Onfale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ercole sedotto da Onfale, olio su tela di François Lemoine, 1724, Parigi, Musée du Louvre.

Onfale (in greco antico: Ὀμφάλη, Omfale) è un personaggio della mitologia greca. Era la regina della Lidia, figlia del fiume Iardano (o Iardane).

Eracle per tre anni fu schiavo di Onfale, che da lui generò alcuni figli: Ati,[1] Illo, Agelao, Lamo e Tirseno (o Tirreno a seconda dei mitografi).

La sottomissione di Eracle è sottolineata dal fatto che egli fu obbligato a vestirsi da donna e umiliato a filare la lana, mentre Onfale si vestiva della pelle di Leone di Eracle.

Onfale nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Eracle deriso dalle ancelle di Onfale, olio su tela di Lucas Cranach il Vecchio, 1537, Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum.

«… lavorò con la leggera conocchia, torcendo con la sua mano tremenda l'umido stame. Egli, appunto, depose dalle spalle la spoglia della fiera nemea, la mitra strinse la sua chioma, e si ridusse a far lo schiavo, con gl'irti capelli bagnati di mirra Sabea»

(Seneca, Ercole sul Monte Oeta)

«Mirasi qui fra le meonie ancelle favoleggiar con la conocchia Alcide. Se l'inferno espugnò, resse le stelle, or torce il fuso; Amor se li guarda e ride. Mirasi Iole con la destra imbelle per ischerno trattar l'armi omicide, e in dosso ha il cuoio del leon, che sembra ruvido troppo a sì tenere membra.»

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata)

«Posa giù del lione il fero spoglio Ercole e veste di feminea gonna: colui che 'l mondo da grave cordoglio avea scampato, et or serve una donna: e può soffri d'Amor l'indegno orgoglio, chi con gli omer già fece al ciel colonna: e quella man, con che era a tener uso la clava poderosa, or torce un fuso.»

(Angelo Poliziano, Le Stanze)

«Tale già si ridea del fiero Alcide Onfale allor che in femminili spoglie deposto del leon l'ispido vello, squarciava e manti e gonne, e colla mano troppo grave rompea cembali e fusi»

(Stazio, Tebaide)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Strabone, Geografia, V, 2,2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN40462664 · GND (DE129702978 · CERL cnp00622914