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Gala Éluard Dalí

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Gala Éluard Dalí

Gala Éluard Dalí, nata Elena Dmitrievna D’jakonova (Kazan', 7 settembre 1894Portlligat, 10 giugno 1982), è stata una modella, artista e mercante d'arte russa, nota per essere stata la moglie e il soggetto di molte opere di Salvador Dalí.

Come in molti casi di date legate a luoghi dell'Impero russo, la reale data di nascita di Elena D'jakonova seguiva il calendario giuliano, all'epoca il calendario ufficiale. Il suo diploma di maturità d'insegnante, conseguito in un istituto femminile di Mosca nel 1915, ci comunica che era nata il 26 agosto 1894, corrispondente appunto al 7 settembre nel calendario gregoriano.[1]

Il nome di nascita di Gala era Elena Dmitrievna D'jakonova (in russo Елена Дмитриевна Дьяконова). L'origine esatta dello pseudonimo non è chiara, ma alcuni elementi fanno pensare che sia stato coniato dall'amica d'infanzia e poetessa Marina Cvetaeva, che nel 1910 dedicò infatti una delle sue poesie a «Galja D'jakonova»[2]. Nel 1974 la sorella della poetessa, Anastasija Cvetaeva, regalò a Gala le sue Memorie con la dedica scritta a mano «alla mia cara Galuška, come ti chiamava Marina».[3]

Nella sua autobiografia Salvador Dalí dedica un paragrafo ai soprannomi che dava all'amata:

«Io chiamo mia moglie: Gala, Galuchka, Gradiva (perché è stata la mia Gradiva); Oliva (per la forma del suo volto e il colore della sua pelle); Olivette, il diminutivo catalano di Oliva, e i suoi derivati deliranti, Olihuette, Orihuette, Buribette, [...]. La chiamo anche Lionete (perché appena si arrabbia ruggisce come il leone della Metro Goldwyn Mayer); Scoiattolo, Tapiro, Piccolo negus (perché rassomiglia a un vivace animaletto delle foreste); Ape (perché scopre tutte le essenze che, gettate nel crogiolo del mio cervello, diventeranno il magico miele dei miei pensieri). [...] E ancora Campanella di pelliccia (perché, mentre dipingo, legge per me ad alta voce, e la sua voce ha il soffice mormorio di una campanella di pelliccia, che mi permette di apprendere quanto, senza di lei, sarei destinato a ignorare)».[4]

Infanzia e adolescenza in Russia

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Statua di Dalí, rappresentante Gala alla finestra, Marbella

Elena D'jakonova nacque il 26 agosto 1894 a Kazan', nella Russia centrale europea, in una famiglia di intellettuali, dalla madre Antonina Deulina e il padre Ivan D'jakonov, un funzionario del Ministero dell'Agricoltura dell'Impero russo. Gala aveva due fratelli maggiori, Nikolaj e Vadim, e una sorella minore, Lidija. Sin da piccola Gala – come lei stessa racconta nei suoi diari, ritrovati e pubblicati postumi – era di salute cagionevole e più volte sottoposta a cure e ricoveri a causa di problemi polmonari. Quando Gala aveva poco più di dieci anni, il padre morì e la madre si risposò con un rinomato avvocato moscovita, Dmitrij Il'ič Gomberg. Il patrigno, di cui la figlia conservò il patronimico, ebbe una grande influenza su Gala, tanto che i due rimasero sempre in contatto, scambiandosi lettere.

La famiglia, fino a quel momento vissuta in una casa modesta, si trasferì a Mosca e Gala cominciò a frequentare l'istituto femminile M. G. Bruchonenko, dove conobbe Anastasija Cvetaeva, sorella più piccola della poi celebre poetessa russa Marina Cvetaeva. Scrive Anastasija nel 1971 nella sua autobiografia: «Quando sul divano di Marina parlavamo del nostro futuro – sconosciuto –, dei viaggi, della gente, del fischio dei treni, Gala ascoltava Marina come se bevesse acqua viva».[5] Cresciuta circondata dai libri, Gala era già all'epoca una grande appassionata di poesia e di letteratura, passione che l'accompagnò per tutta la vita. Nei suoi diari racconta delle sessioni di lettura con la madre e di come, a dodici anni, il padre lesse a lei e ai fratelli Il demone di Lermontov: «I miei fratelli ed io seguimmo quel racconto con interesse appassionato, esaltato».[6]

Clavadel e l'incontro con Paul Éluard

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Nel 1912, dopo che le venne diagnosticata una grave tubercolosi, Gala venne mandata a Davos, in Svizzera, nel sanatorio di Clavadel, che ospitava pazienti da tutto il mondo (tra loro, ad esempio, il poeta brasiliano Manuel Bandeira). Lì conobbe il diciassettenne francese Eugène Émile Paul Grindel, all'epoca indeciso se cominciare la sua carriera di poeta. Il ricovero e l'incoraggiamento di Gala, che riconobbe da subito il suo talento, fornirono al giovane una via di fuga dal seguire le orme paterne e diventare contabile. Nel 1913, sotto lo pseudonimo di Paul Éluard, pubblicò la sua prima raccolta Premiers poèmes, finanziata dalla madre e ispirata da Gala, alla quale gran parte delle poesie erano dedicate.

Durante il soggiorno nel sanatorio, Éluard raccontava a Gala di Parigi, teatro in quegli anni delle prime avanguardie e di un grande fervore artistico, e i due sognavano di costruire lì un futuro insieme. Ma alla fine del periodo di ricovero, nel febbraio del 1914, Gala dovette tornare a Mosca e affrontare la disapprovazione dei genitori per i suoi progetti futuri. Seguirono due anni di passionale corrispondenza tra Gala ed Éluard, il quale nel 1914 pubblicò la sua seconda raccolta dal titolo Dialogue des inutiles, con una prefazione scritta da Gala sotto lo pseudonimo di «Reine de Paleugnan», basato sull'anagramma «A.P.E.G. un rien d'Ellen: À Paul Éluard, un rien d'Ellen».[7] «Non siate scioccati», scrive Gala nella prefazione, «che sia una donna – o piuttosto, una sconosciuta – a presentare questo volume al lettore».[8] Il testo, scritto probabilmente a quattro mani, è composto di quattordici dialoghi che sembrano anticipare i testi-collages dadaisti di Ernst, in cui Gala ed Éluard si identificano in due ruoli letterari: la musa e il poeta.

Nell'agosto del 1916, attraversando un'Europa ormai in guerra, Gala si trasferì finalmente a Parigi. Il primo periodo nella capitale francese si rivelò però più difficile del previsto e ben diverso dall'idillio artistico che si era figurata. Dopo due anni di separazione, Éluard si arruolò infatti volontariamente nell'esercito e Gala si ritrovò a convivere con la madre del poeta in una Parigi visibilmente provata dalla guerra. Si immerse sempre più nelle letture e si concentrò nello studio della lingua francese, che aveva cominciato a studiare da bambina e che parlava già fluentemente, ma che divenne in questo periodo quasi la sua prima lingua. Lavorò anche a traduzioni di classici dal russo al francese. Come scrisse nelle lettere al compagno: «[...] leggo versi e prosa. Leggo quasi un libro al giorno. Leggo di tutto. [...] Mi piace molto, e sempre di più, G. Apollinaire – la poesia che venne letta al matrimonio di André Salmon. Ci sono bellissime poesie di Jules Romains. [...] Imparo sempre più il francese»;[9] e in un'altra lettera: «ho scritto in russo quattro strofe di una poesia e non posso scrivere in russo – sto perdendo la mia lingua, sto dimenticando il russo».[9]

A causa dei suoi problemi di salute, Paul Éluard fu costretto a interrompere il servizio militare; tornò dopo breve tempo a Parigi e il 21 febbraio 1917 lui e Gala si sposarono. Poco più di un anno dopo, l'11 maggio 1918, nacque la figlia Cécile.

Dopo la fine della guerra, la coppia – che fino a quel momento aveva vissuto appoggiandosi ai genitori di Éluard – si trasferì in un proprio appartamento a Parigi.

Nel 1919 Gala e Paul Éluard entrarono a far parte del circolo artistico che si raccoglieva attorno ad André Breton, nucleo originario di quello che sarebbe diventato il famoso movimento d'avanguardia surrealista. La coppia destò subito l'attenzione dei membri del gruppo: lui, uno dei poeti più amati del momento; lei, una personalità carismatica e misteriosa. Tutti erano affascinati da Gala che, oltre a continuare a svolgere il ruolo di ispiratrice e collaboratrice del marito, era in stretti rapporti con molti artisti: «Fa più volte da modella per Man Ray; è "la torre" per l'altro grande poeta, Robert Desnos; la confidente dello scrittore René Creval, al quale legge i tarocchi nelle sue sedute come veggente; la persona che il pittore Giorgio de Chirico cerca perché gli faccia da mercante d'arte agli inizi del 1920».[10] Intorno a Gala si formò una sorta di culto, alimentato tanto da lei stessa quanto dal marito.

Nel novembre 1921 gli Éluard andarono a trovare Max Ernst e sua moglie Louise Straus a Colonia, per scegliere insieme dei collage che illustrassero la successiva raccolta del poeta. Da quell'incontro nacque un'intesa e un'amicizia che continuarono negli anni successivi. Gala divenne ben presto modella e amante di Max Ernst, in una relazione triangolare che coinvolgeva apertamente anche il marito; venne ritratta dal pittore in celebri dipinti, come La belle jardinière e, nel 1922, come unica donna in Au rendez-vous des amis, ritratto del circolo parigino dei surrealisti.

Nel marzo 1924, in circostanze inizialmente misteriose – tanto che molti ipotizzarono un suicidio –, Paul Éluard partì improvvisamente per il Sud-Est asiatico, raggiungendo dopo mesi di vagabondaggio Saigon (l'odierna Ho Chi Minh, allora parte dell'Indocina francese). Poco tempo dopo venne raggiunto da Gala e Max Ernst. Nel corso del viaggio in Asia, la relazione a tre giunse alla sua conclusione: Gala tornò a Parigi con il solo Éluard, mentre Ernst rimase in viaggio per alcuni mesi. Nell'ottobre dello stesso anno André Breton pubblicò il Manifesto del Surrealismo.

Nel 1925 Paul Éluard e Max Ernst, rendendo omaggio alla donna da entrambi amata, pubblicarono l'opera Au défaut du silence, contenente venti schizzi di Ernst raffiguranti Gala e diciotto poesie di Éluard, definite da Philippe Soupault «i più bei versi mai scritti dai tempi di Baudelaire».[11]

Negli anni tra il 1926 e il 1929 gli Éluard attraversarono un momento di crisi, come si può dedurre dalle loro lettere e da alcuni versi contenuti nella raccolta Capitale de la doleur, pubblicata nel 1926.

Nel 1929 Paul Éluard pubblicò L’amour la Poésie, opera dedicata a Gala.

L'incontro con Salvador Dalí

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Nell'agosto del 1929 gli Éluard, René Magritte con la moglie Georgette Berger e il gallerista Camille Goemans andarono a Cadaqués in visita dal giovane pittore Salvador Dalí, allora appena venticinquenne e all'inizio della sua carriera. Per Dalí fu amore a prima vista: l'incontro con Gala – dettagliatamente raccontato ne La mia vita segreta – segnò l'inizio di una relazione che avrebbe accompagnato entrambi per tutta la vita. Mentre gli altri tornarono a Parigi, Gala si trattenne a Cadaqués. Al suo ritorno nella capitale era ormai chiaro che il matrimonio con Paul Éluard fosse giunto al termine.

Come già avvenuto con il primo marito, anche tra Gala e Dalí nacque da subito una collaborazione artistica e intellettuale. Scrive Dalí ne La mia vita segreta: «[...] tutti mi giudicavano un genio un po' scemo e solo Gala, con il suo devoto e violento fanatismo, aveva cercato di convincere i nostri amici surrealisti che io sapevo dipingere, parlare e perfino "scrivere", producendo documenti la cui importanza filosofica avrebbe sconcertato il nostro gruppo».[12] Nel 1930 venne pubblicato il primo libro di Dalí, La femme visible (La donna visibile), risultato di una raccolta di appunti e schizzi riorganizzati da Gala – alla quale l'opera era dedicata – e pubblicati sotto suo consiglio. Nello stesso anno fu organizzata la prima esposizione parigina di Dalí, che l'artista ricorda nella sua autobiografia definendola «esposizione ormai nostra»,[13] esplicitando così – come farà spesso – il ruolo professionale che Gala svolgeva.

A causa della relazione con Gala, che al momento del loro incontro era sposata e inoltre di dieci anni più grande, Dalí ebbe forti attriti con il padre, il quale non solo cambiò il testamento in favore della sorella di Salvador, Ana Maria, ma espulse il figlio dalla casa familiare di Cadaqués. Gala prese allora il controllo dell'aspetto finanziario della vita del compagno, per dargli la stabilità economica necessaria a dedicarsi esclusivamente alla sua arte. Cominciò a coltivare contatti con i maggiori galleristi e collezionisti dell'epoca per vendere ed esporre i quadri di Dalí. Dal 1930 molte opere furono firmate con il nome congiunto «Gala-Salvador Dalí». «È con il tuo sangue che dipingo, Gala» – le dissi un giorno. «E da allora ho sempre firmato i miei quadri con il suo nome, ancor prima che col mio».[14]

In quello stesso anno, con il sostegno economico del visconte de Noailles, la coppia ottenne una piccola casa – ancora da ristrutturare – nel villaggio di pescatori di Portlligat. Nel corso degli anni ampliarono la proprietà, che fu, fino all'acquisto del castello di Púbol nel 1968, la principale dimora fissa dei Dalí, dove trascorrevano ogni anno la primavera e l'estate.

Manager, mercante d'arte e musa

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L'inizio degli anni Trenta rappresenta uno dei momenti più floridi della produzione daliniana: nel 1931 viene esposto a Parigi il capolavoro La persistenza della memoria, che verrà poi acquistato da Julien Levy, diventando uno dei dipinti più celebri di Dalí. Nella sua autobiografia, il pittore ricorda la reazione di Gala quando le mostrò il quadro: «Riconobbi sul suo viso uno stupore e un'ammirazione infiniti. La mia nuova immagine era dunque valida, perché Gala non sbaglia mai. "Credi che, da qui a tre anni, avrai dimenticato i miei orologi?" "Nessuno che li abbia visti potrà mai dimenticarli"».[15]

Nello stesso anno venne pubblicato il poema di Dalí L'amour et la mémoire, in cui l'artista esprime il suo amore per Gala, alla quale l'opera fu – come tutti i libri pubblicati da Dalí – dedicata.

L'abilità di Gala negli affari portò presto la coppia a raggiungere notevoli guadagni. Nel 1933, nonostante Dalí si stesse già affermando come artista in Europa e negli Stati Uniti, i due avevano ancora difficoltà economiche. Gala elaborò allora un piano per garantire un guadagno costante e, al tempo stesso, promuovere l'arte di Dalí. Contattò il principe Jean-Louis de Faucigny-Lucinge, uno dei più facoltosi collezionisti d'arte dell'epoca, e insieme stilarono una lista di dodici sostenitori che si sarebbero impegnati a supportare Dalí, ognuno per un mese, per la durata complessiva di un anno. Secondo l'accordo, Dalí avrebbe prodotto ogni mese due opere. Nell'ultima coppia di dipinti di quell'anno l'artista ritrasse Gala, come omaggio al suo aiuto. Il gruppo, che prese il nome di «Mécénat du Zodiaque»,[16] includeva sostenitori europei e americani e continuò a commissionare opere a Dalí fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1939.

Nel 1934 Gala, che due anni prima aveva divorziato da Paul Éluard, e Salvador Dalí celebrarono la loro unione con un matrimonio civile al consolato spagnolo di Parigi. Nello stesso anno i due visitarono per la prima volta New York, accompagnati dalla scrittrice ed editrice Caresse Crosby, membro del «Mécénat du Zodiaque». Da quel momento e fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la coppia visse dividendosi tra Parigi, New York e Portlligat. Dal 1940 al 1948 risiedettero stabilmente negli Stati Uniti.

Durante quegli anni, i rapporti tra i Dalí e i surrealisti – con cui la coppia aveva continuato a mantenere un'attiva collaborazione – si incrinarono a causa delle ambigue posizioni politiche di Dalí nei confronti di Hitler. L'artista si rifiutò di condannare apertamente il fascismo e venne di conseguenza espulso dal gruppo, che sosteneva attivamente posizioni di sinistra. Nel 1939 André Breton coniò per il pittore il soprannome Avida dollars (anagramma di Salvador Dalí e traducibile come «bramoso di dollari»), criticando la commercializzazione della sua arte.

A New York Gala organizzò diverse mostre per il marito, tra cui le più importanti nella celebre galleria di Julien Levy. Durante i soggiorni negli Stati Uniti fece inoltre spesso da interprete per Dalí, la cui conoscenza dell'inglese non era sufficiente a cavarsela da solo.

Nel maggio 1939 Dalí firmò la sua partecipazione alla New York World's Fair. Alla creazione del padiglione, intitolato Dream of Venus (Il sogno di Venere), prese parte anche Gala, come mostrano le fotografie del tedesco Eric Schaal che ritraggono la coppia al lavoro sull'installazione.

A partire dagli anni Quaranta i progetti di Dalí cominciarono a diversificarsi: l'artista lavorò alle illustrazioni di libri, collaborò con riviste di moda e prese parte a progetti cinematografici. In parallelo, l'attività di Gala come sua manager si intensificò ulteriormente.

Nel 1942 venne pubblicata l'autobiografia di Salvador Dalí La mia vita segreta (titolo originale: The Secret Life of Salvador Dalí), alla cui revisione Gala partecipò attivamente. Secondo alcuni studiosi il testo venne scritto addirittura a quattro mani, vista la forte presenza di Gala nel racconto – tanto da poter essere considerato, in parte, quasi un'autobiografia comune – e lo stile di alcune sezioni. Nel 1944 uscì il primo e unico romanzo di Dalí, Volti nascosti, anch'esso corretto e revisionato da Gala, come dichiarato dall'artista stesso nella dedica.

Fu probabilmente in quegli anni che Gala cominciò a scrivere la sua autobiografia: il manoscritto, incompleto, venne ritrovato nel castello di Púbol e pubblicato postumo nel 2011 con il titolo La vita segreta. Diario inedito.

Ritorno in Europa

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Nel 1948, dopo otto anni trascorsi negli Stati Uniti, Gala e Dalí tornarono in Spagna. Negli anni successivi andarono diverse volte in Italia: a Roma visitarono il papa chiedendo il permesso di sposarsi secondo il rito cattolico e cogliendo l'occasione per mostrargli le prime due versioni de La Madonna di Portlligat, dipinto per cui Gala fece da modella.[17]

A novembre 1952 Paul Éluard morì. Gala non andò al funerale.

L'anno successivo Dalí lavorò alle 102 illustrazioni de La Divina Commedia; come dichiarato dallo stesso artista anni dopo, fu Gala a organizzare il progetto, mentre lui non aveva mai letto Dante prima.

Nel 1958 Gala e Salvador Dalí celebrarono il loro matrimonio in una chiesa nei pressi di Girona. Agli inizi degli anni Sessanta la coppia ristrutturò nuovamente la casa di Portlligat, a quel punto notevolmente ampliata rispetto alla struttura originale, e Gala decorò quella che sarebbe diventata la sua stanza personale, denominata poi la «Sala ovale».

Nel 1964 venne pubblicato Diario di un genio (titolo originale Journal d'un Génie) di Dalí, dedicato a Gala. Nel prologo l'artista scrive: «Questo libro unico è dunque il primo diario scritto da un genio. Di più, dall'unico genio che abbia avuto la fortuna unica d'essere sposato con il genio di Gala, l'unica donna mitologica dei nostri tempi».[18]

Il castello di Púbol

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Castello di Púbol - statua di Gala

Nel 1968 Dalí acquistò il castello di Púbol come dono per Gala, che accettò il regalo a condizione che il marito potesse andare a farle visita solo se invitato per iscritto. La ristrutturazione venne affidata a Emilio Puignau, che aveva già lavorato alla casa di Portlligat. Gala seguì personalmente il progetto di decorazione e arredamento, commissionando a Dalí alcune opere secondo richieste specifiche, oggi esposte nel castello. I lavori si conclusero nel 1974, con l'ultimazione del giardino. Púbol può essere considerato un grande oggetto surrealista realizzato dai Dalí e fu dimora di Gala fino alla sua morte.

Gli ultimi anni

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Nel 1973 venne pubblicato il ricettario surrealista Les Dîners de Gala (Le cene di Gala).

Nel 1974 Anastasija Cvetaeva inviò a Gala la sua autobiografia, con una dedica scritta a mano: «Alla mia cara Galuška, come ti chiamava Marina, alla mia amica dall'adolescenza, il libro della nostra giovane e vecchia Mosca. Con tenero affetto, Assia Cvetaeva (nell'anno del mio ottantesimo compleanno)».[19]

Nel 1977 venne pubblicato Les Vins de Gala (I vini di Gala), in cui vengono descritti dieci vini scelti da Gala e dieci scelti da Dalí. Il libro vinse il Prix Montesquieu de la Sommellerie Française.[20] Dopo una caduta all'Hôtel Meurice di Parigi, Gala subì un'operazione al femore. Il 10 giugno 1982 si spense a Portlligat. La salma fu portata nella cripta del castello di Púbol, dove è sepolta.

Nel 1983 venne costituita la Fondazione Gala-Salvador Dalí, che nel 1988 pubblicò Elegías a Gala (Elegie a Gala), una racconta di poesie di Dalí in cui l'artista esprime il dolore per la perdita della compagna.

  1. Artículo de Gala Dali: los secretos de una musa por J.J. Navarro Arisa, "El País Semanal", Madrid, España, 14 de agosto, 1994.
  2. Estrella De Diego, Gala Salvador Dalí. A Room of One's Own at Pùbol, Museu Nacional d'Art de Catalunya, 2018, p. 209
  3. De Diego, op. cit., p. 236.
  4. Salvador Dalì, La mia vita segreta, Abscondita, 2006, p. 190.
  5. De Diego, La vita segreta di Gala Dalì, in Gala Dalì, La vita segreta. Diario inedito, L'ippocampo, 2012, p. 12.
  6. Gala Dalì, op. cit., p. 53.
  7. Unda Hörner, Die realen Frauen der Surrealisten, Suhrkamp, 1996, p. 101.
  8. Ibid., p. 100.
  9. 1 2 De Diego, La vita segreta, p. 18.
  10. (ES) Estrella de Diego, Gala, ni musa ni esposa, in El País, 27 giugno 2018. URL consultato il 27 gennaio 2022.
  11. erek Sayer, Prague. Capital of the Twentieth Century. A Surreal History, Princeton University Press, 2013, p. 297.
  12. Salvador Dalì, op. cit., p. 192.
  13. Ibid.
  14. Ibid., p. 231.
  15. Ibid., p. 219.
  16. Tim McNeese, Salvador Dalí, Chelsea House Publisher, 2006, p. 72.
  17. De Diego, Gala Salvador Dalì, p. 229.
  18. Salvador Dalì, Diario di un genio, SE SRL, 1996, p. 13.
  19. De Diego, Gala Salvador Dalì, p. 236.
  20. Ibid., p. 236.
  • Dalí, Gala, La vita segreta. Diario inedito, trad. it. Glauco Felici, L'ippocampo, Milano, 2012.
  • Dalí, Salvador, Diario di un genio, trad. it. Fausto Gianfranceschi, SE SRL, Milano, 1996.
  • Dalí, Salvador: La mia vita segreta, trad. it. Irene Brin, Abscondita, Milano, 2006.
  • (EN) De Diego, Estrella, Gala Salvador Dalí. A Room of One's Own in Pùbol, Museu Nacional d'Art de Catalunya, Barcelona, 2018.
  • (ES) De Diego, Estrella, Gala, ni musa ni esposa, in El País, 27 giugno 2018, https://elpais.com/elpais/2018/06/21/eps/1529594991_371039.html
  • (DE) Hörner, Unda, Die realen Frauen der Surrealisten. Simone Breton, Gala Éluard, Elsa Triolet, Suhrkamp, Mannheim, 1996.
  • McNeese, Tim: Salvador Dalí, Chelsea House, New York, 2006.
  • (EN) Sayer, Derek, Prague. Capital of the Twentieth Century. A Surrealist History, Princeton University Press, Princeton, New Jersey, 2013.

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