Giuseppe Fina (1969), Chatterton di Orazio Costa (1971) e moltissime altre. Da non trascurare poi gli episodi di varie serie di successo come Maigret, Nero Wolfe, Processi a porte aperte, Tenente Sheridan, Vivere insieme e tante altre. Partecipò inoltre a vari programmi come Il girasole (1972-75).

Dalla fine degli anni settanta abbandonò gli schermi.

Sposato con l'attrice Amalia D'Alessio, morì in un ospedale romano il 25 luglio 1992 per una malattia ai polmoni.

È sepolto presso il Cimitero Monumentale del Verano a Roma.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Sanipoli e Lia Amanda nel film Amanti del passato di Adelchi Bianchi (1953)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica[modifica | modifica wikitesto]

EIAR[modifica | modifica wikitesto]

Rai[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Film d'animazione[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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