Chiesa di Santa Maria della Catena (Palermo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa di Santa Maria della Catena
Santa Maria della Catena Palermo376.jpg
La chiesa con il loggiato in stile gotico-catalano
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico gotico-catalano
Inizio costruzione 1490
Completamento 1520

Coordinate: 38°07′09.15″N 13°22′10.51″E / 38.119208°N 13.369586°E38.119208; 13.369586

La chiesa di Santa Maria della Catena, dedicata alla Madonna della Catena, è un luogo di culto cattolico in stile gotico-catalano che si trova nei pressi della Cala a Palermo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Portale.
Interno.
Cristo e Santa Brigida.
Cappella di Santa Maria della Catena.
Cappella del Santissimo Crocifisso.

Costruita, al posto di una piccola cappelletta, tra il 1490 e il 1520 a opera dell'architetto Matteo Carnilivari, prese questo nome per la devozione alla Madonna della Catena sorta un secolo prima, di cui era ritenuta simbolo, su un muro della chiesa, un'estremità, lì posta nel 1500, della catena che chiudeva il porto della Cala. La leggenda parla di un miracolo che alla fine del XIV secolo fece sciogliere al sole le catene di alcuni prigionieri condannati ingiustamente, che avevano chiesto aiuto alla Vergine delle Grazie poi chiamata, per questo, col titolo di Madonna della Catena.[3]

L'opera è forse l'esempio più significativo del maturare di un'interpretazione locale del Rinascimento nell'architettura siciliana e palermitana in particolare, con un connubio d'elementi tardo rinascimentali e gotico-catalani.

  • 1500 c. Durante un soggiorno nella capitale è documentata la visita della regina Giovanna di Napoli. Su un muro della chiesa è posta un'estremità della catena che chiude il porto della Cala.
  • 1535-1546. Il Viceré di Sicilia Ferrante I Gonzaga e tutta la famiglia prediligevano la chiesa e la venerata immagine.
  • 1581. Il Viceré di Sicilia Marcantonio Colonna, col prolungamento del Cassaro, inserisce a pieno titolo il luogo di culto nel circuito dei monumenti insigni cittadini. Attraverso la monumentale Porta Felice, il nome in omaggio alla consorte, valorizza quella zona portuale della Cala fiancheggiata dalla «Strada Colonna», l'attuale Foro Italico.

I Padri Teatini giunti da Napoli sono temporaneamente ospitati presso il convento dei domenicani e in sèguito presso la Casa della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri all'Olivella.[4]

  • 1884-1891. La parte sinistra della chiesa subisce un ripristino a opera dell'architetto Giuseppe Patricolo. Gli interventi tendono a eliminare tutte le forzature barocche operate negli ultimi secoli.

Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale sono state distrutte le volte a crociera della navata centrale e il prospetto settentrionale. I danni sono stati riparati nell'immediato dopoguerra.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

All'esterno si nota una medesima impostazione, con le lesene che percorrono le mura perimetrali e il portico tripartito da archi catalani, come le navate, in cima a una scalinata (inizialmente a due rampe, ampliata nel 1845). Le colonne, in una ricerca anticlassica, appaiono sproporzionate e mortificate dall'esuberanza degli archi con le nervature policrome, dalle fantasiose reinterpretazioni dei capitelli ionici e dagli apparati scultorei minori. Le bifore sono ornatissime e la zona absidale è caratterizzata da un complesso gioco di spazi a base ottagonale, coordinati dalla concezione unitaria. Giacomo e Vincenzo Gagini sono gli autori dei capitelli, delle colonne e dei portali d'ingresso.[5][6][7]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'architettura della chiesa è caratterizzata da una serrata correlazione tra interno ed esterno. All'interno tre navate sono separate da tozze colonne rinforzate da pilastri rettangolari, che reggono gli archi catalani (ribassati) della volta intervallati da archi ogivali di traverso.[8]

Gli affreschi della controfacciata, della volta e del cappellone sono opere di Olivio Sozzi.[9] Il tempio custodisce sul pavimento e addossati alle pareti, numeroso monumenti funebri e lapidi. Vi sono custoditi un sarcofago romano del I secolo d. C., la tomba di Lucca Palici moglie di Giovanni Chiaramonte, esponenti di famiglie potenti dell'epoca medioevale. Sono documentati i sepolcri della famiglia Colnago.[9]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Cappella di Santa Brigida. Al centro dell'altare la tela di pittore ignoto del XVII secolo che raffigura Santa Brigida in gloria, opera restaurata nel 2013, mentre ai lati e sul soffitto sono presenti degli affreschi risalenti al XVIII secolo di Olivio Sozzi raffiguranti da sinistra la Vergine che incorona Santa Brigida, Santa Brigida in gloria e Cristo che le mostra il suo costato insanguinato.[9]
  • Seconda campata: Cappella della Madonna della Catena.[9][10] L'affresco di questa cappella risale al XIV secolo e raffigura la venerata Vergine delle Grazie. La Vergine tiene Gesù Bambino in braccio con le sembianze di adulto, poiché secondo la tradizione bizantina, Gesù essendo stato sempre molto saggio, non poteva mai essere stato bambino. La figura presenta la testa semi calva con incipienti stempiature per evidenziare la saggezza. Ai quattro angoli della cappella sono collocate le statue di quattro sante, delle quali due patrone cittadine: Santa Margherita a sinistra dell'altare, Santa Ninfa a destra, Santa Barbara a sinistra davanti all'affresco e Santa Oliva a destra. Opere realizzate da Giacomo Gagini al quale sono state commissionate nel 1540.[11] È presente l'accesso a un'ex-cappella votiva ovvero la porta del primitivo ingresso della chiesa. Sui pilastrini o basamenti delle colonne sono presenti i simboli reali e i ceppi con catene relativi l'evento miracoloso[9] risalente al 1391.
  • Terza campata: Cappella della Madonna delle Grazie. Sull'altare sono incastonate statue e bassorilievi marmorei del XVI secolo opere di Vincenzo e Antonello Gagini rappresentanti la Natività con adorazione dei Magi. Stessa bottega per l'altare marmoreo con il rilievo della Crocifissione sul Golgota.[10] Sulla predella sono presenti i rilievi La consegna della chiavi a Pietro a sinistra, La conversione di Paolo a destra.[12] Di scuola gaginiana anche l'edicola con l'Incoronazione della Vergine proveniente dalla demolita chiesa di San Nicolò alla Kalsa danneggiata dal terremoto del 1823. Realizzate nella seconda metà del '700 le cornici, i puttini e gli stucchi. Di questo periodo anche gli affreschi di Olivio Sozzi che raffigurano sulla pareti i due santi Pietro e Paolo e sulla volta il Cristo benedicente.
  • Quarta campata: Cappella della Natività.[9] Sull'altare è presente il dipinto della Natività con adorazione dei Pastori, tela dei primi anni del XVII secolo di autore ignoto.[9] Sulle pareti laterali La strage degli innocenti, sul lato opposto la raffigurazione della Circoncisione di Cristo, rara espressione di rito ebraico all'interno di un contesto cattolico.
  • Quinta campata: sarcofagi e lapidi di monumenti sepolcrali.
  • Sesta campata: varco sacrestia.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Absidiola destra: mensa in marmi policromi e un altarino laterale. In questa navata sono documentate la Cappella di San Giuseppe con le sepolture dei componenti della famiglia Lo Monaco[9] e la primitiva cappella dedicata al Beato Giuseppe Maria dei duchi di Palma e principe dei Tomasi di Lampedusa, cardinale.[9]
  • Absidiola sinistra: Cappella del Santissimo Crocifisso. Crocifisso posizionato su reliquiario sormontato da una scultura raffigurante Dio Onnipotente in Gloria. Nell'ambiente sono presenti le sepolture dei componenti della famiglia Morso provenienti dal cappellone di cui detenevano il patrocinio.[10]
    • Abside centrale: altare maggiore. Manufatto in marmi policromi con sopraelevazione riproducente un tempio colonnato di stile classico e baldacchino con cupola sommitale di gusto barocco, all'interno il manufatto custodisce una statua marmorea. L'area del presbiterio è recintata da balaustre.

Casa dei Padri Teatini[modifica | modifica wikitesto]

Confraternita della Madonna della Catena[modifica | modifica wikitesto]

  • 1513, Fondazione della Confraternita della Madonna della Catena.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]