Cooperazione

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« Una percentuale crescente di antropologi sta arrivando alla conclusione che la cooperazione -non la dimensione del cervello o l'uso degli attrezzi, e senza dubbio non l'aggressività- fu l'atteggiamento che caratterizzò i primi esseri umani. »

(Alfie Kohn, La fine della competizione, pagina 60)

Per molto tempo, basandosi su tesi razionaliste si è considerata -soprattutto in italia- la cooperazione così come segue:

Per cooperazione s'intende l'azione condivisa di più agenti per il perseguimento di uno scopo.

La definizione attuale nel mondo anglosassone appare invece più corretta:

La cooperazione è il processo di gruppi o organismi che agiscono per il loro mutuo beneficio.

Nella scienza[modifica | modifica wikitesto]

Dal controverso principio di natura umana (perché interpretata in diverse scuole di pensiero)[1] si attribuiva empiricamente alla competizione (obiettivo reciprocamente esclusivo) l'imperativo ed inevitabile tra gli individui[2] per essere:

"La sopravvivenza del più adatto" attribuita spesso a Charles Darwin era in realtà pensiero di Herbert Spencer,[6] Darwin originariamente impiegò come metafora semplificata "lotta per l'esistenza" ad indicare interdipendenza con gli altri organismi esistenti.[7] Sia Pëtr Kropotkin (Il mutuo appoggio)[8][9] che Warder Clyde Allee (Cooperation Among Animals) documentarono quanto in natura era diffusa la cooperazione.[10] Come evidenziato da Stephen Jay Gould nella selezione naturale non vi era l'obbligo a competere (ma diverse scelte quali: aiuto reciproco, simbiosi,..) e veniva disincentivata per George Gaylord Simpson.[11] Anche se dopo Darwin nell'ambiente scientifico "competizione" era ormai sinonimo di "selezione naturale",[12]in biologi come John A. Wiens la visione competitiva nell’ecologia proveniva dall'influenza della formazione occidentale su base socioeconomica.[13][14][15][16]

Diversi intellettuali, più o meno chiaramente condannavano la tendenza a legittimare l'antropomorfizzazione della natura umana alla visione distorta della selezione naturale.[17]

« L'intero insegnamento darwiniano della lotta per l'esistenza è semplicemente un trasferimento dalla società alla natura della dottrina di Hobbes del 'bellum omnium contra omnes' [una guerra di tutti contro tutti] e della dottrina economica borghese della competizione insieme alla teoria di popolazione di Malthus. Una volta eseguito questo trucco da illusionista[...] le stesse teorie vengono ritrasferite dalla natura organica alla storia, e allora si pretende che sia stata provata la loro validità quali leggi eterne della società umana. Friederich Engels 1875 »

(Alfie Kohn, La fine della competizione, pagina 45)

Nelle scienze sociali[modifica | modifica wikitesto]

Con "natura umana" si finiva per spiegare condizioni molto diverse ma abitualmente negative[18] (eccetto per gli psicologi umanisti),[19] in psicanalisi si giustificava la normalità della competizione[20] arrivando al complesso edipico fra maschi[21][22][23] prevalentemente nell'ambito lavorativo,[24] derivato però da riferimenti pedagogici eludibili;[25][26] avvalorati in parte dalla permanenza dell'etnocentrismo nel villaggio globale.[27]

Inizialmente l'aggressività si limitava con la catarsi[28][29] tramite pratiche sportive competitive come sostenuto da Konrad Lorenz (maggior fautore[30] con Freud)[31][32] che però non riaffermava in tarda età[33] e riconosciuta nociva da William James[34] e Bruno Bettelheim[35] perché al contrario disinibiva proprio i sentimenti aggressivi.[36][37] L'esperimento del piccolo Albert dimostrava come la rivalità sia così pervasiva grazie ad alcuni principi della teoria dell'apprendimento.[38][39] Famosi strateghi militari (Wellington, MacArthur, Eisenhower) hanno sempre lodato pubblicamente la correlazione tra agonismo sportivo e guerra[40] come preparazione alla violenza.[41] La più nota ricerca nella correlazione tra sport e violenza è l'esperimento di Robbers'Cave.[42][43]

Harold Kelley e Anthony Stahelski col dilemma del prigioniero trovavano la correlazione con i risultati della scala F, il legame tra competizione e aggressività interagiva alla frustrazione,[44] in seguito perfezionata da Janice Nelson sui bambini; dove dimostrava nella competizione l'aumento di aggressività degli sconfitti come dei vincitori.[45] Nell’esperimento carcerario di Stanford emergeva con cruda semplicità l’influenza delle strutture ambientali sul comportamento e l’identità degli individui.[46][47]

Margaret Mead documentava per prima che i popoli primitivi erano in gran parte organizzati in modo cooperativo (Cooperation and Competition Among Primitive Peoples 1937),[48] la cooperazione non dipende infatti dall'abbodanza di risorse perché alcune popolazioni possono essere ugualmente competitive come gli indiani Kwakiutl;[49][50][51] o cooperative in condizioni di scarsità come i Bateiga (Africa orientale).[52] E ribadiva che sono gli accordi cooperativi a creare la fortuna delle società, non il contrario.[53]

Roderic Gorney confermava che su 58 culture diverse in vari campi (arti, diritto, scienze..) non riscontrava correlazione tra competizione e risultato.[54]

Albert Bandura notava come nelle società competitive l'autostima sia così dipendente dal confronto sociale.[55] Per alcuni psicologi salute psichica era riferita all'indipendenza del giudizio di sé.[56]

Il dilemma del prigioniero ci insegnava che l'interesse collettivo non è compatibile con la competizione strutturale, da sostituire con la cooperazione come nell'azione collettiva; al prezzo di educarsi ed organizzarsi[57] duraturamente.[58]

Società cooperative[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Società cooperativa e Movimento cooperativo.

In campo economico con il termine cooperazione si indica principalmente il fenomeno sorto alla metà dell'Ottocento in Inghilterra e che, partendo dalle esigenze degli strati più deboli della società (industriale) del tempo, intendeva promuovere iniziative imprenditoriali a difesa dei bassi redditi degli associati (soci).

Le prime iniziative riguardarono principalmente la cooperazione di consumo: nel 1844, a Rochdale (cittadina a nord di Manchester) fu fondato da un gruppo di 28 tessitori il primo spaccio cooperativo, chiamato Rochdale Society of Equitable Pioneers.

Le cooperative (e quindi la cooperazione come movimento) si sono in seguito diffuse in tutta Europa (Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca e, successivamente, anche in Italia) e a tutt'oggi rappresentano, in molte zone, un fatto economico di rilevante importanza che alla sua base concettuale non ha, come scopo, il perseguimento di un profitto, ma la tutela economica dei soci e, indirettamente, un beneficio per l'intera collettività.

Attualmente la cooperazione è presente in svariati settori imprenditoriali che vanno dalle originarie cooperative di consumo alle cooperative di lavoro a quelle sociali, di credito, culturali o agricole.

La cooperazione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cooperazione allo sviluppo.

In politica estera per cooperazione si intende la cooperazione internazionale che vede più stati sovrani operare congiuntamente in progetti a favore di altri paesi (spesso svantaggiati) o in iniziative di sviluppo economico o industriale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfie Kohn, 2° cap.
  2. ^ Alfie Kohn, pp. 29
  3. ^ Alfie Kohn, pp. 28
  4. ^ Alfie Kohn, pp. 216
  5. ^ Alfie Kohn, pp. 28
  6. ^ Alfie Kohn, pp. 40
  7. ^ Alfie Kohn, pp. 41
  8. ^ Matt Ridley, pp. 48
  9. ^ Alfie Kohn, pp. 42
  10. ^ Alfie Kohn, pp. 42
  11. ^ Alfie Kohn, pp. 41
  12. ^ Alfie Kohn, pp. 43
  13. ^ Matt Ridley, pp. 189
  14. ^ Alfie Kohn, pp. 44
  15. ^ Richard Lewontin, pp. 251
  16. ^ Marshall Sahlins, pp. 100
  17. ^ Alfie Kohn, pp. 45
  18. ^ Alfie Kohn, pp. 28
  19. ^ Alfie Kohn, pp. 29
  20. ^ Marshall Sahlins, pp. 115
  21. ^ Daniel Akst, pp. 130
  22. ^ Alfie Kohn, pp. 68
  23. ^ Richard Wiseman, pp. 122
  24. ^ Alfie Kohn, pp. 69
  25. ^ Daniel Akst, pp. 130
  26. ^ Alfie Kohn, pp. 69
  27. ^ Alfie Kohn, pp. 59
  28. ^ Susan Cain, pp. 300
  29. ^ Richard Wiseman, pp. 123
  30. ^ Alfie Kohn, pp. 219
  31. ^ Susan Cain, pp. 300
  32. ^ Richard Wiseman, pp. 124
  33. ^ Alfie Kohn, pp. 219
  34. ^ Richard Wiseman, pp. 123
  35. ^ Alfie Kohn, pp. 220
  36. ^ Alfie Kohn, pp. 220
  37. ^ Richard Wiseman, pp. 127
  38. ^ Alfie Kohn, pp. 208
  39. ^ Richard Wiseman, pp. 133
  40. ^ Alfie Kohn, pp. 221
  41. ^ Alfie Kohn, pp. 222
  42. ^ Alfie Kohn, pp. 222
  43. ^ Richard Wiseman, pp. 253
  44. ^ Alfie Kohn, pp. 225
  45. ^ Alfie Kohn, pp. 226
  46. ^ Alfie Kohn, pp. 282
  47. ^ Richard Wiseman, pp. 290
  48. ^ Alfie Kohn, pp. 61
  49. ^ Matt Ridley, pp. 179
  50. ^ Alfie Kohn, pp. 66
  51. ^ potlatch
  52. ^ Alfie Kohn, pp. 66
  53. ^ Alfie Kohn, pp. 67
  54. ^ Alfie Kohn, pp. 66
  55. ^ Alfie Kohn, pp. 71
  56. ^ Alfie Kohn, pp. 72
  57. ^ Alfie Kohn, pp. 294
  58. ^ Alfie Kohn, pp. 296

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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