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Impero giapponese

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Impero Giapponese
Impero Giapponese – Bandiera Impero Giapponese - Stemma
Impero Giapponese - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo 大日本帝國
Dai Nippon Teikoku
(Impero del Grande Giappone)
Lingue ufficiali giapponese
Lingue parlate giapponese, coreano
Inno Kimigayo
Capitale Tokyo
Politica
Forma di governo monarchia assoluta (1868-1889)
monarchia costituzionale (1889-1945)
Imperatore del Giappone Meiji (1867-1912)
Taisho (1912-1926)
Showa (1926-1989)
Primo Ministro del Giappone Itō Hirobumi (primo)

Shigeru Yoshida (ultimo)

Organi deliberativi Dieta imperiale
Nascita 1868 con Meiji
Causa Restaurazione Meiji
Fine 1945 con Showa
Causa Seconda guerra mondiale
Territorio e popolazione
Bacino geografico Oceano pacifico e Asia orientale
Territorio originale Arcipelago giapponese
Massima estensione 7.400.000 km² nel 1942-1944
Economia
Valuta Yen giapponese
Yen coreano
Yen taiwanese
Yen militare giapponese
Religione e società
Religioni preminenti shintoismo
Religione di Stato nessuna[1]
Evoluzione storica
Preceduto da
Succeduto da

Con Impero giapponese (大日本帝国 Dai Nippon Teikoku?, letteralmente Impero del Grande Giappone) ci si riferisce comunemente al periodo della storia del Giappone che ha inizio con la restaurazione Meiji e termina con la fine della seconda guerra mondiale (comprendente quindi il periodo Meiji, il periodo Taishō e il periodo Shōwa).

Politicamente si riferisce al periodo che inizia con l'istituzione delle prefetture in sostituzione dei domini feudali (廃藩置県 Haihanchiken?) dal 14 luglio 1871, continuato con l'espansione del Giappone nel Pacifico e nell'oceano Indiano, fino alla resa formale il 2 settembre 1945, quando venne firmata la resa del Giappone. Costituzionalmente si riferisce invece al periodo compreso tra il 29 novembre 1890 e il 3 maggio 1947.

Il Paese era stato denominato Impero del Giappone sin dai domini feudali contrari allo shogunato, le province di Satsuma e Chōshū, che formarono il nucleo del nuovo governo durante la restaurazione Meiji. Tuttavia solamente a partire dal 1889, con la Costituzione dell'Impero del Giappone, il titolo Impero del Giappone venne ufficialmente utilizzato per la prima volta e soltanto nel 1936 tale denominazione venne legalizzata per denominare il Paese. Fino ad allora le denominazioni Nihon ("Giappone"), Dai Nihon ("Grande Giappone"), Dai Nihon-koku ("Stato del Grande Giappone") e Nihon Teikoku ("Impero del Giappone") venivano tutte utilizzate. Nel 1946, durante l'occupazione americana del Giappone, iniziò la ristrutturazione del sistema di governo del Giappone, che iniziò proprio con la modifica della denominazione ufficiale del Paese in Stato del Giappone (日本国 Nihon-koku?) e fu seguita l'anno dopo dalla stesura della nuova Costituzione del Giappone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fine del XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impero giapponese alla fine del XIX secolo.

L'Impero giapponese alla fine del XIX secolo viveva l'inizio di un periodo di grande sviluppo economico. Mentre gli Stati Uniti diventavano il più potente Paese industriale del mondo, il Giappone fu investito da un'ondata di modernizzazione a opera di una oligarchia decisa a mettere il Paese su un piede di parità con l'Occidente. Una grave frattura nelle file dell'oligarchia fu determinata dall'atteggiamento da assumere verso la Corea, il cui governo respinse nel 1872 l'offerta di stabilire relazioni con il Giappone.

L'ala più tradizionalista chiedeva la guerra immediata mentre l'altra, più riformista, intendeva proseguire nell'ammodernamento del Giappone prima di iniziare un processo di espansione: quest'ultima riuscì a imporre la propria linea politica. Le ingenti spese sostenute nel decennio di inizio della modernizzazione avevano messo in crisi la finanza pubblica e determinato inflazione e aumento dei prezzi.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell'imperialismo in Asia.

Il Giappone sconfisse la Russia nella guerra russo-giapponese del 1905 e partecipò alla prima guerra mondiale dalla parte dell'Intesa, limitandosi a occupare i possedimenti tedeschi nell'oceano Pacifico, vedendosi così ampliare la propria sfera di influenza sia sulla terraferma sia sull'oceano. Il Giappone ricevette così, dalla dissoluzione dell'impero coloniale tedesco imposta dalla conferenza di pace di Versailles, la concessione di Kiao-Ciao in Cina e nel Pacifico le isole Palau, Caroline, Marianne e Marshall. Con la grande depressione in Giappone, come in molte altre nazioni, venne adottata una politica incentrata sul conseguimento del benessere del Paese; era comunque una forma politica unica (strettamente correlata alle forme del fascismo giapponese), che univa inoltre alcuni aspetti paralleli alle forme di fascismo europei.

Diversamente dai regimi di Adolf Hitler e Benito Mussolini, il Giappone ebbe due obiettivi economici da perseguire nello sviluppo del proprio impero: in primo luogo, come accaduto per le relative controparti europee, mirò a costituire un'industria militare interna strettamente controllata dallo Stato contribuendo così a risollevare la situazione economica dalla depressione e, secondariamente, tentò di ovviare alla mancanza di risorse naturali sulle isole che formano il Giappone, necessarie per mantenere un settore industriale forte con uno sviluppo accelerato. Queste materie prime come il ferro, il petrolio e il carbone che dovevano in gran parte essere importate dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti. Tutto ciò contribuì allo sviluppo di una stretta sinergia tra mondo militare e mondo industriale, teso da un lato allo sviluppo industriale, dall'altro all'acquisizione di colonie per competere con le potenze europee: Formosa (nel 1895) e la Corea (nel 1910) furono i primi territori occupati, prevalentemente per sfruttare gli insediamenti agricoli.

Il ferro e il carbone della Manciuria, la gomma in Indocina e le vaste risorse della Cina rappresentarono i successivi obiettivi dell'industria (e conseguentemente militari) del Giappone. La Manciuria venne invasa e occupata, con relativa facilità, nel 1931. Il Giappone giustificò tale occupazione con la liberazione dei Manciù dal controllo cinese, creando un governo fantoccio, il Manchukuo, e mettendovi a capo l'ex imperatore della Cina, Aisin Gioro Pu Yi, di origini Manciù. Il Jehol, un territorio cinese al confine con la Manciuria, venne occupato nel 1933. Nel 1936, prima dell'invasione della Cina, il Giappone firmò il patto anti-Comintern, rinnovandolo nel 1940, e divenne presto uno dei membri più influenti delle potenze dell'Asse.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: seconda guerra sino-giapponese e guerra del Pacifico (1941-1945).

Lo scontro totale tra Cina e Giappone iniziò nel 1937, con l'incidente del ponte di Marco Polo, generando una guerra a tre fra il Giappone, i comunisti di Mao Zedong e i nazionalisti di Jiang Jieshi. Il Giappone conquistò principalmente le regioni costiere cinesi, mentre l'entroterra rimase in massima parte in mano ai soldati del Kuomintang. Dopo il 1938 la guerra arrivò a un punto di stallo: i giapponesi non riuscirono mai a raggiungere la capitale nemica, Chongqing, né i cinesi riuscirono a contrattaccare e a riprendersi le coste. Frattanto, il 7 dicembre 1941, l'aeronautica nipponica attaccò la flotta americana ancorata a Pearl Harbor, provocando l'entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Tale evento consentì per alcuni mesi il dominio pressoché totale del Giappone sull'oceano Pacifico e nell'Estremo Oriente, ma la situazione si rovesciò quando gli statunitensi, recuperato lo svantaggio, sconfissero la flotta giapponese nelle battaglie del mar dei Coralli e di Midway, iniziando una lenta, ma inarrestabile conquista dei possedimenti giapponesi. In Cina l'operazione Ichigo del 1944 fu la prima decisiva vittoria giapponese dopo anni di stasi, ma venne vanificata dalla sconfitta contro gli Stati Uniti un anno dopo, nel settembre 1945, che impose al Giappone di ritirarsi completamente dalla Cina, dalla Corea e dall'isola di Taiwan, come da ogni altro possedimento esterno all'arcipelago giapponese.

Date principali e tappe dell'espansionismo giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ministro (1941-1944) Hideki Tojo
Tappe dell'espansionismo giapponese nel 1942

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Imperatori dell'Impero giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Primi ministri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonostante l'impero non avesse alcuna religione ufficiale, lo shintoismo occupava un ruolo importante nello Stato. Come afferma Marius Jansen: "Il governo Meiji inizialmente incorporò, e in un certo senso creò, lo shintoismo e utilizzò i suoi miti sull'origine divina della casa regnante come nucleo del suo rituale rivolto agli antenati "delle epoche passate". In seguito all'espansione dell'impero si enfatizzò l'affermazione della missione divina del popolo giapponese. Lo shintoismo venne imposto nei territori coloniali in Corea e a Taiwan e fondi pubblici vennero utilizzati per la costruzione e il mantenimento di nuovi santuari in quei luoghi. I sacerdoti shintoisti affiancavano le unità militari come cappellani e il culto dei morti, venerato nello Yasukuni Jinja a Tokyo, assunse dimensioni maggiori con l'aumento dei defunti".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Colonialismo e imperi coloniali
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