Concentrazione mentale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Bambina scout concentrata in un compito di precisione: l'intreccio di uno scoubidou

In psicologia e in etologia, la concentrazione mentale è la capacità cognitiva, tipica dei mammiferi (soprattutto dei carnivori nell'atto della caccia) di esprimere energia in un determinato movimento fisico o intenzione[senza fonte]; nell'uomo, è la capacità volontaria di fissare il pensiero su un oggetto o sul compimento di un gesto o di un'azione predeterminata ed elaborata dalla propria mente[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La concentrazione è un atto della mente che viene attuato secondo le direttive del soggetto e implica necessariamente la volontà (attenzione volontaria[2]): non va confusa, quindi, con l'attenzione, che, invece, è un tipico processo passivo e istintivo della neurofisiologica del cervello[2].

Principalmente mediata dalle aree frontali del cervello, compresa la corteccia cingolata anteriore, la concentrazione è strettamente correlata ad altre funzioni esecutive come la memoria di lavoro[3][4].

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Neonati[modifica | modifica wikitesto]

I primi ricercatori che studiarono lo sviluppo della corteccia frontale pensavano che essa fosse funzionalmente silente durante il primo anno di vita[5]. Allo stesso modo, le prime ricerche hanno suggerito che i bambini di età pari o inferiore a un anno sono completamente passivi nell'assegnazione della loro attenzione e non hanno la capacità di scegliere a cosa prestare attenzione e cosa ignorano[6]. Ciò è dimostrato, ad esempio, nel fenomeno della "fissazione adesiva", per cui i bambini non sono in grado di distogliere la loro attenzione da un obiettivo particolarmente saliente[7]. Altre ricerche hanno suggerito, tuttavia, che anche i bambini molto piccoli hanno una certa capacità di esercitare un controllo sulla loro assegnazione di attenzione, sebbene in un senso molto più limitato[8][9].

Bambini[modifica | modifica wikitesto]

Man mano che i lobi frontali maturano[10], aumenta la capacità dei bambini di esercitare il controllo dell'attenzione, sebbene le capacità di concentrazione rimangano molto più povere nei bambini rispetto agli adulti[11]. Alcuni bambini mostrano uno sviluppo alterato delle capacità di concentrazione, ritenuto derivante dallo sviluppo relativamente più lento delle aree frontali del cervello[12], che a volte porta a una diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Anziani[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni studi sull'invecchiamento e sulla cognizione si sono occupati dei processi di memoria di lavoro e della diminuzione della capacità di concentrazione. Uno studio ha utilizzato misure di fMRI durante lo svolgimento del test di Stroop, confrontando l'attività neurale della concentrazione nei soggetti più giovani (21–27 anni) e più anziani (60–75 anni). I risultati hanno mostrato prove di riduzione della reattività nelle aree cerebrali associate alla concentrazione per il gruppo più anziano. Questo risultato suggerisce che le persone anziane potrebbero avere una riduzione della loro capacità di utilizzare la concentrazione nella loro vita quotidiana[13][14].

Patologie[modifica | modifica wikitesto]

In condizioni normali, la capacità di concentrazione presenta variazioni fisiologiche che possono dipendere sia da fattori costituzionali individuali, sia dalla maggiore o minore intensità delle pulsioni subconsce che interferiscono sui processi cognitivi in atto[1]. Accanto a questa variabilità fisiologica, esistono poi anomalie della concentrazione che possono essere associate a condizioni psicopatologiche: può parlarsi, in tal caso, di "disturbo della concentrazione" o di "debolezza della concentrazione". Il primo caso appartiene alle psicosi o all’ipertensione emotiva, mentre il secondo è associato a ritardi mentali (oligofrenie) e alle instabilità caratteriali[1].

Difficoltà o impossibilità di mantenere la concentrazione sono state osservate nelle condizioni per le quali il deficit di base è correlato all'attenzione come l'ADHD[15], ma anche in condizioni come l'autismo[16] e l'ansia[17]. È stato riportato un deficit di concentrazione anche nei neonati nati pretermine, [18] così come nei neonati con disturbi genetici come la sindrome di Down e la sindrome di Williams[19]. Diversi studi hanno anche riportato una capacità di concentrazione compromessa nelle prime fasi dello sviluppo nei bambini appartenenti a famiglie con uno stato socioeconomico basso[20].

I modelli di concentrazione mentale compromessa riguardano i risultati di prestazioni compromesse in compiti di funzioni esecutive come la memoria di lavoro in un ampio numero di diversi gruppi di disordini[21]. Il perché le funzioni esecutive sembrano essere compromesse in così tanti gruppi di disordini diversi rimane, tuttavia, poco compreso.

Gli studi hanno dimostrato inoltre che esiste un'alta probabilità che coloro che soffrono di una bassa capacità di concentrazione sperimentino anche altre condizioni mentali. Un basso controllo dell'attenzione è più comune tra coloro che soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), "un disturbo con sintomi persistenti di disattenzione, iperattività e impulsività persistenti e inadeguati per l'età che sono sufficienti a causare menomazione nelle principali attività della vita"[22]. Un basso controllo dell'attenzione e quindi una scarsa capacità di concentrazione è comune anche negli individui con schizofrenia[23] e morbo di Alzheimer[24], quelli con ansia sociale, ansia di tratto e depressione, [25] o difficoltà di attenzione a seguito di un ictus[23]. In generale gli individui rispondono più rapidamente e hanno un migliore controllo esecutivo globale quando hanno bassi livelli di ansia e depressione[26]. Si ritiene inoltre che bassi livelli di capacità di concentrazione aumentino le possibilità di sviluppare una psicopatologia, perché la capacità di spostare la propria attenzione lontano dalle informazioni minacciose è importante per elaborare le emozioni[27].

Concentrazione e mindfulness[modifica | modifica wikitesto]

È opinione diffusa che pratiche come la meditazione o la mindfulness migliorino le capacità di concentrazione[28][29]. Tuttavia, la ricerca ha mostrato risultati contrastanti riguardo al fatto che la mindfulness influenzi direttamente la concentrazione. In uno studio, i partecipanti hanno svolto attività di attenzione prolungata, inibizione dell'attenzione, commutazione della stessa e rilevazione di oggetti. Questi compiti sono stati svolti prima e dopo un corso di riduzione dello stress basato sulla mindfulness di 8 settimane (MBSR) e sono stati confrontati con un gruppo di controllo. Non ci sono state differenze significative tra i gruppi, il che significa che il corso MBSR non ha influenzato la capacità di concentrazione[30]. Tuttavia, uno studio controllato randomizzato ha dimostrato che un'app per la mindfulness basata su dispositivi mobili con ampie funzionalità di autovalutazione può avere benefici a lungo termine per la concentrazione di partecipanti sani[31].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Concentrazione, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 maggio 2017.
  2. ^ a b Attenzione, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 maggio 2017.
  3. ^ M. I. Posner e S. E. Petersen, The attention system of the human brain, in Annual Review of Neuroscience, vol. 13, 1990, pp. 25–42, DOI:10.1146/annurev.ne.13.030190.000325, PMID 2183676.
  4. ^ D. E. Astle e G. Scerif, Interactions between attention and visual short-term memory (VSTM): What can be learnt from individual and developmental differences?, in Neuropsychologia, vol. 49, nº 6, 2011, pp. 1435–1445, DOI:10.1016/j.neuropsychologia.2010.12.001, PMID 21185321.
  5. ^ M. A. Bell e C. D. Wolfe, Changes in brain functioning from infancy to early childhood: Evidence from EEG power and coherence during working memory tasks, in Developmental Neuropsychology, vol. 31, nº 1, 2007, pp. 21–38, DOI:10.1207/s15326942dn3101_2, PMID 17305436.
  6. ^ J Colombo, The development of visual attention in infancy, in Annual Review of Psychology, vol. 52, 2001, pp. 337–367, DOI:10.1146/annurev.psych.52.1.337.
  7. ^ B. M. Hood e J. Atkinson, DISENGAGING VISUAL-ATTENTION IN THE INFANT AND ADULT, in Infant Behavior & Development, vol. 16, nº 4, 1993, pp. 405–422, DOI:10.1016/0163-6383(93)80001-o.
  8. ^ M. H. Johnson, THE INHIBITION OF AUTOMATIC SACCADES IN EARLY INFANCY, in Developmental Psychobiology, vol. 28, nº 5, 1995, pp. 281–291, DOI:10.1002/dev.420280504.
  9. ^ J. Colombo e C. L. Cheatham, The emergence and basis of endogenous attention in infancy and early childhood, in Advances in Child Development and Behavior, vol. 34, 2006, pp. 283–322, DOI:10.1016/s0065-2407(06)80010-8.
  10. ^ N. Gogtay, J. N. Giedd, L. Lusk, K. M. Hayashi, D. Greenstein, A. C. Vaituzis, T. F. Nugent Iii, D. H. Herman e L. S. Clasen, Dynamic mapping of human cortical development during childhood through early adulthood, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 101, nº 21, 2004, pp. 8174–8179, DOI:10.1073/pnas.0402680101, PMC 419576, PMID 15148381.
  11. ^ M. C. Davidson, D. Amso, L. Cruess Anderson e A. Diamond, Development of cognitive control and executive functions from 4 to 13 years: Evidence from manipulations of memory, inhibition, and task switching, in Neuropsychologia, vol. 44, nº 11, 2006, pp. 2037–2078, DOI:10.1016/j.neuropsychologia.2006.02.006, PMC 1513793, PMID 16580701.
  12. ^ P. Lerch Shaw, D. Greenstein, W. Sharp, L. Clasen, A. Evans, J. Giedd, F. Xavier Castellanos e J. Rapoport, Longitudinal Mapping of Cortical Thickness and Clinical Outcome in Children and Adolescents With Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, in Archives of General Psychiatry, vol. 63, 2006, pp. 540–549, DOI:10.1001/archpsyc.63.5.540, PMID 16651511.
  13. ^ M. Milham, Erickson, K., Banich, M., Kramer, A., Webb, A., Wszalek, T. e Cohen, N., Attentional control in the aging brain: Insights from an fMRI study of the stroop task, in Brain Cogn., vol. 49, nº 3, 2002, pp. 277–296, DOI:10.1006/brcg.2001.1501.
  14. ^ M. Banich, Executive function: The search for an integrated account, in Current Directions in Psychological Science, vol. 18, 2009, pp. 89–94, DOI:10.1111/j.1467-8721.2009.01615.x.
  15. ^ E. J. S. Sonuga-Barke, J. Koerting, E. Smith, D. C. McCann e M. Thompson, Early detection and intervention for attention-deficit/hyperactivity disorder, in Expert Review of Neurotherapeutics, vol. 11, nº 4, 2011, pp. 557–563, DOI:10.1586/ern.11.39, PMID 21469928.
  16. ^ M. Elsabbagh, A. Volein, K. Holmboe, L. Tucker, G. Csibra, S. Baron-Cohen, P. Bolton, T. Charman e G. Baird, Visual orienting in the early broader autism phenotype: disengagement and facilitation, in Journal of Child Psychology and Psychiatry, vol. 50, nº 5, 2009, pp. 637–642, DOI:10.1111/j.1469-7610.2008.02051.x, PMC 3272379, PMID 19298466.
  17. ^ M. K. Rothbart, L. K. Ellis, M. R. Rueda e M. I. Posner, Developing mechanisms of temperamental effortful control, in Journal of Personality, vol. 71, nº 6, 2003, pp. 1113–1143, DOI:10.1111/1467-6494.7106009, PMID 14633060.
  18. ^ E Van, E. de Weijer-Bergsma, L. Wijnroks e M. J. Jongmans, Attention development in infants and preschool children born preterm: A review, in Infant Behavior and Development, vol. 31, nº 3, 2008, pp. 333–351, DOI:10.1016/j.infbeh.2007.12.003, PMID 18294695.
  19. ^ K. Cornish, G. Scerif e A. Karmiloff-Smith, Tracing syndrome-specific trajectories of attention across the lifespan, in Cortex, vol. 43, nº 6, 2007, pp. 672–685, DOI:10.1016/S0010-9452(08)70497-0, PMID 17710820.
  20. ^ J. A. Welsh, R. L. Nix, C. Blair, K. L. Bierman e K. E. Nelson, The Development of Cognitive Skills and Gains in Academic School Readiness for Children From Low-Income Families, in Journal of Educational Psychology, vol. 102, nº 1, 2010, pp. 43–53, DOI:10.1037/a0016738, PMC 2856933, PMID 20411025.
  21. ^ D. E. Astle e G. Scerif, Using Developmental Cognitive Neuroscience to Study Behavioral and Attentional Control, in Developmental Psychobiology, vol. 51, nº 2, 2009, pp. 107–118, DOI:10.1002/dev.20350, PMID 18973175.
  22. ^ Mash, Eric, J. (2013). Abnormal Child Psychology. Wadsworth.
  23. ^ a b N.C. Durham, New Study Identifies Brain Centers For Attention Control, in ScienceDaily, 24 febbraio 2000. URL consultato il 20 ottobre 2012.
  24. ^ Olivier Coubard, Attentional Control in Normal Aging and Alzheimer's Disease, in Neuropsychology, vol. 25, nº 3, May 2011, pp. 353–367, DOI:10.1037/a0022058, PMID 21417533.
  25. ^ Jennifer Bowler e Et. at., A Comparison of Cognitive Bias Modification for Interpretation and Computerized Cognitive Behavior Therapy: Effects on Anxiety, Depression, Attentional Control, and Interpretive Bias, in Journal of Consulting and Clinical Psychology, vol. 80, nº 6, 10 settembre 2012, pp. 1021–33, DOI:10.1037/a0029932, PMC 3516492, PMID 22963595.
  26. ^ Martin Sarter e Giovanna Paolone, Deficits in Attentional Control: Cholinergic Mechanisms and Circuitry-Based Treatment Approaches, in Behavioral Neuroscience, vol. 125, nº 6, December 2011, pp. 825–835, DOI:10.1037/a0026227, PMC 3235713, PMID 22122146.
  27. ^ Thomas Fergus, Attentional Control Moderates the Relationship between Activation of the Cognitive Attentional Syndrome and Symptoms of Psychopathology, in Personality and Individual Differences, vol. 53, nº 3, August 2012, pp. 213–217, DOI:10.1016/j.paid.2012.03.017.
  28. ^ A. Chiesa e Serretti, A., A systematic review of neurobiological and clinical features of mindfulness meditations, in Psychological Medicine, vol. 40, nº 8, 27 novembre 2009, pp. 1239–1252, DOI:10.1017/S0033291709991747, PMID 19941676.
  29. ^ Fadel Zeidan, Johnson, Susan K., Diamond, Bruce J., David, Zhanna e Goolkasian, Paula, Mindfulness meditation improves cognition: Evidence of brief mental training, in Consciousness and Cognition, vol. 19, nº 2, 1º giugno 2010, pp. 597–605, DOI:10.1016/j.concog.2010.03.014, PMID 20363650.
  30. ^ N. Anderson, Lau, M., Segal, Z. e Bishop, S., Mindfulness-based stress reduction and attentional control, in Clinical Psychology and Psychotherapy, vol. 14, 2007, pp. 449–463, DOI:10.1002/cpp.544.
  31. ^ (EN) Norman AS Farb, Bechara J. Saab e Kathleen Marie Walsh, Effects of a Mindfulness Meditation App on Subjective Well-Being: Active Randomized Controlled Trial and Experience Sampling Study, in JMIR Mental Health, vol. 6, nº 1, 2019, pp. e10844, DOI:10.2196/mental.10844.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]