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Alta moda

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Pierre Balmain veste Ruth Ford con un abito di alta moda in una fotografia del 1947 di Carl Van Vechten.

L’alta moda o haute couture[1] è il settore dell'abbigliamento nel quale operano i creatori di abiti di lusso.

Il settore ruota attorno a varie case di moda, alcune delle quali molto antiche, conosciute grazie a marchi ben pubblicizzati presso il grande pubblico. L'alta moda ha per oggetto creazioni su misura destinate a una clientela di lusso. I principali esponenti dell'Haute Couture in Europa sono Christian Dior, Gianni Versace, Coco Chanel, Cristóbal Balenciaga, Yves Saint Laurent, Givenchy, Giorgio Armani, Valentino, Karl Lagerfeld. Altre maison di lusso come Guccio Gucci, Prada, Fendi, Dolce & Gabbana e Louis Vuitton affiancano alle loro collezioni di prêt-à-porter produzioni di alta qualità vendute in negozi internazionali. In ognuna di queste case lavorano grandi stilisti, disegnatori e addetti al marketing. Essi propongono le loro creazioni per mezzo di sfilate di moda aperte alla stampa e ai compratori (buyers), con l'intento di anticipare le tendenze della moda. Alcune case d'alta moda sono proprietarie di marchi dedicati ai settori del prêt-à-porter e degli accessori.

Nel XXI secolo, l'alta moda ha visto un’evoluzione nelle preferenze dei consumatori, con un crescente interesse per l’estetica del "quiet luxury" o "lusso discreto". Questa tendenza privilegia capi di alta qualità, design minimalista e l’assenza di loghi appariscenti, riflettendo un desiderio di eleganza sobria e senza tempo. Marchi come The Row, Loro Piana e Brunello Cucinelli incarnano questa filosofia, offrendo prodotti che enfatizzano l'artigianalità e la raffinatezza senza ostentazione.[2]

La diffusione del "quiet luxury" ha influenzato anche il comportamento dei consumatori, spingendo molti a cercare alternative di alta qualità a prezzi più accessibili. Brand come Uniqlo hanno risposto a questa domanda collaborando con designer rinomati, come Clare Waight Keller, per offrire collezioni che combinano stile e qualità a un costo contenuto.[3]

Parallelamente, l'alta moda continua a espandersi in nuove destinazioni di lusso, come Courchevel, dove marchi prestigiosi come Louis Vuitton, Dior e Chanel hanno aperto boutique esclusive per attrarre la clientela internazionale esigente. Queste iniziative riflettono una strategia mirata a consolidare la presenza dell'alta moda in località turistiche di alto profilo, offrendo esperienze di shopping uniche e personalizzate.[4]

L’industria dell’alta moda attraversa attualmente una fase di transizione caratterizzata da mutamenti significativi nella direzione creativa di alcune delle maison più influenti. Designer quali Matthieu Blazy, Alessandro Michele e Jonathan Anderson stanno introducendo nuove visioni artistiche, contribuendo a un processo di rinnovamento che potrebbe influenzare e ridefinire l’estetica dell’alta moda nei prossimi anni.[5][6]

Charles Frederick Worth in un ritratto fotografico di Nadar
Charles Frederick Worth in un ritratto fotografico di Nadar

L’alta moda europea nasce ufficialmente con Charles Frederick Worth, considerato il primo couturier della storia, che nella seconda metà dell’Ottocento introduce l’idea di collezione stagionale e di maison. Parigi diventa così il cuore della haute couture, regolata oggi dalla Chambre Syndicale de la Haute Couture, che stabilisce criteri rigorosi per definire un marchio “di alta moda”[7].

L’industria Couture nacque nel 1850 a Parigi dove i migliori stilisti organizzavano, per i loro clienti più esclusivi, delle piccole presentazioni nelle loro maison. Il primato di Parigi rimane per decenni indiscusso in Europa e nel mondo. Nel 1951 il marchese Giovanni Battista Giorgini, un brillante imprenditore, lancia l'alta moda italiana organizzando a Firenze, per la stampa, clienti dell'aristocrazia e acquirenti americani, le prime sfilate dei principali stilisti italiani come Emilio Schubert, Maria Antonelli, Giovanna Caracciolo, Vincenzo Ferdinandi, Simonetta Colonna di Cesarò, Alberto Fabiani, Mingolini-Gugenheim, Eleonora Garnett, Giovannelli-Sciarra, Jole Veneziani, Germana Marucelli e le sorelle Fontana. L'esordio dell'alta moda italiana avviene il 12 febbraio 1951 nella abitazione privata di Giorgini[8], ma già dall'anno successivo viene utilizzata la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze che sarà per anni la storica sede della moda italiana[9]. In quella occasione Giorgini lanciò anche il diciottenne Roberto Capucci di cui nel 2019 Anna Fendi nel docu-film La moda proibita - Roberto Capucci e il futuro dell'alta moda di Ottavio Rosati dirà: "Roberto Capucci è il Dio della moda. L'ha fatta lui, l'ha inventata lui l'alta moda italiana."[10]

Un momento della settimana della moda di Milano di febbraio 2010
Un momento della settimana della moda di Milano di febbraio 2010

Nel XX secolo, Parigi consolida il suo primato grazie a stilisti come[11]:

  • Coco Chanel, che libera la moda femminile da corsetti e rigidità
  • Christian Dior, creatore del “New Look” nel 1947
  • Yves Saint Laurent, che introduce lo smoking femminile

Accanto a Parigi e Firenze, anche altre città europee acquisiscono importanza[12]:

  • Milano, che dagli anni ’70 diventa capitale del prêt-à-porter grazie a marchi come Giorgio Armani e Versace
  • Londra, centro di sperimentazione e avanguardia, con stilisti come Alexander McQueen
  • Madrid e Barcellona, con una tradizione legata a figure come Cristóbal Balenciaga

Negli anni ’60 e ’70 si sviluppa il prêt-à-porter, che democratizza la moda rendendola più accessibile. Questo cambiamento segna una trasformazione dell’industria: l’alta moda resta un simbolo di eccellenza artigianale, mentre la produzione industriale amplia il mercato.

L’Europa struttura il calendario internazionale con eventi come la settimana della moda di Parigi, la settimana della moda di Milano e la settimana della moda di Londra. Questi appuntamenti consolidano il ruolo europeo come guida creativa globale[13].

Giorno di apertura di una sfilata di moda a New York, illustrato su Harper's Bazaar nel 1868.
Giorno di apertura di una sfilata di moda a New York, illustrato su Harper's Bazaar nel 1868.

Durante il periodo coloniale e fino al XIX secolo, le élite delle Americhe (in particolare negli Stati Uniti e in America Latina) guardavano all’Europa come principale punto di riferimento stilistico. Le classi agiate importavano abiti da città come Parigi e Londra, oppure commissionavano copie locali di modelli europei[14][15].

Negli Stati Uniti, città come New York iniziarono a sviluppare una propria industria tessile e sartoriale, ma l’alta moda rimase fortemente dipendente dai canoni europei. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, gli Stati Uniti cominciarono a differenziarsi. New York divenne un centro emergente della moda, grazie alla crescita industriale e alla presenza di grandi magazzini[16].

A differenza della tradizione europea dell’alta moda su misura, negli Stati Uniti si sviluppò il ready-to-wear (prêt-à-porter), più accessibile e adatto alla produzione di massa. Tuttavia, alcune case e designer iniziarono a proporre creazioni di lusso con una propria identità[17].

Nel corso del Novecento, la moda americana acquisì autonomia e prestigio internazionale. Designer come Claire McCardell rivoluzionarono il modo di vestire, introducendo capi pratici ed eleganti, adatti alla vita moderna[18].

Negli anni '40 e '50, a causa della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti divennero temporaneamente il centro della moda occidentale, mentre Parigi era occupata. Questo periodo favorì la crescita di una moda americana indipendente[16].

Successivamente, stilisti come Calvin Klein e Ralph Lauren contribuirono a definire uno stile americano basato su semplicità, lusso discreto e riferimenti alla cultura nazionale[19].

Nel XXI secolo, la distinzione tra alta moda europea e americana si è progressivamente attenuata. New York è oggi una delle capitali mondiali della moda, sede della settimana della moda di New York e di numerosi designer influenti.

Lo stesso argomento in dettaglio: Museo del costume del Canada.
La modella Bryanna Elkins sfila in passerella alla settimana della moda di Toronto.
La modella Bryanna Elkins sfila in passerella alla settimana della moda di Toronto.

Nel XIX secolo, la moda canadese era fortemente influenzata dall’Europa, in particolare da Francia e Regno Unito. Le classi agiate importavano abiti direttamente da Parigi o Londra, mentre i sarti locali riproducevano modelli europei. Non esisteva ancora un sistema strutturato di alta moda nazionale.

Le città principali, come Montreal e Toronto, iniziarono a sviluppare una piccola industria tessile e sartoriale, favorita dall’urbanizzazione e dall’immigrazione europea.

Durante il XX secolo, soprattutto tra gli anni ’20 e ’60, il Canada vide una crescita dell’industria dell’abbigliamento. Montreal divenne il principale centro della produzione tessile e della moda.

In questo periodo emersero i primi designer locali, anche se ancora fortemente influenzati dalle tendenze europee. Le case di moda canadesi iniziavano a produrre collezioni proprie, ma il concetto di “alta moda” rimaneva meno formalizzato rispetto al sistema francese dell’haute couture, regolato da istituzioni come la Chambre Syndicale de la Haute Couture.

A partire dagli anni ’60, il Canada iniziò a sviluppare una scena moda più autonoma. Designer come Marie Saint Pierre e altri creativi contribuirono a definire uno stile distintivo, caratterizzato da funzionalità, attenzione al clima e influenze multiculturali.

Negli anni ’80 e ’90, si affermarono nomi di rilievo internazionale come Alfred Sung[22] e Dsquared2. Questi designer contribuirono a portare la moda canadese sulle passerelle globali, spesso trasferendosi o lavorando tra Canada, Europa e Stati Uniti.

Nel XXI secolo, la moda canadese ha acquisito maggiore visibilità internazionale. Città come Toronto e Montreal ospitano importanti eventi come la settimana della moda di Toronto[23].

Designer contemporanei come Erdem Moralıoğlu e Smythe hanno contribuito a consolidare la reputazione del Canada nel settore del lusso e del prêt-à-porter di alta gamma[24].

Modelle sfilano per Osklen, alla settimana della moda di San Paolo 2017
Modelle sfilano per Osklen, alla settimana della moda di San Paolo 2017

Le prime manifestazioni di moda raffinata in America Latina risalgono al periodo coloniale, quando le élite locali importavano tessuti e stili dalla Spagna, dalla Francia e dall’Italia. Nel XIX secolo, con la diffusione delle accademie artistiche e dei saloni di moda, l’alta società latinoamericana iniziò a sviluppare un gusto estetico che combinava elementi europei con tradizioni locali, come i ricami andini e i tessuti autoctoni del Brasile e del Messico.

Negli anni ‘50 e ‘60, l’alta moda latinoamericana cominciò a guadagnare visibilità internazionale grazie a stilisti emergenti e a manifestazioni locali di moda. In Brasile, stilisti come Clodovil Hernandes introdussero una reinterpretazione della couture europea attraverso l’uso di colori vivaci e tessuti tropicali. In Argentina, Buenos Aires divenne nota per le sue sfilate eleganti e per la produzione di abiti su misura per l’élite cittadina.

Durante gli anni ‘70 e ‘80, le capitali latinoamericane iniziarono a ospitare eventi di moda più strutturati, come la Colombiamoda[28], che ha svolto un ruolo nella promozione degli stilisti locali a livello internazionale. In Messico, figure come Cristóbal Balenciaga e l’influenza dei grandi couturier europei hanno ispirato una nuova generazione di designer locali.

Nel XXI secolo, l’alta moda in America Latina ha visto una crescente internazionalizzazione. Stilisti come Alexandre Herchcovitch (Brasile) e Carolina Herrera (Venezuela) hanno consolidato la reputazione della regione nel panorama globale, combinando l’artigianato tradizionale con tecniche moderne e sostenibili. Allo stesso tempo, eventi come la settimana della moda di San Paolo e la settimana della moda di Buenos Aires fungono da piattaforme chiave per la promozione di nuovi talenti e per l’integrazione di influenze globali.

L’alta moda latinoamericana si distingue per:

  • L’uso di tessuti locali come lana alpaca, cotone peruviano e seta brasiliana.
  • L’integrazione di motivi e tecniche tradizionali, come ricami, piumaggi e decorazioni artigianali.
  • Una palette di colori vivaci che riflette l’identità culturale e paesaggistica della regione.

La capacità di reinterpretare le tendenze globali in chiave locale, creando uno stile unico riconoscibile a livello internazionale.

Settimana della moda di Mosca, 2025
Settimana della moda di Mosca, 2025

Durante il periodo imperiale, soprattutto sotto il regno di Caterina II di Russia, le élite nobili adottarono mode europee, soprattutto francesi e italiane. La corte di San Pietroburgo divenne un importante centro di riferimento per i tessuti raffinati e gli abiti sartoriali, con sartorie che spesso lavoravano su modelli importati dalla Francia. Gli abiti maschili e femminili riflettevano la rigidità sociale, l’opulenza e la gerarchia di corte, con un’attenzione particolare a broccati, sete e pellicce pregiate.

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, la moda russa iniziò a distinguersi per una propria identità grazie all’influenza di stilisti locali e di designer di origini straniere stabilitisi a Mosca e San Pietroburgo. Sartorie come quella di Elena Dmitrievna Polenova introdussero elementi di folklore e motivi tradizionali russi negli abiti da sera e nei costumi da gala, creando una fusione tra eleganza europea e tradizione nazionale.

La Rivoluzione del 1917 e la nascita dell’Unione Sovietica determinarono un drastico cambiamento nel panorama dell’abbigliamento. La moda di lusso fu inizialmente repressa come simbolo della borghesia decadente. Tuttavia, negli anni ’20 e ’30, il governo sovietico promosse un’industria tessile moderna e stilisti di Stato come Vera Ignat'evna Muchina svilupparono uniformi e abiti funzionali che combinavano estetica e utilitarismo, anticipando alcune tendenze minimaliste.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia conobbe una rapida apertura verso i mercati occidentali. Stilisti come Ulyana Sergeenko e Vika Gazinskaya hanno contribuito a riportare la moda russa sulla scena internazionale, combinando tradizione, artigianato e influenze contemporanee[32][33]. Le settimane della moda a Mosca sono diventate piattaforme importanti per promuovere talenti locali, mentre le maison di lusso internazionali hanno iniziato a collaborare con designer russi[34].

Abdoulaye Konaté
Abdoulaye Konaté

A partire dagli anni '50 e '60, con l’indipendenza di molti stati africani, stilisti come Chris Seydou in Mali e Abdoulaye Konaté in Senegal iniziarono a reinterpretare tessuti tradizionali per un pubblico urbano e internazionale. In questo periodo si assiste a una fusione tra sartoria europea e tecniche africane, anticipando la nascita di una moda africana moderna.

Negli anni '80 e '90, l’alta moda africana ha guadagnato visibilità internazionale. Stilisti come Loza Maléombho dalla Costa d’Avorio, Oumou Sy dal Senegal e Adebayo Oke-Lawal dalla Nigeria hanno partecipato a settimane della moda internazionali, presentando collezioni che fondono tradizione e innovazione. L’uso di tessuti locali, ricami complessi e silhouette contemporanee ha permesso a questi designer di creare una moda distintiva riconosciuta a livello globale.

Eventi come la African Fashion Week a Johannesburg e Lagos hanno contribuito a consolidare la presenza dell’alta moda africana sulla scena mondiale. Inoltre, piattaforme digitali e collaborazioni con marchi internazionali hanno ampliato la diffusione delle creazioni africane, rendendo lo stile africano influente anche nel prêt-à-porter e nelle collezioni di lusso internazionali[39].

Abito couture per il Capodanno cinese di Eva Rinaldi
Abito couture per il Capodanno cinese di Eva Rinaldi

In Cina, la moda di corte ha radici antichissime, risalenti alle dinastie Shang (1600–1046 a.C.) e Zhou (1046–256 a.C.), quando abiti in seta erano simbolo di prestigio. Durante la dinastia Tang (618–907), la moda divenne più elaborata: gli abiti presentavano ricami complessi, drappeggi e una varietà di tessuti pregiati. La dinastia Qing (1644–1912) introdusse il qipao (o cheongsam), che sarebbe diventato un simbolo della moda cinese del XX secolo.

Nel XX secolo, stilisti come Guo Pei hanno combinato le tecniche tradizionali di ricamo e tessitura con la sensibilità contemporanea, portando la moda cinese sulla scena internazionale.

In Giappone, l’alta moda è storicamente legata al kimono, un abito elaborato indossato in occasioni formali. Durante il periodo Edo (1603–1868), la classe samurai e la nobiltà urbana adottarono tessuti raffinati, come il chirimen e il nishijin-ori, per dimostrare status e ricchezza.

A partire dalla seconda metà del XX secolo, stilisti come Issey Miyake, Rei Kawakubo e Yohji Yamamoto hanno reinterpretato il kimono e le tecniche tradizionali per creare collezioni avant-garde che hanno influenzato profondamente la moda occidentale.

In India, la sartoria di lusso ha radici millenarie, con tessuti come la mussola, il khadi e il banarasi utilizzati per abiti cerimoniali. Durante l’Impero Moghul (1526–1857), i ricami in filo d’oro e d’argento (zardozi) divennero simbolo di opulenza. La moda indiana combina spesso colori vivaci, motivi complessi e tessuti ricercati.

Modelli sfilano per SabyaSachi Couture.
Modelli sfilano per SabyaSachi Couture.

Nel XXI secolo, designer come Sabyasachi Mukherjee[46] e Manish Malhotra hanno portato l’alta moda indiana sulle passerelle internazionali, fondendo tradizione e tendenze moderne.

In Corea, il hanbok rappresenta l’abbigliamento tradizionale formale. Durante la dinastia Joseon (1392–1897), i colori, i tessuti e le decorazioni del hanbok indicavano il rango sociale. La moda contemporanea coreana ha iniziato a guadagnare attenzione globale grazie a designer come Lie Sang Bong[47], che reinterpretano le silhouette tradizionali in chiave moderna.

Asia sud-orientale

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Nei paesi del Sud-est asiatico, come Thailandia, Indonesia e Vietnam, le corti reali svilupparono forme di sartoria distintive: il batik indonesiano, il sinh vietnamita e il costume cerimoniale thailandese mostrano ricami complessi e tessuti lussuosi, spesso riservati all’aristocrazia. Designer contemporanei di questa regione stanno cercando di preservare queste tradizioni, adattandole a uno stile internazionale.

Lo stilista siriano Rami Al Ali
Lo stilista siriano Rami Al Ali

Durante il Medioevo, i commerci lungo la via della seta portarono in Medio Oriente tessuti di alta qualità e tecniche di lavorazione provenienti da Cina, India e Europa. Le corti dei califfati islamici, come quelli degli Abbasidi e degli Ottomani, erano note per l’uso di sete, broccati e ricami complessi, destinati non solo alla nobiltà ma anche come strumenti di diplomazia culturale.

Il costume tradizionale, come l’abaya, il caftano e il dishdasha, rappresentava sia un’espressione di status sociale sia una manifestazione estetica, spesso impreziosita da ricami dorati, pietre semi-preziose e perle. L’influenza persiana e ottomana fu determinante nello sviluppo di questi capi, con una forte attenzione ai dettagli ornamentali e alla qualità dei materiali.

A partire dalla metà del XX secolo, le capitali del Golfo e del Levante iniziarono a integrarsi nella scena globale della moda. Designer internazionali, tra cui stilisti francesi e italiani, furono invitati a collaborare con ricche famiglie reali e imprenditori locali, portando alla nascita di boutique di lusso e sartorie su misura.

Negli anni 1980 e 1990, la crescente ricchezza dei Paesi del Golfo, come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, favorì lo sviluppo di una vera e propria industria dell’alta moda, con stilisti locali che iniziarono a reinterpretare l’abbigliamento tradizionale in chiave contemporanea, fondendo elementi culturali locali con tecniche sartoriali occidentali.

In epoca moderna, designer come Elie Saab (Libano), Zuhair Murad (Libano) e Rami Al Ali (Siria) hanno ottenuto riconoscimento internazionale grazie alle loro creazioni da red carpet, che combinano eleganza occidentale e motivi mediorientali. Le settimane della moda a Dubai e Beirut hanno consolidato la regione come polo emergente dell’alta moda, attirando celebrità e influencer globali.

In parallelo, molti brand locali hanno iniziato a concentrarsi sulla moda modest wear, creando linee che rispettano i codici culturali e religiosi, pur mantenendo uno standard estetico e sartoriale di livello internazionale.

Australian Fashion Week 2025
Australian Fashion Week 2025

In Oceania, le prime forme di moda erano profondamente legate alle pratiche culturali e ai rituali tradizionali delle popolazioni indigene, come i māori in Nuova Zelanda e gli aborigeni in Australia. L’uso di materiali naturali, tessuti decorati con motivi simbolici e ornamenti in fibre vegetali o conchiglie costituiva un linguaggio visivo legato all’identità tribale e al rango sociale.

Con l’arrivo dei colonizzatori europei nel XIX secolo, si assistette a un progressivo incontro tra tradizione e moda occidentale. Abiti su misura, uniformi militari e stili europei vennero adattati al clima tropicale e alle esigenze pratiche locali, dando origine a ibridazioni uniche[54].

Il XX secolo segnò l’inizio della formalizzazione della moda contemporanea in Oceania. In Australia, città come Sydney e Melbourne divennero centri di produzione sartoriale e showroom, mentre designer locali iniziarono a partecipare a concorsi internazionali. La moda australiana degli anni ’50 e ’60, caratterizzata da linee sobrie e tessuti leggeri, rifletteva la fusione tra estetica europea e praticità per il clima locale.

In Nuova Zelanda, l’alta moda si sviluppò parallelamente, con una forte attenzione ai tessuti naturali e alla reinterpretazione dei motivi māori in chiave contemporanea. Designer emergenti degli anni ’70 e ’80 iniziarono a portare il concetto di “identità locale” sulle passerelle internazionali.

L’alta moda in Oceania ha acquisito maggiore visibilità globale grazie a eventi come l'Australian Fashion Week di Sydney[55] e la New Zealand Fashion Week[56]. I designer contemporanei tendono a combinare innovazione, sostenibilità e riferimenti culturali, spesso valorizzando tessuti locali e tecniche artigianali.

Abito in dupioni marrone, Svezia, anni '40-'50.
Abito in dupioni marrone, Svezia, anni '40-'50.

I tessuti sono le stoffe o i materiali utilizzati dagli stilisti per creare articoli di abbigliamento. La storia della seta ha inizio nella Cina neolitica durante l'era Yangshao (IV millennio a.C.), dove fu scoperto il "baco da seta"[57][58]. L'élite asiatica iniziò a utilizzare la seta nell'alta moda. La produzione sistematica della seta e la sua lavorazione risalgono all’età della dinastia Shang (circa 1600–1046 a.C.) e successivamente si sviluppò l’industria serica vera e propria. Nel corso del tempo, il commercio della seta ha portato alla creazione della via della seta, che ha dato impulso all'economia cinese[59][60][61]. Il valore della seta è determinato dalla forma del suo utilizzo, ad esempio come moneta[62]. Il tessuto di seta è costituito da fibre prodotte dal baco da seta del gelso, che vive principalmente in Cina. Esistono diversi tipi di seta utilizzati dagli stilisti nell'industria tessile: dupioni, shantung, broccato, jacquard e raso[63][64]. Questi diversi tipi di seta sono spesso utilizzati per cucire determinati stili di abbigliamento. Per esempio, la seta chiffon viene utilizzata per creare drappeggi perché è più sottile di altre sete e permette al tessuto di muoversi e scorrere meglio, facilitando il drappeggio.

La lana è una fibra tessile derivata da animali come pecore, cammelli, dromedari, capre o altri mammiferi pelosi[65]. La lana fu scoperta e utilizzata per la prima volta soprattutto per proteggersi dal freddo. Non tutti i tipi di lana sono accettabili o considerati "fini". Ad esempio, la lana fine si trova solo in quattro razze di pecore, mentre le altre quindici non sono considerate lana "fine". La tintura della lana è una procedura delicata poiché assorbe facilmente il colorante, quindi è importante fare attenzione a non rovinarla[66][67][68]. Alcune lane pregiate sono l'alpaca, l'angora, il mohair, il cashmere, il pelo di cammello e la lana di vigogna; ognuna di queste differisce per consistenza e morbidezza.

  • Cotone egiziano o pima – Extra morbido e brillante, usato per camicie e bluse[69].
  • Taffetà – Resistente ma lucido, utilizzato in abiti da cerimonia e gonne strutturate.
  • Broccato – Tessuto spesso con trame ricamate in oro o argento, tipico di abiti da gala.
  • Organza – Trasparente e rigida, per sovrapposizioni e volumi.
  • Pizzo macramé o chantilly – Tessuto delicato, lavorato a mano o meccanicamente, per dettagli raffinati[70].
  • Velvet/velluto – Morbido e setoso, spesso in colori profondi, per capi eleganti invernali.
  1. "Haute couture" è una locuzione mutuata dalla lingua francese dove ha lo stesso significato della locuzione italiana "alta moda".
  2. (EN) Christian Allaire, The Quiet Luxury Brand That’s Suddenly Very Loud, su Vogue, 9 gennaio 2025. URL consultato il 19 maggio 2025.
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  4. (EN) Elektra Kotsoni, Setting up shop in Courchevel, su Vogue Business, 16 maggio 2025. URL consultato il 19 maggio 2025.
  5. (EN) José Criales-Unzueta, What’s fashion’s next big idea?, su Vogue Business, 13 gennaio 2025. URL consultato il 19 maggio 2025.
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  9. Oriana Fallaci - Epoca n.95/1952 (PDF), su petitesondes.net.
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