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Aspasia di Mileto

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Erma marmorea nei Musei Vaticani con l'iscrizione del nome di Aspasia sulla base. Scoperta nel 1777, questa erma marmorea è una copia romana di un originale del V secolo a.C.[4][5]

Aspasia di Mileto, comunemente nota come Aspasia (AFI: /asˈpazja/[1]; in greco antico: Ἀσπασία, Aspasía; 470 a.C. circa[2] – 400 a.C. circa[3]), fu amante e compagna del politico ateniese Pericle, da cui ebbe un figlio, Pericle il Giovane, anche se non sono noti i dettagli completi del loro stato coniugale. Ionia originaria di Mileto, fu parte della vita pubblica di Atene nell'età classica. Secondo Plutarco la sua casa divenne un centro intellettuale al punto da attrarre i più noti scrittori e pensatori, tra i quali Socrate che, a sua volta, si ipotizza sarebbe stato influenzato dagli insegnamenti di Aspasia. Essa è menzionata negli scritti di Platone, Aristofane, Senofonte e altri.

Sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua vita da adulta in Grecia, si conoscono a pieno pochi dettagli della sua vita. Qualche studioso ipotizza che Aspasia fosse una custode di bordello e un'etera. Il ruolo storico di Aspasia fornisce intuizioni essenziali per la comprensione delle donne nell'antica Grecia. Si conosce davvero poco delle donne del suo tempo. La studiosa Madeleine Henry afferma che «fare domande sulla vita di Aspasia è come fare domande su mezza umanità».[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Aspasia che disputa con dei filosofi. Dipinto di Michel Corneille il Giovane, circa 1672, Salone dei nobili, Reggia di Versailles.

Aspasia nacque nella città ionia di Mileto (nell'odierna provincia di Aydın, in Turchia). Si sa poco della sua famiglia, tranne che il nome di suo padre fosse Assioco;[7] inoltre l'eccellente istruzione che ricevette e lo stesso patronimico evidenziano la sua appartenenza ad una famiglia benestante.[8][N 1] Alcune fonti antiche sostengono che fosse una prigioniera di guerra di nome Mirto proveniente dalla Caria. Secondo questa ipotesi sarebbe divenuta schiava e avrebbe vissuto presso un tenutario di postribolo finché, dopo essere arrivata in Attica, non fu liberata da Pericle.[9] Questa «malevola» e «romanzesca» supposizione[9] è però generalmente considerata falsa.[10][N 2]

Non si sa in quali circostanze fece il suo primo viaggio verso Atene.[11] La scoperta di un'iscrizione su una tomba del IV secolo a.C., che riporta i nomi di Assioco e Aspasio, ha indotto lo storico Peter K. Bicknell a tentare una ricostruzione degli antefatti famigliari di Aspasia e le connessioni con Atene. La sua teoria la collega ad Alcibiade II di Scambonide (nonno del famoso Alcibiade), che fu ostracizzato da Atene nel 460 a.C. e potrebbe aver trascorso il suo esilio a Mileto.[12] Bicknell ipotizza che, dopo il suo esilio, l'anziano Alcibiade sia andato a Mileto, dove avrebbe sposato la figlia di un certo Assioco. Alcibiade, a quanto pare, sarebbe tornato ad Atene nella primavera del 450 a.C.[11] con la sua nuova moglie e la sorella minore, Aspasia. Bicknell sostiene che il primo figlio di questo matrimonio si chiamasse Assioco (zio del famoso Alcibiade), e il secondo Aspasio. Egli ritiene inoltre che Pericle abbia incontrato Aspasia attraverso i suoi stretti legami con la famiglia di Alcibiade.[13]

Mentre era ad Atene, Aspasia entrò a far parte della cerchia intellettuale di Pericle, dove ebbe contatti con i suoi più stretti collaboratori, tra i quali lo scultore e architetto Fidia e il filosofo Anassagora.[14][N 3]

Vita ad Atene[modifica | modifica wikitesto]

Socrate va a trovare Alcibiade in casa di Aspasia. Dipinto di Jean-Léon Gérôme, 1861.

Secondo contestate dichiarazioni di scrittori antichi e di alcuni studiosi moderni, Aspasia divenne un'etera[N 4] e probabilmente gestiva un bordello.[15][N 5] Le etere erano cortigiane e intrattenitrici di alta classe: oltre alla bellezza fisica, esse si distinguevano dalla maggior parte delle donne ateniesi per il fatto di essere istruite (spesso ad un livello molto elevato, come nel caso di Aspasia),[16] possedere l'indipendenza e pagare le tasse.[17] Erano forse quanto di più simile alle donne libere e Aspasia, divenuta una figura vivace nella società ateniese, ne era evidentemente un esempio.[18] Secondo Plutarco, Aspasia fu paragonata alla famosa Targelia, un'altra rinomata etera ionia dei tempi antichi.[19][N 6] Anche se Plutarco potrebbe aver associato le due donne milesie al fine di indurre il lettore a ritenere Aspasia colpevole di medismo, nulla implica che ella avesse effettivamente propagato questa pratica ad Atene.[20]

Essendo una straniera e forse un'etera, Aspasia era libera dai vincoli legali che tradizionalmente confinavano le donne sposate nelle loro case: quindi le era permesso di partecipare alla vita pubblica della città.[21] Divenne l'amante del politico Pericle nei primi anni del 440 a.C. Dopo che egli divorziò dalla sua prima moglie (circa 445 a.C.), Aspasia cominciò a vivere con lui, anche se il loro stato coniugale rimane discusso.[22][N 7] Plutarco riferisce che Pericle, «presa con sé Aspasia, l'amò con una tenerezza straordinaria»[23] e «la baciava appassionatamente ogni volta che usciva di casa per occuparsi degli affari pubblici».[24][N 8] Il loro figlio Pericle il Giovane dovrebbe essere nato intorno al 440 a.C. Aspasia doveva essere abbastanza giovane, dato che nel 428 a.C. dovrebbe aver partorito il figlio di Lisicle.[25] Aspasia era considerata una madre tirannica in quanto impediva al figlio Pericle di esprimere il «coraggio dell'uomo democratico e amante della sua città che tanto stava a cuore a suo padre quando era in vita e pronunziava il suo discorso funebre».[26]

Nei circoli sociali, Aspasia era notata soprattutto come un'abile conversatrice e consigliera piuttosto che come un semplice oggetto di bellezza fisica.[27] Plutarco scrive che nonostante la sua vita immorale, gli amici di Socrate portavano le loro mogli a sentire le conversazioni di Aspasia.[28][N 9]

Attacchi personali e giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene fossero influenti, Pericle, Aspasia e i loro amici non furono immuni da attacchi. La preminenza nell'Atene democratica, infatti, non equivaleva al dominio assoluto.[29] Il suo rapporto con Pericle e le conseguenti influenze politiche, suscitarono molte reazioni. Le accuse a cui Aspasia fu sottoposta erano finalizzate a coprirla d'infamia, ma l'obiettivo principale era evidentemente quello di indebolire il potere politico di Pericle.[30] Donald Kagan, uno storico di Yale, ritiene che Aspasia fosse particolarmente impopolare negli anni immediatamente successivi alla guerra di Samo.[31]

Nell'anno 440 a.C. Samo era in guerra con Mileto su Priene, un'antica città ionia ai piedi del monte Micale. Sconfitti nella guerra, i Milesi si recarono ad Atene per presentare la loro causa contro i Sami.[32] Quando gli ateniesi ordinarono alle due fazioni di fermare il conflitto e sottoporsi all'arbitrio di Atene, i Sami rifiutarono. Di conseguenza, Pericle emanò un decreto inviando una spedizione a Samo.[33] La campagna si rivelò difficile e gli ateniesi dovettero sopportare gravi perdite prima della sconfitta di Samo. Secondo Plutarco, si pensava che Aspasia, che era originaria di Mileto, fosse responsabile della guerra di Samo e che Pericle, per compiacerla, avesse deciso di schierarsi contro e attaccare Samo.[34]

Aristofane, Gli acarnesi, versi 523-533

«Finora il male non è stato grave e noi siamo state le uniche vittime. Ma adesso alcuni giovani ubriachi vanno a Megara e portano via la cortigiana Simeta. E i megaresi, a loro volta, scappano con due prostitute dalla casa di Aspasia; così per tre puttane, la Grecia scoppia in fiamme. Poi Pericle, incendiato dall'ira sulla sua altezza Olimpica, lancia i fulmini, scatena i tuoni, sconvolge la Grecia ed emana un editto che suona come una canzone: "Che i megaresi siano banditi sia dalla nostra terra che dal nostro mercato, sia dal mare che dal continente"

Secondo alcuni racconti successivi, prima che scoppiasse la guerra del Peloponneso (431 a.C.-404 a.C.), Pericle, alcuni dei suoi più stretti collaboratori (tra cui il filosofo Anassagora e lo scultore Fidia) e Aspasia affrontarono una serie di attacchi personali e legali.[18] Aspasia, in particolare, fu accusata di corrompere le donne di Atene al fine di soddisfare le perversioni di Pericle.[N 10] Secondo Plutarco, fu querelata dal poeta comico Ermippo e messa sotto processo per empietà e lenocinio.[35][N 11] Escludendo il fatto che Aspasia avesse praticato il lenocinio per questioni economiche, si potrebbe supporre che l'unica motivazione di questa attività illecita sia stata quella di ottenere informazioni personali sugli amanti che frequentavano le sue cortigiane.[36] L'accusata, oltre a essere donna e quindi non potersi presentare da sola in giudizio, era anche straniera ed etera. Per questi motivi e in quanto fu chiamato direttamente in causa dalle accuse sulle sue abitudini sessuali, Pericle si preoccupò di difendere lui stesso Aspasia e, con l'abilità oratoria appresa proprio da lei, riuscì ad assolverla. Da quello che riportano le fonti, Pericle non avrebbe convinto i giudici solo con il suo discorso, ma li avrebbe addirittura impietositi versando lacrime.[37] Secondo le testimonianze, per difendersi dalle accuse i cittadini facevano ricorso alla "mozione degli affetti" suscitando pietà nei giudici.[38] La natura storica dei resoconti su questi eventi è contestata, e sembra che nessun danno le sia stato recato come conseguenza.[39][N 12]

Plutarco, pur sostenendo di non conoscere come siano andati veramente i fatti, riporta che il processo a cui fu sottoposta Aspasia avrebbe potuto mettere in discussione la leadership di Pericle, così, per distogliere l'opinione pubblica dai suoi affari personali, lo stratego avrebbe dato inizio alla guerra del Peloponneso.[40] Aristofane, nella sua opera Gli acarnesi, incolpa Aspasia per aver causato la guerra del Peloponneso. Egli sostiene che il decreto di Megara di Pericle, che escludeva Megara dal commercio con Atene o i suoi alleati, fu una rappresaglia nei confronti dei Megaresi per le prostitute rapite dalla casa di Aspasia.[41][N 13] Il ritratto che Aristofane fa di Aspasia, come responsabile per motivi personali dello scoppio della guerra con Sparta, potrebbe riflettere il ricordo del precedente episodio che coinvolse Mileto e Samo.[42] Plutarco riporta anche gli scherni di altri poeti comici, come Eupoli e Cratino.[43] Secondo Podlecki, Duride sembra aver proposto l'idea che Aspasia avesse istigato sia la guerra di Samo che quella del Peloponneso.[44][N 14]

Aspasia è stata rappresentata[45] come la nuova "Onfale", "Deianira",[N 15] "Era"[N 16] e "Elena".[N 17] Platone e altri poeti comici rappresentano Pericle come libertino e schiavo della lussuria e della etera Aspasia.[46] Il mito di Aspasia si diffuse in Asia Minore fino all'età imperiale; letterati e artisti lo usarono per rappresentare un allarmante avvento delle donne in politica che preannunciava una minacciosa ginecocrazia.[47]

Ulteriori attacchi alla relazione tra Pericle e Aspasia sono riportati da Ateneo.[48] Anche il figlio di Pericle, Santippo, che aveva ambizioni politiche, non ha esitato a ridicolizzare il padre per le sue discussioni domestiche e con i sofisti.[49]

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Pericle, Altes Museum, Berlino.

Nel 429 a.C. durante la peste di Atene, Pericle assistette alla morte di sua sorella e di entrambi i suoi figli legittimi, Paralo e Santippo, avuti dalla sua prima moglie. Con il morale a pezzi scoppiò in lacrime, e neanche la compagnia di Aspasia lo poté confortare.[50] Poco prima della sua morte, commossi dalle vicende drammatiche subite dal loro uomo politico più eminente, gli Ateniesi concessero un cambiamento della legge di cittadinanza del 451 a.C. che permise di diventare cittadino al figlio avuto con Aspasia, e di legittimare lei,[51] evitando così l'estinzione del suo nome e della sua stirpe per mancanza di eredi;[52] questa fu una decisione alquanto sorprendente, considerando che fu Pericle stesso a proporre la legge che restringeva la cittadinanza solo a coloro che avevano entrambi i genitori ateniesi.[53] Pericle morì di peste nell'autunno del 429 a.C.

Plutarco cita Eschine Socratico, che scrisse un dialogo su Aspasia (oggi perduto) secondo il quale, dopo la morte di Pericle, Aspasia visse con Lisicle, uno stratego ateniese e leader democratico,[N 18] dal quale ebbe un figlio: grazie a lei, Lisicle sarebbe diventato l'uomo più importante di Atene.[54][N 2] Alcuni poeti comici, in particolare Eupoli, videro il passaggio di Aspasia da Pericle a Lisicle come «metafora del trapasso dall'età periclea a quella dei demagoghi».[46] Lisicle fu ucciso in battaglia nel 428 a.C., durante una spedizione di riscossione delle sovvenzioni imposte agli alleati.[55] Con la morte di Lisicle, le annotazioni contemporanee finirono.[56] Non si sa se Aspasia fosse viva quando suo figlio Pericle fu eletto generale, o quando fu giustiziato dopo la battaglia delle Arginuse.[N 19] La maggior parte degli storici indica la data di morte di Aspasia (circa 401/400 a.C.[12]), basandosi sulla constatazione che sia avvenuta prima dell'esecuzione di Socrate nel 399 a.C., una cronologia implicata nella struttura dell'Aspasia di Eschine.[57]

Riferimenti nelle opere filosofiche antiche[modifica | modifica wikitesto]

Aspasia compare negli scritti filosofici di Platone, Senofonte, Eschine Socratico e Antistene. Qualche studioso afferma che Platone sia rimasto colpito dalla sua intelligenza e arguzia a tal punto da basare su di lei il suo personaggio Diotima nel Simposio, mentre altri ipotizzano che Diotima fosse in realtà una figura storica.[58] Secondo Charles Kahn, professore di filosofia presso l'Università della Pennsylvania, Diotima è per molti aspetti la risposta di Platone all'Aspasia di Eschine.[59]

Plutarco, Pericle, XXIV, 2

«Ora, dal momento che si pensa che [Pericle] abbia agito in tal modo contro i Sami per compiacere Aspasia, questo potrebbe essere un luogo adatto per riflettere su quale grande arte o potere abbia avuto questa donna, per essere stata in grado di gestire a piacimento gli uomini più importanti dello Stato e di fornire ai filosofi l'occasione di parlarne in termini esaltati e in maniera approfondita.»

Nel Menesseno, Platone ironizza sul rapporto di Aspasia con Pericle,[60] e cita Socrate dichiarando ironicamente che era l'insegnante di molti oratori[N 20] e che dal momento in cui Pericle fu istruito da Aspasia, dovrebbe aver ricevuto un'educazione nella retorica superiore rispetto a coloro che furono istruiti da Antifonte.[61] Egli attribuisce ad Aspasia anche l'autorità dell'epitaffio per i morti del primo anno della guerra del Peloponneso,[62] e attacca i suoi contemporanei per la loro venerazione nei confronti di Pericle.[63] Platone riferisce che sotto la sollecitazione di Aspasia Socrate imparò a memoria il suo discorso.[64] Kahn sostiene che Platone abbia preso da Eschine il tema di Aspasia come insegnante di retorica di Pericle e Socrate.[59] L'Aspasia di Platone e la Lisistrata di Aristofane (protagonista dell'omonima commedia) sono due eccezioni alla regola dell'incapacità oratoria delle donne, anche se questi personaggi fittizi non ci dicono nulla riguardo allo stato effettivo delle donne di Atene.[65] In particolare Martha L. Rose, professoressa di storia presso l'Università statale di Truman, sostiene che «solo nella commedia i cani litigano, gli uccelli governano e le donne declamano».[66]

Nei suoi scritti socratici, Senofonte accenna ad Aspasia due volte: nei Memorabili e nell'Economico. In entrambi i casi Socrate raccomanda la sua consulenza a Critobulo, figlio di Critone. Nei Memorabili, Socrate cita Aspasia affermando che il paraninfo dovrebbe riportare con sincerità le buone caratteristiche dell'uomo.[67] Nell'Economico, Socrate si riferisce ad Aspasia come la più informata sulla gestione domestica e sulla collaborazione economica tra marito e moglie.[68]

Dipinto di Hector Leroux (1682-1740), che raffigura Pericle e Aspasia mentre ammirano la statua di Atena nello studio di Fidia.

Sia Eschine che Antistene composero dei dialoghi socratici intitolati Aspasia, sopravvissuti solo in forma frammentaria.[69] Eschine caratterizza Aspasia in maniera positiva,[70] presentandola come una maestra e ispiratrice di eccellenza e legando queste virtù al suo stato di etera.[71] Le nostre fonti principali per l'Aspasia di Eschine Socratico sono Ateneo, Plutarco e Cicerone. Nel dialogo di Eschine, Socrate consiglia a Callia di mandare ad istruire suo figlio da Aspasia.[72][N 21] Quando Callia indietreggia all'idea di un'insegnante femminile, Socrate fa notare che Aspasia aveva influenzato positivamente Pericle, e dopo la sua morte, anche Lisicle.[73] In una sezione del dialogo conservata in latino da Cicerone, Aspasia appare come una "Socrate": ponendo domande prima alla moglie di Senofonte (probabilmente non il famoso storico[74]), e in seguito a Senofonte stesso, dimostra che è possibile acquisire virtù attraverso la conoscenza di se stessi.[75] Le domande riguardano «se siano meglio le cose più belle che appartengono ad altri rispetto a quelle che si posseggono» o «se sia o no ammissibile che si ricerchino anche i partners degli altri, nel caso in cui li si ritenga migliori dei propri»; Aspasia conclude che tutti hanno come obiettivo la ricerca del miglior partner, ma questo non si può ottenere se non si cerca nel frattempo di attuare anche un miglioramento personale.[76] Per Kahn, ogni singolo episodio dell'Aspasia di Eschine non è solo fittizio, ma persino incredibile.[77] Dell'Aspasia di Antistene esistono solo due o tre citazioni.[12] In questo dialogo Aspasia è caratterizzata negativamente[70] poiché l'autore la prende come esempio negativo della vita dedita al piacere.[78] Il dialogo contiene anche aneddoti riguardanti la biografia di Pericle:[79] sembra che Antistene non abbia attaccato solo Aspasia, ma l'intera famiglia di Pericle, compresi i suoi figli.[N 22] Il filosofo pensa che il grande stratego abbia scelto una vita di piaceri a discapito della virtù.[80] Pertanto, Aspasia è rappresentata come la personificazione di una vita di indulgenza sessuale.[71][N 23]

Accuratezza delle fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Socrate distoglie Alcibiade dall'abbraccio di Aspasia. Dipinto di Jean-Baptiste Regnault, 1785.

Come sottolinea Jona Lendering, il problema principale che rimane è che la maggior parte delle cose che sappiamo su Aspasia si basano su semplici ipotesi.[10] Tucidide non la menziona; le nostre uniche fonti sono le rappresentazioni e le speculazioni inaffidabili registrate in letteratura e filosofia da autori, i quali non si interessavano affatto di Aspasia come un personaggio storico.[81] Pertanto, della figura di Aspasia otteniamo una serie di rappresentazioni contraddittorie: ella è sia una buona moglie come Teano, sia una cortigiana-prostituta come Targelia.[82] Questa è la ragione per cui gli studiosi moderni esprimono il loro scetticismo nei confronti della storicità della vita di Aspasia.[83]

Secondo Wallace, «per noi Aspasia non possiede e non può possedere quasi nessuna realtà storica».[83] Per questo, Madeleine M. Henry, professoressa di studi classici presso l'Università statale dell'Iowa, sostiene che «gli aneddoti biografici emersi nell'antichità su Aspasia sono freneticamente colorati, quasi del tutto inverificabili, e ancora vivi e vegeti nel ventesimo secolo». Infine, conclude che «è possibile illustrare solo scarse ipotesi della sua vita».[84] Secondo Charles W. Fornara e Loren J. Samons II, professori di studi classici e di storia, «può ben essere, per quanto ne sappiamo, che la vera Aspasia fosse ancora meglio della sua controparte immaginaria».[45]

Fama e valorizzazione del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

La fama di Aspasia è strettamente legata a quella di Pericle, il politico più influente del V secolo a.C.[N 24] Plutarco accetta che aspasia fosse una figura politicamente ed intellettualmente significativa,[85] e manifesta la sua ammirazione per una donna che «gestiva a piacimento gli uomini più importanti dello Stato, forniva ai filosofi l'occasione di parlarne in termini esaltati e in maniera approfondita».[86] Il biografo riferisce che Aspasia divenne così famosa che anche Ciro il Giovane, che andò in guerra contro il re Artaserse per il trono di Persia, dette il suo nome ad una delle sue concubine, che prima si chiamava Milto. Quando Ciro cadde in battaglia, questa donna fu catturata dal re e con lui acquisì una grande influenza.[87][N 25] Luciano attribuisce ad Aspasia l'epiteto di «modello di saggezza», «l'ammirata dell'ammirevole Olimpio», e loda «la sua conoscenza e intuizione politica, la sua astuzia e profondità».[88] Un testo siriaco, secondo il quale Aspasia compose un discorso e incaricò un uomo a leggerlo per lei nei tribunali, conferma la fama retorica di Aspasia.[89] Secondo la Suda, un'enciclopedia bizantina del X secolo, Aspasia fu «abile per quanto riguarda le parole», una sofista e una maestra di retorica.[90]

Luciano, Immagini, XVII

«Ora devo descrivere la "Sapienza"; e qui avrò occasione di usare vari modelli, la maggior parte dei quali antichi; uno proviene, come la signora stessa, dalla Ionia. Gli artisti saranno Eschine e Socrate il suo maestro, i pittori più realistici, perché il loro cuore stava nelle loro opere. Non potevamo scegliere un modello di saggezza migliore di quello di Aspasia di Mileto, l'ammirata dell'ammirevole "Olimpio"; la sua conoscenza e intuizione politica, la sua astuzia e profondità, saranno tutte trasferite sulle nostre tele nella loro misura perfetta. Tuttavia, Aspasia è conservata a noi solo in miniatura: le nostre proporzioni devono invece essere quelle di un colosso.»

Sulla base di tali valutazioni, ricercatrici come Cheryl Glenn, professoressa presso l'Università statale della Pennsylvania, sostengono che Aspasia sembra essere stata l'unica donna nella Grecia classica ad essersi distinta nella sfera pubblica, e dovrebbe aver influenzato Pericle nella composizione dei suoi discorsi.[91] Alcuni studiosi ritengono che Aspasia abbia aperto un'accademia per giovani donne di buona famiglia o addirittura che abbia inventato il metodo socratico.[92] Tuttavia, Robert W. Wallace, professore di studi classici presso la Northwestern University, sottolinea che «non possiamo accettare come storica la battuta che Aspasia insegnò a Pericle come parlare, e quindi, che era una maestra di retorica o filosofa». Secondo Wallace, il ruolo intellettuale di Aspasia datole da Platone potrebbe essere derivato dalla commedia.[83]

Kagan descrive Aspasia come «una giovane donna bella, indipendente, brillantemente arguta, in grado di tenere conversazioni con le migliori menti della Grecia e di discutere e illuminare ogni tipo di questione con suo marito».[93] Roger Just, un classicista e professore di antropologia sociale presso l'Università del Kent, ritiene che Aspasia fosse una figura eccezionale, ma il suo caso unico è sufficiente a sottolineare il fatto che ogni donna, per diventare intellettualmente e socialmente al pari di un uomo, doveva essere un'etera.[94] Secondo suor Prudence Allen, filosofa e professoressa di seminario, Aspasia spostò il potenziale delle donne per diventare filosofe di un passo in avanti rispetto alle ispirazioni poetiche di Saffo.[60]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura moderna[modifica | modifica wikitesto]

Autoritratto di Marie Bouliard come Aspasia, 1794, Musée d'Arras.

Aspasia appare in diverse opere significative della letteratura moderna. Il suo legame romantico con Pericle ha ispirato alcuni dei più famosi poeti e romanzieri degli ultimi secoli. In particolare, gli autori romantici del XIX secolo e i romanzieri storici del XX secolo trovarono nella loro storia d'amore un'inesauribile fonte di ispirazione. Nel 1835 Lydia Child, un'abolizionista, romanziera e giornalista statunitense, pubblicò Philothea, un romanzo classico ambientato ai tempi di Pericle e Aspasia. Questo libro è considerato come l'opera più elaborata e di maggior successo dell'autrice, in quanto i personaggi femminili, in particolare Aspasia, sono rappresentati con grande bellezza e delicatezza.[95]

Nel 1836, lo scrittore e poeta inglese Walter Savage Landor pubblicò Pericle e Aspasia, uno dei suoi libri più famosi. Pericle e Aspasia è una descrizione di Atene in epoca classica attraverso una serie di lettere immaginarie, contenenti numerose poesie. Le lettere sono spesso infedeli alla storia reale, ma cercano di cogliere lo spirito dell'età di Pericle.[96] Robert Hamerling è un altro poeta e romanziere che fu ispirato dalla personalità di Aspasia. Nel 1876 pubblicò il suo romanzo Aspasia, un libro sull'etica e sui costumi dell'età di Pericle e un'opera di interesse morale storico-culturale.

Il poeta italiano Giacomo Leopardi, influenzato dal romanticismo, pubblicò una serie di componimenti poetici col nome di Ciclo di Aspasia. Nel componimento di queste poesie, Leopardi fu ispirato dalla traumatica vicenda d'amore disperato e non corrisposto per Fanny Targioni Tozzetti. Leopardi chiamò questa donna con lo pseudonimo di Aspasia, riprendendo il nome della compagna di Pericle.[97]

Nel 1918, il romanziere e drammaturgo George Cram Cook produsse la sua prima opera di teatro completa, The Athenian Women (Le donne ateniesi, un adattamento di Lisistrata[98]) in cui si ritrae Aspasia che guida uno sciopero per la pace.[99] Cook espone un tema contro la guerra in un contesto ambientato nell'antica Grecia.[100] La scrittrice statunitense Gertrude Atherton nel suo The Immortal Marriage (Il matrimonio immortale, 1927), tratta la storia di Pericle e Aspasia e illustra il periodo della guerra di Samo, della guerra del Peloponneso e della peste di Atene. Glory and the Lightning (Gloria e splendore, 1974) di Taylor Caldwell è un altro romanzo che ritrae il rapporto storico di Aspasia e Pericle.[101]

Aspasia compare come personaggio anche in alcune opere musicali: Aspasie et Périclès (1820), l'opera di debutto di Louis Joseph Daussoigne-Méhul nel genere dell'opéra-comique, che mette in scena la storia d'amore tra Aspasia e Pericle;[102] Phi-Phi di Henri Christiné (1918), un'operetta che ha per protagonisti Aspasia, Fidia e Pericle.[103]

Nelle arti visive[modifica | modifica wikitesto]

Aspasia conversa con Alcibiade e Socrate. Dipinto di Nicolas-André Monsiau, 1798, Museo Puškin delle belle arti.

Oltre agli scrittori, Aspasia ha ispirato anche altri artisti. La più antica immagine post-classica di Aspasia si può trovare nella Scuola di Atene (1509-1511) di Raffaello Sanzio, in cui è rappresentata di profilo, disposta dietro la figura del filosofo berbero Averroè.[104] Nella sua opera Promptuarii Iconum Insigniorum del 1553, Guillaume Rouillé illustra le xilografie su monete immaginarie con i ritratti di Aspasia e di Pericle.[105] Nella sua opera Iconografia Cioè Disegni d'Imagini de Famosissimi Monarchi, Regi, Filosofi, Poeti ed Oratori dell'Antichità del 1669, Giovanni Angelo Canini raffigura la glittica del profilo di Aspasia, incisa su una pietra di diaspro con la scritta Aspasou.[106] La gemma apparteneva a una certa signora di nome Felicia Rondanina.[107] Intorno al 1710, l'ebanista francese André-Charles Boulle produsse una coppia di armadi decorati, con le figure di Socrate e Aspasia rappresentate sulle ante.[108] Nel 1773, Johann Wilhelm Beyer scolpì 32 statue (secondo alcuni erano 36) alte circa 2,45 m, commissionate per il giardino del castello di Schönbrunn di Vienna. Una di queste è la statua di Aspasia.[109]

Fidia mostra il fregio del Partenone ai suoi amici. Dipinto di Sir Lawrence Alma-Tadema, 1868.

La prima donna ispirata da Aspasia nelle arti visive fu Marie Bouliard, che dipinse un autoritratto come Aspasia nel 1794 e che esibì nel 1795 al Salon di Parigi, dove ricevette il Prix d'Encouragement (Premio d'Incoraggiamento).[110] Nicolas-André Monsiau raffigura Aspasia in compagnia di uomini nel suo dipinto Aspasie s'entretenant avec Alcibiades et Socrate (Aspasia conversa con Alcibiade e Socrate) del 1798. In occasione del Salon del 1806, Monsiau creò un altro dipinto, Aspasie s'entretenant avec les hommes les plus illustres d'Athènes (Aspasia conversa con gli uomini più illustri di Atene), in cui mostra Aspasia circondata da uomini importanti.[111] Jean-Léon Gérôme dipinse per il Salon del 1861 il quadro Socrate allant chercher Alcibiade dans la maison d'Aspasie (Socrate va a trovare Alcibiade in casa di Aspasia), in cui rappresenta Aspasia distesa vicino ad Alcibiade, dandole un'immagine di cortigiana.[112] Sir Lawrence Alma-Tadema raffigura Aspasia nel suo dipinto Phidias Showing the Frieze of the Parthenon to his Friends (Fidia mostra il fregio del Partenone ai suoi amici) del 1868, dove viene rappresentata in compagnia di Fidia e Pericle.[113]

Nel 1973, la scultrice greca Mara Karetsos scolpì un busto di Aspasia che venne in seguito installato nella zona pedonale dell'Università di Atene.[114] L'installazione d'arte The Dinner Party del 1979, creata dalla femminista Judy Chicago, tra le 39 raffigurazioni riserva un posto anche per Aspasia.[115]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Secondo questa visione, le sue origini sono diverse da quelle che sono di solito caratteristiche per un'etera: nel caso di Aspasia «non si tratta di una fanciulla esposta e poi avviata alla sua "carriera" da un lenone o da qualche donna che già dispone di altre ragazze da educare ai loro futuri compiti» (S. Gastaldi 2011, p. 77).
  2. ^ a b Secondo Debra Nails, professoressa di filosofia presso l'Università statale del Michigan, se Aspasia non fosse stata una donna libera, il decreto per legittimare suo figlio avuto da Pericle e il successivo matrimonio con Lisicle (Nails presume che Aspasia e Lisicle fossero sposati) sarebbe sicuramente stato impossibile (D. Nails 2002, pp. 58-59).
  3. ^ Secondo lo storico Dumitru Tudor, «Il fascino, la cultura e le sublimi qualità spirituali, oratorie e affettive di Aspasia polarizzarono nel "salotto intellettuale" di Pericle, il fior fiore dell'aristocrazia e degli uomini di cultura più illuminati di Atene» (D. Tudor 2008, pp. 57-58; M. D'Amore 2004, p. 40).
  4. ^ «Hetaira significa compagna, un termine che sintetizza le doti di una donna spesso colta e raffinata, che gli uomini greci frequentavano non tanto per i suoi favori erotici, quanto soprattutto "per la sua eleganza e il suo spirito"» (L. Faranda 2009, p. 87).
  5. ^ Aristofane, come riportato anche da Plutarco, sostiene la tesi secondo cui Aspasia avrebbe gestito una "scuola" per la formazione di giovani etere (S. Gastaldi 2011, p. 79). Henry considera calunnia i resoconti di antichi scrittori e di poeti comici per i quali Aspasia era una custode di bordello e una prostituta. Egli ritiene che queste sortite comiche fossero intente a ridicolizzare la leadership di Atene, e fossero basate sul fatto che a Pericle fu impedito di sposare Aspasia a causa di una legge sulla cittadinanza emanata da lui stesso (M. Henry 1995, pp. 138-139). Per queste ragioni, la storica Nicole Loraux mette in dubbio la testimonianza degli scrittori antichi, per i quali Aspasia era un'etera o una cortigiana (N. Loraux 2003, pp. 133-164). Anche Fornara e Samons respingono la tradizione del V secolo a.C. secondo cui Aspasia era una prostituta e gestiva un bordello (Fornara-Samons 1991, p. 30).
  6. ^ Secondo Eschine Socratico Targelia sposò il re della Tessaglia e regnò dopo la sua morte (S. Gastaldi 2011, p. 77).
  7. ^ Fornara e Samons assumono che Pericle abbia sposato Aspasia, ma la sua legge sulla cittadinanza la dichiarò una coniuge non valida (Fornara-Samons 1991, pp. 163-165). Inoltre ipotizzano che Aspasia abbia avuto una condotta decorosa giustificata dalla sua lunga convivenza con Pericle, ma tale ipotesi metterebbe in discussione la storicità del processo contro di lei (S. Cataldi 2011, p. 36). Wallace sostiene che sposando Aspasia – supponendo che ciò sia davvero avvenuto – Pericle stesse continuando una distinta tradizione aristocratica ateniese, per la quale si dovevano sposare stranieri ben collegati (R.W. Wallace, Recensione a Prisoner of History. Aspasia of Miletus and her Biographical Tradition di Madeleine M. Henry). Henry ritiene che la sua stessa legge sulla cittadinanza impedì a Pericle di sposare Aspasia; così dovette conviverci in uno stato di coppia non sposata (M. Henry 1995, pp. 138-139). Henry sostiene, sulla base di un passo di una commedia di Cratino (Chironi, fr. 259 Kassel-Austin), che Aspasia fosse probabilmente una pallaké, vale a dire una concubina (M. Henry 1995, p. 21). Comunque gli ascoltatori consideravano offensiva la definizione di concubina attribuitale da Cratino poiché la pallaké «esercitava ormai nella casa di un Ateniese di V-IV secolo un ruolo ritenuto vile e sussidiario» (S. Cataldi 2011, p. 36). Secondo lo storico William Smith, la relazione tra Aspasia e Pericle era «l'analogo del matrimonio morganatico delle principesse moderne» (W. Smith 1855, p. 261). Lo storico Arnold W. Gomme sottolinea che «i suoi contemporanei parlavano di Pericle come se fosse sposato con Aspasia» (A. W. Gomme 1977, p. 104).
  8. ^ Secondo la storica Eva Cantarella, questo era evidentemente un comportamento «singolarissimo» e «in contrasto con la prassi dei rapporti matrimoniali, dai quali era escluso di regola non solo l'erotismo, ma anche un legame sentimentale che andasse al di là di una semplice affezione, quando questa c'era» (E. Cantarella 2013).
  9. ^ Secondo Kahn, storie come le visite ad Aspasia di Socrate insieme alle mogli dei suoi amici, e il legame tra Lisicle e Aspasia, non sono da considerare di carattere storico. Egli ritiene che Eschine fosse indifferente all'attendibilità delle sue storie ateniesi, e che queste storie devono essere state inventate dal momento in cui era stata dimenticata la data della morte di Lisicle, ma il suo umile mestiere veniva ancora ricordato (C.H. Kahn 1994, pp. 96-99).
  10. ^ Kagan stima che se il processo di Aspasia è veramente accaduto, «abbiamo maggior ragione di credere che si sia tenuto nel 438 a.C. che in qualsiasi altro momento» (D. Kagan 1989, p. 197. Questa datazione è la più accettata dagli studiosi moderni, ma analizzando le fonti non emergono prove che possano definire la data effettiva del processo (L. Prandi 1977, pp. 14, 26). Secondo Lucia Prandi è possibile collocarlo in «un anno relativamente prossimo al 431» (S. Giombini 2002-2003, p. 9).
  11. ^ Per empietà in quanto Aspasia e altri intellettuali della cerchia di Pericle, tra i quali Anassagora e Protagora, furono accusati di non credere alle divinità tradizionali, cioè di non adattarsi alle consuetudini vigenti ad Atene nel V secolo a.C. (S. Gastaldi 2011, pp. 83-84). Per lenocinio in quanto Ermippo accusava Aspasia di «ricevere donne libere per incontri con Pericle»: potevano essere processati solo coloro che prostituivano donne libere di nascita; la prostituzione di schiave, invece, era un'attività lecita (E. Cavallini 2001, p. 72). Secondo M. Montuori «è difficile capire su cosa si fosse basata l'accusa di Ermippo, possiamo ipotizzare che non fosse affatto un'accusa giudiziaria o che, se fosse davvero un'accusa giudiziaria, essa si sarebbe eseguita in maniera diversa e basata su motivi diversi». Secondo lo studioso, l'accusa di Ermippo potrebbe essere contenuta solo in un'opera comica, mentre l'accusa di medismo sarebbe stata possibile (S. Giombini 2002-2003, p. 11).
  12. ^ Kenneth J. Dover ritiene che il processo ad Aspasia non si sarebbe mai verificato: «le notizie al riguardo sarebbero solo il frutto di una lettura affrettata delle fonti effettuata da Plutarco. Ermippo si sarebbe limitato ad accusare Aspasia nelle sue commedie, e non avrebbe intentato contro di lei alcun processo in tribunale» (S. Gastaldi 2011, p. 84).
  13. ^ In realtà il rapimento potrebbe essere stato solo un pretesto di Pericle per far scoppiare il conflitto. La vera causa potrebbe essere stata la «paura di vedere la sua posizione irrimediabilmente compromessa in seguito alla vicenda di Fidia», che fu accusato di aver rubato parte dell'oro destinato alla statua di Atena (L. Prandi 1977, pp. 11-12).
  14. ^ Il frammento di Duride (FGrHist 76 F 65) è citato da Arpocrazione (Lessico dei dieci oratori s.v. Ἀσπασία), che supporta l'ipotesi che Aspasia fosse dietro ad entrambe le guerre menzionando un frammento dal quarto libro della Politica di Teofrasto e un passo di Aristofane (Gli acarnesi, 523-538). Cfr. M. Tulli 2007, pp. 305; 308-309.
  15. ^ Onfale e Deianira erano rispettivamente la regina di Lidia che tenne Eracle come schiavo per un anno, e la sua paziente moglie. I drammaturghi ateniesi coltivarono un grande interesse per Onfale dalla metà del V secolo a.C. I comici parodiavano Pericle facendolo sembrare un Eracle sotto il controllo di una Onfale come Aspasia (P.A. Stadter 1989, p. 240). Aspasia fu chiamata "Onfale" nei Chironi di Cratino o negli Amici di Eupoli (Eupoli fr. 294 Kassel-Austin; A. Powell 1995, pp. 259-261). Il parallelismo Onfale-Aspasia rappresentava sia la prevalenza della forza dell'amore sulla forza fisica dell'uomo (raffigurato dal parallelismo Eracle-Pericle), sia per riferirsi all'avvento di una donna dominatrice come Aspasia in politica, un ambiente che nell'Atene democratica era considerato esclusivamente maschile (S. Cataldi 2011, p. 31). Il parallelismo Deianira-Aspasia potrebbe essere legato al fatto che Deianira aveva distrutto inconsciamente suo marito Eracle con un incantesimo d'amore, inoltre Deianira era famosa per la sua inclinazione guerresca verso gli uomini, così come lo era Aspasia, accusata infatti di essere stata la causa della guerra di Samo e di quella del Peloponneso. Un altro motivo potrebbe essere il tradimento di Pericle-Eracle nei confronti della vittima Aspasia-Deianira (S. Cataldi 2011, p. 31).
  16. ^ Come moglie di Pericle "Olimpio" (P.A. Stadter 1989, p. 240; Cratino fr. 259 Kassel-Austin). Gli scrittori antichi greci chiamavano Pericle "Olimpio" perché «fulminava, tuonava, sconvolgeva la Grecia» e portava le armi di Zeus mentre parlava (Aristofane, 531-532 e Diodoro, XII, 40, 5-6). Il parallelismo Era-Aspasia potrebbe essere dovuto anche ai continui rimproveri che Zeus subiva dalla moglie Era, e alle decisioni che lei prendeva al posto del marito (S. Cataldi 2011, p. 31).
  17. ^ Cratino nel Dionisalessandro assimila Pericle e Aspasia alle figure "fuorilegge" di Paride e Elena; così come Paride causò la guerra con lo spartano Menelao a causa del suo desiderio per Elena, anche Pericle, influenzato dalla straniera Aspasia, coinvolse Atene in una guerra con Sparta ( M. Padilla, Labor's Love Lost: Ponos and Eros in the Trachiniae, in 95° Incontro Annuale della Classical Association of the Middle West and South, Cleveland, Ohio, 15 aprile 1999.). Anche Eupoli chiamò Aspasia Elena nei Prospaltii (fr. 267 Kassel-Austin; P.A. Stadter 1989, p. 240).
  18. ^ Secondo Eschine, Lisicle era inizialmente un mercante di pecore di umili origini. Dopo la morte di Pericle divenne uno dei più eminenti politici ateniesi grazie alla sua convivenza con Aspasia (S. Cataldi 2011, p. 20).
  19. ^ Pericle il Giovane fu ellenotamo nel 410/409 a.C. e stratego nel 406 a.C. Egli partecipò alla battaglia delle Arginuse ma dopo la vittoria fu condannato a morte insieme ad altri strateghi in seguito alle accuse di Teramene (S. Cataldi 2011, p. 49) e giustiziato per non aver soccorso i naufraghi (Pomeroy 1999, p. 216).
  20. ^ Secondo Nicole Loraux, Socrate definisce Aspasia "la maestro" (he didáskalos) di retorica con la «giustapposizione di un articolo femminile a un sostantivo maschile»; nella lingua greca, «la parola διδάσκαλος (didáskalos) non presenta mai una forma femminile» (C. Pisano 2015, p. 192).
  21. ^ Callia era il figlio della prima moglie di Pericle nato dal suo precedente matrimonio con Ipponico (S. Gastaldi 2011, p. 81).
  22. ^ In particolare, Paralo è accusato di essere l'amante di un cittadino ateniese che si prostituisce, considerato in generale il comportamento più infamante per un cittadino greco (S. Gastaldi 2011, p. 83).
  23. ^ Cfr. Ateneo, XII 533 c-d che riporta un frammento dall'opera Sul piacere di Eraclide Pontico (fr. 59 Wehrli), che a sua volta potrebbe derivare dal dialogo di Antistene (Bollansée-Schepens-Theys-Engels 1998, p. 105).
  24. ^ Secondo Silvia Gastaldi, docente di storia della filosofia antica presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Pavia, «le figure femminili posseggono solo un valore strumentale: la fama o l'infamia di cui sono oggetto si traspone sugli uomini che stanno loro accanto, gli unici chiamati a rendere conto, di fronte alla città, dei loro comportamenti» (S. Gastaldi 2011, pp. 78-88).
  25. ^ Forse Plutarco usò una fonte che rilevava dei parallelismi tra Aspasia e Milto, come già erano stati rilevati tra Aspasia e Targelia (M. Tulli 2007, p. 308 n. 26 e pp. 313-314).
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Ulteriori letture
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