Tebaide (Stazio)

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Tebaide
Titolo originaleThebais
Giovanni Battista Tiepolo 027.jpg
Eteocle e Polinice di Giambattista Tiepolo
AutorePapinio Stazio
1ª ed. originale92 d.C.
1ª ed. italiana1570
Generepoema epico
Lingua originale latino
AmbientazioneTebe, Argo, Olimpo, Grecia
PersonaggiEteocle, Polinice
Seguito daSilvae

La Tebaide (Thebais) è un poema epico latino dello scrittore Papinio Stazio, composto nel I secolo e incentrato sulla guerra mitica di Eteocle e Polinice sotto la città di Tebe. Il poema è diviso in 12 libri per un totale di 9.748 esametri (pressoché identica in lunghezza all'Eneide virgiliana, che consta di 9.896 esametri).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Edipo invoca le Furie che dall'Ade maledicano la casa regnante di Tebe. L'Ade si spalanca ed esce Laio, che istiga Eteocle a rompere il patto di governo con il fratello Polinice, per cui i due avrebbero dovuto regnare alternativamente su Tebe. Da Argo, dove Polinice si trova in quell'anno, arriva Tideo, figlio del re Adrasto e fratello della promessa sposa di Polinice,per difendere il diritto a regnare del cognato. Eteocle prepara un'imboscata che poi fallisce. Argo decide di muovere guerra a Tebe. Sette eroi argivi scelti muovono contro Tebe: sono Adrasto, Tideo, Polinice, Capaneo, Amfiarao, Ippomedonte e Partenopeo. Peripezie di viaggio dei Sette, fra cui la mancanza d'acqua. Aiutati da Ipsipile, che racconta loro la sua storia. Ofelte, un bimbo affidato a Ipsipile, viene stritolato da un grande serpente marino e si celebrano i giochi funebri. Si riparte e iniziano le ostilità, che, in quattro libri, vedono cadere a uno a uno tutti gli eroi argivi, tranne Eteocle e Polinice, che si scontra con il fratello e si compie così la fraterna acies annunciata all'inizio del poema. Giocasta si dà la morte e Creonte prende il potere su Tebe. Il suo crudele editto contro la sepoltura dei cadaveri nemici viene annullato da un intervento finale di Teseo, re di Atene, che ristabilisce giustizia e pietà.

Traduttori in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Erasmo da Valvasone, 1570
  • Giacinto Nini, 1630
  • Cornelio Bentivoglio, 1729
  • Giulio Lisati, Chioggia, 1839
  • Umberto Sailer, Venezia, 1881
  • Giovanna Faranda Villa, 1998
  • Laura Micozzi, 2010

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Publius Papinius Statius, Le Opere, notizie introduttive di Federico Dubner, Giuseppe Antonelli Editore, Venezia, 1840.
  • id., La Tebaide, 2 voll., trad. Cornelio Bentivoglio, introduzione e note di Carlo Calcaterra, Collezione di Classici Italiani con note, UTET, Torino, 1928.
  • id., La Tebaide: Libro I, introd., testo, trad. e note di Franco Caviglia, Collezione Scriptores Latini n.13, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1973
  • id., Opere, testo latino a fronte, a cura di Antonio Traglia e Giuseppe Aricò, Collana Classici Latini, UTET, Torino, 1980-1987, pp.1128.
  • id., Tebaide, trad. e note di Giovanna Faranda Villa, introduzione di William J. Dominik, Collana Classici greci e latini, BUR, Milano, 1998 ISBN 978-88-17-17213-4.
  • id., Tebaide. A cura di Laura Micozzi. Testo originale a fronte, introd. di L. Micozzi, Collana Classici Greci e Latini n.164, Oscar Mondadori, Milano, 2010 ISBN 978-88-04-59173-3.
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