Moschea di Agha Bozorg

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Moschea di Agha Bozog
Agha Bozorg Mosque.jpg
Stato Iran Iran
Regione Isfahan
Località Kashan
Religione Musulmana
Architetto Ustaz Haji Sya'ban-ali
Completamento XVIII secolo

Coordinate: 33°58′42.5″N 51°26′42.5″E / 33.978472°N 51.445139°E33.978472; 51.445139

La moschea di Agha Bozorg (Persiano: مسجد آقا بزرگ Masjed-e Āghā Bozorg) è una moschea storica di Kashan, Iran. La moschea è stata costruita alla fine del XVIII secolo dal maestro Ustaz Haji Sya'ban-ali. La moschea e l'annessa scuola teologica (madrasa) si trovano nel centro della città.

La Moschea Agha Bozorg è stata costruita per la preghiera, la predicazione e le sessioni di insegnamento detenute da Molla Mahdi Naraghi II, noto come Āghā Bozorgh.

Dettagli[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione è stata descritta come "il più bel complesso islamico a Kashan e uno dei migliori della metà del XIX secolo".[1] Notato per la sua conformazione simmetrica,[2] si compone di due grandi iwan, uno davanti al miḥrāb e l'altro all'ingresso. Il cortile ha una seconda corte al centro che comprende un giardino con alberi e una fontana. L'iwan di fronte al miḥrāb ha due minareti con una cupola in mattoni. Essa è famosa per la sua simmetria architettonica.

Disposta su quattro piani, comprende un grande cortile interno sottostante con vasca per le abluzioni. Oltre ai due minareti sono presenti anche dei badgir, le torri del vento alte e slanciate.

Si dice che il numero di borchie che decora la porta di legno d'ingresso corrisponda al numero dei versetti del Corano. Mentre le pareti sono ricoperte da iscrizioni del Corano e mosaici. La moschea viene utilizzata solo nel periodo del Nawruz.

È stato qui che Ustad Ali Maryam come allievo ha iniziato la sua carriera di architetto.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrew Burke, Iran, Lonely Planet, 15 settembre 2010, p. 228, ISBN 978-1-74220-349-2.
  2. ^ Andrew Burke, Virginia Maxwell e Iain Shearer, Lonely Planet Iran, Lonely Planet, 1º giugno 2012, p. 366, ISBN 978-1-74321-320-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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