Filippo Tancredi

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Filippo Tancredi (Messina, 8 novembre 1655Palermo, 13 ottobre 1722) è stato un pittore italiano.

La visitazione (1533), Museo Regionale, Messina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Pietro Tancredi e di una sorella del pittore savocese Filippo Giannetto, fu instradato dal padre alla pittura che fu un buon mentore per il figlio fino al 1671 anno della sua morte.[1] All'età di sedici anni il giovane Filippo trova ispirazione nella figura del Domenico Marolì autore di molte opere a Messina, Roma e Venezia. Tramite le opere d'arte maroliane apprense nuove tecniche pittoriche che affinò studiando a Napoli e a Roma, ove fu scolaro di Carlo Maratta.[1]

Nei suoi quadri ad olio, indubbiamente caricati un po' troppo di rosso, ma eseguiti con molta raffinatezza, rialzò le sorti della pittura siciliana della seconda metà del XVII secolo. Come molti altri pittori siciliani dell'epoca andò a lavorare a Roma, ritornato da Roma, dove aveva acquisito uno stile dolce e un disegno perfetto, raggiunse un altissimo livello, specialmente negli affreschi; si stabili a Messina e in poco tempo la sua pittura conquistò tutta l'isola.

Appunto per la sua perfezione di esecuzione degli affreschi e dei dipinti, nei primi decenni dell'VIII secolo, fu chiamato anche ad Alcara Li Fusi per eseguire due dipinti ad olio su tela, rappresentanti la morte di San Nicolò Politi e Sant'Antonio abate.

Oltre al Tancredi operarono ad Alcara Pietro Castelnuovo, Salvatore Rivel, Guasto da Regalbuto, Damiano De Basirei, Giuseppe Tomasi e frate Umile (frate Cappuccino). Morì a Palermo, dove lavorò negli ultimi anni della sua vita.

Principali affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Catania e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Messina e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Lipari[modifica | modifica wikitesto]

Messina[modifica | modifica wikitesto]

Venetico[modifica | modifica wikitesto]

Palermo e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Modelli e disegni[modifica | modifica wikitesto]

  • XVIII secolo prima metà, San Gaetano beve dal costato di Cristo risorto, penna, inchiostro nero, acquerello bruno, rialzi di biacca su carta blue, Collezione privata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Grano - Hackert, pp. 207
  2. ^ a b c d e f g h Grano - Hackert, pp. 209
  3. ^ Pagina 42, Giuseppe La Farina, "Messina e i suoi monumenti" [1]
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n Grano - Hackert, pp. 208

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Storia pittorica dell'Italia del Risorgimento e delle belle arti a pag.373 si parla di Filippo Tancredi

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