Il vizietto

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Il vizietto
Il vizietto.jpg
Una scena del film.
Titolo originaleLa Cage aux folles
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1978
Durata93 min
Generecommedia
RegiaÉdouard Molinaro
SoggettoJean Poiret
SceneggiaturaÉdouard Molinaro, Francis Veber, Marcello Danon e Jean Poiret
ProduttoreMarcello Danon
FotografiaArmando Nannuzzi
MontaggioMonique Isnardon e Robert Isnardon
MusicheEnnio Morricone
ScenografiaMario Garbuglia e Carlo Gervasi
CostumiPiero Tosi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il vizietto (La Cage aux folles) è un film di Édouard Molinaro del 1978, adattamento cinematografico di una commedia di Jean Poiret messa in scena nel 1973 e replicata per cinque anni consecutivi al Palais-Royal di Parigi. Uno dei due protagonisti maschili, l'attore Michel Serrault, conserva il proprio ruolo anche nel film, mentre il personaggio di Jean Poiret viene qui interpretato dall'attore italiano Ugo Tognazzi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Renato e Albin sono una coppia omosessuale che da vent'anni gestisce un locale a Saint-Tropez, "La Cage aux folles" ("La gabbia delle matte", o anche "La gabbia delle checche"); Albin è anche la stella di punta del locale, conosciuta dal pubblico con il nome di Zazà Napoli.

Una sera irrompe nella loro casa Laurent, figlio di Renato e frutto della sua unica relazione eterosessuale. Il ragazzo informa il padre del suo imminente matrimonio con una ragazza figlia del deputato e segretario del "Partito per l'ordine morale", uomo dunque dall'animo bigotto e conservatore. La ragazza, per ottenere l'approvazione dei genitori, racconta loro che il padre del suo fidanzato è uno stimato diplomatico presso l'ambasciata italiana.

Un grave scandalo che colpisce il partito spinge il padre della ragazza a organizzare un incontro con i futuri consuoceri, sperando che un matrimonio con una famiglia così "perbene" risollevi le sorti del partito. L'incontro tra le due famiglie avviene a casa di Renato e Albin, con quest'ultimo travestito da donna per fingersi la madre naturale di Laurent. Tra equivoci e doppi sensi la cena si rivela un totale fiasco e i genitori della ragazza, per sfuggire ai giornalisti, saranno costretti a travestirsi. Nonostante tutto il matrimonio avrà luogo regolarmente tra le lacrime di commozione di Albin, 'madre' acquisita del giovane Laurent.

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

  • Il titolo originale francese, La cage aux folles, rimanda al nome del locale gestito da Renato e Albin.
  • Il titolo italiano del film divenne oggetto, pressoché immediatamente, di uno stereotipo: infatti nel linguaggio comune si usava l'espressione "vizietto" per indicare, ironicamente, l'omosessualità. In realtà questo termine viene utilizzato qui nel senso opposto: nel corso del film, infatti, Albin rimprovera più volte Renato di farsi prendere dal "vizietto" ogni volta che incontra la madre di Laurent. Il vizietto è dunque l'attrazione che Renato prova per una donna. L'uso del termine "vizietto" per riferirsi all'omosessualità maschile era però già diffuso nel linguaggio giornalistico. Una delle prime volte, se non la prima, in cui compare il termine "vizietto" con questo significato si ha con un articolo del 1974 di Enzo Biagi sul Corriere della Sera.[1]
  • L'espressione vizietto è stata ripresa per film successivi, tra i quali il vizietto dell'onorevole, Dove vai se il vizietto non ce l'hai? e Il vizietto americano (quest'ultimo film inedito in Italia fino al 1987 e con titolo e doppiaggio postumi).

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Sequel e remake[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha avuto due sequel: Il vizietto II (1980), diretto sempre da Molinaro, e Matrimonio con vizietto (Il vizietto III) (1985), di Georges Lautner.

Nel 1996 Mike Nichols ne ha girato un remake statunitense, Piume di struzzo, in cui i ruoli di Tognazzi e Serrault sono ricoperti rispettivamente da Robin Williams e Nathan Lane, mentre la parte del politico conservatore e bigotto è affidata a Gene Hackman.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enzo Biagi, America dall'amore a tempo pieno, in Corriere della Sera, 23 luglio 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]