Giuseppe Saitta

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Giuseppe Saitta (Gagliano Castelferrato, 7 novembre 1881Bologna, 20 dicembre 1965) è stato un filosofo e storico della filosofia italiano[1]. Allievo di Gentile, fu seguace e interprete del suo idealismo attuale.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in provincia di Enna da Giovanni Saitta e Angela Confalone, una famiglia di agricoltori e proprietari terrieri,[1] fu mandato a studiare in seminario nel collegio di Nicosia e quindi nel liceo di Monreale, per essere avviato alla carriera ecclesiastica. Ricevuti gli ordini sacri il 24 settembre 1904,[3] conseguì due anni dopo la laurea in lettere a Palermo, ma dismetterà l'abito sacerdotale a seguito di una crisi interiore che lo indusse ad allontanarsi dalla Chiesa cattolica.[1]

Frequentando le lezioni di Giovanni Gentile, si accostò al suo idealismo, laureandosi in filosofia nel 1909 col massimo dei voti. Aveva cominciato intanto a insegnare lettere nei licei di Terranova e Lucera, mentre a partire dal 1910 divenne professore di filosofia nei licei statali di Cagliari, Sassari, Fano, Faenza, e negli istituti Galvani e Minghetti di Bologna, fino al 1923.[1]

Nel periodo scolastico 1923-24 ottenne una cattedra universitaria di filosofia nel Regio Istituto di Magistero di Firenze,[1][4] per passare negli anni seguenti all'università di Cagliari, di Pisa, e infine dal 1932 a quella di Bologna. Qui insegnerà filosofia morale, poi teoretica, fino al 1952.[2]

Direttore della «Vita Nova»[modifica | modifica wikitesto]

Aveva inoltre collaborato a varie riviste come il «Giornale critico della filosofia italiana», «Levana»,[1] e poi soprattutto «Vita Nova», periodico mensile bolognese fondato da Leandro Arpinati e vicino a Gentile, di cui Saitta assunse la direzione il 15 marzo 1925, mantenendola fino alla sua soppressione nel 1933.[1] Della rivista, organo dell'Università fascista di Bologna,[5] curò la rubrica Noi e gli altri – Spunto polemico, firmando i suoi interventi con lo pseudonimo di "Rusticus",[6] distinguendosi per i toni accesi e le posizioni anticlericali e anti-concordatarie, che lo portarono a scontrarsi con esponenti cattolici della stessa scuola gentiliana, in particolare Armando Carlini.[7]

Saitta aderiva infatti a una concezione movimentistica e rivoluzionaria del regime fascista del suo tempo,[8] che interpretava come il compimento dei valori romantici del Risorgimento, intendendo la nazione in senso hegeliano quale sintesi tra individuale e universale.[9] Rispetto a Carlini che appariva più freddo e accademico,[10] Saitta col suo attivismo riusciva a esercitare una forte capacità di attrazione verso i giovani, tra cui un suo allievo universitario, Delio Cantimori,[11] che ebbe come collaboratore alla «Vita Nova».[7]

«Così si sviluppò quella tendenza a preferire la scuola di storia della filosofia [di Saitta] dove la preparazione di tipo scolastico e le esigenze tecniche erano minori, ma dove si sentiva un calore ideale, una passione filosofica, un fervore per la verità, e una forza di convinzione spesso dura, e più che dura, ma più vicina a quei sentimenti e a quelle esigenze giovanili, una decisione innovatrice suggestiva e che sembrava offrire un orientamento non meramente accademico per la soluzione di quei problemi.»

(Delio Cantimori, articolo sul «Giornale critico della filosofia italiana», XVI, pp. 86-88, 1935, ora in Politica e storia contemporanea, pag. 131, a cura di Luisa Mangoni, Einaudi, 1991 [12])

L'idealismo attuale di Saitta[modifica | modifica wikitesto]

Saitta del resto, accogliendo la concezione gentiliana dell'atto come perenne autocreazione del pensiero che tutto comprende, aveva sviluppato una visione attualistica dell'idealismo non riducibile a una teoria statica, bensì intesa come azione e continuo dinamismo, che lo portava a esaltare la libertà creativa della ragione umana contro ogni forma di oggettività e di dogmatismo.[13] Da qui la sua accentuazione della polemica anti-religiosa,[5] e la riscoperta, nel solco delle tesi formulate da Bertrando Spaventa e dallo stesso Gentile, delle correnti immanentistiche della filosofia rinascimentale italiana che egli poneva a fondamento della genesi dell'idealismo moderno.[14]

Questo immanentismo, per il quale Dio si esprime nell'attività dello spirito umano, è per Saitta un «reale umanismo» che rende possibile la libertà dell'individuo, nella quale consiste la «nuova coscienza illuministica» della religione moderna da lui contrapposta a quella tradizionale, oppressiva e decadente, della trascendenza.[15]

Per difendere la libertà del soggetto da ogni autoritarismo e sopraffazione, Saitta si è schierato tuttavia non solo contro il dualismo platonico, la teologia di impianto tomistico e la neoscolastica, ma in parte anche contro lo stesso idealismo di Hegel che ha finito per oggettivare la ragione facendone un sistema assoluto da lui ritenuto «all'origine degli schiavismi moderni».[16]

Persino nell'attualismo di Gentile sarebbe rimasto un retaggio della vecchia teologia trascendente, quando esso attribuisce lo Spirito ad un Io assoluto anziché ai singoli individui: sono costoro per Saitta i veri creatori di valori spirituali, coloro cioè in cui va identificato il Soggetto trascendentale.[16] Egli in tal modo intendeva preservare la portata stessa dell'atto creativo del pensiero dell'idealismo gentiliano, rivestendolo di significati empirici, positivistici, contigenti, ripresi anche da autori come Rousseau e Feuerbach.[1]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il ritiro dall'insegnamento, Saitta condusse negli ultimi anni una vita sempre più appartata, durante i quali si sarebbe progressivamente riavvicinato alla fede cattolica.[17]

A Gagliano Castelferrato, suo paese nativo, gli è stata intitolata una Piazza dove è stato collocato un parco giochi per bambini. Molti anni prima gli era stata intitolata una Via che, usualmente, però, continuava ad essere chiamata Via Roma. Più tardi gli venne intitolato l'Istituto Professionale Femminile di Stato.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo spirito come eticità (Bologna, Zanichelli, 1921); 2a ed. corretta e accresciuta La teoria dello spirito come eticità (Bologna, Zanichelli, 1948)[18]
  • La personalità umana e la nuova coscienza illuministica (Genova, Emiliano Degli Orfini, 1938)
  • La libertà umana e l'esistenza (Firenze, Sansoni, 1940)
  • Il problema di Dio e la filosofia dell'immanenza (Bologna, Cesare Zuffi, 1953)

Storiografia filosofica[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle opere di natura propriamente filosofica, Saitta si è a lungo occupato di storia della filosofia, dai greci all'età moderna, soffermandosi sul Rinascimento e i pensatori italiani, in particolare Ficino:[19]

  • La scolastica del secolo XVI e la politica dei Gesuiti (Torino, Bocca, 1911)
  • Le origini del neotomismo nel secolo XIX (Bari, Laterza, 1912)
  • Il pensiero di Vincenzo Gioberti (Messina, Principato, 1917; 2a Firenze, Vallecchi 1927)
  • La filosofia di Marsilio Ficino (Messina, Principato, 1923); riedita come Marsilio Ficino e la filosofia dell'Umanesimo (Bologna, Fiammenghi & Nanni, 19543)
  • L'educazione dell'umanesimo in Italia (Venezia, La Nuova Italia, 1928)
  • Filosofia italiana ed umanesimo (Venezia, La Nuova Italia, 1928)
  • Leone Ebreo, su treccani.it, 1933.
  • Gioberti Vincenzo, su treccani.it, 1933.
  • Il carattere della filosofia tomistica (Firenze, Sansoni, 1934)
  • La teoria dell'amore e l'educazione del Rinascimento (Bologna, U.P.E.B., 1947)
  • L'illuminismo della sofistica greca (Milano, Bocca, 1938)
  • Il pensiero italiano nell'Umanesimo e nel Rinascimento, in 3 volumi (Bologna, Cesare Zuffi, 1949-1951)
  • Cusano e l'Umanesimo italiano, con altri saggi sul Rinascimento (Bologna, Tamari, 1957)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Ettore Centineo, Ricordo di Giuseppe Saitta, articolo su «Giornale critico della filosofia italiana», XLV, n. 2, pp. 171-186, Firenze, Sansoni, aprile-giugno 1966.
  2. ^ a b Giuseppe Saitta, su treccani.it, 1961.
  3. ^ Albano Sorbelli, L'Archiginnasio: bollettino della Biblioteca comunale di Bologna, pag. 379 e segg., direzione di Franco Bergonzoni, Regia tipografia dei fratelli Merlani, 1981.
  4. ^ Università degli studi di Firenze, su siusa.archivi.beniculturali.it.
  5. ^ a b Simona Salustri, L'Università fascista di Bologna: un modello di Accademia per il regime?, in «Accademie e scuole: istituzioni, luoghi, personaggi, immagini della cultura e del potere», pp. 386-388, a cura di Daniela Novarese, Milano, Giuffrè, 2011.
  6. ^ Vittore Pisani, Paideia, vol. XXXI, pag. 13, Casa editrice Paideia, 1976.
  7. ^ a b Roberto Pertici, Storia della storiografia, vol. 31, pagg. 32 e 45, Jaca Book, 1997.
  8. ^ Luisa Mangoni, L'interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo, pp. 186-194, Bari, Laterza, 1974.
  9. ^ Roberto Pertici, Storia della storiografia, op.cit., pag. 45.
  10. ^ Roberto Pertici, Storia della storiografia, op.cit., pag. 32, nota 24.
  11. ^ Cantimori ricorderà con commozione l'«irrequietezza spirituale della scuola di Saitta» e la sua «attenzione volta ad argomenti quasi ignorati dalla cultura italiana» (cit. da Bruno Valerio Bandini, Storia e storiografia: studi su Delio Cantimori. Atti del convegno tenuto a Russi il 7-8 ottobre 1978, pag. 161, Editori Riuniti, 1979).
  12. ^ Cit. in Roberto Pertici, Storia della storiografia, op. cit., pag. 32, nota 24.
  13. ^ Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana 1900-1960, II volume, pag. 424 e segg., Bari, Laterza, 1966.
  14. ^ Gianfranco Morra, L'immanentismo assoluto di Giuseppe Saitta, articolo sul «Giornale critico della filosofia italiana», XXXIII, n. 3, pp. 392-400, 1954.
  15. ^ «Il Saitta, forse meglio di ogni altro, intese dell'attualismo l'istanza realmente umanistica, e di un "reale umanismo": e questa appunto volle sottolineare e difendere contro ogni mistificazione. Così lo vediamo ridurre tutta la dialettica gentiliana a lotta sempre risorgente fra ragione umana liberatrice e costruttrice di una società di uomini liberi, e religione tradizionale cristallizzata nelle oppressioni di strutture chiesastiche portatrici di una "filosofia di morte"» (Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana 1900-1960, op. cit., pag. 425).
  16. ^ a b Roberto Melchiorre, Storiografi italiani del Novecento, alla voce «Giuseppe Saitta», Aletti Editore, 2012.
  17. ^ Ricordo di Giuseppe Saitta (PDF), su archiviostorico.unibo.it.
  18. ^ Sommario dei libri, su gaglianocastelferrato.com.
  19. ^ «La filosofia moderna come celebrazione della soggettività è quasi tutta sbozzata con Marsilio Ficino. Con lui, anziché col Campanella, come da altri è stato frequentemente ripetuto, s'inizia quella teoria della conoscenza, che sbocca con profonda e potente originalità in Kant» (Giuseppe Saitta, Marsilio Ficino e la filosofia dell'Umanesimo, pag. 157, Bologna, Fiammenghi & Nanni, 19543).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Centineo, Ricordo di Giuseppe Saitta, su «Giornale critico della filosofia italiana», XLV, n. 2, pp. 171–186, Firenze, Sansoni, aprile-giugno 1966
  • Gianfranco Morra, L'immanentismo assoluto di Giuseppe Saitta, su «Giornale critico della filosofia italiana», XXXIII, n. 3, pp. 392–400, 1954
  • Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana 1900-1960, volume II, Bari, Laterza, 1966
  • Roberto Melchiorre, Storiografi italiani del novecento (2010), Villalba di Guidonia, Aletti Editore, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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