Elsa Schiaparelli

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Elsa Schiaparelli (Roma, 10 settembre 1890Parigi, 13 novembre 1973) è stata una stilista e sarta italiana. Insieme a Coco Chanel, viene considerata una delle più influenti figure della moda all'inizio del XX secolo.[1] È l'inventrice del rosa shocking.

Collaborò fra gli altri con Salvador Dalí, Alberto Giacometti e Leonor Fini. I suoi bozzetti ed i gioielli da lei creati furono largamente influenzati dai surrealisti. Disegnò anche i costumi di diversi film. I profumi di sua produzione furono celebri per l'insolita forma delle bottiglie e delle confezioni.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Schiaparelli, zio di Elsa

Elsa Schiaparelli nacque a Palazzo Corsini da una nota famiglia di intellettuali piemontesi, trasferitasi nella capitale. La madre proveniva da una famiglia dell'aristocrazia napoletana discendente dai Medici. Il padre Celestino Schiaparelli, nel 1875, fu nominato direttore della biblioteca dell'Accademia dei Lincei dal Re Vittorio Emanuele II, e risiedette nella sede che spettava a chi ricopriva tale carica: Palazzo Corsini, appunto. Nel 1903 lasciò tale incarico per una cattedra di lingua e letteratura araba all'Università di Roma.

Elsa era nipote di Giovanni Schiaparelli, che era stato un famosissimo astronomo, direttore dell'osservatorio di Brera, e avrebbe dato vita, seppur involontariamente, alla leggenda dei cosiddetti canali di Marte, utilizzati dai marziani per sopravvivere sul morente pianeta rosso.

Ernesto Schiaparelli, archeologo, avrebbe diretto per molti anni il Museo egizio di Torino. Lo zio Luigi Schiaparelli, paleografo, diede vita alla Fondazione Schiaparelli.

Elsa Schiaparelli invece sognava di diventare un'attrice, ma non poté farlo per via della sua provenienza aristocratica. Decise quindi di scrivere e far pubblicare all'età di 21 anni, poesie, le quali ebbero buona diffusione, anche fuori dai confini nazionali. Se la reazione del pubblico fu discreta, quella della famiglia Schiaparelli fu pessima, per il padre fu una vera disgrazia. La "Schiap" (diminutivo affibbiatole in Francia, probabilmente per semplificare la pronuncia, che lei stessa subito adottò) venne quindi mandata in un convento della Svizzera tedesca.

Nel 1913 si trasferì a Londra per occuparsi di bambini orfani e lì conobbe il conte William de Wendt de Kerlor, che sposò, all'inizio del 1914. Nel 1919 la coppia si trasferì a New York e nel 1920 nacque loro figlia, che fu chiamata Gogo. Tuttavia il matrimonio si rivelò fallimentare e la Schiaparelli rimase sola con una figlia, che si ammalò di poliomielite, dopo un periodo di povertà la figlia, come la madre a suo tempo, venne mandata in un collegio così che Elsa poté occuparsi a tempo pieno delle proprie passioni. Fu questo, infatti, il periodo in cui la Schiaparelli conobbe e cominciò a frequentare gli artisti dell'avanguardia dadaista, stabilitisi anch'essi a New York: Man Ray, Baron de Meyer, Alfred Stieglitz e Marcel Duchamp, che coinvolgerà nella progettazione delle sue collezioni. Sempre in questo periodo, e sempre a causa delle condizioni di salute della figlia, Elsa si trasferì a Parigi nel 1922, ospitata da Gaby Picabia, moglie dell'artista dadaista Francis Picabia.

L'incontro con l'ambiente della moda[modifica | modifica wikitesto]

Lo stilista francese Paul Poiret

Fu qui che, ovviamente, Elsa Schiaparelli entrò in stretto contatto con l'ambiente della moda dell'epoca. Secondo le parole della stessa Schiaparelli, sembra che il colpo di fulmine per la moda sia avvenuto dopo una sua visita, assieme a un'amica, all'atelier di Paul Poiret in Faubourg Saint-Honoré. Poiret, il grande sarto degli anni dieci del Novecento, che aveva proposto una nuova immagine di donna, libera dalle costrizioni del busto, le mostrò alcune delle sue creazioni, che lei all'epoca giudicò semplicemente come troppo care. Poiret le rispose "Non vi preoccupate dei soldi. E poi potrete come e quando vorrete..."[3].

La prima creazione di Elsa nasce da un'intuizione: viene attirata da un abito fatto a maglia da una rifugiata armena. Tra le due donne comincia una collaborazione: la Schiaparelli ha le idee, l'altra le realizza. Inizialmente, l'atelier era il suo appartamento in rue de l'Université. Solo a seguito di un investimento di 100 mila franchi, registrò il marchio e trasferì la maison in rue de la Paix. Da allora la sua immaginazione si scatena: abiti sportivi di ispirazione africana e cubista, oppure tessuti con ritagli di giornale, abiti con aragoste giganti di ispirazione surrealista, animali, soli giganteschi. Nel 1934 stabilì la sua maison al numero 21 di place Vendôme, e da lì ogni anno lanciò le sue collezioni, tutte a tema e tutte fantasiose, ma con grande unità stilistica. Disegnava personalmente i modelli in album di schizzi minuziosi ed eleganti. Sia che le creazioni esclusive fossero abiti unici, sia che fossero rivolte a un pubblico più vasto, la Schiaparelli creava le sue opere con la stessa, identica concentrazione. È nel 1934 che lanciò i tre profumi Salut, Souci e Schiap,creati nel suo atelier di profumeria di Bois-Colombe.

Antagonista di Coco Chanel[modifica | modifica wikitesto]

Il rosa shocking emblema della Schiaparelli

Da quell'anno Elsa Schiaparelli fu considerata l'antagonista principale di Coco Chanel nel mondo della moda francese. Opposti gli stili: rigoroso e semplice quello di Chanel, ricco e fantasioso quello di Schiaparelli; opposte le origini: povera la prima, aristocratica la seconda. Entrambe tuttavia avevano in mente una donna libera e indipendente, che non si vergognasse di indossare i loro capi. Il successo di Schiaparelli arrivò mentre la moda del secolo giungeva a una svolta: dall'abito piatto e senza forma della Garçonne, che furoreggiava negli anni venti, si tornò a una moda più femminile, con la vita al punto naturale, abiti sotto al polpaccio di giorno e lunghi da sera, tacchi alti.

Proprio insieme a Chanel, la Schiaparelli fu una delle prime a capire che in futuro la formula vincente per la moda sarebbe stato l'abito pronto per la vendita, utilizzando taglie standard, da poter eseguire in serie. Ribaltando completamente le idee consolidate sul vestire, inventò impermeabili da sera, abiti in vetro, mantelle color rosa shocking con enormi soli ricamati in oro sulla schiena. Abiti con aforismi di Jean Cocteau. Salvador Dalí le ispirò un tailleur dove le tasche erano minuscole cassettine. A lei si deve il merito della divulgazione della cerniera lampo, assai più pratica delle sfilze di bottoncini che avevano chiuso gli abiti delle donne. I nomi delle collezioni: la prima, Fermati, Guarda e ascolta, e poi Le farfalle, Gli strumenti musicali, L'astrologia. La sua più famosa collezione, Circus, usa giocolieri, pagliacci, coni gelato, elefanti e trapezisti per sottolineare l'estrosità e il dinamismo circense.

La creatività e l'originalità della Schiaparelli, trovano espressione negli accessori: il cappello-scarpa (disegnato dal suo amico Dalì), cappelli come spazi abitati, cappelli dalla forma che sembrano cervelli umani, guanti con le unghie lunghe; a lei si devono i primi orecchini e braccialetti in plexiglas. Per lei, Jean Hugo disegna bottoni-sculture dalle forme più curiose, bottoni a forma di labbra, di caramelle d'orzo, a calamaio, di animali.

Anticipando i tempi, Elsa aveva anche capito che la sfilata è una vetrina, uno spettacolo per i compratori, ma che la vera moda si faceva col prêt-à-porter.

Shocking Life: i 12 comandamenti per le donne[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro autobiografico Shocking Life, pubblicato nel 1954, sono inclusi i 12 Comandamenti per le donne.

Questa lista racchiude alcuni consigli imparati da Elsa Schiaparelli durante la sua carriera.

  1. Le donne conoscono poco di sé stesse e dovrebbero sforzarsi di conoscersi meglio.
  2. Una donna che compra un vestito costoso e lo modifica, spesso con risultati disastrosi, è una scialacquatrice e una folle.
  3. La maggior parte delle donne (e degli uomini) non vede i colori. Dovrebbe chiedere consiglio.
  4. Ricordate: il venti per cento delle donne ha un complesso di inferiorità. Il settanta per cento coltiva illusioni.
  5. Il novanta per cento ha paura di essere appariscenti e di quello che dice la gente, così compra un abito grigio. Dovrebbero osare ad essere diverse.
  6. Le donne dovrebbero imparare a fidarsi dei consigli di persone esperte e competenti.
  7. Dovrebbero scegliere i vestiti sole o in compagnia di un uomo.
  8. Non dovrebbero mai fare acquisti insieme a un'altra donna, che a volte consciamente e spesso inconsciamente è portata ad essere gelosa.
  9. Dovrebbero comprare poche cose e solo le migliori o le più economiche.
  10. Non adattare mai il vestito al corpo, ma abituare il corpo a adattarsi al vestito.
  11. Una donna dovrebbe fare la maggior parte dei suoi acquisti in un unico posto dove è conosciuta e rispettata, senza precipitarsi qua e là a provare ogni nuova moda.
  12. E dovrebbe pagare i suoi conti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Shocking! The Art and Fashion of Elsa Schiaparelli, Philadelphia Museum of Art, 2003. URL consultato il 25 aprile 2008.
  2. ^ Schiaparelli
  3. ^ François Boidot

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elsa Schiaparelli, Shocking Life. Autobiografia di un'artista della moda, Padova, Alet, 2008, ISBN 978-88-7520-132-6.
  • François Boidot e Sabrina Sagri, Elsa Schiaparelli, Firenze, Octavo, 1998, ISBN 88-8030-137-3.
  • (FR) Yvonne Deslanders e Florence Muller, Histoire de la mode au XX siécle, Parigi, Somogy, 1986, ISBN 2-85056-182-7.
  • Gloria Bianchino e Arturo Carlo Quintavalle, Moda dalla fiaba al design, Italia 1951-1989, Roma, DeAgostini, 1989, ISBN 88-415-5323-5.

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