Anfiarao

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Anfiarao
Amfiaros, Nordisk familjebok.png
Anfiarao
SagaCiclo Tebano
Nome orig.Ἀμφιάραος
Epiteto"doppiamente maledetto" o "doppio di Ares"
SessoMaschio
ProfessioneRe di Argo

Anfiarao (in greco antico Ἀμφιάραος) o Anfirao, è un personaggio della mitologia greca, figlio di Oicle (secondo un'altra versione, di Apollo) e di Ipermnestra.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Anfiarao aveva avuto in dono da Apollo la preveggenza e diventò l'indovino della città di Argo e dove aveva sposato Erifile (la sorella del re Adrasto), che gli diede due figli, Anfiloco e Alcmeone.
Grazie alle sue doti, Anfiarao previde il fallimento della spedizione dei Sette contro Tebe e rifiutò di accompagnarli ma la presenza di Anfiarao era però necessaria, poiché serviva un'ultima persona fidata che presidiasse la settima porta di Tebe.

Anfiarao si nascose in un luogo noto solo a sua moglie ma essa si fece corrompere da Polinice che in cambio della rivelazione del nascondiglio le promise la collana dell'eterna giovinezza, appartenuta ad Armonia.

Anfiarao fu costretto a partire, ma prima di iniziare il fatale viaggio chiese a suo figlio Alcmeone di vendicare la propria morte uccidendo la madre.

Una volta a Tebe, Anfiarao ebbe l'incarico di attaccare la porta di Omoloide, ma fu sconfitto e le sue truppe disperse. Anfiarao fu costretto alla fuga e solo l'intervento di Zeus impedì che venisse ucciso dai soldati tebani. Il dio decise di farlo precipitare in una fossa aperta con uno dei suoi fulmini, e fece sì che quel luogo diventasse sacro, con un oracolo. Anfiarao cadde nelle viscere della terra e precipitò direttamente nell'Oltretomba al cospetto di Minosse, che se lo vide arrivare con l'armatura e il carro da guerra.

La sua storia è raccontata da vari poeti, la versione più celebre è forse quella nella Tebaide di Stazio.

Oracolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Oracolo di Anfiarao.

La città di Oropo gli dedicò un santuario (Amphiareion), che ospitava il cosiddetto oracolo di Anfiarao, il quale dal V al I secolo a.C. ebbe in Grecia notevole importanza.

Divina Commedia[modifica | modifica wikitesto]

Dante Alighieri citò Anfiarao come primo esempio di indovini nella quarta bolgia dell'ottavo cerchio dei fraudolenti nell'Inferno.[1] Egli è condannato a vagare eternamente con la testa ruotata sulle spalle, che lo obbliga a camminare indietro, in contrappasso con il suo potere "preveggente" in vita. Dopo di lui viene citato anche il suo rivale nell'assedio di Tebe, Tiresia, mago e astrologo tebano.

Bronzi di Riace[modifica | modifica wikitesto]

È stata formulata l'ipotesi che uno dei due Bronzi di Riace, custoditi presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, raffiguri proprio Anfiarao.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dante Alighieri, Divina Commedia. Inferno, XX, 32-36.
  2. ^ Paolo Moreno, I Bronzi di Riace. Il maestro di Olimpia e i "Sette a Tebe", Mondadori-Electa, Milano 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Publio Papinio Stazio Tebaide VII, 690-893 e VIII
  • Fernando Palazzi, Giuseppe Ghedini, Piccolo dizionario di mitologia e antichità classiche, 15ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori, luglio 1940 [agosto 1924].

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