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Il promontorio della paura (I Simpson)

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Il promontorio della paura

I Simpson incontrano Bob
Titolo originaleCape Feare
SerieI Simpson
Stagione5
Episodio nº2
Trasmissione originale7 ottobre 1993
Trasmissione italiana11 dicembre 1994
Guest star
RegiaRich Moore
SceneggiaturaJohn Vitti
Codice produzione9F22
Cronologia
Episodio precedente
Episodio successivo

Il promontorio della paura (Cape Feare) è il secondo episodio della quinta stagione della serie animata statunitense I Simpson. Fu trasmesso originariamente sul network Fox negli Stati Uniti il 7 ottobre 1993 e in Italia su Italia 1 l'11 dicembre 1994. L'episodio vede come guest star Kelsey Grammer, alla sua terza apparizione nei panni di Telespalla Bob, che tenta nuovamente di uccidere Bart Simpson (doppiato da Nancy Cartwright) dopo essere uscito di prigione, parodiando il film del 1962 Il promontorio della paura (Cape Fear) e il suo remake del 1991. Entrambi i film si basano sul romanzo The Executioners (1957) di John D. MacDonald e contengono riferimenti ad altri film horror, come Psycho.

L'episodio fu scritto da Jon Vitti ed è l'ultimo diretto da Rich Moore, che in seguito sarebbe diventato supervisore alla regia della serie The Critic. L'idea fu proposta da Wally Wolodarsky, che desiderava realizzare una parodia di Cape Fear. Prodotto originariamente per la quarta stagione, l'episodio fu posticipato alla quinta insieme a quello di apertura. Il team di produzione trovò difficile estendere Il promontorio della paura alla consueta durata di mezz'ora (al netto delle pubblicità) e, di conseguenza, allungò alcune sequenze. In una di esse, Telespalla Bob calpesta ripetutamente dei rastrelli, i cui manici gli colpiscono il viso; questa scena è stata in seguito citata come uno dei momenti più memorabili della serie, diventando una gag ricorrente. La colonna sonora dell'episodio ricevette una nomination agli Emmy Award.

  • Frase alla lavagna: La friggitrice della mensa non è un giocattolo.[1]
  • Gag del divano: solita entrata. I Simpson fanno un balletto. Sono subito raggiunti da ballerine di fila, animali da circo (compresi elefanti ammaestrati), giocolieri, trapezisti, mangiatori di fuoco, illusionisti e Piccolo Aiutante di Babbo Natale, che salta in un cerchio, mentre suona una musica da circo.[2]

Telespalla Bob invia a Bart, dal carcere, lettere minatorie anonime, desideroso di vendicarsi per le sue due precedenti sconfitte.[N 1] Bob viene presto scarcerato sulla parola: la commissione per la libertà vigilata non lo considera più una minaccia per la società, nonostante i precedenti e il fatto che abbia tatuato sul petto la scritta "Die Bart Die" (che egli sostiene significhi in tedesco Il, Bart, il). Dopo che Bart lo incontra casualmente al cinema e capisce che è stato lui a inviare le lettere, i Simpson entrano nel Programma di Protezione Testimoni, che li trasferisce in una casa galleggiante sul Lago Orrore (Terror Lake) e cambia il loro cognome in "Thompson". Durante il viaggio verso la nuova casa, la famiglia ignora che Bob sia legato sotto l'automobile. Mentre è sospeso lì sotto, Bob viene colpito dai dossi stradali, investito da una tazza di caffè bollente rovesciata da Homer e trascinato attraverso un campo di cactus. Arrivati a destinazione, Bob si libera dal fondo dell'auto e pesta più volte dei rastrelli, che gli colpiscono il viso. Poco dopo incontra Bart, ma viene immediatamente travolto da una parata di elefanti.

Nel cuore della notte, Bob raggiunge la casa galleggiante e la stacca dal molo, lasciandola alla deriva. Poi lega Homer, Marge, Lisa, Maggie e il Piccolo Aiutante di Babbo Natale per impedir loro di intervenire, ed entra nella stanza di Bart, che riesce a sfuggirgli buttandosi dalla finestra. Bob lo insegue e lo mette alle strette sul bordo dell'imbarcazione, concedendogli un ultimo desiderio prima di ucciderlo. Notando un cartello che indica Springfield a 15 miglia di distanza, Bart ha un'idea: per guadagnare tempo, loda la splendida voce di Bob e gli chiede di cantare l'intera operetta H.M.S. Pinafore. Lusingato dal complimento, Bob accetta e mette in scena un'esibizione completa, con tanto di costumi, oggetti di scena e scenografie.

Quando l'esibizione termina, Bob si prepara a uccidere Bart, ma la barca si incaglia, facendolo cadere e impedendogli di compiere l'omicidio. Viene arrestato dal commissario Winchester, la cui squadra di polizia stava frequentando un bordello sul fiume. Con Bob sconfitto ancora una volta, i Simpson tornano a casa e scoprono che il nonno Abe ha sviluppato seni e lunghi capelli, poiché aveva lasciato i suoi farmaci nella casa ormai abbandonata.

Kelsey Grammer dà la voce a Telespalla Bob in questo episodio.

Telespalla Bob è un personaggio ricorrente nella serie I Simpson. A partire dall'episodio Il vedovo nero (1992) della terza stagione, gli sceneggiatori hanno ripreso lo schema narrativo del Wile E. Coyote che insegue il Road Runner nei cartoni Looney Tunes (1949-1966), facendo sì che Bob si inserisca inaspettatamente nella vita di Bart Simpson e tenti di ucciderlo per vendicarsi degli eventi dell'episodio della prima stagione Krusty va al fresco (1990) e delle numerose altre volte in cui Bart ha mandato a monte i suoi piani. Il produttore esecutivo Al Jean ha paragonato Bob a Wile E. Coyote, sottolineando come entrambi siano intelligenti ma costantemente sconfitti da chi considerano un intelletto inferiore.[3] La scena in cui Bob viene calpestato da più elefanti e rimbalza in piedi è un riferimento diretto a Wile E. Coyote.[4]

L'attore americano Kelsey Grammer fu invitato come guest star per interpretare Telespalla Bob per la terza volta.[1] All'epoca Grammer era ormai diventato un volto noto come protagonista della serie televisiva Frasier, in produzione contemporaneamente a questo episodio e trasmessa in anteprima il 16 settembre 1993. Grammer non sapeva che la celebre scena dei rastrelli fosse stata estesa: aveva registrato solo un singolo gemito e rimase sorpreso vedendo il risultato finale. Gli sceneggiatori della serie ammirano la voce da cantante di Grammer e includono un brano musicale in ogni episodio in cui Bob compare, come in questo caso.[4] Alf Clausen, principale compositore de I Simpson, ha commentato: «[Grammer] è straordinario. Si percepisce il suo amore per il teatro musicale, e possiede la voce perfetta per quel tipo di interpretazione, quindi so che qualunque cosa scriva sarà cantata esattamente come l'ho immaginata».[5]

Nel libro Planet Simpson, l'autore Chris Turner scrive che Bob è costruito come un intellettuale snob e un conservatore repubblicano, così che gli sceneggiatori possano continuamente abbatterlo facendolo colpire da un rastrello. Egli rappresenta l'alta cultura, mentre Krusty, uno dei suoi arcinemici, incarna la cultura popolare; Bart, sospeso tra i due mondi, finisce sempre per avere la meglio.[6] Nel volume Leaving Springfield, David L. G. Arnold osserva che Bart è un prodotto della "cultura di massa" e per questo è il nemico naturale di Bob.[7]

L'intelligenza di Bob gli è spesso utile. In questo episodio, ad esempio, la commissione per la libertà vigilata gli chiede spiegazioni sul tatuaggio "Die, Bart, Die"; Bob risponde che si tratta di tedesco per Il, Bart, il. I membri della commissione, colpiti dalla spiegazione, lo rilasciano commentando che «nessuno che parli tedesco può essere un uomo malvagio» (un'allusione ironica ad Adolf Hitler).[8] Tuttavia, il suo amore per l'alta cultura talvolta si rivolta contro di lui: nello stesso episodio, accetta di eseguire per intero l'operetta H.M.S. Pinafore come ultimo desiderio di Bart. L'espediente serve a guadagnare tempo fino all'arrivo della polizia.[9]

Sebbene l'episodio sia andato in onda all'inizio della quinta stagione, fu in realtà prodotto dal team della quarta. Gran parte della troupe originale lasciò la serie dopo quella stagione, il che portò all'aggiunta di numerose scene che normalmente non sarebbero state considerate, con l'atteggiamento ironico del "cosa potrebbero farci, licenziarci?"[8] Benché la maggior parte dell'episodio fosse stata completata dallo staff della quarta stagione, il finale fu riscritto dal team della quinta.[4]

Wallace Wolodarsky aveva visto la versione del 1991 di Cape Fear diretta da Martin Scorsese e propose di farne una parodia. A Jon Vitti fu quindi assegnato il compito di scrivere una parodia sia del film originale del 1962 diretto da J. Lee Thompson sia del remake di Scorsese (entrambi basati sul romanzo del 1957 di John D. MacDonald, The Executioners[10]). Invece di usare la parodia come semplice parte dell'episodio – che avrebbe potuto includere una trama secondaria – l'intera puntata fu dedicata a Cape Fear. Telespalla Bob fu scelto come antagonista e Bart come vittima principale. L'episodio seguiva la struttura narrativa dei film e impiegava elementi della colonna sonora originale di Bernard Herrmann (riutilizzata anche nella versione del 1991). Il tema musicale piacque tanto che divenne in seguito il tema ricorrente di Telespalla Bob, utilizzato nei suoi momenti più oscuri.[4] Questo episodio segnò anche la prima volta in cui una puntata con Telespalla Bob non seguiva una trama di tipo "giallo".[8]

Durante la produzione emersero difficoltà nel raggiungere la lunghezza minima richiesta, e molte scene furono aggiunte in post-produzione. L'episodio inizia con una gag del divano già apparsa in La prima parola di Lisa (1992), più lunga del normale. Furono inseriti anche un cartone di Grattachecca e Fichetto e alcuni falsi indizi su chi volesse uccidere Bart. Nonostante questi accorgimenti, la puntata risultava ancora troppo breve: così nacque la celebre scena dei rastrelli, diventata uno dei momenti più iconici dell'intera serie.[11] In origine Bob avrebbe dovuto pestare un solo rastrello dopo essere sceso da sotto l'auto dei Simpson, ma il numero fu portato a nove rastrelli consecutivi. Secondo Al Jean, l'idea era di rendere la gag divertente, poi tirarla tanto per renderla non più divertente, e infine protrarla ancora di più fino a farla tornare esilarante.[4]

Furono aggiunti anche vari dettagli alla scena musicale finale, tra cui gag visive come Bob che appare in uniforme. Gli autori ritenevano che guardare semplicemente il personaggio cantare non sarebbe stato abbastanza interessante, e decisero di arricchire la sequenza con questi elementi.[4] Il creatore della serie Matt Groening rimase sorpreso quando vide le aggiunte, poiché inizialmente le aveva giudicate sciocche e non pensava sarebbero finite nella versione definitiva; in seguito, tuttavia, dichiarò di aver imparato ad apprezzarle.[12]

Riferimenti culturali

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Bob risiede al Motel Bates, lo stesso del film Psycho (1960).

Oltre a riprendere la struttura narrativa generale dei film Cape Fear, l'episodio contiene numerosi riferimenti diretti a scene specifiche delle due versioni cinematografiche. I richiami al film originale del 1962 includono: la scena in cui Marge si rivolge al commissario Winchester per chiedere aiuto, solo per sentirsi dire che Telespalla Bob non ha violato alcuna legge (una sequenza ripresa anche nel remake del 1991). I riferimenti al film del 1991 diretto da Martin Scorsese comprendono: i tatuaggi di Bob; l'inquadratura della sua uscita dal cancello del carcere; la scena in cui fuma al cinema; parte della sequenza del suo allenamento fisico; il momento in cui si nasconde sotto l'auto dei Simpson; l'escamotage di Winchester che lega un filo a una bambola giocattolo per usarla come allarme; il suo suggerimento a Homer che può fare qualsiasi cosa a chi entri in casa sua; la scena in cui Bob, legato sotto l'auto, si affianca a Bart per parlarci; e infine la sottotrama di Homer che assume un investigatore privato per convincere Bob a lasciare la città.[4]

L'episodio include anche elementi tratti da Psycho (1960) di Alfred Hitchcock, come la scena in cui Telespalla Bob alloggia al Motel Bates.[1] Quando Bart riceve lettere di morte per posta, chiede chi mai vorrebbe ucciderlo, definendosi "il Pierino degli anni '90" (nell'originale "il Dennis la minaccia di questo secolo".[13] La sequenza con Ned Flanders dotato di "artigli affilati" è un riferimento al film Nightmare - Dal profondo della notte (1984) e al suo villain Freddy Krueger (che minaccia Bart con le lame), ma richiama anche Edward mani di forbice (1990), poiché Flanders scolpisce una siepe a forma di angelo, come Edward aveva fatto con un dinosauro.[14] La scena in cui Homer sorprende Bart indossando una maschera da hockey è un chiaro riferimento a Venerdì 13 – Parte III.[2] I tatuaggi sulle nocche di Bob ricordano invece quelli del personaggio interpretato da Robert Mitchum in La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter); lo stesso Mitchum aveva interpretato il villain Max Cady nel Cape Fear originale del 1962.[14] In una scena ambientata al Motel Bates, Bob stila la propria lista delle cose da fare e esclama: «Ah! Le mot juste!», celebre massima dello scrittore Gustave Flaubert. Prima di partire per Lago Orrore, Lisa osserva che il Programma di Protezione Testimoni include una registrazione intitolata The F.B.I. Light Opera Society Sings the Complete Gilbert and Sullivan. Durante il viaggio, mentre Homer e Bart cantano Three Little Maids From School Are We tratta da The Mikado, i loro cappelli richiamano l'iconica serie televisiva I Love Lucy.[4] Infine, Bart chiede a Bob di cantare per intero la partitura di H.M.S. Pinafore per guadagnare tempo, dando origine alla celebre scena musicale che conclude l'episodio.

Accoglienza e lascito

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Il promontorio della paura andò in onda originariamente sulla rete Fox negli Stati Uniti il 7 ottobre 1993.[1] Si classificò al 32º posto negli ascolti della settimana tra il 4 e il 10 ottobre 1993, con un indice Nielsen di 12,3,[15] risultando il programma più seguito della rete Fox in quella settimana.[15]

Il promontorio della paura è l'episodio preferito da Hank Azaria.

Il promontorio della paura è considerato uno degli episodi più cupi e al tempo stesso migliori de I Simpson. Le scene che determinarono il tono finale della storia comprendono il momento in cui Bob quasi uccide Bart, dopo aver legato il resto della famiglia, e l'atmosfera iniziale intrisa di tensione a causa delle lettere minatorie inviate da Bob. Per questi motivi, molti considerano l'episodio uno dei vertici assoluti della serie. Secondo Matt Groening, i fan lo inseriscono spesso nella top 10 dei loro episodi preferiti.[12] Nella classifica di Entertainment Weekly dei 25 migliori episodi di sempre, Il promontorio della paura occupa il terzo posto.[16] In occasione del 300º episodio (Bart mini maggiorenne), USA Today pubblicò una top 10 scelta dal webmaster di The Simpsons Archive, che collocò Il promontorio della paura al nono posto.[17] Nel 2006, IGN lo nominò miglior episodio della quinta stagione,[18] mentre Vanity Fair lo definì nel 2007 il quarto miglior episodio della serie, lodandone la «perfetta integrazione tra parodia cinematografica e uso di un personaggio ricorrente».[19] James Walton del Daily Telegraph lo incluse tra "I 10 migliori episodi dei Simpson",[20] e il quotidiano australiano Herald Sun lo inserì nella propria "Top 20".[21] Karl Åkerström del giornale svedese Borås Tidning lo definì il suo episodio preferito di sempre,[22] mentre Michael Moran di The Times e Emily VanDerWerff di Slant Magazine lo classificarono entrambi al quarto posto nella storia della serie.[23][24] L'attore Hank Azaria, membro del cast, lo ha indicato come il suo episodio preferito.[25][26]

Robert Canning di IGN assegnò all'episodio il punteggio perfetto di 10 su 10, definendolo il miglior episodio con Telespalla Bob. Scrisse: «Ci sono moltissime ragioni per la sua perfezione, ma ciò che spicca più di tutto è quanto Bob sia feroce e determinato. Vuole uccidere Bart e non lo nasconde, tranne che davanti alla commissione per la libertà vigilata. Gli episodi successivi hanno reso Bob troppo esitante. Questo era Bob al suo apice: vendicativo, glorioso e irresistibilmente comico».[27] Canning lo pose anche al primo posto nella lista dei 10 migliori episodi con Telespalla Bob.[28] Nathan Rabin di The A.V. Club osservò che l'episodio «trasforma i limiti in punti di forza, riempiendo il tempo con alcune delle gag più brillanti, divertenti e surreali della serie. L'effetto "rastrello" [The Rake Effect] è forse il suo dono più grande alla comicità, ma i suoi meriti vanno ben oltre. Gli episodi con Telespalla Bob sono costantemente tra i migliori, e questo rappresenta lo standard d'oro cui tutti gli altri aspirano».[29] La rivista Empire definì la sequenza di Bob legato sotto l'auto dei Simpson la ottava miglior parodia cinematografica della serie, e la scena dei rastrelli «il miglior momento slapstick nella storia dei Simpson».[30] La parodia di Il promontorio della paura fu nominata da Total Film come la 33ª più grande citazione cinematografica della serie.[14] Il quotidiano norvegese Nettavisen inserì il tatuaggio di Bob Die, Bart, Die al quinto posto tra i migliori tatuaggi della storia del cinema e della televisione.[31] Il sito Entertainment.ie lo elencò tra i 10 migliori episodi di sempre,[32] mentre Screen Rant lo considerò il miglior episodio della quinta stagione e il terzo migliore dell'intera serie.[33] Nel 2019, Time lo collocò al nono posto nella sua lista dei 10 migliori episodi dei Simpson, redatta da esperti della serie.[34]

L'episodio ha avuto anche un'influenza culturale duratura: l'opera teatrale Mr. Burns, a Post-Electric Play di Anne Washburn presenta un gruppo di sopravvissuti a un'apocalisse che, nel primo atto, ricostruiscono attorno a un fuoco la trama di Il promontorio della paura; nel secondo atto tentano di metterla in scena come spettacolo teatrale, e nel terzo la storia è divenuta leggenda mitica tramandata nei decenni.[35]

Nel segmento Ei8ht di La paura fa novanta XXXIV, viene mostrato un finale alternativo in cui Bob riesce a uccidere Bart, spingendo Lisa a diventare una criminologa forense, in un cupo omaggio all'episodio originale.

  1. ^ Come raffigurato nell'episodio del 1990 Krusty va al fresco e nell'episodio del 1992 Il vedovo nero.

Bibliografiche

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  1. ^ a b c d Matt Groening, The Simpsons: A Complete Guide to Our Favorite Family, a cura di Ray Richmond e Antonia Coffman, 1ª ed., New York, HarperPerennial, 1997, p. 121, ISBN 978-0-06-095252-5, LCCN 98141857, OCLC 37796735, OL 433519M.
  2. ^ a b Warren Martyn e Adrian Wood, Cape Feare, su BBC, 2000. URL consultato il 12 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2012).
  3. ^ Filmato audio Al Jean, Commentary for 'Black Widower', in The Simpsons: The Complete Third Season, Los Angeles, California, 20th Century Fox, 2003.
  4. ^ a b c d e f g h Filmato audio Al Jean, Commentary for 'Cape Feare', in The Simpsons: The Complete Fifth Season, Los Angeles, California, 20th Century Fox, 2004.
  5. ^ Todd Leopold, The man who makes 'The Simpsons' sing, su CNN Entertainment, Atlanta, Georgia, 21 settembre 2007. URL consultato il 3 gennaio 2009.
  6. ^ Turner, 2004, pp. 129-131.
  7. ^ Arnold, 2003, pp. 2-3
  8. ^ a b c Filmato audio Jon Vitti, Commentary for 'Cape Feare', in The Simpsons: The Complete Fifth Season, Los Angeles, California, 20th Century Fox, 2004.
  9. ^ Arnold, 2003, p. 16
  10. ^ John D. Macdonald, Cape Fear: A Novel (Formerly Titled the Executioners), Robbinsdale, Minnesota, Fawcett Publications, 1957, ISBN 0449131904.
  11. ^ Mike Reiss e Mathew Klickstein, Springfield confidential: jokes, secrets, and outright lies from a lifetime writing for the Simpsons, New York City, Dey Street Books, 2018, p. 96, ISBN 978-0062748034.
  12. ^ a b Filmato audio Matt Groening, Commentary for "Cape Feare", su The Simpsons: The Complete Fifth Season, Los Angeles, California, 20th Century Fox, 2004.
  13. ^ Nathan Rabin, The Simpsons (Classic): "Cape Feare", su avclub.com, 18 novembre 2012.
  14. ^ a b c Nathan Ditum, The 50 Greatest Simpsons Movie References, su Total Film, 6 giugno 2009. URL consultato il 22 luglio 2009.
  15. ^ a b Nielsen Ratings /Oct. 4–10, in Press-Telegram, 16 ottobre 1993, p. C5.
  16. ^ The best Simpsons episodes, Nos. 1-5, in Entertainment Weekly, 2 febbraio 2003. URL consultato il 14 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2009).
  17. ^ Jouni Paakkinen, 10 fan favorites, su USA Today, Mclean, Virginia, Gannett Company, 6 febbraio 2003. URL consultato il 14 dicembre 2015.
  18. ^ Eric Goldman, Dan Iverson e Brian Zoromski, The Simpsons: 20 Seasons, 20 Episodes, su IGN, 8 gennaio 2010. URL consultato il 16 gennaio 2022 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2007).
  19. ^ John Orvted, The Simpsons: Springfield's Best, su Vanity Fair, New York City, Condé Nast, 5 luglio 2007. URL consultato il 14 dicembre 2015.
  20. ^ James Walton, The 10 Best Simpsons TV Episodes (In Chronological Order), in The Daily Telegraph, Londra, Inghilterra, 21 luglio 2007, p. 3.
  21. ^ The Simpsons Top 20, su Herald Sun, 21 aprile 2007, p. W09.
  22. ^ (SV) Karl Åkerström, Topp Tio 1991, su Borås Tidning, 29 settembre 2008. URL consultato l'11 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
  23. ^ Michael Moran, The 10 best Simpsons episodes ever, su The Times, 14 gennaio 2010. URL consultato il 14 gennaio 2010.
  24. ^ Emily VanDerWerff, 5 for the Day: The Simpsons, su Slant Magazine, 1º agosto 2007. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  25. ^ Hank Azaria [HankAzaria], Many have asked about my favorite #Simpsons episode. Cape Feare!, su X, 22 gennaio 2013. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  26. ^ Hank Azaria Shares Favorite 'Simpsons' Voice And Episode On 'Watch What Happens: Live', su HuffPost, 9 agosto 2013. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  27. ^ Robert Canning, The Simpsons Flashback: "Cape Feare" Review, su IGN, San Francisco, California, j2Global, 30 giugno 2009. URL consultato il 14 dicembre 2015.
  28. ^ Robert Canning, The Simpsons: Top 10 Sideshow Bob Episodes (Page 2), su IGN, San Francisco, California, j2Global, 2 dicembre 2009. URL consultato il 14 dicembre 2015.
  29. ^ Nathan Rabin, The Simpsons (Classic): "Cape Feare", su The A.V. Club, Chicago, Illinois, onion, Inc., 18 novembre 2012. URL consultato il 14 dicembre 2015.
  30. ^ Colin Kennedy, The Ten Best Movie Gags In The Simpsons, su Empire, Londra, Inghilterra, Bauer Consumer Media, settembre 2004, p. 77.
  31. ^ (NO) Jorunn Egeland, De beste film-tatoveringene, su Nettavisen, København, Norvegia, Egmont Magazines, 6 ottobre 2007, p. 2. URL consultato l'11 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 24 aprile 2008).
  32. ^ Deidre Molumby, The 10 greatest 'The Simpsons' episodes of all time, su Entertainment.ie, 6 settembre 2019. URL consultato il 7 settembre 2019.
  33. ^ Bernardo Sim, The Simpsons: The Best Episode In Every Season, Ranked, su Screen Rant, 22 settembre 2019. URL consultato il 22 settembre 2019.
  34. ^ Raisa Bruner, We Asked Experts for 10 of Their Most Memorable Simpsons Episodes of All Time, in Time, 10 dicembre 2019. URL consultato l'11 dicembre 2019.
  35. ^ Eric Grode, 'The Simpsons' as a Text for the Ages, su The New York Times, New York City, 31 maggio 2012. URL consultato il 1º luglio 2014.

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