Taffetà

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il ritratto di Madame de Pompadour eseguito nel 1756 dal grande pittore François Boucher col prezioso abito in taffetà.

Il taffetà è un tessuto pregiato tradizionalmente di seta.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal persiano "taftah", participio passato del verbo "tàftan" (torcere, intrecciare, tessere[1]). Erroneamente il termine taffetà è usato al posto di tela.

Uno dei più bei tessuti in seta, con armatura a tela, caratterizzato da una densità di ordito superiore a quella di trama. Ha struttura serrata e quasi rigida, di aspetto lucido e luminoso, mano frusciante a ogni minimo movimento, leggerissimo e brillante.

I riflessi iride nel taffetà cangiante sono ottenuti usando in trama e in ordito filati di colori diversi.

Esiste anche in fibre artificiali e sintetiche.

Impiego[modifica | modifica wikitesto]

Molto utilizzato sia nell'arredamento che nell'abbigliamento da epoche lontane, divenne il tessuto più in voga nel XVIII secolo, usato per confezionare raffinati e fruscianti abiti sia maschili che femminili, secondo il gusto Rococò del tempo. Oggi è soprattutto usato nella moda femminile, per confezionarne abiti eleganti e sciarpe; e per arredamento in tendaggi.

Il filo finissimo, impregnato di materie glutinose o vessicatorie è applicabile a scopo terapeutico[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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