Chehel Sotoun

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Chehel Sotoun
Chehelsotun1.JPG
Ubicazione
Stato Iran Iran
Regione Isfahan
Località Isfahan
Indirizzo Ostandari St.
Coordinate 32°39′27″N 51°40′20″E / 32.6575°N 51.672222°E32.6575; 51.672222Coordinate: 32°39′27″N 51°40′20″E / 32.6575°N 51.672222°E32.6575; 51.672222
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVII secolo
Distruzione 1706
Ricostruzione XVIII secolo
Stile Talar
Uso salone di ricevimenti e svago reale
Realizzazione
Proprietario storico Scià di Persia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Giardino persiano
(EN) The Persian Garden
Chehel Sotoon.jpg
Tipo Culturale
Criterio i, ii, iii, iv, vi
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2011
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Chehel Sotoun (oppure Chihil Sutun o Chehel Sotoon; in persiano: چهل ستون‎‎, letteralmente "Quaranta Colonne") è un padiglione persiano nel mezzo di un parco, in fondo a una lunga piscina, a Isfahan, costruito da Shah Abbas II utilizzato per il suo divertimento e i ricevimenti. In questo palazzo, Shah Abbas II e i suoi successori avrebbero ricevuto dignitari e ambasciatori, sia sulla terrazza che in uno dei saloni signorili. Il nome, che significa "Quaranta Colonne" in persiano, è stato ispirato dalle colonne di legno sottili che sostengono il padiglione d'ingresso e, quando si riflette nelle acque della fontana, si dice che sembrino essere quaranta.[1]

Il palazzo Chehel Sotoun è tra i 9 Giardini iraniani che sono registrati come uno dei 17 siti UNESCO patrimonio dell'Iran sotto il nome di giardino persiano.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza dell'edificio è documentata sin dal 1614, tuttavia un'iscrizione parla della fine dei lavori di costruzione nel 1647, sotto lo Scià Abbas II. L'edificio venne poi ricostruito a causa di un incendio scoppiato nel 1706.[3]

Durante l'invasione afgana nel XVIII secolo gli affreschi dell'edificio vengono ricoperti di calce come segno di disapprovazione per lo sfarzo della corte, essi tuttavia si sono ben preservati.

Opere d'arte nel soffitto e pitture murali

L'architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il padiglione è costruito secondo lo stile talar (il portico colonnato) di epoca achemenide.[3] Esso è composto da un ingresso coperto da colonne scanalate e un soffitto a cassettoni con decori e intarsi.

Il Grande Salone o Sala del Trono è una sala decorata da affreschi e dipinti su ceramica. La parte superiore è decorata da affreschi di soggetto storico di grandi dimensioni e raffigurano la vita di corte in epoca Safavide nonché alcune grandi battaglie. I due affreschi centrali sono del periodo qagiaro, mentre gli altri quattro sono originali.

Gli affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Sopra la porta di ingresso sono raffigurati gli eserciti dello scià Ismail I nella battaglia di Taher-Abad del 1510 venne sconfitto e ucciso il re uzbeko. Una pittura più recente descrive la vittoria di Nadir Shah contro l'esercito indiano del sultano Mohmud (in groppa ad un elefante) a Karnal nel 1739. Abbas II riceve Nadir Khan, sovrano dei Turkestan, in compagnia di musici e danzatrici.[3]

Nella parete di fronte all'ingresso troviamo lo Scià Abbas I presiede un banchetto reale. La famigerata battaglia di Cialdiran dello scià Ismail I contro i giannizzeri del sultano ottomano Selim I, l'accoglienza dello scià Tahmasp all'imperatore Moghul Humayun rifugiatosi in Iran nel 1543.

Ci sono anche meno raffigurazioni storiche ma ancora più estetiche in stile tradizionale, miniature che celebrano la gioia della vita e dell'amore. Molti dei pannelli di ceramica sono stati dispersi e sono ora in possesso di importanti musei in Occidente.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arnold Henry Savage Landor, Across Coveted Lands, Londra, MacMillan & Co., Limited, 1902, p. 323, SBN IT\ICCU\UFI\0395362.
  2. ^ "Otraq.com, Iran's Tourism Guide"
  3. ^ a b c Iran, Lonely Planet, 2013, pp. 176-177, ISBN 978-88-6639-974-2.

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