Tideo

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Tideo e Ismene, anfora corinzia a figure-nere, ca. 560 a.C. (Parigi, Louvre - E 640).

Tideo è un eroe della mitologia greca, nato dall'unione di Oineo, re di Calidone, con sua figlia Gorga (oppure di Peribea figlia di Ipponoo, sua seconda moglie[1]). È uno dei protagonisti della spedizione dei Sette contro Tebe.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Tideo fu obbligato a lasciare Calidone dopo aver ucciso un parente, sulla cui identità le fonti non concordano. Recatosi ad Argo presso Adrasto per essere purificato dell'omicidio, ebbe un diverbio con Polinice figlio di Edipo e pretendente al trono di Tebe, anch'egli ospite dal generoso re. Questo litigio era stato profetizzato ad Adrasto e, per obbedire all'oracolo, egli diede in moglie ad entrambi i litiganti una delle sue figlie; a Tideo toccò Deipile, da cui ebbe il celebre eroe Diomede (il Tidìde, come viene frequentemente nominato nell'Iliade).

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Sempre per adempiere l'oracolo, Adrasto si adoperò per rimettere i due generi sui loro troni; ma nella spedizione per la sottomissione di Tebe Tideo, pur uccidendo in duello Melanippo, che era stato posto a guardia di una delle porte di Tebe,[2] fu da questo ferito a morte. Atena, che teneva particolarmente all'eroe e lo proteggeva nelle sue battaglie, gli apparve per somministrargli una bevanda che lo avrebbe reso immortale; ma il suo nemico Anfiarao ricorse all'astuzia di decapitare il morto Melanippo e gettare la sua testa a Tideo, che la tagliò in due per divorarne il cervello. Inorridita Atena cambiò idea e abbandonò Tideo che morì per le ferite.[3]

Diomede vendicò la morte del padre partecipando alla vittoriosa spedizione degli Epigoni. Più tardi egli prese parte alla guerra di Troia, dove tra l'altro affrontò Enea, che dopo la caduta della città fuggì in Italia. Come narra Virgilio, Enea giunge a Cuma presso la Sibilla, la quale lo accompagna vivo nell'Ade per portarlo dal padre Anchise; è in questa occasione che Enea vede il padre di colui che per poco non l'aveva ucciso in battaglia (Tideo è in compagnia di Adrasto e Partenopeo, nella zona riservata agli eroi).

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato recentemente ipotizzato che una delle due statue bronzee conosciute come Bronzi di Riace, custodite presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, raffiguri Tideo.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, I, 8, 4.
  2. ^ Eschilo, Sette contro Tebe, 407-411.
  3. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, III, 6, 8; cfr. scholia a Pindaro, Nemee, X, 12b; XI, 43. Secondo gli scholia a Iliade, V, 126, che riprendono l'opinione di Ferecide di Atene (FGrHist 3 F 97), il gesto di Anfiarao non avrebbe avuto alcun secondo fine. Nel racconto di Stazio (Tebaide, VIII, 751-756) non figura Anfiarao, ma è Tideo stesso a chiedere a Capaneo di poter avere la testa di Melanippo.

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