Jules Ferry

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Jules Ferry

Jules François Camille Ferry (Saint-Dié-des-Vosges, 5 aprile 1832Parigi, 17 marzo 1893) è stato un politico francese, oppositore di Napoleone III e tra le più eminenti personalità del partito repubblicano nella Terza Repubblica francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso una serie di articoli (Comptes fantastiques d'Haussmann giocando sul titolo con i Racconti fantastici di Hoffmann) denunciò le speculazioni finanziarie operate dal barone Haussmann per il rinnovamento urbanistico di Parigi. Grazie a questa sua iniziativa il barone venne successivamente estromesso dai poteri concessi.

D'altra parte egli stesso, «avvocato squattrinato», divenuto sindaco di Parigi alla proclamazione della Repubblica nel settembre 1870, «riuscì a spremersi un patrimonio dalla carestia» della città assediata dai tedeschi.[1]

Fu Primo ministro due volte: la prima dal 23 settembre 1880 al 14 novembre 1881 e la seconda dal 21 febbraio 1883 al 6 aprile 1885. Dette corso all'annessione delle varie zone indocinesi sulle quali la Francia esercitava la propria influenza economica e di sfruttamento.

Mostrò durante la sua carriera politica un forte e attivo impegno nel promuovere l'espansione coloniale francese, osteggiata invece da una parte dell'opinione pubblica e dalla maggior parte dei politici francesi del centro e della destra, una maggioranza piuttosto conservatrice di monarchici e bonapartisti, più interessati a vendicare la sconfitta del 1870 e portare di nuovo la Francia contro la Germania per rivendicare l'Alsazia e la Lorena, che l'accusarono di voler deviare in questo modo gli investimenti al di fuori della nazione. Ferry, comprendendo che la Germania era troppo potente, per perseguire l'idea di acquistare un grande impero coloniale si fece promotore di una politica di collaborazione con Otto von Bismarck al fine di guadagnarne una «benevola neutralità»Sistema bismarckiano. La cooperazione franco-tedesca sul fronte coloniale contro l'impero britannico, politica sensata ma difficilmente popolare, era dettata dalla speranza di creare un cuneo tra le due grandi potenze europee occidentali. Nel famoso discorso che tenne il 28 luglio 1885[2] davanti alla Camera dei Deputati, definito dal giornalista Charles-André Julien «il primo manifesto imperialista», Ferry espose, riassumendole intorno a tre motivazioni (idées), la necessità della Francia di proseguire nell'impresa coloniale: la politica coloniale era figlia della politica industriale, come puro sfruttamento economico, come creazione di un "mercato" per i prodotti dell'industria francese[3]; le nazioni europee, «le razze superiori», avevano il diritto ed il dovere di «civilizzare le razze inferiori»[4][5]; infine, sospinta dallo spirito patriottico ispirato agli ideali del 1789 e dai valori ereditati della filosofia dell'illuminismo e della Rivoluzione francese, in una Europa alla conquista del mondo, anche la Francia doveva avere il suo posto a livello internazionale colonizzando l'Africa in nome della democrazia[6]. La posizione di Ferry, appoggiata favorevolmente dai Républicains progressistes per questioni ideologiche, trovò invece ulteriori opposizioni[7] nel Partito Radicale di Georges Clemenceau, l'estrema sinistra repubblicana, che con la sua veemente risposta[8] alla stessa Camera dei Deputati del 30 luglio seguente, criticò la politica coloniale come una forma di distrazione dalla "vendetta" contro la Prussia (revanscismo francese).

Nella sua attività di governo promosse provvedimenti a favore della separazione fra Stato e Chiesa e per la laicità della scuola pubblica. L'8 luglio 1875 è iniziato in Massoneria nella loggia « La Clémente Amitié » del Grande Oriente di Francia, assieme a Émile Littré e a Grégoire Wyrouboff. Una grande pubblicità è fatta al discorso di Littré, e la stampa ne dà ampiamente notizia. In seguito Ferry fu membro della loggia « Alsace-Lorraine ».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ K. Marx, La guerra civile in Francia, 1974, p. 56.
  2. ^ Jules François Camille Ferry, "Discours prononcé à la Chambre des députés: le 28 juillet 1885 «Les fondements de la politique coloniale»", Discours et Opinions de Jules Ferry, ed. Paul Robiquet (Paris: Armand Colin & Cie., 1897), pp. 199-201, 210-11, 215-18.
  3. ^ «Dal punto di vista economico quello che manca alla nostra grande industria, [...] quello che le manca di più, sono gli sbocchi. Per i Paesi destinati dalla natura stessa della loro industria a una forte esportazione, come è appunto il caso della nostra industria, la questione coloniale si identifica con quella degli sbocchi. Da questo punto di vista, lo ripeto, la fondazione di una colonia equivale alla creazione di uno sbocco. [...] Signori, da questo punto di vista particolare, ma della più decisiva importanza, nell'epoca in cui viviamo e nella crisi che tutte le industrie europee attraversano, la fondazione di un colonia costituisce la creazione di uno sbocco» (Ferry, op. cit.).
  4. ^ «Vi è un secondo punto che devo affrontare: è il lato umanitario e civilizzatore della questione. Le razze superiori hanno un dovere di fronte alle razze inferiori. Io parlo di diritto ma in realtà si tratta di un dovere per loro. Queste hanno il dovere di civilizzare le razze inferiori» (Ferry, op. cit.).
  5. ^ Il concetto che le differenze tra Europa ed Africa fossero nette e ben definite Ferry lo mutuò dagli studi antropologici a lui contemporanei, come per esempio il concetto evoluzionista di Edward Burnett Tylor, che riteneva esistessero popoli “inferiori” e popoli “superiori” e che la storia del genere umano potesse essere rappresentata attraverso una linea ascendente che andava dalle forme di organizzazione sociale più semplici a quelle più complesse, al cui vertice vi era quindi la società europea. François Hollande nel discorso inaugurale del proprio mandato il 15 maggio 2012 davanti alla statua di Jules Ferry nei giardini delle Tuileries non mancò di condannarne questo «errore morale e politico».
  6. ^ «Se la Francia vuole restare un grande paese, deve diffondere ovunque sia possibile la sua lingua, i suoi costumi, la sua bandiera, le la sua gente ed il suo genio»; ed ancora: «nell'Europa quale è attualmente costituita, in questa concorrenza di tanti stati rivali che vediamo ingrandirsi intorno a noi, [...] una politica di raccoglimento o di astensione rappresenta semplicemente la strada maestra della decadenza! […] Pensare senza agire, guardandola come un tranello, come un'avventura, ogni espansione verso l'Africa o verso l'Oriente, vivere in questo modo per una grande nazione. È abdicare. Pensare senza agire, senza mescolarsi agli affari del mondo, tenendosi in disparte da tutte le combinazioni europee, vivere in questo modo per una grande nazione, credetemi, è abdicare, è in tempo più breve di quanto voi pensiate, è scendere dal primo scalino al terzo o quarto. Non posso, signori, e penso che nessuno possa neppure lontanamente pensare a un tale avvenire per la Francia. Occorre che il nostro Paese si metta in grado di fare quanto fanno tutti gli altri e, dato che la politica coloniale è l'elemento propulsore che trascina, attualmente, tutte le potenze europee, bisogna prendere una decisione» (Ferry, op. cit.).
  7. ^ Jules Maigne, un vecchio repubblicano del 1848, esiliato sotto il Secondo Impero, gli replicò scandalizzato: «Voi osate dire questo nel paese che ha proclamato i diritti dell'uomo!».
  8. ^ «Le razze superiori esercitano sulle razze inferiori un diritto che, per una trasformazione particolare, è nello stesso tempo un dovere di civilizzazione. Ecco nelle sue proprie parole la tesi del signor Ferry, e vediamo il governo francese che esercita il suo diritto sulle razze inferiori nell'andare in guerra contro di loro e convertirli con la forza ai benefici della civiltà. Razze inferiori! Razze superiori! Si fa presto a dire. Per quanto mi riguarda, io non ci credo, in particolar modo dopo aver visto degli studiosi tedeschi dimostrare scientificamente che la Francia doveva essere sconfitta nella guerra franco-tedesca in quanto che il francese appartiene ad una razza inferiore al tedesco. Da allora, lo confesso, ci penso due volte prima di rivolgermi ad un uomo e ad una civiltà, e dire: uomo o civiltà inferiore. [...] No, non esistono diritti di nazioni dette superiori su nazioni dette inferiori. Esiste una lotta per la vita, una necessità fatale che dobbiamo tanto più contenere nei limiti della giustizia e del diritto quanto più ci innalziamo nella civiltà. La conquista che voi auspicate non è altro che l'abuso della forza che la civiltà scientifica autorizza sulle civiltà rudimentali per impadronirsi dell'uomo, torturarlo ed estrarre tutta la forza che è in lui con il pretesto di civilizzare. Ma non cerchiamo di rivestire la violenza col nome ipocrita di civiltà» (Georges Clemenceau: La Politique coloniale: Clemenceau contre Ferry, Magellan & Cie Éditions, 2015).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Primo Ministro della Repubblica Francese Successore Flag of France.svg
Charles de Freycinet 1880 - 1881 Léon Gambetta I
Armand Fallières 1883 - 1885 Henri Brisson II
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