Chiesa di San Giuseppe dei Teatini

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San Giuseppe dei Teatini
Palermo-San-Giuseppe-dei-Teatini-bjs2007-01.jpg
La facciata dei quattro canti con annessa la chiesa
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico architettura barocca
Completamento XVII secolo

Coordinate: 38°06′54.76″N 13°21′41.55″E / 38.115211°N 13.361542°E38.115211; 13.361542

La chiesa di San Giuseppe dei Teatini è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo.[1] Il monumento occupa l'area delimitata a nord dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), a oriente delimitata da Via Maqueda si affaccia su piazza Pretoria, a mezzogiorno è divisa da Vicolo D'Alessi dalla Casa dei Teatini, dal Convento dei Teatini e dall'Oratorio di San Giuseppe dei Falegnami. Costituisce il vertice del mandamento Palazzo Reale o Albergaria, ingloba la facciata sud di Piazza Vigliena o dei Quattro Canti.[2][3]

L'interno

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cupola.
Statua della Vergine con Bambino di Domenico Gagini.
Statua della Madonna di Trapani di Antonello Gagini.

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I Padri Teatini giungono da Napoli per stabilirsi a Palermo intorno al 1600 su invito del Senato e dalla nobiltà palermitana. La loro prima sede è il convento adiacente la Chiesa di Santa Maria della Catena.

La costruzione dell'edificio e delle pertinenze s'inserisce nel grande progetto urbanistico della città che prevede la realizzazione della principale arteria cittadina costituita dalla via Maqueda, in onore del Viceré Bernardino de Cárdenas y Portugal Duca di Maqueda, che interseca perpendicolarmente il primitivo Cassaro. Si assiste quindi alla demolizione di antiche strutture per l'edificazione di manufatti che costituiscono la quasi totalità dei tesori artistici che compongono attualmente il patrimonio storico e artistico di Palermo. L'architetto non fu Giacomo o Jacopo Besio, savonese dell'Ordine Chierici Regolari Teatini e conosciuto a Genova come squisito scalpellino nella chiesa di San Siro. Non diventò mai sacerdote, fu autore della sola sacrestia della chiesa palermitana e direttore dei lavori di costruzione fino al compimento.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • XX secolo, Restauro: la riscoperta e la rivalorizzazione di molteplici tesori d'arte.
  • 1943 1º marzo e 9 maggio 1943, Bombardamenti di Palermo.
    • 1950 - 1954, Gli affreschi della volta della navata centrale sono gravemente danneggiati durante le incursioni aeree e interamente rifatti insieme alla decorazione plastica. La volta centrale è totalmente ricostruita grazie all'apporto fotografico, così pure il pavimento.
  • 2011, Restauro promosso dal Ministero dell'Interno per la minaccia concreta di infiltrazioni dal tetto per la prevenzione di conseguenti danni alla volta e alle pareti.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

« […] Sia povera la cella, sobrio il vitto, ma ricca la chiesa […] »
(regola dell'Ordine Teatino)

Prospetto settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Il prospetto su Corso Vittorio Emanuele è costituito dall'ingresso principale e da due raccordi arcuati laterali: sulla sinistra è la facciata del cantone sud di Piazza Vigliena, per simmetria sulla piazzetta San Giuseppe è realizzato il «quinto canto».

  • ?, Il «quinto canto» sulla destra è in stile barocco speculare all'altro dei Quattro Canti. Nel secondo ordine contornata da colonne ioniche, da ghirlande di fiori e teste alate di angeli, all'interno della nicchia è la statua di San Gaetano da Thiene. Al centro nel terzo ordine è collocata la statua di Sant'Elia.
  • 1844, L'ingresso principale di recente realizzazione è in stile classico. Due paraste laterali con capitelli corinzi sorreggono un architrave sormontato da timpano triangolare. Il portone è delimitato da due coppie di colonne ioniche con capitelli corinzi disposte in prospettiva convessa sormontate da architrave dalle ricche modanature con arco centrale. Nel primo ordine, in una nicchia incassata tra lesene e architrave è collocata la statua di San Giuseppe opera di Baldassarre Pampillonia del 1738. Ai piedi della nicchia è posto lo stemma della corporazione dei Falegnami raffigurante l'ascia incoronata.

Controfacciata, Sulla parete interna speculari e simmetriche sono incastonate ai lati del portale due "Acquasantiere sorrette da Angeli" opere di Ignazio Marabitti a sinistra e dell'allievo Federico Siracusa a destra.[10] Su un piedistallo addossata alla parete destra la Madonna dell'Oreto, statua marmorea, opera di Domenico Gagini fine XV secolo. Il tutto è sormontato dalla cantoria e tre gruppi di canne di un monumentale organo.

Prospetto orientale[modifica | modifica wikitesto]

Campanile, Palazzo Senatorio e Fontana Pretoria.
Campanile.
Facciata.

Prospetto laterale su Via Maqueda è caratterizzato da altissime lesene sormontate da contrafforti con archi rampanti. Sul tetto ogni campata inscrive una cupola con lanternino e un doppio livello di balaustre a colonnine. Il portale barocco reca inciso su un capitello l'anno 1632. Finestroni con grate per l'illuminazione della chiesa ipogea.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Chiude il prospetto orientale il caratteristico campanile semplice e scenografico. Incompleto per via del ridotto sviluppo in altezza, consta di una cella campanaria aperta con sviluppo ottagonale, che appena supera il secondo ordine, e di una copertura lignea. Ogni pilastro al vertice della struttura è accompagnato da una colonna tortile in pietra viva con ricco basamento arricchito da fregi, putti e conchiglie. Un festone di foglia d'acanto impreziosisce lo sviluppo elicoidale.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Volta[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto dell'edificio è a croce latina alata, cupola con lanterna e cappelle nelle navate laterali. L'aula è suddivisa da colonne con capitelli corinzi sostenenti 12 archi, nei pennacchi sono presenti affreschi raffiguranti i 12 apostoli opere del palermitano Antonio Manno del 1799.

Sulla cornice della navata centrale poggia la volta a botte tutta ornata di grandi stucchi dorati di Paolo Corso su disegni di Giacomo Amato e di affreschi del messinese Filippo Tancredi del 1693 raffiguranti L'Apoteosi di San Gaetano da Thiene e dell'Ordine Teatino e il Ciclo di episodi della vita del santo. Il tetto, la volta centrale, gli affreschi sono totalmente ricostruiti, su scorta di fotografie, dopo gli ultimi eventi bellici.

Nei peducci della volta, le figure degli apostoli sono di Antonio Manno e Giuseppe Velasco. Del primo artista i Dottori della Chiesa nelle vele del coro.

  • La cupola è opera di Giuseppe Mariani da Pistoia. L'esterno è interamente maiolicato, il tamburo e costituito da colonne binate alternate a larghi finestroni. L'affresco interno cupola opera di Guglielmo Borremans raffigura La caduta degli angeli ribelli del 1724. Nei pennacchi sono riconoscibili attraverso i simboli iconografici gli evangelisti attribuiti a Antonio Manno o Vincenzo Manno.
  • Pergamo in noce scolpito. Pulpito in legno di noce intarsiato e decorato con figure dorate del XVIII secolo.

Le 34 colonne sono prevalentemente tratte da un unico blocco di marmo grigio proveniente dalle cave del palermitano Monte Billiemi. Durante il trasporto si verificò la rottura di una delle enormi colonne monolitiche, è per questo motivo che la «via Colonna Rotta» assunse questo nome. I capitelli sono in stile corinzio e le basi sono di marmo bianco.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Absidiola destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella del Crocifisso: Due colonne ioniche con capitelli corinzi sostengono un architrave sormontata da timpano a semiarco spezzato e simmetrico con stemma intermedio. Nella sopraelevazione è incassato un prezioso reliquiario sul quale troneggia un Crocifisso seicentesco attribuito a frate Umile da Petralia. Alle pareti le due tele raffigurano Cristo alla colonna e Cristo e la Veronica del XVII secolo, gli affreschi sulla volta riprendono altre Scene della Passione e tela di Santa Rosalia. Titolari del patrocinio della cappella appartenente alla famiglia Marziani.

Parete destra transetto[modifica | modifica wikitesto]

Absidiola sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella di San Giuseppe: Altare di San Giuseppe posto sul fianco sinistro del presbiterio concesso come segno di gratitudine alle maestranze dei Falegnami. All'interno della nicchia la cinquecentesca statua lignea di San Giuseppe rivestita di lamina dorata fra figure di profeti. Sulle pareti laterali sono presenti due altorilievi marmorei con episodi della vita del Patriarca. A sinistra il Sogno di Giuseppe altorilievo di Filippo Pennino, a destra la Sacra Famiglia, nella scena San Giuseppe esercita il mestiere di falegname, Maria cuce, Gesù gioca con una croce. Affreschi Sacra Famiglia e Angelo e Il Santo morente.

Parete sinistra transetto[modifica | modifica wikitesto]

Abside e altare maggiore.
  • Cappella di San Gaetano di Thiene: Spettacolare macchina barocca costituita da quattro poderose colonne in marmo rosso realizzata da Gaspare Guercio nel 1668c. Le coppie di colonne ioniche con capitelli corinzi per lato sostengono una elaborata architrave sormontata da timpano ad arco spezzato con pomposa stele intermedia a baldacchino intarsiata d'agata, marmi e pietre dure. La ricca mensa d'intarsi policromi in basso reca all'interno della sopraelevazione la tela del famoso pittore monrealese Pietro Novelli raffigurante "San Gaetano assunto in cielo".[11] Un busto del santo in teca in vetro è collocato sulla mensa. In alto un quadrone a fresco raffigura Sant'Elia dormiente. Ambiente patrocinio delle famiglie Ventimiglia e Corvino.

Nell'ala sinistra del transetto una teca murale custodisce il Bambinello Gesù con la mano destra nell'atto di benedire e la sinistra che regge il globo crucigero. In una teca è esposto il gruppo scultoreo in terracotta raffigurante San Giuseppe morente assistito da Gesù e Maria.

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Il basamento dell'altare maggiore è sollevato dal pavimento per cinque gradini, è in marmo nero e porta incastonate preziose, pietre dure e ornamenti in bronzo. Dello stesso materiale i candelabri, i vasi posti lateralmente su mensole sorrette da volute e il prezioso paliotto incastonato sotto la mensa. Il Crocifisso è in avorio, la croce in agata e bronzo.

L'altare versus populum reca il fastoso paliotto argenteo lavorato a sbalzo proveniente dall'altare della ipogea Chiesa della Madonna della Provvidenza.

Il presbiterio è ricco di stucchi e pitture di Filippo Tancredi. Gli affreschi dell'abside sono opera del trapanese Andrea Carrera e Giacinto Calandrucci contornati da scenografiche cornici in stucco di Domenico Castelli. Una fitta trama di affreschi e stucchi ricopre ogni parte della volta, al centro campeggia Il trionfo dei Santi e dei Beati dell'Ordine Teatino. Il patronato dell'abside appartiene alle famiglie Gaetani e Mastrantonio.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

All'interno è presente una cripta con una falda acquifera, la cripta non è accessibile, ma è diffusa la credenza che la sua acqua sia miracolosa.

La volta

Gli affreschi sono opera di un pittore messinese, Filippo Tancredi.

Chiesa di Sant'Elia[modifica | modifica wikitesto]

Cupola.
Acquasantiera.
  • Chiesa di Sant'Elia a «Porta Giudaica»

Chiesa della Madonna della Provvidenza[modifica | modifica wikitesto]

La cripta sotterranea o cimitero o chiesa ipogea, cui si accede dal vestibolo d'ingresso, altrimenti nota come Chiesa della Madonna della Provvidenza.[10]

Il sito custodisce la sacra immagine della Madonna della Provvidenza e ospitava il prezioso paliotto argenteo lavorato a sbalzo che oggi si ammira sul fronte dell'altare maggiore del tempio superiore, opera dei maestri cesellatori palermitani.

Oratorio di San Giuseppe dei Falegnami[modifica | modifica wikitesto]

Del ciclo di affreschi di Pietro Novelli del 1628[13] alcuni frammenti superstiti sono stati trasportati su tela e custoditi nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis di Palermo.

Congregazioni[modifica | modifica wikitesto]

Casa dei Padri Teatini[modifica | modifica wikitesto]

Il vicolo Giuseppe D'Alessi separa la Chiesa dall'ex Casa dei Padri Teatini. Dal 1805 l'edificio è sede dell'Università di Palermo, oggi della Facoltà di Giurisprudenza.[14] Qui i Teatini dimorarono per quasi due secoli per trasferirsi in seguito presso il Convento della Catena sul Cassaro, quest'ultimo oggi divenuto prestigiosa sede dell'Archivio storico di Stato.

La struttura era collegata alla chiesa tramite archiponti stesi su Vicolo D'alessi. La struttura presenta un grande chiostro dall'imponente colonnato dorico con archi a tutto sesto con volte a crociera.

Festività[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaio, seconda domenica dopo l'Epifania. "Festa della Madonna della Provvidenza" documentata.[17] La celebrazione dei tradizionali sette mercoledì precedevano la festa della Madonna della Provvidenza. Vigeva l'usanza di benedire delle nocciole offerte alla Vergine e in seguito girate ai devoti.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 100, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ pp. 184 "Guida d'Italia" - "Sicilia" [2], Touring Club Italiano
  3. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 196 a pag. 214
  4. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 197
  5. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 198
  6. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 200
  7. ^ L'autore progettista il P. D. Pietro Caracciolo teatino come risulta da documenti del tempo p. es. P. D. Gaetano m. Cottone.
  8. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 202
  9. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 201
  10. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 204
  11. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 209
  12. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 214
  13. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 214
  14. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 207
  15. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 213
  16. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 213
  17. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 213

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN122400227